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bosco

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Quaderno 3 / Il bosco e l'asino bianco

In questo paese io vivo così. Mi alzo presto e lavoro tutta la mattina, traduco, scrivo, studio e leggo. E poi, dopo pranzo, comincio a sentire il richiamo del bosco. Una volta che ho fatto finta di non sentirlo, è arrivata una poiana a mugugnare fin sopra il vicolo dove abito. Ho un testimone. Ho dovuto dire: “Scusa, il bosco è arrivato fin qui a chiamarmi, devo andare.” Il bosco sta a non più di cinque minuti a piedi dalla cascina in cui vivo. Spero quindi che i vigili saranno clementi. Ha molta acqua, proprio tanti ruscelli, e alberi, soprattutto castagni, e muschio tantissimo. Ci sono anche gli ontani bianchi. E le querce. Poi in primavera ha avuto tanti fiori e foglie da smarrirsi, quasi non lo riconoscevo, perché sono arrivata che era ancora inverno. D’estate è stato zeppo di zanzare e tafani, è stata dura non frequentarlo per un po’, poi ho deciso di portarmi uno zampirone e di  sventolarmelo davanti alla faccia e alle spalle, un po’ faticoso, ma me la sono cavata. Ho visto un sacco di animali finché noi umani dovevamo sparire in casa, ho visto: rospi e ramarri, una cerva, vari cerbiatti, cinghiali e cinghialini, un ratto, volpi, aironi, poiane, ghiandaie, cornacchie e...

Giorno 29 / Bosco

Ho fotografato, da lontano, un bosco all’ora del tramonto. Rapita al rosa intenso sopra le cime degli abeti, non mi ero accorta della macchia di luce  color fuoco che filtrava tra il folto degli alberi. Aveva la forma di un cuore. Meraviglia e paura, terrore e incantamento, così batteva quel cuore dentro il cuore del cuore del bosco. Predatori e predati, carnefici e vittime, streghe e giganti, lupi, civette, piccoli aiutanti magici, tronchi cavi e casette segrete. Orrore o riparo? Di ognuno, e di ogni cosa, un cuore batteva.   Ma più forte di tutti, il nostro batteva. Avventurosi e impauriti fermi sul limitare, sulla soglia, spaccati: inseguire la luce o consegnarci all’ombra? impauriti e avventurosi, il respiro trattenuto, nel doppio movimento, e ammonimento: “Entra! Non te ne pentirai!” “Scappa! O te ne pentirai!” Me lo chiese di colpo il bambino, cosa volesse dire quella parola: Bosco, e dovetti riflettere un istante, perché la consuetudine mi avrebbe fatto rispondere “deriva dal latino, oppure dal greco” e invece no, l’italiano ha selve, e foreste, e il boscus certo, dal latino medievale ci è passato, bos come di legno, ma la parola veniva di là, dalle nordiche...

Accendere le speranze / Gli alberi e le parole di Tiziano Fratus

Il primo articolo della Dichiarazione dei diritti dell’albero proclamata quest’anno al Parlamento francese recita: “L’albero è un essere vivente fisso che, in proporzioni comparabili, occupa due ambienti distinti, l’atmosfera e il suolo. Nel terreno si sviluppano le radici, che catturano l’acqua e i minerali. Nell’atmosfera cresce la corona, che cattura l’anidride carbonica e l’energia solare. Per questo, l’albero svolge un ruolo fondamentale nell’equilibrio ecologico del pianeta”. Di questo miracolo della natura è appassionato Tiziano Fratus, scrittore, fotografo, naturalista, cercatore d’alberi. Guardo le sue fotografie, tutte realizzate in un severo ma luminoso bianco e nero. In un mondo sull’orlo del precipizio di cambiamenti climatici forse irreparabili, i suoi alberi, i suoi saggi e le sue poesie sono una salvifica distrazione per la mente, un universo parallelo, da esplorare senza fretta.      Nei libri annoda conoscenza naturalistica, evidente nei saggi, con un meditare che al sapere aggiunge profondità, coscienza e responsabilità. Dalle pagine e dalle fotografie traspare l’invito ad andare a vedere, a camminare e riflettere in mezzo ai pini...

Montevaccino / Paesi e città

Sono salita a Montevaccino dopo molti anni per delle mie ragioni segrete, diciamo per sciogliere un incantesimo. Il paese è a mezzacosta sul Calisio, il monte detto anche Argentario. Rispetto alle montagne “serie” questo è un monticello di poco conto, ma è un luogo misterioso e inospitale, coperto da boschi irregolari, bucato da forre, grotte, miniere d’argento abbandonate da centinaia di anni e piccole cave. Io sono nata lì, concepita su un plaid verde rosso e nero in una qualche radura in mezzo al bosco.   Montevaccino sta alle spalle di Trento, in cima a una strada che non porta da nessun’altra parte. Se hai meno di 14 anni ci arrivi solo con il bus numero 10, quello dei “selvaggi” che andavano a scuola alle Missioni Africane (ora sede del quotidiano L’Adige), che ancora oggi termina le corse alle otto di sera. Trent’anni fa c’erano solo una ventina di vecchie case di pietra, rappezzate col cemento, la lamiera e l’“onduline”. Da Trento ci si va anche d’inverno per fare la passeggiata domenicale dell’ultimo minuto, quando si è troppo pigri o troppo presi per organizzare alcunché, sono le due e mezza e il sole sta già tramontando oltre la Paganella.     Ci porto...

Pedalando verso casa

Le fontanelle rappresentano in questa storia le tappe di un faticoso ritorno a casa. Siamo sulla bellissima pista ciclabile della valle Seriana, che in poco più di trenta km collega Bergamo a Clusone. Racconto l’ultimo tratto, quello con le pendenze più significative, perlomeno per le gambe di un cinquantacinquenne che deve riportare a casa i suoi 75 kg. Già, perché il cittadino di Bergamo che percorre la ciclabile, quando torna a casa si ritrova in discesa; per noi dell’Altopiano, invece, il ritorno coincide con la salita… E in effetti, i primi otto km in discesa all’andata, verso il fiume, sono puro piacere: sui bordi erbosi della pista pascolano cavalli e qualche mucca, che osservano un po’ perplessi l’andirivieni dei pedalatori. Ti senti in armonia, le montagne d’intorno ti sorridono, le gambe girano che è una meraviglia. Poi arrivi sul fondovalle, il Serio scorre sulla tua sinistra, ti godi lo scroscio dell’acqua fra i massi, lo sentite? Arrivi alla fontanella fra Casnigo e Pontenossa (vedi foto 1), è in legno d’abete come tutte le altre, le producono in Alto Adige; ti...