Categorie

Elenco articoli con tag:

architetto

(15 risultati)

Elle est retrouvée. Quoi ? – L'Eternité / Gio Ponti

Il più bel libro su Gio Ponti (1891 – 1979), per la sua visione lungimirante e per la ricchezza dei contributi che contiene, lo ha curato Ugo La Pietra nel 1995 (Rizzoli) e la più bella mostra su di lui, per la qualità e la quantità dei pezzi esposti, per la magia dell'allestimento e il prestigio della sede ospitante, è in corso al MAD di Parigi (fino al 5 maggio 2019), mentre un omaggio per celebrare il quarantesimo anniversario della sua morte è in preparazione al MAXXI di Roma (novembre 2019 – aprile 2020). Tra le due soglie temporali che separano l'uscita del libro di La Pietra – preceduto, cinque anni prima, da quello della figlia del maestro, Lisa Licitra, intitolato Gio Ponti: l’opera, per i tipi di Leonardo – dalla mostra al MAD, è di fatto avvenuta dapprima la ‘scoperta’ critica di Ponti e quindi la sua consacrazione ad archistar. Infatti, prima degli anni novanta del secolo scorso, su Ponti si era sempre scritto in modo rapsodico e settoriale, senza che si fosse mai studiata nel suo complesso la sua figura articolata e poliedrica di progettista a tutto campo, di promotore culturale e di teorico (o forse sarebbe più appropriato definirlo divulgatore) dell'architettura e...

Bellezza / L’architettura di Adriano e la matematica di Dirac

Il braccio destro della Statua dell’imperatore Adriano (II secolo d.C.) riprodotta in copertina si sovrappone alla lettera “D”, mentre il braccio sinistro s’impiglia nella lettera “N”. Un bisticcio grafico fra l’immagine dell’imperatore e la scrittura del suo nome che disorienta, quanto quello storiografico. Incostante e instabile secondo l’anonima Epitome de Caesaribus composta alla fine del IV secolo d.C.; uno degli imperatori più giusti, secondo Niccolò Macchiavelli; “un Führer, un Duce, un Caudillo” dei sui tempi, secondo lo storico Ronald Syme.   Andrea Carandini ed Emanuele Papi, Adriano, Roma e Atene. Particolare della copertina del libro. Per gli archeologi Andrea Carandini ed Emanuele Papi, Adriano fu soprattutto un imperatore architetto. Il saggio Adriano, Roma e Atene (UTET, Milano 2019) scritto dai due studiosi di arte antica ha la particolarità di dedicare numerose pagine alle imprese costruttive con le quali Adriano rinnovò l’aspetto urbanistico e architettonico dell’impero, in accordo con il suo fermo proposito d’imprimervi un ordine giuridico, amministrativo e militare coerente.    Andrea Carandini ed Emanuele Papi Adriano, Roma e Atene, Tavola...

Un posto per tutti / Vita, architettura e società giusta

Un posto per tutti. Vita, architettura e società giusta è un libro multiforme. Richard Rogers ha saputo abilmente intrecciare il racconto autobiografico alla descrizione dei suoi celebri edifici, raccontando con tono intimo i legami familiari, le amicizie, gli amori, le sorprese e le tragedie che hanno costellato la sua lunga vita.  Tuttavia il libro è molto di più di un’autobiografia. I fatti forniscono il pretesto per una riflessione ad ampio spettro riguardo il ruolo degli architetti nella società contemporanea e le sfide che li attendono nei prossimi decenni. Sfide individuate anzitutto nel risparmio energico e nel contrastare l’abbruttimento delle periferie dei maggiori centri urbani, verso i quali nei prossimi cinquant’anni si concentrerà una percentuale sempre maggiore della popolazione mondiale.    Raramente nel panorama delle ‘archistar’ contemporanee si ha la possibilità di apprezzare lo stringente legame fra architettura e impegno civile che ha caratterizzato la carriera di Richard Rogers. Un ethos ereditato dalla grande tradizione del moderno – trasmessogli anche dal cugino Ernesto Nathan Rogers – e coltivata nella Gran Bretagna del dopoguerra, il Paese...

Architettura, formazione e società / Giancarlo De Carlo, La Piramide Rovesciata

Era il 18 aprile di cinquant’anni fa quando De Donato mise in stampa questo pamphlet di Giancarlo De Carlo dal titolo poetico e provocatorio, La piramide rovesciata. Le date sono importanti perché De Carlo intercetta, anticipandola, una questione centrale che riguarda una idea precisa di cosa significhi essere architetti, di quale sia il ruolo sociale dell’architettura e quale, secondo lui, debba essere la formazione gli architetti. Questioni che in quegli anni stavano prendendo già la forma di contestazione nei confronti delle istituzioni e che di lì a poche settimane avrebbero portato gli studenti in strada dando vita a quello che ancora oggi viene chiamato il “maggio del Sessantotto” dove, come da tradizione, le facoltà di architettura ebbero un ruolo importante. Ed è proprio ai nostri atenei che Giancarlo De Carlo si rivolge, cercando un dialogo e cercando di accogliere le non poche ragioni degli studenti, rilanciando su una possibile riforma universitaria – didattica, ma soprattutto disciplinare. Il centro della disputa è il ruolo dell’architetto e dell’architettura in un momento destinato ad agire da spartiacque nella storia delle società moderne e in cui, per dirla con le...

25 giugno 1925 – 18 settembre 2018 / Robert Venturi, architetto gioioso

Dunque il 2018 si porta via due grandi americani della East Coast, Tom Wolfe e Robert Venturi. Di Richmond, Virginia, il primo, di Filadelfia, Pennsylvania, il secondo, nonostante tutte le loro differenze stilistiche resteranno entrambi legati alla città di Las Vegas scoperta letteralmente da Wolfe in uno dei primi reportage del New Journalism, Las Vegas (What?) Las Vegas (Can’t Hear You! Too Noisy) Las Vegas!!!!, pubblicato su “Esquire” nel febbraio del 1964. «Las Vegas è l’unica città al mondo in cui lo skyline non è costituito da edifici come a New York o da alberi come a Wilbraham, Massachusetts, ma da segnali stradali» è la sintesi del suo paesaggio urbano. In quel periodo Venturi stava preparando il suo primo libro, Complexity and Contradiction in Architecture, pubblicato poi dal MoMA nel 1966 (e in Italia da Dedalo nel 1980), un saggio teorico che impostava similitudini fra architetture antiche e moderne con estrema disinvoltura, pescando anche tra autori più rimossi che proibiti come gli architetti italiani compromessi col fascismo Armando Brasini e Luigi Moretti, detestati da Bruno Zevi e dal direttore di “Casabella Continuità” Ernesto Nathan Rogers. Formalista allora era...

Il caffè dell’architetto / La caffettiera Conica di Aldo Rossi

“Tea&Coffee Piazza” è il nome del progetto varato nel 1979 da Alessandro Mendini che, appena nominato direttore artistico della neonata collezione di Officina Alessi, ha voluto coinvolgere architetti di fama internazionale nell’ideazione di pezzi di un set da tè e da caffè. L’intento era quello di far sì che architetti “puri” si impegnassero in una ricerca personale intorno ad oggetti di uso quotidiano, così come era avvenuto nella mitica stagione del Bauhaus o in quella dorata del design italiano del secondo dopoguerra. Tra i prescelti figurava anche Aldo Rossi (1931-1997), uno dei maggiori architetti del novecento, primo vincitore italiano del Premio Pritzker, il Nobel per l’architettura. E Aldo Rossi accettò la sfida di eseguire interventi creativi su micro-scala affrontandoli con il rigore metodologico e lo slancio poetico-evocativo che caratterizzavano tutti i suoi interventi architettonici, non meno di quelli sulla macro-scala metropolitana.    Così, dopo un servizio da tè e caffè piuttosto particolare, racchiuso in un vassoio coperto che ha la foggia di un tempietto di vetro, se non addirittura quella di un tabernacolo laico (simile a quelli che ospitavano gli...

Note sulla Biennale di Venezia / Lo spazio rende liberi

Il Padiglione Britannico, un austero edificio in stile neopalladiano firmato dall’architetto Edwin Alfred Rickards risalente al primo decennio del 1900, è trasformato – con l’aiuto di un ponteggio metallico – nel gigantesco supporto per una terrazza di legno montata al livello del tetto. Raggiungibile mediante una lunga scalinata esterna, la piattaforma (denominata icasticamente Island e progettata dagli architetti Caruso St John in collaborazione con l’artista Marcus Taylor) consente ai visitatori di osservare i Giardini della Biennale dall’alto, riposarsi sulle sedie che vi sono disposte, prendere il sole o sorseggiare il tè che viene puntualmente servito alle 16.      Nelle Corderie dell’Arsenale, l’architetto portoghese Álvaro Siza dispone una panchina di marmo di forma semicircolare, impreziosita da un elemento scultoreo astratto collocato in posizione asimmetrica. La panchina è fronteggiata da un muro bianco altrettanto curvo, che offre a chi si sieda un orizzonte definito ma percettivamente infinito, e configura nel suo complesso uno spazio intimo, benché aperto e penetrabile.   Al termine della lunghissima navata delle medesime Corderie, l’architetto...

Istanbul/Milano / Orhan Pamuk. Città come autobiografia

Siamo tutti esuli dalla nostra infanzia, quel luogo mitico, leggendario, magico, perso per sempre, quel luogo in cui le parole assunsero un senso per la prima volta, i gusti presero il loro spessore, quella concretezza fatta di rumori, odori, quel terreno sicuro – anche se non sempre felice – a cui la nostra intera esistenza è ancorata come un naufrago a un relitto. È sempre con una certa tristezza che ci volgiamo alla nostra infanzia, una tristezza lieve e densa insieme che accompagna il libro autobiografico di Orhan Pamuk, Istanbul.   Un capitolo intero del libro, il decimo capitolo, è interamente dedicato alla tristezza, alla sua dimensione fisica, diversa da una pura condizione dell’anima come la malinconia. Una tristezza più spessa e più diffusa, una sensazione che emana da certe immagini, una specie di filtro tra noi e le cose. Pamuk descrive la tristezza dell’infanzia come il vapore sui vetri della finestra della cucina di casa o sul finestrino dell’automobile durante i lunghi viaggi d’inverno. Quei vetri opachi sui quali si disegna un cuore o un sorriso per distrarsi dalla noia sono la metafora perfetta della tristezza infantile o della tristezza che accompagna la...

Tutte le opere / Edoardo Persico. Notizie dalla modernità

Persico, malgrado la sua breve vita, è stato un notevole e piuttosto misterioso personaggio, al centro della storia culturale italiana fra 1923 e 1935. Era nato a Napoli nel 1900 ed è morto a Milano in modo mai del tutto chiarito all'inizio di gennaio del 1936. La sua vita è piena di presenze ambigue, di scelte improvvise e di comportamenti contraddittori in un periodo in cui la dittatura fascista si affermava e l'adesione al regime o la clandestina resistenza antifascista degli intellettuali si manifestavano in comportamenti non sempre facili da decifrare.  La vita di Persico si divide in due fasi distinte: i suoi contatti con Gobetti, l'arrivo a Torino quando ormai Gobetti era morto, la sua attività di promotore e organizzatore di cultura culminata con il suo ruolo nella formazione del gruppo dei 6 pittori di Torino da una parte; e dall'altra il suo trasferimento a Milano come gallerista e poi come protagonista, accanto a Pagano malgrado la differenza di posizioni, della rivista Casabella e come teorico del rinnovamento modernista e razionalista dell'architettura italiana in una prospettiva di incontro e confronto con l'architettura europea.   Ma è improprio limitarsi...

Il nuovo libro di Franco La Cecla / Elogio dell’Occidente

Franco La Cecla ama provocare e spesso lo fa in modo intelligente e originale. Lo aveva già fatto in Contro l’architettura, lui, architetto di formazione, scagliandosi contro le cosiddette “archistar”. Questa volta il percorso controcorrente lo ha portato a criticare le critiche che spesso vengono mosse, proprio dagli occidentali, e in particolare dagli antropologi, categoria di cui l’autore fa parte, all’Occidente stesso. Una delle caratteristiche del sapere antropologico è di fondarsi su un approccio relativistico, che non solo ha portato a dare pari dignità a tutte le culture espresse dalle diverse società umane, ma che spesso ha messo sotto accusa l’etnocentrismo e in particolare quello occidentale.   Pur non essendo una specificità dell’Occidente, l’etnocentrismo di questa parte di mondo è però quello che, almeno in epoca moderna, ha condizionato in modo più pesante il resto del pianeta. In un suo libretto del 1953 dal titolo Il mondo e l’Occidente lo storico inglese Arnold Toynbee scriveva: «Non è stato l’Occidente a essere colpito dal mondo; è il mondo che è stato duramente colpito dall’Occidente (…) L’Occidente è stato l’aggressore capitale dei tempi moderni, e...

Salone del mobile 2016 / Osvaldo Borsani un industriale designer

Tra i miei ricordi d'infanzia c'è anche quello di Osvaldo Borsani, l'industriale-designer e architetto, indiscusso protagonista della scena artistica italiana di Metà Novecento.   Sono nata nell'operoso triangolo d'oro del design, la Brianza, terra dominata dalla cultura del fare e, soprattutto, del fare bene. Mio padre e suo fratello Giuseppe avevano allora una bottega artigiana – divenuta in seguito molto famosa – collaboratrice della Formanova, un’azienda che rivaleggiava unilateralmente con la Tecno, fondata, com’è  noto, dai gemelli Borsani. Eh, sì, perché la storia del design è fatta anche di antagonismi (a volte reali, altre volte supposti o millantati) non menzionati dai manuali, di competizioni e di emulazioni, certamente generate dal contagio delle idee. La Tecno e la Formanova sorgono su due territori limitrofi in provincia di Milano (oggi di Monza Brianza), a Veredo la più prestigiosa Tecno, a Bovisio-Masciago la Formanova. Entrambe producevano mobili imbottiti e arredi dalla linea essenziale e dal design funzionare, in cui il metallo satinato si coniugava con il legno pregiato e il cuoio faceva a gara con il tessuto tinto nei toni acidi allora molto...

Architettura condivisa

Ho letto l’open_book di Carlo Ratti (con Matthew Claudel) Architettura Open Source con una domanda sempre più assillante: ma se fossi ammalata e dovessi farmi operare, vorrei al capezzale del mio letto operatorio un chirurgo di riconosciuto curriculum o una pletora di consiglieri globali dalle più variegate esperienze pronti a intervenire sui miei malanni?   Il chirurgo indubbiamente; tuttavia sarebbe anacronistico trascurare la possibilità che tra gli anonimi consiglieri ci possano essere altrettanti chirurghi in grado di contribuire alla risoluzione del problema. La rete è un luogo straordinario, ma non trasforma me in un chirurgo né qualcuno in un architetto se non ha studiato per diventare tale. Questo è il primo equivoco che il libro dovrebbe sciogliere: per essere architetti (nella sua più ampia accezione) serve aver studiato in una scuola apposita, aver conseguito una laurea e, per professarne il mestiere, anche aver superato un esame di Stato. Occuparsi di architettura invece è una questione che deve coinvolgere tutti e il distacco di un popolo dalla sua cultura architettonica è una perdita...

Racconti da Tel Aviv

Ieri sera sono stata a cena al Container, un ristorante trendy di Jaffa. Come suggerisce il nome, prima della trasformazione era uno dei tanti orribili magazzini che si trovano nei porti dismessi. Il porto di Jaffa era infrequentabile di sera fino ad alcuni anni fa, poi la municipalità di Tel Aviv ha pianificato un’opera di risanamento e ora ristoranti, caffè, librerie, gallerie d’arte e locali di ogni genere sono affollati anche un normale lunedì sera di maggio.   Jaffa è la parte araba della città di Tel Aviv, tuttavia tra quelle moltitudini che cicaleggiano dentro e fuori i locali del porto, non si vedono giovani donne arabe, identificabili come tali per l’abbigliamento e il capo coperto: ci sono, in giro, ma non si mischiano, passeggiano a piccoli gruppi, apparentemente incuranti di quanto accade intorno.     A poche centinaia di metri a sud del porto di Jaffa si sviluppa Ajami, un quartiere arabo cristiano e musulmano, anche questo poco raccomandato fino a qualche anno fa. Oggi, grazie alla lungimiranza di alcune famiglie e agli sforzi della municipalità, il quartiere, da sempre...

La solitudine dell’architetto

Recentemente Stefano Boeri, per spiegare alcune sue prese di posizione in merito a diverse questioni riguardanti la città di Milano non in linea con quelle del sindaco Giuliano Pisapia e della sua giunta, ha avuto modo di affermare: “Nel modo in cui faccio politica ho portato molto del mio lavoro: un progettista lavora spesso in solitario”.   A prima vista l’affermazione può apparire paradossale, o forzata. Chi meno solitario dell’architetto? Ovvero, chi più dell’architetto è – verrebbe da dire “per antonomasia” – inserito all’interno di un tessuto relazionale, è immerso nel corpo vivo della società? Chi è più teso – e a volte addirittura conteso – tra committenti, amministratori, finanziatori, costruttori, esecutori, semplici cittadini, abitanti, utenti? Per non parlare dei suoi stessi collaboratori, degli eventuali allievi, ammiratori, lettori – uno stuolo di persone che, letteralmente o metaforicamente, affiancano pressoché in ogni circostanza l’architetto. Insomma, chi è più “pubblico” dell...

11 settembre

Chi ha progettato l’attentato dell’11 settembre 2001 sapeva che si sarebbe trattato di un avvenimento eminentemente visivo. Migliaia di telecamere, videocamere, cellulari, macchine fotografiche, e altri mezzi di registrazione, sarebbero stati attratti e ipnotizzati dal profilo dei due grattacieli in fiamme, così da registrare l’incendio, e poi in successione il crollo delle Twin Towers. Anche la sequenza dell’impatto del secondo aereo contro il monolite di acciaio e vetro era stata con ogni probabilità immaginata come un ulteriore shock visivo, un raddoppiamento dell’avvenimento, una sua ulteriore elevazione all’ennesima potenza ottica. E così è stato.   L’occhio di vetro delle telecamere ha prodotto un inarrestabile replay, accresciuto, come ha visto Clément Chéroux, storico della fotografia, dal fatto che le principali stazioni televisive americane, e poi quelle del resto del mondo, trasmisero per ore e ore inloop le immagini dell’impatto e del crollo. Inoltre, le istantanee dell’avvenimento, che tra qualche giorno saranno esposte a Milano a Palazzo Reale, nella mostra...