AUTORI
Stefano Bartezzaghi

Stefano Bartezzaghi (Milano, 20 luglio 1962) è un giornalista e scrittore italiano. Si è laureato al DAMS (Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna) con Umberto Eco. Dal 1987 ha tenuto rubriche sui giochi, sui libri, sul linguaggio. Attualmente collabora con il quotidiano La Repubblica, per il quale pubblica le rubriche "Lessico e Nuvole", "Lapsus", "Fuori di Testo", e con il settimanale l'Espresso, con la rubrica di critica linguistica "Come dire". Dal 2010 è docente a contratto presso lo IULM - Libera Università di Lingue e Comunicazione di Milano, dove attualmente insegna "Teorie della creatività". Al tema della creatività ha dedicato il libro Il falò delle novità, nel quale prende in esame il rapporto tra creatività, linguaggio e nuovi media.

16.03.2019

Prefazione / Algirdas J. Greimas, in segno d'amicizia

“Da dove cominciare la lettura di un testo di cui si cerca di cogliere il senso?”; e poi: “Da dove cominciare – che non è lo stesso – il discorso sul senso così appreso?” Il più metodico degli strutturalisti e il più solipsista dei capiscuola formulò così la doppia “domanda di ricerca” che aveva mosso la sua stessa semiotica sin dall’inizio. Lo fece nei suoi ultimi anni, in un’occasione in cui si dette anche una risposta, peraltro paradossale. La vedremo; ma, quando è buona, una domanda può anche bastare a sé stessa.   L’amico di Barthes   Il titolo Due amici non è solamente quello del racconto di Guy de Maupassant su cui Algirdas Julien Greimas elaborò e collaudò la sua visione del testo e i relativi strumenti analitici, nei seminari che tenne tra il 1972 e il 1975 e nel libro...

16.01.2019

Pinocchio al Circolo dei Lettori / Il Paese senza Balocchi

Sabato 19 gennaio al Circolo dei Lettori di Torino Carissimo Pinocchio, una giornata nel paese dei Balocchi. Pubblichiamo, come anticipazione ai tanti incontri di questa giornata dedicata al burattino, l'introduzione di Stefano Bartezzaghi all'edizione Einaudi del 2014.   Pinocchio de' Pinocchi È stato chiamato uno, bino, trino ma il sospetto è che su Pinocchio ci avesse visto giusto, e fin da subito, Carlo Collodi. Fa dire a Geppetto:   Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l'elemosina.   I commenti al passo in cui Pinocchio ottiene il suo bel nome si sono concentrati essenzialmente sull'ironia favolosa della battuta finale, trascurando una...

09.06.2018

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / La memoria dentro le parole

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo. Pubblichiamo alcuni stralci della relazione di Stefano Bartezzaghi che sarà al Festival oggi 9 giugno alle 21.30 (Tenda della Memoria).   L’argomento che mi è stato assegnato è un po’ difficile, in particolare per un motivo: un motivo che ha a che fare più con i nostri sentimenti per la lingua e non tanto con le procedure e i nostri modi di impiegarla. Il motivo è questo: la memoria ha...

23.12.2017

Da Dylan Dog a Non è successo niente / Sei anagrammi per Tiziano Sclavi

Avanzi sciolti (anagramma di «Tiziano Sclavi»).   Il mio primo ricordo di Tiziano Sclavi è nebuloso. All'età che avevo, e negli anni in cui l'avevo, raramente si fa caso alle firme degli autori, anche se la mia inclinazione enigmistica avrà sicuramente notato già allora il cognome e la sua non comune composizione. Solo tanto tempo dopo ho saputo che Sclavi era nello staff del Corriere dei Ragazzi, testata insostituibile del passaggio da infanzia ad adolescenza per me e per molti miei coetanei. Ero alle medie inferiori e c'era il «Sottosopra», paginone bazar di battute nonsense di cui non ricordo quasi nulla di preciso se non il tono, invariabilmente, supremamente e istruttivamente demenziale. Il piacere di capire il senso del nonsenso, il nascente feticismo per la carta stampata, la...

27.10.2017

Agonismo e gioco / Chi vince non sa cosa si perde

La domanda, sottesa alle riflessioni che danno corpo a questo fascicolo di “aut aut”, potrebbe avere la seguente formulazione: “Attraverso il gioco possiamo tentare di disattivare gli effetti negativi dell’attuale agonismo sociale?”. Prima di rispondere con un “sì” o con un “forse sì” bisogna intendersi sulle parole, a cominciare dalla parola “gioco” che è per sua natura sfuggente e difficile da usare. Nella domanda si dà per scontato che la pratica del gioco sia in grado di stare in una posizione più vantaggiosa rispetto a tutte le pratiche dell’agonismo che ormai caratterizzano le nostre relazioni quotidiane. La premessa è dunque che il gioco segni uno scarto significativo rispetto all’agonismo, non coincida né possa sovrapporsi con esso come invece tendiamo a credere. Ma riusciamo a...

02.07.2017

Il vero e il finto per tratteggiare il falso / L’etimo del superstite e l’arrivo di Saturno

Sovrastare   La condizione del debilitato è la debilitazione; la condizione del distratto è la distrazione; la condizione del separato è la separazione. Possiamo concludere forse che la condizione del superstite sia la superstizione? Se la risposta fosse, pienamente, «no» si tratterebbe di un puro gioco con le parole, perché è appunto dei giochi con le parole accostarle per somiglianze non dovute a una reale familiarità di etimo. Ma anche se il lessico contemporaneo non ce lo lascerebbe sospettare, fra superstite e superstizione un rapporto c'è. Lo si impara nelle ultime tre pagine (494-496) di una vasta opera di erudizione, la cui edizione italiana è per fortuna ancora ristampata nella Pbe Einaudi: il Vocabolario delle istituzioni indoeuropee di Émile Benveniste, linguista, filologo...