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calcio

(40 risultati)

Ricomincia il campionato di calcio / Cristiano Ronaldo: umano e inumano

Se penso a Cristiano Ronaldo mi vengono in mente due cose: il ghigno beffardo e gli orecchini di diamanti, grazie a lui assurti a must have per ogni calciatore, anche se nessuno ancora è sceso in campo con gioielli di simile caratura e purezza, ammirabili anche dagli spalti.  Ricordo bene quel paio di orecchini perché, quando l'ho visto giocare al San Paolo di Napoli, il loro bagliore, quasi accecante, sembrava contrastare l’illuminazione dello stadio, ricreando un effetto da scontro epico tra supereroi, al cui termine c’è il contrasto tra due fasci di luce di diversa consistenza e diverso colore, per un po' in equilibrio tra loro finché uno dei due soccombe, decretando il dominio del vincitore con la completa sovrapposizione della sua energia, visibile e palpabile.  Al suo ingresso in campo, Cristiano Ronaldo ha illuminato di luce riflessa 60mila persone, accedendosi di fuoco freddo, l’unico elemento glaciale in campo, perché lo sfottò della vulcanica tifoseria napoletana, nota per essere il dodicesimo uomo in campo, lo aveva irritato a tal punto da fargli sbagliare i tiri più facili, costringendolo a gesti di stizza seguiti da una mediocre performance in campo, una...

Magliette / Apologia dell’animalier: Kombat 2019

Kombat 2019 – la nuova maglia SSC Napoli per la stagione 2018/2019 – ha acceso il fuoco della guerra, per citare la frase dedicata dai media giapponesi alla nazionale di calcio dopo la storica vittoria contro la Colombia. La guerra non è solo quella inscritta nel nome – combat vuol dire combattere, e credo che tutti si ricorderanno del picchiaduro leggendario Mortal Kombat – ma, come ho già scritto altrove relativamente alla maglia Camo Fight, possiamo pensare, per estensione di significato, a un confronto bellico dalla durata di 38 giornate, le singole battaglie, per conquistare l’Italia e l’Europa. La fase di preparazione alla guerra consiste nell’approvvigionamento necessario alle operazioni militari come armamenti, combattenti e, ovviamente, divise, ovvero quei metri di stoffa in cui è racchiuso un intero sistema di valori di un popolo, una maglia sostenuta, incitata, sognata, che equivale all’amore e alla vita.    Una maglia che non serve solo a coprire e a identificare, ma anche difendere la città, proprio come mostra la graphic novel animata ambientata in uno scenario apocalittico, una Napoli deserta e in rovina – con tanto di nave colata a picco in prossimità di...

Luca Pisapia, Uccidi Paul Breitner / Gioca come se stessi segnando per un gelato

«Ma nel calcio come nella vita non c’è nulla di romantico.»   Colombia – Inghilterra, ultimo ottavo di finale di questi strani Mondiali di calcio, è finita mezz’ora fa. Un’altra partita mediocre che segue una lunga serie di partite mediocri. Se pensiamo alla bellezza del gioco, ci accorgiamo che è uno dei peggiori campionati del mondo a cui abbiamo assistito; ma la bellezza e il divertimento non significano sempre la stessa cosa. Considero Russia 2018 un torneo divertente, a dispetto del gioco; forse perché l’Italia non partecipa e mi permette di guardare le partite e di immaginare gli abbinamenti successivi in maniera più rilassata, oppure perché stanno capitando un sacco di risultati a sorpresa (anche se la sorpresa quando si parla di calcio è sempre relativa) o comunque decisi all’ultimo secondo. L’Inghilterra pareva aver vinto fino a quasi al novantesimo, con un calcio di rigore realizzato da Harry Kane, unico gol di una partita brutta, bloccata, fallosa, dove il numero dei tiri in porta è stato prossimo allo zero; e invece, il difensore della Colombia, Mina ha pareggiato – realizzando il suo terzo gol in questo mondiale – con un perfetto colpo di testa su calcio d’angolo...

Knowing the Score / L’insostenibile leggerezza dello sport

La ‘filosofia del frivolo’ (del vino, della moda, del telefonino…) risale almeno agli anni Sessanta, quando diversi intellettuali cominciarono a trasgredire le barriere tradizionali fra cultura alta e bassa. Nell’arco di pochi anni Heidegger che medita sull’essere camminando solitario nella Foresta Nera, o Wittgenstein rinchiuso nella baita affacciata sui fiordi norvegesi diventarono icone del passato. Il filosofo serioso che si vanta di non ascoltare musica pop o di non seguire il campionato di calcio viene oggi visto (giustamente) come uno snob indifferente alla cultura e alla società del suo tempo.   Fra i best seller della filosofia del frivolo spiccano diversi libri dedicati allo sport. L’ultimo della serie, Knowing the Score (Basic Books, 2017), è stato scritto da un filosofo noto e rispettato, David Papineau, autore di numerosi articoli e libri sul realismo scientifico, il naturalismo, e la filosofia della mente. Papineau è particolarmente tagliato per scrivere un libro del genere: tennista, giocatore di cricket, golfista, velista e surfista indefesso, scrive con l’entusiasmo dell’amatore, senza peraltro soffrire di preconcetti nei confronti dello sport...

Restare o diventare bambini / In strada con il pallone

Pubblichiamo alcuni contributi sul tema dell'infanzia legati alla XIII edizione di Torino spiritualità (21-25 settembre 2017). Qui il programma. Riprendiamo oggi un testo di Franco Arminio su uno degli oggetti dell'infanzia di noi tutti, o quasi.   Giocavo a pallone. Era una cosa che facevano quasi tutti i bambini. La differenza che giocavo insieme agli altri e giocavo anche da solo. Anche questo accadeva a qualche altro bambino, ma il mio era un giocare a oltranza: quando il tempo era brutto giocavo in casa mia e la palla diventa un tappo di bottiglia. Giocavo tra la porta d’ingresso e quella della cucina, nella stanza dell’osteria dove mangiavano i clienti più intimi. Ce n’era uno a cui dava particolarmente fastidio la mia ossessione. Diceva che lo avevo fatto esaurire. Quando si impiccò nella sua casa un po’ mi venne il pensiero di aver contribuito alla sua scelta.   Il pallone in casa mia era subito dietro la porta, nel portaombrelli o sulle casse di birra. Lo prendevo e uscivo a tirare calci sul portone verde di zia Caterina. Lei stava affacciata alla finestra, sembrava non gradire i miei calci contro il suo portone. Cinquanta metri più sopra c’era la curva dove...

Come i simboli orientano la politica / La crisi brasiliana spiegata con il calcio

Dal 7-1 al Muro di Brasilia   Il 17 aprile 2016 è una data che entrerà nei futuri libri di storia brasiliana. In diretta televisiva nazionale, sull’eco dei cori dei manifestanti pro e contro il governo divisi da un muro montato al centro della Esplanada dos Ministerios di Brasilia, la Camera dei Deputati ha votato per dare continuità al processo di impeachment della presidente Dilma Roussef, rieletta nell’ottobre del 2014 per il Partito dei Lavoratori (il PT di Lula).    Avvolta in bandiere verde-oro, la maggioranza ha votato “SI” in nome di Dio, della famiglia, del popolo brasiliano e di gente come Carlos Brilhante Ustra, colonnello che torturò Dilma durante gli anni del regime militare. Giustificazioni astratte e “fuori luogo”, insomma – per usare un eufemismo –, che nulla avevano a che vedere con le reali ragioni del processo, riguardanti le responsabilità di Roussef in una serie di presunti trucchi al bilancio del 2015.  Nel percorso che ha portato all’istituzionalizzazione di quella che è forse la più drammatica crisi politica post-dittatura, i media hanno svolto un ruolo centrale. Da semiologo che ha potuto seguire da vicino il corso degli eventi, vorrei...

La storia di Gianni Brera

“Io triumphe, avventurata Italia”. Così Gianni Brera celebrava, il 13 luglio 1982, il terzo campionato del mondo vinto dalla nostra Nazionale. Era anche un trionfo personale perché fu l’apoteosi del calcio “all'italiana”, una categoria critica inventata dallo stesso Brera, meglio noto come “contropiede”, altro neologismo di conio breriano. Il giornalista aveva allora 63 anni, scriveva per «Repubblica», ed era considerato il principe dei cronisti sportivi. Sarebbe vissuto altri dieci anni, ma quello fu lo zenith di una carriera cominciata oltre quarant'anni prima e proseguita, con meno smalto, dopo il 1982.   Dopo di allora cambiò il calcio con l'arrivo sempre più massiccio degli stranieri, le novità (positive e negative) portate dal Milan di Berlusconi e Sacchi, ma forse lo stesso Brera pagò il dazio di una vita vissuta senza risparmio.   Classe 1919, figlio di un sarto povero di area pavese inurbato a Milano, dopo la maturità scientifica si laurea in Scienze Politiche a Pavia, – si veda l'ottima voce sul DBI. Un accidentato percorso di guerra...

Gli anni di Beppe Viola

Beppe Viola è morto nell’ottobre 1982. Avrebbe compiuto 43 anni da lì a pochi giorni e da allora è molto rimpianto da un gruppo ristretto, ma non troppo, di fedelissimi. Erano passati tre mesi dall’incredibile vittoria nel Mundial spagnolo che aveva spazzato via gli anni neri della prima Repubblica e inaugurato i nostri anni Ottanta. Ora che torna in libreria Vite vere compresa la mia (Quodlibet, 17 euro), con la copertina originale di Altan, una simpatetica introduzione di Stefano Bartezzaghi e la scrupolosa curatela di Gino Cervi, ci si può chiedere le ragioni per cui resiste il mito di un giornalista sportivo diverso dagli altri, ma che ormai ricorda solo chi ha passato i 40 e anche da un po’. Il libro raccoglie e integra la rubrica che Viola teneva su «Linus», rivista allora diretta da Oreste Del Buono (poi da Fulvia Serra) che l’aveva resa più politicizzata rispetto alla direzione del fondatore Giovanni Gandini. Viola, con i suoi pezzi surreali e divaganti, è in realtà più vicino a Gandini che a OdB e la politica entra soprattutto come costume. Ad esempio quando gli fanno l’esame...

Working class hero: Maurizio Sarri

Nel 1970 John Lennon cantava “a working class hero is something to be”, un brano che, tra le tante critiche e interpretazioni, è sostanzialmente un inno dei lavoratori, uno sprone a non fare intrappolare le aspirazioni nelle catene dei condizionamenti sociali. Bisogna essere un vero eroe dei lavoratori per scalare la piramide del calcio italiano senza aver percorso l'iter canonico e giungere alla vetta nella squadra della propria città natale, Napoli, per cui tifava da bambino, scalzando nomi risonanti e sostituendo il re di coppe Rafa Benitez. È la storia di Maurizio Sarri, figlio di operai, cresciuto a Figline Valdarno, ex calciatore dilettante ed ex bancario, che ha rinunciato a posto e stipendio fisso per allenare squadre di calcio, partendo dal gradino più basso, dalle categorie del campionato dilettantistico.   Parlare di un eroe dei lavoratori nel calcio può sembrare paradossale, soprattutto negli ultimi tempi in cui anche le famiglie più danarose d'Italia si tirano indietro dinanzi ai petroldollari e a calciatori che guadagnano trenta euro al minuto, ma la carriera di Sarri dimostra che a volte, perfino...

Messi(a)

Se lo chiedeste, e potesse rispondervi onestamente, qualsiasi allenatore e giocatore di calcio vi direbbe che l’unico modo per contenere Lionel Messi è marcarlo a uomo. Più precisamente fargli la gabbia, con due, meglio tre, marcatori. Non per annullarlo, renderlo inoffensivo, ma solo per tenerlo fermo per un po’. Si può provare a contenere il Barcellona, come squadra, attaccando: ci ha provato la Juve nella finale di Champions League del 6 giugno 2015, almeno per qualche intervallo di gioco. E così si può anche vincere, ma a memoria d’uomo ci è riuscito soltanto il Real Madrid di Ancelotti in qualche clasico (la sfida tra le due massime squadre spagnole), e il Bayern Monaco nelle semifinali di Champions League del 2013.   Nella maggior parte dei casi si può vincere con il Barcellona soltanto con una difesa strenua e asfissiante: il Milan (20 febbraio 2013), l’Inter (28 aprile 2010), il Chelsea (18 aprile 2012). E non è sufficiente cercare di rendere inoffensivi gli altri giocatori, per impedire l’innesco inesorabile del tiki-taka (ma noi preferiamo la versione originale, onomatopeica, del...

Contro il calcio

Il calcio è un’infezione diffusa con insinuante pervicacia in parti esorbitanti del lutulento e immane corpo sociale. Che attualmente non ci siano rimedi non è una valida ragione per eludere il problema, la cui unica soluzione sarebbe quella, radicale, di abolire per legge la pedestre attività. Ridotto agli spazi illuni della clandestinità forse il calcio potrebbe tornare ad essere uno sport, e potrebbe, con dosata cautela e trascorsi almeno cinque decenni, di nuovo essere concesso ai meno compromessi tra i praticanti.   Ma per il momento ci vorrebbe l’occhiuto intervento di una polizia sportiva che illiberalmente sequestrasse palloni, distruggesse i campi (soprattutto quelli con l’orripilante fondo sintetico), costringesse giocatori e allenatori nei propri appartamenti, soffocasse le tifoserie, spegnesse le pay tv, oscurasse le trasmissioni di commento figlie del “Processo” biscardiano, chiudesse i giornali specializzati. Solo allora, dopo le nevrosi dei primi mesi, dopo le fiacche dell’astinenza coatta, dopo i monastici esercizi di resistenza alla tentazione, i più si accorgerebbero dell’entit...

Figli calciatori

Arriviamo al campo che non sono ancora le 8 e 30. È domenica, e la giornata sembra buona, solo qualche nuvola di passaggio. Oggi, in una desolata plaga brianzola inopinatamente sottratta al cemento, si disputa l’undicesima edizione del torneo di calcio “Estate in campo”, riservato alla categoria pulcini 2003. Al torneo sono iscritte più di trenta squadre, che si dovranno affrontare in due giorni di gara.   Accompagno Francesco, mio figlio, che mi sembra più eccitato del solito. Si è messo in testa che questo è uno dei “tornei che contano”. Non appena superiamo la rete che delimita la struttura, perdo il contatto con lui. Se ne va con la squadra, che entra nella zona riservata ad “atleti e dirigenti”. Oltre quella linea nessuno può transitare. Un ragazzotto dallo sguardo vacuo si incarica di fermare chiunque abbia idea di farlo. Una mamma ansiosa viene respinta con un certo disappunto. Servono maniere più decise per far capire ad un uomo anziano che lì dentro ci stanno solo quelli dello “staff”. Posizionato a fianco della rete che delimita una delle quattro aree...

Ricomincia il campionato e, poi, la scuola

Abdi sembra un ragazzino come tanti; sullo sfondo ancor prevalente di visi pallidi i colori non destano ormai più particolare attenzione e curiosità. Eppure, parlandoci a quattrocchi per allenarlo alla nuova lingua, si scopre che nel suo paese c’è stata fino a ieri la guerra civile: le camionette dei militari con mitragliatrici innestate hanno invaso il suo quartiere ed ha visto ammazzare la gente per strada. Con la mamma s’è chiuso in casa un sacco di tempo, le provviste in progressivo calo ed il padre che gli telefonava dall’Italia tutti i giorni. Ciò mentre con filmati sulla trincea e la voce di vecchi partigiani si cerca di rendere reale qualcosa del genere ai suoi compagni di classe. Ciò mentre uno di loro da mesi non viene più a scuola perché ha paura che la madre in sua assenza una bella mattina se ne scappi lontano. I racconti di Abdi per ora li tengo da parte, in attesa di utilizzarli appunto per tentar di forare la bolla di rosso virtuale che avvolge i suoi compagni fruitori di sparatorie da playstation. E dunque non è questo a segnare in lui la differenza. Piuttosto, ad osservarlo con...

GUIDA A EURO 2012 | Italia - Spagna

FINALE (FINALE, CAZZO, FINALE) 1 luglio 2012     Italia – Spagna ****     Diciamo subito che non ci pronunciamo. A volte il pudore vale più della scienza (initium sapientiae timor eccetera eccetera). E poi di scienza, ci sembra sufficientemente provato che non ne abbiamo troppa. Quindi potremmo parlare d’altro, di come cuocevano i mattoni gli Assiri, del perché il Paraguay dichiarò guerra contemporaneamente al Brasile e all’Argentina, degli Yazidi e di come il diavolo (ma non è il diavolo, direbbero gli yazidi) pianse talmente tanto che spense le fiamme dell’inferno, oppure preoccuparci di Sandrino Mazzola e del perché alla RAI non lo lascino in pace a giocare a tresette a chi fa meno, in canottiera, nel suo ospizio di Paderno Dugnano. Invece, anziché menare il torrone a vanvera, valutiamo almeno gli argomenti a favore e contro, così, senza trarre giudizi.     Contro:   - tanto per cominciare non si sa mai; - sono più forti; - la Spagna non si dimenticherà di marcare Pirlo; - non sono moralmente fragili come i tedeschi (questi...

EURO 2012 | Italia – Germania

SEMIFINALI 28 giugno 2012     Italia – Germania ****   N. B. 1: Bravo Portogallo. Quello che doveva fare l’ha fatto. Non ha funzionato, ma non c’è nulla da rimproverare. N. B. 2: Se per caso l’Italia passa – cosa che non crediamo, vedi sotto – gli dei del calcio provvederanno a ricordare alla Spagna il comodo e ragionevole 2–2 che si sono rifiutati di mettere in scena con la Croazia.   Veniamo alla partita. Si tratta di un problema metafisico che si potrebbe riassumere così: superstizione contro statistica. La statistica dice Germania, la superstizione invece – pensa te – dice Italia. Infatti nella fasi finali di Mondiali ed Europei, la Germania non ha mai – mai! – battuto l’Italia. I precedenti fondamentali sono fin troppo noti per ricordarli (4–3 nella semifinale di Messico ‘70, 3–1 nella finale di Spagna ‘82 (guardate come batte la punizione Tardelli con Oriali ancora in ginocchio sul primo goal di Rossi! Quanta scienza!) e infine 2 – 0 nella semifinale di Germania 2006) e tutti dicono Italia. Difficile che duri cos...

EURO 2012 | Spagna – Portogallo

SEMIFINALI 27giugno 2012     Spagna – Portogallo ****   Dai che è la volta buona che gli spagnoli se vanno a casa! Ai mondiali di due anni fa la Spagna sconfisse il Portogallo negli ottavi (1–0 con un goal al termine di un’azione stupenda Iniesta – Xavi – Villa). La partita però non fu facilissima per gli spagnoli: il Portogallo ebbe alcune occasioni sullo 0–0 ma poi non fu in grado di reagire al goal degli avversari. Stavolta crediamo che le cose andranno diversamente. Il Portogallo sembra più tonico della Spagna, e Paulo Bento ha messo assieme una squadra più umile di quella di due anni fa. Bento non cambierà gli undici che ha schierato regolarmente fin qui. Il Portogallo giocherà con grande cattiveria, anche picchiando gli spagnoli (che è il modo storicamente più efficace per batterli). Se Cristiano Ronaldo saprà sfruttare le pochissime occasioni che gli capiteranno e soprattutto se ne saprà produrre per i centrocampisti (se segna il Portogallo, è probabile che sia proprio coi centrocampisti, oppure su palla inattiva) e se i...

EURO 2012 | Spagna - Francia

QUARTI DI FINALE 23 giugno 2012     Spagna – Francia ***   Bella partita. Da vedere. Riedizione della finale di Euro ‘84 che vide gli allora padroni di casa vincere sugli spagnoli con un secco 2-0 (Platini, Bellone) di fronte ad un imbarazzante Arconada, che pur giocando bene per tutto il torneo, è ricordato principalmente per l'allucinante errore commesso in finale, quando si fece scivolare la palla sotto la pancia, dopo aver parato una – peraltro non irresistibile – punizione di Platini. Quel gol è conosciuto in Spagna come il gol di Arconada. Nella premiazione della finale di Euro 2008, il terzo portiere della selezione spagnola, Andrés Palop, vestì la maglia di Arconada in omaggio all’ex portiere e capitano della nazionale. Intervistato, Palop disse: “si merita un omaggio importante, ho avuto l’opportunità di ricevere la sua maglia, l'ho portata e mi ero ripromesso che se avessimo alzato la coppa l'avrei indossata, perché storicamente è ricordato per una sua papera...”. La Francia è squadra dal doppio volto,...

EURO 2012 | Grecia - Germania

QUARTI DI FINALE 22 giugno 2012     Grecia - Germania **   Probabilmente avrete letto di questa partita in termini politico/economici: diseredati greci contro aguzzini tedeschi eccetera. Scrivere male è facile e si fa sempre in tempo. Non qui. Per noi il calcio è più scienza che letteratura e alla fine il fatto è che la Germania è troppo più forte. Inoltre starà tremendamente attenta (sarà un primo tempo bruttissimo). Alla fine è solo una partita di calcio, e di certo se anche la Grecia vincesse (?), la Merkel non aumenterebbe le pensioni ai vecchi (fannulloni) greci. E questo vale anche nel passato: Maradona ha solo sconfitto Shilton, non la Thatcher (purtroppo). Pronostico: Germania. Primo tempo/ finale: Pareggio/ Germania è dato a 4. 1 – 0 secco per la Grecia (unico risultato che possiamo lontanamente immaginare possibile nel caso dovessero passare i greci) è dato a un invitante 21, ma non succede.     Il diario del Colonnello Lobanovsky è fatto da Matteo Ardente, Lorenzo Laura, Giacomo Summa, Pier Paolo Tamburelli e Pietro Vallone...

EURO 2012 | Rep. Ceca - Portogallo

QUARTI DI FINALE 21 giugno 2012     Rep. Ceca - Portogallo **   Partita interessante ma non imprescindibile, potete anche non vederla, ma con questo caldo starsene a casa con il ventilatore sparato addosso e bersi una bella birra non fa mai male. La Repubblica Ceca ha mostrato di essere veloce e concreta, senza individualità di spicco ma con una mentalità da squadra cinica. Ha iniziato male ma poi ha dimostrato di essere superiore – e non era difficile – alle altre squadre del girone, un po’ come Adriana alla fine di Rocky, quando scopre di non essere un cesso. Il Portogallo ha un’ottima squadra fatta di tanti buoni giocatori e di un fuoriclasse, Ronaldo, tra i più antipatici che esistano sul pianeta, ma comunque un fuoriclasse. Fin qui, è l’unica squadra che, pur schierando sempre gli stessi undici, ha dovuto affrontare partite tatticamente diversissime e ne è sempre uscita a testa alta (anche con la Germania, con cui avrebbe meritato il pareggio). La compattezza e la duttilità sono fondamentali in un torneo breve e il Portogallo, che ha buoni cambi e ha trovato anche...

EURO 2012 - Considerazioni al termine della fase a gironi

Vediamo un po’ di valutare cosa è successo fin qua e di capire cosa potrà succedere. Quanto alle nostre tanto disprezzate previsioni, pur scommettendo ciecamente sull’impresentabile Irlanda e ideologicamente contro la detestabile Spagna, abbiamo pur sempre indovinato la metà dei risultati, tra cui tutte – tutte! – le partite dell’Italia (tra l’altro prevedendo anche il risultato esatto, a parte la partita con la Croazia). Tra i suggerimenti inascoltati che vi avrebbero resi ricchi, anche i ghiotti over di Portogallo – Danimarca e Inghilterra – Svezia. Comunque, detto questo, resta che non abbiamo capito tre cose: che l’Olanda non era una squadra di calcio, che la Grecia è davvero imprevedibile, e che Ibrahimovic è persino più sfigato di quanto non credessimo.     Nel dettaglio:   Girone A:girone dei matti, forse lo si poteva capire dalla prima giornata: ancora una volta la Grecia, guastafeste come nel 2004 in Portogallo. Ancora un grande Karagounis (forse se vince anche questo Europeo gli danno il pallone d’oro che gli spettava di diritto otto anni...

EURO 2012 - Dodicesima giornata

DODICESIMA GIORNATA 19 giugno gruppo D   N. B. Le partite dell’ultima giornata sono in contemporanea, quindi ne potete guardare solo una, oppure guardarne dei pezzi oppure comprarvi due televisori (moderatamente sconsigliato).     Francia – Svezia **   Da vedere, dato che quasi certamente la Francia è la prossima avversaria dell’Italia. La partita non promette nulla. La Svezia, matematicamente eliminata, sarà già in vacanza. Il suo allenatore, che nelle due partite precedenti, ha sparso i giocatori nel campo con lo stesso criterio con cui un ubriaco potrebbe parcheggiare undici macchine nel parcheggio deserto di San Siro, difficilmente riuscirà a motivare i suoi proprio ora che tutto è perduto. La Francia, che ha nettamente battuto l’Ucraina nella partita con il più bel temporale della storia degli Europei (un temporale apocalittico perfettamente centrato sul catino dello stadio, come quello dell’acquerello di Dürer), giocherà con cautela, senza stancarsi, ma cercando comunque di vincere per evitare la Spagna e giocarsi un comodo quarto con l’...

EURO 2012 – Undicesima giornata

UNDICESIMA GIORNATA 18 giugno gruppo C     N. B. Le partite dell’ultima giornata sono in contemporanea, quindi ne potete guardare solo una, oppure guardarne dei pezzi oppure comprarvi due televisori (moderatamente sconsigliato).     Spagna – Croazia **   Si presume che tutti guardino Italia – Irlanda. Ora riguardo a Spagna – Croazia, la questione sembra essere se Spagna e Croazia vogliano in qualche modo pervenire al 2–2 che le qualifica matematicamente entrambe. Ora, se vediamo la cosa all’interno della logica puramente utilitarista che il capitalismo ci ha insegnato ad accettare per buona, non si capisce perché Spagna e Croazia debbano spararsi alzo zero nei coglioni e rischiare di non andare avanti nel torneo o di ritrovarsi più avanti a dover nuovamente giocare contro l’odiosa Italia. La mano invisibile ha già scritto 2–2. Che poi non ci sembra certo la cosa peggiore che la mano invisibile ha fatto negli ultimi duecentocinquanta anni e non si capisce perché mai ci si debba scandalizzare particolarmente (che la moralizzazione del mondo debba cominciare...

EURO 2012 – decima giornata

DECIMA GIORNATA 17 giugno, gruppo B     N. B. Le partite dell’ultima giornata sono in contemporanea, quindi ne potete guardare solo una, oppure guardarne dei pezzi oppure comprarvi due televisori (moderatamente sconsigliato).     Germania – Danimarca   **   Viene in mente il 26 Giugno 1992, a Goteborg, quando, contro ogni pronostico, la cenerentola Danimarca batte i  campioni del mondo con un secco 2 - 0 (Jensen, Vilford ) e vince l’Europeo. Cosa dire di questa partita? Tecnicamente, visto cosa ha fatto fin qui, la Germania non avrebbe problemi a vincere e chiudere con tre vittorie su tre ma... vuoi mettere la bellezza di eliminare in un colpo solo Olanda e Portogallo, qualora i lusitani guidati dall’impomatato CR7 non dovessero vincere (come è peraltro probabile)? E soprattutto il pareggio elimina matematicamente l’Olanda, alla cui partecipazione alla seconda fase del torneo i tedeschi non tengono molto. La Germania, che forse all’ultimo mondiale ha giocato troppo bene troppo presto, stavolta farà riposare un po’ di titolari e non si dannerà l’anima per...

EURO 2012 – Nona giornata

NONA GIORNATA 16 giugno gruppo A     N. B. Le partite dell’ultima giornata sono in contemporanea, quindi ne potete guardare solo una, oppure guardarne dei pezzi oppure comprarvi due televisori (moderatamente sconsigliato).     Grecia - Russia * Ammettiamo che la Russia batta la Grecia (la Grecia potrebbe in via del tutto teorica ancora qualificarsi, se batte la Russia, ma è una situazione pressoché disperata, che costringerà i greci ad attaccare, cosa che non fanno dai tempi di Alessandro Magno e quindi a scoprirsi e alla fine a perdere), quindi: guardate l’altra partita! Russia vincente è data a 1,70, ma è veramente una scommessa da sfigati. Il 3–1 dei russi a 15 sembra interessante.     Rep. Ceca - Polonia ** Questa sarà una bella partita. La Polonia può solo vincere mentre alla Repubblica Ceca potrebbe bastare un pareggio, sempre ammettendo che la Russia batta o pareggi con la Grecia.  La Polonia non gioca un calcio offensivo, ma ci dovrà provare spingendosi in attacco e questo renderà vulnerabile la sua difesa. I cechi...