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1918

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La prima che mi viene in mente è quella di piazza Piccinino

Sono affezionato alla fontanella di piazza Piccinino, il terzo anello di una catena di piazze del centro storico di Perugia che inizia con la più grande, dedicata al 4 Novembre 1918 (“vittoria” della Prima guerra mondiale), si aggancia alla piccola piazza dedicata al matematico Ignazio Danti e si conclude in questo slargo che prende nome da un condottiero locale del ‘400.   La fontanella di piazza Piccinino è ricavata in una nicchia di pietra bianca ad altezza di bocca, sotto a un piccolo sole in rilievo (visto che sta nel rione di Porta Sole, il più aereo e antico di Perugia). Me la fece conoscere mio padre, quando andavamo in giro a scoprire cose belle in città e l’estate ci veniva sete. Poco importava, poi, se dalla cannella, a lungo esposta al sole, l’acqua uscisse calda: per me veniva dritta dritta dalla prima vena del Colle del Sole, che tremila anni fa aveva convinto qualche tribù primitiva ad insediarsi quassù tra i boschi, al riparo dalla malaria e dalle invasioni nemiche. Quell’acqua era sempre fresca, come quando era inverno e, girando la chiavetta, la tramontana provvedeva...

Due appunti sul Levi "patriota"

1. Nelle scuole inglesi s'insegna pochissimo di poesia, ormai. Ma un'eccezione viene fatta per la poesia della prima guerra mondiale, e soprattutto per una poesia in particolare, terrificante, del giovane Wilfred Owen, morto in guerra pochi giorni prima dell'armistizio del novembre 1918. S'intitola Dulce et decorum est: Bent double, like old beggars under sacks, Knock-kneed, coughing like hags, we cursed through sludge, Till on the haunting flares we turned our backs And towards our distant rest began to trudge. Men marched asleep. Many had lost their boots But limped on, blood-shod. All went lame; all blind; [...] If you could hear, at every jolt, the blood Come gargling from the froth-corrupted lungs, Obscene as cancer, bitter as the cud Of vile, incurable sores on innocent tongues, My friend, you would not tell with such high zest To children ardent for some desperate glory, The old Lie; Dulce et Decorum est Pro patria mori. Pochi mesi prima, nel 1916, a Locvizza/Lokvica sul Carso, oggi località slovena, Giuseppe Ungaretti ricorda il suo amico arabo morto a Parigi nel 1913, nella poesia In memoria: Si chiamava Moammed Sceab...