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amore

(118 risultati)

Carte d'amore / Dialogo sull'amore con Antonio Prete

“Tutti li miei penser” – scrive Dante Alighieri nella Vita Nuova – “parlan d’Amore”.  Ma come si scrive di amore? Non c’è forse un certo pudore nell’avvicinarsi a questo “paese che non ha confini”, nel cercare di circoscriverlo, raccontarlo al di là di nomi, corpi, ricordi, al di là del “tu” cui ogni amore si rivolge? E ancora: che cosa è questo “tu”? Già Fedro nel Simposio ricordava quanto nessun uomo avesse mai osato celebrare degnamente Eros. Eppure l’amore è esperienza comune.  Carte d’Amore prosegue il cammino di Antonio Prete attorno ai modi del sentire: nostalgia, lontananza, compassione, interiorità. Un cammino che qui si fa figure dell’amore – apparizione, seduzione, tenerezza, e ancora ombra, lettera, gelosia – e paesaggi dell’amore – giardino, mare, strada, corpo. A separare questi due momenti un intermezzo: il Simposio. Sappiamo del banchetto in onore di Eros, sappiamo di Pausania, di Aristofane, sappiamo di Agatone e di Diotima. Antonio Prete in questo nuovo libro procede per indugi e divagazioni: l’amore, sembra raccontare la forma di questo saggio che saggio non è, si può solo provare a dire, nominare qualcosa della sua lingua, affacciarsi, lasciare che “...

Ritratti d’artista ad alta voce / Maggi Hambling (1945)

Eccomi all’inizio, dove ho convenuto di essere, e non so cosa fare. I disegni che seguono raccontano la propria storia e parlano da sé in maniera così diretta e nuda da lasciare senza fiato. Aggiungere parole equivarrebbe a ve-stirli, e a distrarre dalla loro nudità. Direi di più: aggiungere parole – qualunque parola – rischia di essere una forma di censura. La persona amata non può essere descritta a terzi. Non perché l’amore sia cieco, ma perché l’amante ha scoperto e ha avuto modo di vedere qualcosa che di solito si cela. Gli amanti si spogliano vicendevolmente con passione, e parte della promessa racchiusa nella passione fisica è la possibilità di mettere a nudo anche un’anima: una promessa talvolta soddisfatta, spesso no. Eppure, quando lo è, gli amanti si rivelano reciprocamente qualcosa che al resto del mondo è nascosto.   La rivelazione può essere fugace o quasi istantaneamente celata o negata, ma di rivelazione si è trattato, e per loro natu- ra le rivelazioni non sono comunicabili in nessun linguaggio quotidiano in uso nel mondo. Da qui la solitudine dell’amore. Essere amati è essere smascherati. Il verbo «smascherare», nell’uso...

Parole per il futuro / Domani

Quando siamo nel tempo e le cose avvengono con una progressione che sembra allineare i momenti gli uni dopo gli altri, desideriamo il domani. Se siamo innamorati, o in un gruppo che si eccita per un progetto che condivide, o in viaggio, e vogliamo vedere luoghi diversi.  Viceversa, se a scuola temiamo un compito in classe o un’interrogazione, o in qualche modo di avvicinarci a una resa dei conti in cui saremo insufficienti, del domani abbiamo paura e ci ritiriamo dal futuro come da un pericolo. Queste due tensioni contrastanti le conosciamo quando siamo nel tempo. Ma a volte siamo anche fuori dal tempo. Quando sogniamo, o quando siamo insieme a qualcuno, così intimi nell’essere e nel parlare, nel toccarci e nel guardarci che il solo controllare che ore sono è un tradimento.    Questa esperienza è ordinaria e la facciamo di continuo. Chi non controlla l’orologio per prendere un treno? E chi non si sente giustamente umiliato se chi fa l’amore con noi guarda l’orologio? Pensare che qualcuno o qualcosa ci fa perdere tempo è in fondo disprezzarne la compagnia, come se la nostra vita aspettasse un momento successivo per ricominciare a svolgersi. Così come, se non si è...

Scene da un matrimonio / Quindi l’amore è così triste

Il virtuosismo: «Il fatto e la qualità di possedere, e di dimostrare, una grande abilità tecnica» dice il vocabolario Treccani. Hagai Levi, classe 1963, israeliano, dal 2005 al 2008 ha ideato, scritto e diretto la serie BeTibul, che poi nei suoi fortunati adattamenti culturali in Usa, Francia, Italia, Serbia, Romania, Paesi Bassi abbiamo conosciuto come In Treatment (In terapia). Nel 2014 ha creato The Affair per ShowTime. In Treatment ha vinto la scommessa di portare i tempi lenti, dialogati, intellettuali del teatro nella complex tv. Non era facile: la serie aveva cinque episodi la settimana: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì c’era un paziente diverso, che ritornava la settimana successiva, e il venerdì lo psicanalista andava dal suo mentore, dal suo psicanalista supervisore.   Due persone sedute una di fronte all’altra, su poltrone o divani. La dialettica intelligente e intima tra chi deve scardinare difese e chi vorrebbe guadagnarsi il benessere senza attraversare il lago ghiacciato e rovente del dolore da scoperchiare. Nella più recente stagione di In Treatment (HBO 2021, Usa, vista su sky), la psicanalista Brooke Taylor, figlia di un padre archistar e di una madre...

Carteggi amorosi / Hölderlin e Gontard, Lettere d’amore

“Il nostro animo già si conosceva ancor prima che ci vedessimo”   Johanna Susette Bruguier nasce ad Amburgo il 9 febbraio 1769. Rimasta orfana di padre a otto anni, viene descritta come una giovane e brillante studiosa di letteratura, lingue e musica. Nel 1786 viene data in sposa al banchiere francofortese Jakob Friedrich Gontard. e fra il 1787 e il 1791 partorisce 4 figli. Lo scultore Landelin Ohnmacht ne scolpisce un busto in alabastro dove la donna, i capelli raccolti all’indietro e la testa girata di tre quarti, rivolge uno sguardo enigmatico verso un punto indefinito. Il banchiere Ludwig Weerleder resta abbagliato dalla presenza di Susette, che considera la “donna perfetta”. Discute spesso con lei di arte e di letteratura. Tornato a Berna, si imbatte nel Frammento di Hyperion di Hölderlin, lo trascrive e ne invia una copia di suo pugno proprio a Susette. Prima ancora di conoscere il poeta, Susette legge così la sua opera in fieri, l’embrione dell’Hyperion.   Nel giugno del 1795 Johann Gottfried Ebel conosce Hölderlin a Heidelberg e lo raccomanda ai Gontard come precettore del figlio Henry. Il poeta accetta con entusiasmo il nuovo lavoro. Ospite del grande...

Cesare De Marchi, L’inseguitore / Gabi disparue

Karl è appena andato in pensione, lasciando senza rimpianti la scuola dove per decenni ha insegnato. Abitudinario, avvezzo alla solitudine, si dispone alla nuova vita pianificando un intenso programma di letture; rispettarlo gli risulta però alquanto più ostico del previsto. A seguito di un’estemporanea incursione su Facebook entra in contatto con una donna molto più giovane di lui, Gabi. Ha inizio così una storia d’amore tanto inattesa quanto asimmetrica: Gabi infatti ha un lavoro impegnativo, che le impone frequenti assenze; e sull’una e l’altra cosa ella mantiene una rigorosa riservatezza. Karl vorrebbe saperne di più, ma è costretto a rassegnarsi: non senza rendersi conto, tuttavia, che il loro legame ne è incrinato, perché la vita di Gabi è troppo diversa dalla sua. «La persona di lui, l’amore stesso sincero e indubitabile che gli portava, per lei erano solo una parte di un’esistenza ben più larga e disposta al possibile.   Per lui l’orizzonte si era aperto e si richiudeva con lei. Impossibile non prenderne atto, impensabile vivere come prima». Per ingannare gli intervalli, Karl riallaccia i rapporti con il quasi omonimo Carlo, un medico che gli era stato amico parecchi...

La fioritura del perverso / In The Mood for Love, vent’anni dopo

– Le donne fanno caso a certe cose. – Soprattutto quando sono vicine di casa.    Hanno fatto o non hanno fatto l’amore? “Per dirla in termini lacaniani – spiega Žižek a proposito di Casablanca – durante i famigerati tre secondi e mezzo, Ilsa e Rick non lo hanno fatto per il grande Altro, l’ordine dell’apparenza pubblica, ma lo hanno fatto per la nostra immaginazione fantasmatica oscena”. Possiamo dire lo stesso di Chow e Su, gli (non?) amanti protagonisti di In the Mood for Love. Nella scena incriminata di Casablanca vediamo prima Ilse e Rick (Humphrey Bogart e Ingrid Bergman) nella stanza di Rick, litigano per la lettera di transito, lei lo minaccia con una pistola, poi si dichiarano (nuovamente) innamorati (e clandestini), si abbracciano. Dissolvenza. Inquadratura di tre secondi della torre di controllo dell’aeroporto. Dissolvenza. Primo piano di Rick che fuma ripreso dall’esterno, affacciato alla finestra della stanza. Ilse è seduta sul divano, e riprendono il discorso. In maniera analoga, nel film di Wong Kar-wai, si svolge la sequenza della stanza 2046. Prima la signora Chan sale e scende le scale dell’hotel in un frenetico montaggio di tacchi, moquette e carte da...

Verso Paradiso / Dante: dal ghiaccio infernale al «caldo amore»

Dobbiamo ancora diventare contemporanei del Paradiso di Dante! Sembra paradossale, ma è così: infatti il Paradiso è complessivamente la cantica meno “ricevuta” e conosciuta a livello popolare, come anche scolastico, in una piuttosto standardizzata classifica che passa dall’entusiasmo per l’Inferno, alla tiepidezza per il Purgatorio fino ad un certo distacco dal viaggio paradisiaco. Ma anche nella ricezione di molti grandi scrittori, il Paradiso “latita”. Si pensi a Pasolini, a Primo Levi, a Edoardo Sanguineti, dove, pure in modi diversi, è il Dante infernale al centro, senza dimenticare il Dante “petroso” di molto Montale. Anche “dantisti” stranieri di altissima levatura come Joyce e Beckett privilegiano, per tante ragioni, soprattutto le prime due cantiche o un approccio soprattutto parodico alla Borges. Naturalmente ci sono eccezioni: certi passi eliotiani dei Quattro Quartetti, alcuni Cantos poundiani, la luce flagrante dell’ultimo Luzi, il cimento di Giovanni Giudici per mettere in scena la terza cantica. Al di là di questo del tutto incompleto censimento, la luce, l’ardore, la «mente innamorata» che intridono il Paradiso attendono ancora di essere pienamente gustati e vissuti...

Privato e pubblico / Virginia Woolf e Lytton Strachey. Ti basta l’Atlantico?

Lui scrive in nero, sulla pregiata carta da lettere color crema della Joynson stationery, con una grafia precisa, elegante, regolare. Lei scrive in blu o nero o viola, su carta bianca o azzurra o gialla; a volte scrive a matita; a volte le sue lettere arrivano bruciacchiate dalla cenere della sua sigaretta; a volte arrivano a pezzi perché «questa lettera è rimasta in giro e Julian ci ha versato sopra la cioccolata». Lui ha studiato al Trinity College di Cambridge, avrebbe voluto diventare professore universitario ma non è mai riuscito a fare carriera in accademia; riflettendoci ad anni di distanza, dirà di aver finalmente capito che l’accademia “non è il posto che gli compete”, e che sente di non essere “un sujet académique”. Lei all’università non è andata, ma ha letto i libri della biblioteca del padre, ha imparato il francese e il latino, e anche a fare conversazione all’ora del tè.    Lui è timido, ha una voce che suona come un falsetto, ed è di salute cagionevole; si innamora di Duncan Grant, e si confida con Maynard Keynes, ma poi scopre che Grant e Keynes hanno una relazione l’uno con l’altro. Lei si definisce “apprensiva”, soffre di un disturbo che la...

Carteggi amorosi / Cristina Campo e Alejandra Pizarnik: Anelli di cenere

Nel 1965, in una pagina dei suoi Diarios (DI, p. 88), Alejandra Pizarnik dedica una poesia a Cristina Campo e la intitola Anillos de ceniza, “Anelli di cenere”: «Stanno le mie voci al canto/ perché non cantino loro // i rigidamente imbavagliati nell’alba, / i camuffati da uccello desolato nella pioggia. // C’è, nell’attesa, una voce di lilla che si spezza / E c’è, quando si fa giorno, / una scissione del sole in piccoli soli neri. E / quando è notte, sempre, // una tribù di parole mutilate cerca / asilo nella mia gola perché non cantino loro, // i funesti, i padroni del silenzio». La poetessa canta perché le voci persecutorie non la soffochino. Scrive i suoi versi nonostante il mondo ostile: il suo canto è una “tribù di parole mutilate”. Perché dedicare una poesia così infernale e così intima a una scrittrice sublime e pensosa come Cristina Campo, estranea ai suoi tormenti psichici? Ma l’estraneità è solo apparente: Campo nutre idee sul mistero della poesia che la avvicinano all’anima turbata di Alejandra: «Poesia geroglifica e bellezza: inseparabili e indipendenti...» (IM, 143); «È sempre un colpo di follia che apre la strada al labirinto delle parvenze ingannevoli» (IM, 156); «...

Carteggi amorosi 11 / Anaïs Nin, Henry Miller: noi apparteniamo al futuro

“Ho conosciuto Henry Miller. È venuto a colazione con Richard Osborn, un avvocato che avevo dovuto consultare a proposito del contratto per il mio libro su D. H. Lawrence. Mi è piaciuto subito, non appena l’ho visto scendere dalla macchina e mi è venuto incontro sulla porta dove lo stavo aspettando. La sua scrittura è ardita, virile, animale, magnifica. È un uomo la cui vita inebria, pensai. È come me. Era caldo, allegro, disteso, naturale. Sarebbe passato inosservato in una folla. Era snello, magro, non molto alto. Ha occhi azzurri, freddi e attenti, ma la sua bocca rivela emotiva vulnerabilità.” (Henry e June)    Anaïs Nin e Henry Miller si conoscono verso la fine del 1931. Angela Anaïs Juana Antolina Rosa Edelmira Nin y Culmell, conosciuta come Anaïs Nin o, come a lei piaceva definirsi, la “donna bambina” spagnola, ha ventotto anni, è sposata, inquieta, sensibile e tiene un diario segreto. L’“autore gangster” o come a lui piaceva, il “ragazzo di Brooklyn” Henry Miller, sta per compiere quarant’anni, la moglie gli ha pagato il biglietto per andare in Europa e lui, con una valigia piena di manoscritti non pubblicati, è arrivato a Parigi, dove passa le giornate fra amici...

Carteggi amorosi / Sonata a tre. Cvetaeva, Pasternak, Rilke

Dal castello di Muzot, l’8 giugno 1926, Rainer Maria Rilke scrive a Marina Cvetaeva una lettera alla quale acclude una poesia, Elegia, a lei dedicata. Ecco l’inizio: «Le perdite nell’universo, Marina, le stelle precipiti! / Non l’accresciamo noi, dovunque mai ci scagliamo, / in quale mai stella! Nel cerchio sempre già tutto è contato. / E anche chi cade non scema il numero sacro. / Ogni rinuncia precipite cade all’origine e sana. / Sarebbe dunque tutto un giuoco, vicenda d’eguale, / non un nome mai, né forse un segreto frutto? / Onde, Marina, noi mare! Abissi, Marina, noi cielo!» (SSG, pp. 94-95). Dal tono estatico e stregato, simbolico ed enigmatico, dei versi rilkiani, possiamo partire per una breve conversazione su quell’involontario e commovente romanzo epistolare che tre poeti, essenziali nella storia della poesia del Novecento europeo (Marina Cvetaeva, Boris Pasternak, Rainer Maria Rilke), intessono nel corso dell’anno 1926 e che in Italia viene pubblicato con il titolo di Il settimo sogno. Lettere 1926 (Editori Riuniti, Roma, 1980).    Quel magico anno è la storia di una “Sonata a tre” dove la musica delle parole sostituisce, nella pienezza dell’impulso lirico, la...

Carteggi amorosi / Zelda e Scott Fitzgerald. La cognizione dell’attaccamento

Lo scrittore di culto e la sua metà inquieta; l’alcolizzato e la psichiatrica: è quasi impossibile non sapere qualcosa sui Fitzgerald, marito, Francis Scott (1896-1940) e moglie, Zelda (1900-1948).  Praticamente chiunque ha di loro una qualche immagine: che sia stato perché si è letto uno dei romanzi e racconti firmati da lui, F. Scott Fitzgerald, o perché si è scorso un articolo su uno degli adattamenti cinematografici di quelli, o perché si è compulsato tra i testi critici e antologici che celebrano i Fitzgerald come icone di un’epoca, e di recente, lei, Zelda Sayre Fitzgerald, quale nume femminista. Alcune immagini sono andanti e altre molto raffinate; nel mezzo non mancano piume, orchestre jazz, manicomi, gin, e incendi.    Forse, ad averli aiutati di più a fluttuare nell’immaginario collettivo attraverso tutto un secolo, dal 1920 ad oggi, è la grande figura dell’eccesso. Ma si tratta di un eccesso un pochino fané, o leziosamente passatista, logorato dall’inevitabile competere con molte altre forme mitizzate di autodistruzione che alla storia dei Fitzgerald hanno fatto seguito; danni autoinflitti da singoli, coniugi, generazioni e stagioni culturali, a partire...

Persone normali / Sally Rooney: le relazioni imperfette di una generazione

Sally Rooney, irlandese classe 1991, è l’astro nascente della letteratura contemporanea: la stampa di settore la acclama all’unanimità con l’impegnativo epiteto di «voce dei Millenials», assegnandole in un certo senso il compito di rappresentare la complessità di una generazione opaca e sfuggente che da sempre naviga nelle acque perigliose del futuro tra crisi economica, digital disruption e precarietà lavorativa. La Rooney, laureata in letteratura americana al Trinity College di Dublino, a vent’anni aveva già il privilegio di scrivere sulle principali riviste letterarie. Il trampolino di lancio al suo successo editoriale è stato un articolo pubblicato sulla Dublin Review «Even if you beat me», in cui narrava il complicato mondo delle competizioni oratorie delle quali lei era stata campionessa indiscussa collezionando successi in tutta Europa. In quel breve saggio la Rooney rivelò tutta la forza del proprio potenziale narrativo e fu immediatamente contesa dalle principali case editrici nazionali: le offrivano un contratto perché scrivesse un’opera di fiction. Le grandi aspettative che tutti nutrivano nei suoi confronti son state confermate da romanzo, Parlarne tra amici (Einaudi...

Carteggi amorosi / “Una tua lettera è una festa”: Vladimir Majakovskij e Lili Brik

«La data più felice»: così Majakovskij definisce nella sua autobiografia il giorno in cui conosce Lili e Osip Brik. È una sera di fine luglio del 1915. Lili ha 24 anni, è sposata con Osip Brik e vive a Pietrogrado. È appena tornata da Mosca, dal funerale del padre, morto di cancro. Majakovskij, «bello, ventiduenne», è in stretti rapporti con Elsa, la sorella di Lili, ed è di ritorno dalla Finlandia. Quella sera di fine luglio, a casa di Lili e Osip Brik, Majakovskij viene esortato da Elsa a leggere La nuvola in calzoni. Lui non si fa pregare e dopo aver dato una rapida occhiata a un quadernino estratto dalla tasca della giacca e poi subito rimesso a posto, comincia a declamare il suo tetrattico, fissando il vuoto e senza mai cambiare posizione. L’uditorio è ammutolito, trattiene quasi il fiato, nessuno riesce a distogliere lo sguardo dal poeta fino alla fine, quando prorompe l’entusiasmo. Lili e Osip sono particolarmente ammirati: «Era ciò che sognavamo da tempo, ciò che aspettavamo» racconterà poi Lili alludendo all’insignificanza della poesia di quel periodo, e ripongono così tante speranze in quei versi che Osip finanzierà l’edizione del poema, pubblicato a settembre di quello...

Quando Benjamin pianse d'amore / Walter Benjamin e Asja Lacis

«Se lei m’avesse sfiorato con la miccia del suo sguardo, io sarei volato in aria come un deposito di munizioni» (W. Benjamin, Strada a senso unico – «Armi e munizioni»).   Il 5 maggio del 1924, nell’incanto primaverile dell’isola di Capri in cui, seguendo i consigli degli amici Erich Gutkind e Florens Christian Rang ha deciso di trovare ‘rifugio’ per sfuggire a depressione psichica e a preoccupazioni economiche e dedicarsi alla stesura del suo lavoro sull’Origine del dramma barocco tedesco, il trentunenne Walter Benjamin conosce Asja Lacis (nota anche come Anna Lazis). È una giovane rivoluzionaria russa allora trentaduenne, una lettone di Riga che si occupa di regia teatrale e che è un’importante pioniera del teatro sovietico per l’infanzia. Resta come folgorato da quella giovane militante comunista dai tratti esotizzanti che lui osserva da diverse settimane dal suo tavolo al Caffé «Zum Kater Hiddigeigei», gestito da una coppia tedesca. Per chiarire il proprio stato d'animo, riferendo del «miracolo» di quella nuova relazione all'amico Gershom Scholem, Benjamin si slancia in seguito, il 16 settembre, in impegnative metafore dal sapore biblico:   «Ci sono poi le vigne, che...

Carteggi amorosi / Simone de Beauvoir e Nelson Algren

Si potrebbe dire che a volte, o forse quasi sempre, le storie d’amore intreccino in modo periglioso e sorprendente un aspetto programmatorio e un anelito fusionale. Un po’ l’Altro lo si programma, lo si muove e ci si fa muovere allontanandosi e avvicinandosi; un po’ invece, su un versante talvolta stucchevole talvolta impetuoso, se ne viene assorbiti, si desidera indifferenziarsi, ci si unisce a lui o lei in un legame coesivo. In ogni corrispondenza, propria o altrui, meditata o sbrigativa, contemporanea o del passato, non è difficile rintracciare slanci di un tipo e dell’altro. E non sembra fare eccezione il corpus di trecentoquattro lettere che, nel corso di più di diciassette anni, dal 1947 al 1964, Simone de Beauvoir ha scritto a Nelson Algren. Di uno slancio del primo tipo: «Sei molto dolce a suggerire che potrò continuare a lavorare quando saremo a letto, infatti ho una capacità di astrazione straordinaria, soprattutto a letto con te. Lì mi vengono dei pensieri profondi che toccano i temi più ardui, così non sprecheremo neppure un attimo, buona idea. Ho pensato però che se coabitiamo per tre o quattro mesi, dovremmo lavorare anche fuori dal letto». Di uno slancio del secondo...

Carteggi amorosi / Hannah Arendt e Martin Heidegger: le lettere

«Il démone mi ha colpito...non mi era ancora mai capitato niente di simile». Lo scrive in una lettera il professore di filosofia alla studentessa, che subito comprende. Il grande démone è quello del Simposio di Platone, Eros.  Con questi toni inizia, nel febbraio del 1925, la corrispondenza amoroso-filosofica di Martin Heidegger – che sarebbe divenuto il filosofo di fama mondiale e all’epoca aveva trentasei anni, una moglie e due figli piccoli - con Hannah Arendt – anch’essa qualche decennio dopo non meno famosa del maestro e amante – mentre entrambi si trovavano nella piccola città universitaria di Marburg nel centro della Germania, tra Kassel e Francoforte. A Marburg l’università vecchia è una specie di costruzione massiccia, sorta di castello-chiesa-fortezza nel cuore della città (la nuova università, un po’ fuori, è di uno squallore e di una bruttezza insostenibili, ma ai tempi per fortuna non c’era). Lì la studentessa venuta dal nord (Königsberg) incontra il docente venuto dal sud (Meßkirch); è colpita dal suo pensiero, pensa che la filosofia sia tornata a vivere, che finalmente qualcuno abbia ridato la parola ai tesori del passato che sembravano morti.   Anch’egli...

La corrispondenza di una vita / Camille Claudel e Auguste Rodin: parole come pietre

“Monsieur Rodin, ho appena iniziato un appunto per M. Gauchez, impantanandomi totalmente, come può vedere, e mi pare senza alcun dubbio il più stupido del mondo. Voglia usarmi la cortesia di correggerlo e di aggiungervi una bella tiritera sul movimento e sulla ricerca della natura, ecc. mi è stato impossibile trarmi d’impaccio. Mi rimandi l’appunto corretto al più presto, altrimenti M. Gauchez mi sgriderà di nuovo, lei lo sa.”   Questa sembrerebbe la prima lettera inviata da Camille Claudel ad Auguste Rodin, o almeno la prima a noi pervenuta, risale al maggio o giugno del 1886. Claudel e Rodin si sono incontrati cinque anni prima quando lei aveva 17 anni e lui 45: lei piena di passione per la scultura da poco trasferita a Parigi con la famiglia, lui ormai riconosciuto come scultore ma ancora a un passo dalla grande notorietà. Camille a 11 anni già mette le sue sculture di terracotta nel forno di casa, manifesta un temperamento entusiasta verso la natura e lo studio, così tanto che di fronte a una madre piuttosto severa riesce a farsi sostenere dal padre nel suo desiderio e impegno verso l’arte, con l’aiuto del fratello, Paul Claudel, anch’esso desideroso di lasciare la casa...

Carteggi d'amore / Gozzano e Guglielminetti. L'ansiomania inesplicabile del Signorino Infelicito

Il carteggio d’amore più commovente e utile sarebbe quello che racconta la resistenza nel tempo, di un amore: sappiamo come fare innamorare, innamorarci, ma quel che è difficile è rimanere accanto a qualcuno, sostenerlo, rispettarlo, desiderarlo, volerlo ogni giorno per anni. Ci incuriosisce comunque leggere di fiammate, ci entusiasma il plateau in cui sia lui che lei sono innamorati, ci rattrista l’intiepidirsi dell’ardore, assistere al distacco di uno dei due, alla disperazione e poi alla tristezza di chi amava e resta solo con la torcia della passione tra le mani. L’amore tra Amalia Guglielminetti e Guido Gozzano è tra i più malinconici possibili. L’era delle lettere ci permette di scrutare dalla serratura, post mortem, il diagramma che dalla pianura dell’indifferenza si innalza al picco dell’ardore, per poi calare per versanti quasi sempre non paralleli al piattume del ritrarsi, dell’amor proprio che si ricuce con orgoglio ritrovato, a volte con ripicche, colpi di coda che virano il triste in squallido.     Le lettere dei due poeti gravitanti sulla Torino di una tardiva Belle Époque furono collezionate da Spartaco Asciamprener, industriale milanese del vetro,...

Virginia Woolf e Vita Sackville-West

Meno male ci sono state Virginia e Vita. Meno male hanno avuto un’esistenza pubblica, grazie a un livello di snobismo talmente estremo da risultare oggi pressoché insultante. Meno male si sono accoppiate, non certo come fosse un gesto normale, ma al contrario una gioia riservata a pochi esseri che si ritenevano intellettualmente superiori. Né borghesucci dalle vedute ristrette, né perverse creature ai margini della società. Ma divini cervelli che avevano pur sempre un corpo. Meno male, soprattutto, che non si sono limitate ad accoppiarsi, con quel corpo, ma lo hanno anche scritto. Con quel cervello. Lasciandone traccia per i posteri: altrimenti come avremmo fatto? Noi, dico, povere lesbiche che siamo venute dopo.    Per questo dobbiamo ringraziare Vita e Virginia. Per aver scelto, circa un secolo fa, di diventare un’immagine: «Da qualche parte ho visto una pallina che continuava a saltare su e giù sul getto di una fontana: tu sei la fontana, io la pallina». Così scrive Virginia Woolf in una lettera a Vita Sackville-West del 7 ottobre 1928, concludendo: «È una sensazione che mi dai solo tu». L’immagine della pallina che salta su e giù, spinta a essere viva dal mobile...

Lo chansonnier russo / Aleksandr Vertinskij: carteggi di amori sovietico-decadenti

Aleksandr Vertinskij in posa da viveur. L’epistolario a cui si fa riferimento in queste pagine è un misto d’amore e di politica, dove pure la componente storico-governativa rientra nella categoria degli affetti. Amore di patria, parallelo a quello per una donna (e per le figlie), provato con lo struggimento e la passione di cui soltanto gli emigrati russi sono stati capaci. Colui che sarebbe diventato un idolo dei palcoscenici, prima nella Russia prerivoluzionaria, poi in giro per il mondo sulle scene della diaspora e, infine, su quelle sovietico-staliniane, nacque a Kiev nel lontano 1889. Il destino gli riservò un’infanzia difficile, figlio illegittimo di una coppia clandestina (ben nota e chiacchierata in città), rimase orfano di madre a tre anni. Il padre morì a sua volta di disperazione e il piccolo, separato dalla sorella, fu affidato a una zia molto dura di carattere. Alunno del prestigioso ginnasio kieviano N. 1, compagno di Paustovskij e Bulgakov, ne fu presto espulso per ragioni di cattiva condotta. La severità della matrigna lo spinse alla ribellione fino a portarlo sulla via del teppismo. Fu sorpreso in flagrante furto delle offerte lasciate dai pellegrini al...

Ol’ga Knipper - Anton Čechov / Lo scrittore, la malattia, l’attrice

«Buon giorno cagnolino» «Buongiorno mio cane arrabbiato… mio cagnolino feroce… mio cagnone…». «Mio [cavallo] ungherese». Anton Pavlovič Čechov si rivolgeva così alla moglie, l’attrice Ol’ga Knipper, quando le scriveva dall’”esilio” di Jalta. Lei, prima di sposarlo, era stata l’Arkàdina del Gabbiano, la matura, annoiata proprietaria terriera sposata a uno scrittore parassita d’anime, Trigòrin. Anton aveva visto Ol’ga recitare nella famosa edizione del Gabbiano del Teatro d’arte di Mosca diretta da Nemirovič Dančenko e Konstantin Stanislavskij nel 1898, quella che aveva lanciato il testo, Čechov e quel gruppo di artisti radicali nemici della routine nell’empireo dell’arte scenica, aprendo le strade alle rivoluzioni teatrali del novecento. Lei aveva trent’anni, otto in meno dello scrittore medico. In un altro spettacolo Čechov l’aveva definita meravigliosa, la migliore di tutte.  Poi lei fa amicizia con la sorella di Anton, Marija. Qualche mese dopo Ol’ga è in vacanza nel Caucaso e lo scrittore aggiunge poche righe a una lettera della sorella: «Salve, ultima pagina della mia vita, grande artista della terra russa. Invidio i Circassi che vi vedono ogni giorno». Ol’ga risponde: «...

Carteggi amorosi / Boccioni e la Principessa: un amore interrotto

Un minuscolo isolotto su un aristocratico lago alpino, un vero e proprio parco galleggiante attorno a un'antica villa. Una principessa romana che, dopo aver conquistato le capitali della mondanità europea, si innamora dell'isolotto e va a passarci l'estate da sola. Un marito assente, anch'egli rampollo di un altro potente e austero casato dell'aristocrazia romana. Un giovane, affascinante pittore, uno dei più talentuosi artisti della prima grande avanguardia del Novecento. Un incontro fatale, su cui incombe il rischio di uno scandalo irreparabile e l'ombra di una morte precoce in un momento terribile per l'Europa, quello in cui la Belle Epoque affonda nel sangue della prima guerra mondiale. Un crescendo di passione travolgente ma trattenuta, raccontato in una ventina di lettere nascoste per quasi un secolo e ritrovate in un vecchio baule.   Sembra la trama ideale di un romanzo rosa d'antan, grondante di romanticismo a ogni pagina e sempre sul punto di affogare nel Kitsch. Eppure è tutto vero. I protagonisti sono Umberto Boccioni e Vittoria Colonna; il luogo, l'isolino di San Giovanni, la più piccola delle isole Borromee sul lago Maggiore; il tempo, l'estate del 1916; le...