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covid-19

(48 risultati)

La scuola allo specchio

Non è agevole orientarsi nelle attuali politiche educative. In un contesto segnato da un Ministero sub iudice per ‘irrilevanza politica’, dal contrasto tra normative regionali sulle chiusure delle scuole e delibere di riapertura dei Tar locali, non resta l’auspicio che l’ottimismo della volontà prevalga sul pessimismo dell’intelligenza. Gli ultimi mesi, inevitabilmente, sono stati caratterizzati da un’egemonizzazione del dibattito sulla scuola da parte di epidemiologi, virologi, matematici e fisici, impegnati, ciascuno secondo le proprie competenze, a produrre modelli previsionali e ricerche, peraltro dai risultati non univoci, sull’impatto della filiera scolastica nella trasmissione del virus. Dopo un lungo e assordante silenzio, si registra una presa di posizione di sociologi, pedagogisti, psicologi indispensabile per bilanciare la medicalizzazione discorsiva attuale. In tale cornice non si può non segnalare l’acquiescenza con cui il corpo docente, legittimamente spaventato, amareggiato, macerato a lungo nella disillusione, ha accettato di sopportare lo iato tra retorica della centralità del capitale umano e l’assenza di politiche coerenti a promuoverlo, delegando a sparuti...

Capire meglio le informazioni visive / Come i grafici mentono

Nel novembre scorso il tasso di crescita dei prezzi in Italia è stato negativo, pari a -0,3 per cento rispetto a 12 mesi prima. Il tasso di crescita era stato -0,6 in ottobre. La variazione dei prezzi era stata negativa anche a settembre. Tra amici abbiamo iniziato a discutere se fosse opportuno pubblicare una figura sul fenomeno; o se bastassero le parole. La discussione si è complicata quando uno di noi ha iniziato a leggere questo libro. Alberto Cairo è un giornalista, progettista di grafici, docente di corsi universitari di visual journalism. Il libro parla appunto di giornalismo visivo, una disciplina che utilizza soprattutto immagini: fotografie, info-grafiche e grafici. È un giornalismo indirizzato a un lettore sempre più frettoloso, che vuole apprendere le notizie nel minor tempo possibile. È il giornalismo dell’era dell'informazione via web.  Un esempio a noi molto vicino di cosa sia il visual journalism ce lo fornisce Cairo, riportando un grafico sul Covid-19 apparso nel sito web del Washington Post il 20 marzo 2020. È un grafico famoso, in cui sono rappresentate due curve, che rappresentano la diffusione della pandemia in due ipotesi distinte: l’ipotesi di assenza...

Scienza e politica / La voce dei numeri e il silenzio degli uomini

La pandemia del 2020 ha avuto una conseguenza positiva: ha provocato una sorta di risveglio civile e individuale durante il quale problemi di natura etico-morale-politica, che si credevano ormai prerogativa della ricerca accademica, sono tornati protagonisti della discussione pubblica e privata. Giornalisti, scrittori, filosofi, scienziati e frequentatori di social e agorà virtuali hanno scoperto che è inevitabile dibattere sul senso della vita e sui valori in base ai quali si prendono le decisioni sia a livello personale che collettivo. Le grandi domande esistenziali: che cosa ha valore? Qual è lo scopo della politica? Chi decide e perché? Sono nuovamente attuali e non hanno più una risposta obbligata. Queste domande sono diventate urgenti perché, in conseguenza della pandemia, la società si è trovata a dover scegliere tra valori incommensurabili: salute o libertà, sicurezza o socialità, uguaglianza o economia. E queste alternative sono scelte esistenziali che non possono essere ridotte a calcoli amministrativi. Prima della pandemia, una costellazione di valori condivisi, storicamente assestata e implicitamente accettata dalla comunità dei cittadini, ha consentito di evitare...

La poesia dei commiati / Cees Nooteboom: Addio

Leggere Cees Nooteboom, in prosa, in poesia, gli articoli o i saggi, porta con una certa costanza a un viaggio circolare tra luoghi, tempi, spazi della vita; induce, pure, una costante eco tra tutti i suoi libri, richiami, rinvii, una istigazione a pensare, a una lettura attiva. Accade in particolar modo leggendo l’appena uscito Addio, con sottotitolo Poesia al tempo del virus, tradotto da Fulvio Ferrari per Iperborea, in cui sono pubblicate 33 poesie divise in tre parti composte da 11 testi ciascuna. Un ordine simmetrico che riflette la composizione delle liriche stesse: ognuna composta da tre quartine con un verso finale solitario, una chiusa epigrammatica, una sorta di epigrafe da cui risorge la poesia stessa nella pagina successiva. In questo contesto non guasta ricordare quanto Cees Nooteboom sia scrittore legato non tanto al viaggio quanto allo spostamento: un osservatore del luogo, che sia vicino a lui, il giardino oltre la finestra, o lontano da lui, in un altro paese come il suo amato oriente.   Il luogo e il tempo, il dove e il quando, sono elementi preponderanti nei suoi romanzi: ogni storia è fortemente collocata spazio-temporalmente e senza quella particolare...

Esercizi / Ricordarsi di vivere

“Sembra che dover rinascere sia condizione della vita umana; dover morire e risuscitare senza uscire da questo mondo”. Questa splendida considerazione di María Zambrano posta come epigrafe d’apertura, ispira l’ultimo libro di Laura Campanello, Ricominciare. Dieci tappe per una nuova vita (Mondadori, 2020, pp. 156).  Il tema è da tempo sulla bocca di tutti, specie all’indomani di crisi economiche, ambientali o esistenziali e, naturalmente, in questi mesi di pandemia e di sospensione delle abituali dinamiche che scandivano le nostre esistenze che in molti casi richiederanno, quando potranno tornare a scorrere più liberamente, di reinventare il proprio modo di stare al mondo. L’analista filosofa si propone non solo di riflettere su questa necessità con taglio biografico, partendo cioè dalla capacità di evidenziare le risorse presenti nella vicenda personale di ciascuno di noi, ma soprattutto di accompagnarci in un viaggio di consapevolezza in dieci tappe, per l’appunto (Perché ricominciare? Riconosci il momento giusto; ascolta la tua anima; riordina la tua vita; supera il lutto; fai delle scelte giuste; trova la tua via; diventa te stesso; comprendi i tuoi desideri; accetta la...

Ipotesi / Corea e Giappone: terza ondata

Digressioni. Un paio di vite fa mi trovavo in uno degli angoli più disgraziati del mondo, le baraccopoli che circondano Nairobi, a interrogare preti e santoni delle congregazioni religiose più strane. Ricordo la frase di uno di loro a spiegarmi quanto fosse importante la questione della malattia e della guarigione. Partiva da una domanda: siamo circondati dalle zanzare, tutte portano la malaria, tutti vengono punti più volte al giorno, e allora cosa fa sì che qualcuno si ammali, e qualcun altro no? La sua risposta portava su una china pericolosa: il rapporto con il mondo degli spiriti. Ma indicava anche, idea più interessante, il rapporto con la comunità che ti circonda. Nella buona sostanza diceva: non ti ammali se non sei solo. I riti di guarigione su cui si incernierano quelle sette sono partecipati da masse sterminate di persone, perché il fedele prova sollievo dopo una messa, con quella liturgia basata sull’appartenenza. E, insisteva il mio prete africano: il sollievo degli abbracci, delle cerimonie ristrette, del sapere che intorno a te c’è la comunità. Certo, le malattie che a suo dire trovano una cura sono quelle che noi, nel qui ora dell’Occidente ricco, definiremmo...

Diario americano / Che cosa dire a un complottista

Il 14 dicembre 2020 gli Stati Uniti hanno superato la soglia dei 300.000 morti di Covid, il vaccino Pfizer ha cominciato ad essere distribuito e i grandi elettori dei singoli stati hanno confermato che Joseph Biden ha la maggioranza necessaria per essere dichiarato presidente degli Stati Uniti. Tre fatti che da soli basterebbero a riempire molte pagine, ma mentre me li allineavo in mente stavo pensando a un recente servizio della CBS, un’inchiesta su coloro che hanno deciso di uscire dalla realtà condivisa e salire sulla navicella della realtà.2 proposta dal movimento QAnon.  Buona parte del servizio era una lunga intervista con un giovane nemmeno trentenne, sensibile, pacato, affabile, sinceramente convinto che il mondo sia dominato da una élite di pedofili cannibali (sì, anche cannibali) i cui capi vanno trovati nella dirigenza del Partito Democratico, nei grandi finanzieri e nei media. Donald Trump è l’unica difesa contro la cabala internazionale dell’élite globalista, e ora che la vittoria gli è stata sottratta con la frode la lotta continua perché si tratta di salvare il mondo. Lui, attaccato al suo computer tutto il giorno, promette di fare la sua parte senza tirarsi...

Il caso Agamben / Biopolitica del virus

Le prese di posizione sulla pandemia di Giorgio Agamben, ora raccolte nel volume A che punto siamo edito da Quodlibet, hanno suscitato stupore e irritazione. Gli si rimprovera, e non velatamente, l’adesione alla tesi della “dittatura sanitaria”. La semplificazione giornalistica delle tesi agambeniane è brutale e ingenerosa, tuttavia è un fatto che la piazza negazionista non ha avuto difficoltà a fare proprie le parole d’ordine di una una delle più raffinate, potenti e precise teorie filosofiche che la contemporaneità abbia prodotto. La questione sollevata da questo uso politico della filosofia è, a mio giudizio, enorme e va ben oltre i semplici confini della buona o cattiva ermeneutica. La questione, direi, è innanzitutto politica. Ciò che si registra, se guardiamo alle piazze della protesta, è infatti la singolare convergenza che si è venuta a creare tra la critica dell’ideologia neoliberale – dunque qualcosa di molto leftish nella sua genealogia intellettuale – e la mobilitazione di masse spaventate che delirano complotti orditi da élites sataniche e che sognano palingenesi fasciste. Non c’era certo bisogno del Covid perché si avviasse questo processo di cui l’Italia è stata...

Spalti vuoti / La scomparsa degli spettatori

Da qualche mese, le partite di calcio in Europa si svolgono all’interno di stadi che si presentano con le gradinate completamente vuote. Infatti, a causa della pandemia di Covid-19, gli spettatori non vengono più ammessi negli stadi. Non è la prima volta che questo fenomeno si presenta, ma in passato di solito si verificava occasionalmente e soltanto per ragioni di tipo disciplinare. Ora invece da mesi le partite di calcio sono prive di spettatori e vengono viste solamente dagli occhi delle telecamere. Le società calcistiche hanno inventato diversi stratagemmi per coprire almeno in parte lo spettacolo desolante delle lunghe file di sedie vuote, ma questi non sono in grado di mascherare completamente l’assenza di uno degli attori sinora fondamentali di una partita di calcio: il pubblico. Le partite però continuano a svolgersi regolarmente e ciò evidenzia con chiarezza che in fondo il sistema del calcio può anche fare a meno del suo pubblico. D’altronde, da tempo le entrate economiche che lo sostengono derivano, più che dai biglietti d’ingresso degli spettatori, dai diritti di trasmissione pagati dalle televisioni.    L’attuale assenza di spettatori nelle partite di calcio...

Modi del sentire / La pazienza, virtù non eroica

Un sentimento che la condizione tragica della pandemia evoca, e incessantemente invoca, è certamente la compassione, cioè la prossimità al dolore dell’altro, il dialogo assiduo con quel dolore. Un altro sentimento su cui il tempo della pandemia invita a riflettere è la pazienza, sentimento-virtù che nell’etimo, e per un lungo tratto della sua storia, ha a che fare anch’esso con il patire, con il prendere su di sé le forme del patire.  Dicendo della pazienza, o della compassione o di altri sentimenti, è sempre necessaria una premessa: ogni descrizione delle forme che un sentimento assume si muove su linee generali, essendo i modi del sentire talmente radicati nella singolarità dell’individuo da rendere approssimativa e appunto soggettiva ogni loro rappresentazione.    Con il diffondersi planetario del virus, e con il modificarsi dei modi di vita, di incontro, di relazione, un nuovo tempo si è dischiuso: un tempo sospeso, un tempo amaramente sospeso tra un prima che appare più che mai chiuso nella sua lontananza, e un dopo che accentua e approfondisce quel che già gli è proprio, cioè l’indeterminatezza, l’imprevedibilità, l’incertezza. Da una parte il passato si fa...

Strategie / La società che si difende dalla pandemia

Uno schema interpretativo della grande crisi in corso sfugge a gran parte degli analisti. Gli economisti sono i più sprovveduti: faticano a spiegare l’economia, figuriamoci di fronte a un evento in cui si sommano grandezze extraeconomiche, sociali, psicologiche, morali. Anche la psicologia vede solo l’aspetto del disagio personale, ma non lo ricomprende entro coordinate più ampie. Infine le scienze esatte misurano curve e andamenti, ma non colgono gli aspetti interpretativi, comportamentali, sociali che queste grandezze esprimono. Sarebbe necessario un modello circolare, come quello di seguito proposto, che in quattro tappe unisca fattori economici ed extraeconomici.     1 Massimizzazione del profitto e salute   Nelle attuali società del “capitalismo estremo”, di occidente e oriente, la massimizzazione del profitto individuale è un tabù intoccabile. Anche quando provoca squilibri estremi, alimenta crisi permanenti, causa disastri ecologici, favorisce eventi pandemici. Ad esso è subordinato ogni altro comportamento, individuale e soprattutto collettivo. Invece nelle società industriali classiche il perseguimento del massimo profitto si era fatto strada tra...

Nuove esperienze / Opera lirica: fenomenologia dello streaming

La normalizzazione del 7 dicembre alla Scala è la più recente tappa della lunga marcia dell’opera nel mondo flagellato dal Covid. L’inaugurazione della stagione milanese – da molto tempo un assai gonfiato rituale istituzionale e politico, economico e mondano, mediatico e solo marginalmente culturale – questa volta è stata inevitabilmente giocata in difesa. Operazione riuscita, se non altro nell’obiettivo di limitare i danni ai dati di ascolto: poco più di due milioni e mezzo gli spettatori davanti ai televisori, meno dei quasi tre milioni dell’anno scorso, però non troppo meno. Ma resta il fatto che questa volta l’evento era stato disinnescato fin dal momento in cui un importante focolaio fra le masse artistiche aveva costretto a rinunciare ad allestire – pubblico o non pubblico – l’opera di Sant’Ambrogio, che doveva essere Lucia di Lammermoor di Donizetti.   Il tentativo di salvare il salvabile è stato una corsa in salita: né più né meno quella a cui sono state e sono costrette molte Fondazioni lirico-sinfoniche, fermo restando che altrove, in qualche caso, a fare opera ci si è riusciti. Alla fine, per la prima volta da decenni, forse dalla fine della guerra, la primazia...

Robert Shiller, Economia e narrazioni / Michael Fagan e la regina Elisabetta

Come le narrazioni dell’economia diventano esse stesse economia. Nel senso che influenzano i comportamenti economici e ne guidano i cambiamenti. A questo tema Robert Shiller, vincitore del premio Nobel per l’economia nel 2013 (insieme a Eugene Fama e Lars Peter Hansen) dedica un libro, intitolato appunto Economia e narrazioni (Franco Angeli, 2020). Tra le quali l’economista statunitense non comprende, nella lunga trattazione, la più potente delle narrazioni attuali, quella delle serie tv. A una di queste ricorriamo per introdurre il suo libro. È una storia tratta da un episodio della quarta stagione della serie The Crown, nel quale si racconta di quando un disoccupato inglese, Michael Fagan, facendo breccia nella sicurezza di Buckingham Palace si intrufolò nella camera da letto della regina Elisabetta, la svegliò e le parlò. Cinque minuti in cui un cittadino qualsiasi, simile a tanti altri ma più inguaiato di tanti altri, parlò con sua maestà. Nessuno sa cosa le disse, ma gli autori della serie l’hanno immaginato così.   “Voglio solo parlarle per raccontare cosa sta succedendo nel Paese. Ci salvi da lei” “Lei chi?” “Thatcher. Sta distruggendo il Paese, i disoccupati sono più...

Scienza e società / Vaccini: dati scientifici e decisioni politiche

I vaccini per il Covid-19 sembrano ormai vicini alla distribuzione. Nelle ultime settimane, diverse aziende farmaceutiche si sono avvicendate nel comunicare i risultati dei test e il grado di efficacia dei prodotti che stanno per essere messi sul mercato. Tuttavia sono tornate le polemiche, puntuali come non mai quando si affronta questo tema. E sono state scatenate anche dalle parole di Andrea Crisanti, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di dare priorità ai dati scientifici, senza affidarsi precipitosamente agli annunci lanciati alla stampa e non supportati da valide documentazioni. Le parole dell’ormai noto docente dell’università di Padova sono state interpretate come un invito a non fidarsi dei vaccini, se non addirittura come un’apertura alle posizioni antivacciniste che negli ultimi anni hanno goduto di un’enorme risonanza mediatica e di un’inedita visibilità. Crisanti si è quindi trovato costretto a chiarire il senso delle sue affermazioni inviando una lettera aperta al “Corriere della Sera”, sforzandosi di rimettere in primo piano il ruolo della trasparenza, del rispetto e della fiducia negli sviluppi del sapere, ricordando fra le altre cose che la scienza...

Quaderno 6 / Il cane e la quattr'ossi

Oggi ho incontrato un cane magrissimo prima di inoltrarmi nel bosco, al buio. “Sei un osso?” “No, sono un intero cane.” “Dove vai?” “Oltre le cime degli alberi,  parallelo alla luna.” “Perché fa luce?” “No, perché fa scia. Di fiuto.” “Posso venire con te?” “Solo se stai zitta, quattr’ossi.”   Sono conversazioni così che ti cambiano la giornata. Arrivata qui da poco, quando poi in marzo hanno chiuso le porte della Lombardia e non potevo tornare, un uomo proprio vicino al bosco ha aspettato che lo raggiungessi e poi mi ha detto: “Lei non è di qui.” “Sì che sono di qui.” gli ho risposto. “Io non l’ho mai vista.” Allora, ho aspettato che continuasse a camminare per restare indietro per conto mio, bisbigliando: “Ci sono anche persone di là, signore. E poi non è che se lei non ha mai visto una persona, quella non può esistere lo stesso da un’altra parte.” Un’altra volta, ho salutato con la mano una vecchietta affacciata a una finestra, ma lei si è tirata indietro e ha detto: “Io non la conosco.” Allora ho preso al volo con la mano l’invisibile segno della mia voce e ho risposto: “E allora mi riprendo il saluto.”   Per fortuna però c’è il Giovanni S., un taglialegna con la...

“Cerco un centro di gravità permanente” / Il virus, la negazione, Eros che resiste

“Cerco un centro di gravità permanente”, cantava Franco Battiato parecchi anni fa, con impagabile ironia, centrando una grande ambizione degli esseri umani: essere provvisti di un baricentro in grado di prevenire o azzerare le turbolenze che si incontrano nel cammino, le sfide ai vacillamenti e all’idea di essere, in fondo, padroni di se stessi.  In questi tempi di assedio da parte di un nemico invisibile dagli effetti visibilissimi (45 milioni di infetti nel mondo, più di un milione di morti) questa ambizione è messa a dura prova, generando reazioni paradossali come quelle dei così detti negazionisti, per i quali il virus non esiste o non è poi così pericoloso.   Oppure di quelli come Trump che cercano il colpevole (la Cina, in questo caso) della fuoriuscita accidentale e sottaciuta del virus SARS-Co V-2  dai laboratori. O di quelli che azzardano l’idea che il virus, artificialmente costruito, sia stato messo in giro appositamente per fare “pulizia” non si sa bene di che o di chi, verosimilmente di quelli considerati le zavorre della società, i diseredati e i non produttivi. Idea che la dice lunga su quelli che l’hanno coniata. I meccanismi della proiezione e della...

Immunità / Pandemia e modello asiatico: cosa è successo?

Sono sempre a rigirarmi tra le mani la domanda: perché quel pezzo di Asia ha reagito meglio alla pandemia? È l’eredità del confucianesimo che rende quei popoli più capaci di far fronte collettivamente alle disgrazie? È una loro superiorità tecnologica, e quindi i migliori sistemi di tracciamento? O una disponibilità all’obbedienza come noi manco ci sogniamo? O, nel caso della Cina, la dittatura tout court? Nella newsletter asiatica di Internazionale del 31 ottobre Junko Terao intervista Ilaria Maria Sala, giornalista italiana a Hong Kong da vent’anni con una lunga esperienza di Cina e Giappone. “Non credo serva scomodare Confucio,” dice Sala, “il vero elemento che accomuna questi paesi è l’esperienza delle precedenti pandemie. La Sars nel 2013 e la Mers nel 2015…”. Da qui consapevolezza, tracciamento, quarentene, mascherine e molto altro. Ma aggiunge una chicca: “Qui non solo le misure di prevenzione non si contestano (…), ma sono richieste dai cittadini, che non si fidano delle autorità politiche, temono che non facciano abbastanza.” Pensando a quanto negazionismo e riduzionismo abbiamo avuto in occidente, siamo agli antipodi: l’esperienza della Sars ha questo lascito. E quindi,...

Le scuole vuote, la distanza delle istituzioni e il bisogno di stare insieme / La scuola in cortocircuito

In questi giorni, mentre si ipotizza che la riapertura delle scuole non avverrà prima del 2021 e si susseguono le dichiarazioni politiche sulla sua priorità, il lungo silenzio sui problemi della ripresa scolastica in presenza è stato rotto dalle notizie e dai commenti sulle proteste studentesche contro la Didattica a distanza che si stanno svolgendo un po' ovunque.  A Torino, un caso di cui si è parlato molto, nell'isolato pedonale dell'Università di Palazzo Nuovo, studenti e studentesse del liceo classico e linguistico “V. Gioberti” manifestano chiedendo di poter tornare alla didattica in presenza e sottolineando tutti i limiti della Didattica a distanza (Dad) nell'intero paese. Limiti che vanno dalla fruibilità dei contenuti per tutti alla diseguaglianza di opportunità legata agli strumenti digitali. È infatti cosa ben diversa potersi collegare, leggere documenti e comporre testi utilizzando un computer di ultima generazione con la fibra digitale oppure dover fare le stesse cose con un telefono cellulare e le offerte “sui giga”.   Le manifestazioni testimoniano il bisogno di luoghi di socialità e di stare insieme come condizione per un apprendimento efficace, una...

Diario americano / America: salviamoci la pelle

Se Biden è il Mosè d’America, come qualcuno si è affrettato a proclamare dopo le elezioni, prima di inoltrarsi nel deserto dovrà tornare sui suoi passi. E tentare il miracolo di ripescare dal Mar Rosso quei settanta milioni di americani che ancora annaspano nella sconfitta perché senza di loro non andiamo da nessuna parte. Anzi, finiamo tutti insieme a schiantarci contro il muro – rossi e blu, destra e sinistra, complottisti e progressisti.  Mentre gli opinionisti compilano meticolosi elenchi di ciò che abbiamo perduto nell’era Trump – l’innocenza, l’altruismo, il senso morale, il sogno americano, l’orgoglio, la cultura e mi fermo qui – il treno della pandemia viaggia ormai a un’andatura folle. I segnali sono inequivocabili: sarà un inverno da incubo. L’unica luce fioca che s’intravede in lontananza è il vaccino. E non è detto sia il libera tutti. Il furore elettorale sembra avere incrinato una delle poche certezze di questo Paese – la fiducia nei medici e nella ricerca medica. Un anno fa una ricerca del Pew Research Center mostrava che, a prescindere dall’orientamento politico, 74 americani su cento avevano un’opinione positiva dei medici e 68 su cento degli scienziati. Un...

Reddito / Branko Milanovic, Capitalismo contro capitalismo

Leggere di economia mentre tutto sta cambiando (anche) nell’economia non è facile. Libri e saggi che cominciano a trarre bilanci sulla nuova fase – il grande ritorno degli Stati, la crescita del debito pubblico in tutto il mondo, i nuovi equilibri commerciali e geo-economici – sono forse prematuri, si ha l’impressione di tecnici che lavorano ad aggiustare un aereo mentre vola (per citare una frase sentita di questi tempi). Libri scritti prima del grande choc che, tra le tante cose, potrebbe portare un salto di paradigma nella scienza economica – come scriveva qualche mese fa l’Economist, in un articolo intitolato “ricominciare da capo” – potrebbero apparire superati. Così non è però per quei lavori che ci danno gli strumenti per aggiustare l’aereo mentre vola, a partire dall’individuazione dei guasti. E in particolare per quegli economisti che hanno uno sguardo globale, che attraversa le parti del mondo e non ignora le altre discipline.  È il caso del libro di Branko Milanovic Capitalism, alone, uscito nel 2019 e adesso pubblicato in Italia con il titolo Capitalismo contro capitalismo. Il titolo inglese (non ce ne voglia l’editore Laterza che lo ha meritatamente tradotto) è...

Locale e globale / Siamo la città appestata, e siamo Edipo

Il distanziamento sociale si impone per ragioni mediche. Tutti vogliamo la fine del Covid, sentiamo la tristezza per le morti e il lutto, il cupo senso di un flagello di cui non si capisce la natura e non si vede la fine. L’ansia ci assimila gli uni agli altri, ma non possiamo abbracciarci e piangere insieme, dobbiamo mantenere una distanza. Ci sono tante testimonianze nel passato di pesti ed epidemie devastanti, da Tucidide in poi, tuttavia, per riflettere su cosa sia la distanza imposta dal contagio, il mito aiuta più della storia e della scienza. All’inizio dell’Edipo Re, con Tebe devastata dalla peste che cerca una via d’uscita dal dolore, Edipo parla ai sudditi. Li chiama “figli, bambini”. Il coro, la città vuole capire come mai un dolore così violento, cupo e continuo sia disceso sulla loro città e il Re, ascoltando il lamento dei suoi “bambini”, si rivolge all’indovino che espone problema: il figlio e assassino del vecchio Re Laio vive tra loro; questo uomo empio, parricida, ora giace con la madre. Edipo è inorridito, promette ai suoi “bambini” di scoprire chi è costui.   Nella tragedia di Sofocle è descritto il cardine della società umana: la proibizione dell’incesto...

Spot e pandemia / Tedeschi: siate pigri!

Circola in rete, con commenti d’ogni tipo nei social, una campagna tedesca di comunicazione tanto ben fatta quanto ambigua. Non foss’altro perché ironica, dunque interpretabile in più modi. Obiettivo della campagna è quello di esortare la popolazione a prestare ulteriore attenzione nei confronti dello stramaledetto virus, restando a casa il più possibile per evitare il diffondersi dei contagi. Facile a dirsi, ce lo ripetono in tanti da mesi! Molto meno evidente come renderlo efficace in termini pubblicitari. L’idea creativa non è male: ripensare a questo nostro 2020 funestato dal Covid-19 a partire da un imprecisato, ma lontanissimo, futuro; e affidarne il racconto a un testimone che ha vissuto quell’epoca (cioè quest’epoca) in modo consapevole, coscienzioso, addirittura eroico. Tre gli spot, tre i testimoni, diversi fra loro ma tutti molto avanti negli anni mentre, intervistati in una specie di documentario storico, inanellano i loro ricordi. Al di là della finzione documentaria, l’idea è interessante perché prova a farci auto-osservare criticamente dal di fuori: un’esteriorità temporale che, rassicurandoci sull’esistenza stessa dell’avvenire (e non è poco), ci restituisce meglio...

Pandemia e comunicazione / Il virus siamo noi

Giuseppe Mazza ha lavorato come copywriter nelle agenzie pubblicitarie Saatchi & Saatchi e Lowe Pirella e in seguito ha fondato a Milano l’agenzia Tita, dove attualmente opera come direttore creativo, ma è un comunicatore che ama agire in ambiti differenti e fare ricorso a molteplici linguaggi. Ha collaborato con numerosi giornali, ha creato riviste e libri, ha insegnato in diverse realtà educative e conduce da tempo, insieme al giornalista Claudio Jampaglia, un programma su Radio Popolare. Da questo programma adesso è nato un libro che spicca tra i tanti relativi al coronavirus perché tenta di affrontare la difficoltosa impresa di mettere insieme gli eventi relativi alla pandemia di Covid-19 con il mondo della comunicazione. Tale impresa è difficoltosa perché il primo è sicuramente uno dei più drammatici eventi sociali che l’Occidente ha dovuto affrontare nel corso della sua storia, mentre il secondo è spesso accusato di superficialità e leggerezza. Siamo dunque di fronte a due fenomeni che sembrano collocarsi agli antipodi. Mazza però è da tempo convinto che questi fenomeni possano facilmente convivere. Pensa cioè che la comunicazione non sia un gioco piacevole, né un...

Empatie ritrovate

Curioso fenomeno. È iniziato il lockdown anche se nessuno l’ha proclamato. O almeno così sembra. Senza rendercene troppo conto stiamo tornando alla tana, e le visite sono di nuovo rare e poco gradite. Signore delle pulizie e corrieri vengono accolti freddamente. Naturalmente potrebbe trattarsi di coazione a ripetere: i tre mesi di segregazione domestica della primavera scorsa hanno lasciato il segno. Ma che tipo di segno hanno lasciato? Sui davanzali di alcune finestre si notano ancora bandiere imbruttite dal tempo e qualche striscione ricavato da vecchie lenzuola con sopra scritto “andrà tutto bene”. Una rassicurazione per bambini, di nessuna utilità neppure per loro, come nei film americani in cui tutti ripetono “I love you” e “I love you too” che non significano niente, o appena un “ciao” buttato lì distrattamente. I segni psichici sono più difficili da decifrare. I malati psichiatrici più gravi hanno reagito in modi diversi: con sorprendente indifferenza o con più acute manifestazioni di disagio. Il vasto (vastissimo) mondo delle patologie diciamo così intermedie, per esempio depressi lievi e cronici, ansiosi, ipocondriaci, narcisisti (se ancora è possibile distinguerne i...