AUTORI
Piergiorgio Paterlini
11.05.2019

Chiesa e omosessualità / Sodoma

Non sono un fautore dell’asetticità delle inchieste, anche quelle più rigorose e scientifiche. La presunta neutralità della scienza l’abbiamo abbandonata senza rimpianti oltre cinquant’anni fa, partendo da una prospettiva politica poi aiutati dalla scienza stessa nel momento in cui ci spiegava che sempre o quasi sempre – in modo spettacolare nel mondo quantistico dell’infinitamente piccolo – l’azione dell’osservare modifica l’oggetto osservato, lo rende ancora più autonomo e “soggettivo” anziché oggettivo e cristallizzato. Dunque anche un’inchiesta piena di numeri, di dati e di riscontri e di fact-checking mostra – poco o tanto – la mano (la prospettiva, l’ideologia, la cultura, la sub-cultura) di chi l’ha condotta. E quella mano, appunto – poco o tanto – modifica l’oggetto indagato,...

29.11.2015

Ti scrivo. Martiri e santi

Caro Pier Paolo (perché ti chiami così non lo so, ma è la formula che mi viene istintiva), ciò che mi lega e mi legherà per sempre a te è l’amore. Ma non l’amore per te. E un numero spropositato di quei ricordi che nei decenni risultano indelebili, dunque passaggi cruciali della vita, nitidi in ogni dettaglio, fisico ed emotivo, come si trattasse di cose successe poche ore fa. Per esempio, avevo solo 11 anni quando un giovane prete che amavo e che mi amava – ma nessuno dei due ha mai trovato il coraggio – mi ha parlato del Vangelo secondo Matteo, che io avrei visto solo molti anni dopo. Un film che lo aveva turbato, venendo da un non credente e da uno come te, “uno di quelli”. Ancora adesso ricordo con...

08.10.2015

Chiesa, morale e omosessualità

Quando Doppiozero mi ha chiesto un pezzo su chiesa e omosessualità, mi sono improvvisamente ricordato di essere stato fra i primi – se non il primo, su una rivista – a scrivere di questo argomento. A partire dal 1979 (avevo scritto “patire”, refuso, ma molto opportuno e molto freudiano se mai ce n’è stato uno). Quattro pagine sul settimanale Com-Nuovi tempi, poi un minisaggio addirittura sulla rivista Il Regno (dei Dehoniani di Bologna, gloriosa e strana testata cattoprogressista che proprio in questi giorni ha chiuso, trenta dipendenti in “stato d’agitazione” per la perdita del lavoro), perfino sulla prima pagina dell’Avanti! (dio mi perdoni, ma ci lavorava un carissimo amico, e in ogni caso non era l’Avanti di...

13.04.2015

Federico Novaro. Love Song

Di matrimoni gay in Italia si continuerà a parlare ancora per cento duecento forse trecento anni, quindi non giunge tardi questa recensione al libro di Federico Novaro (Love song. Storia di un matrimonio, Milano, Isbn, 2014, pagine 135, euro 12,50, e-book 6,99). Arriverà prima la chiesa cattolica a permettere ai propri preti (intendo a quelli eterosessuali) di sposarsi che non lo stato italiano (laico) a consentirlo a due gay. Dunque questo è un libro – meriti propri a parte – destinato a durare a lungo, molto a lungo. Qui poi parliamo di due libri in uno e, se la scelta estetica può essere discutibile, farete davvero un affare, a comprarlo. Il famoso due al prezzo di uno.   Il primo libro racconta la storia, sia concreta che sentimentale, di...

28.11.2014

Inchiesta sui pretini

Mi chiamano dalla redazione. È tantissimo – mi fanno notare – che non si parla di seminari e di seminaristi, ma hai visto che gli asini ci ha fatto un dossier? In effetti la rivista strilla – raglia? – in copertina proprio un bel dossier su “Come si diventa preti”. Casualmente avevo appena visto in dvd il film, in qualche modo autobiografico, di Gabriele Cecconi, Il Seminarista, uscito da poco. Va bene, mi dico, si vede che è il momento anche per me. Il film è però ambientato nel 1959, il dossier de gli asini parla di oggi, dei seminaristi di oggi. Meno male, penso.     In effetti, una prima grande differenza balza subito agli occhi: è quasi scomparso il Seminario Minore, il luogo in cui si entrava a 11...

24.09.2014

Il suonatore Jones

Diventando vecchio, la mia preghiera quotidiana – il mio motto, il mio proposito – sono diventati quel verso bellissimo che Fabrizio De André mette in bocca al suonatore Jones. Sì, lui. Jones il suonatore, «che fu sorpreso dai suoi novant'anni, e con la vita avrebbe ancora giocato». Il motto di Jones dunque è questo: «ricordi tanti e nemmeno un rimpianto». È un bellissimo bilancio di una vita, e per me anche la memoria ha questa accezione: non rimpianto, non nostalgia (almeno nella sua versione lamentosa), ma una montagna, un mare di ricordi. E nemmeno un rimpianto. Perché se memoria deve essere il rimpianto per «il bel tempo che fu», be’, a me non interessa, anzi, penso che il bel tempo che...