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crisi

(75 risultati)

Sintomi e rimedi / La democrazia: governo della crisi o modello in crisi?

Negli ultimi anni l'Italia è stata sommersa da un'alluvione di volumi sulla democrazia, in una prospettiva sia storica sia soprattutto in chiave attuale, anche se la riflessione sul passato e quella sul presente inevitabilmente s'intrecciano. Questa sovrapproduzione è frutto di un presupposto condiviso dagli autori e dagli editori che li pubblicano: la democrazia in Italia (e non solo in Italia) sta attraversando una profonda crisi. E si ipotizza che questa consapevolezza possa intercettare un fenomeno interessante e attrarre molti lettori.    Crisi, malessere o stallo?   Sappiamo bene che “la democrazia [è] un governo della crisi” [Urbinati 2013]. Ma ora pare che sia la crisi a governare la democrazia, fino a devastarla. A giudicare dai titoli di diversi volumi, la nostra sarebbe ormai una democrazia “senza” [Schianchi e Franchi 2016], ovvero “senza popolo” [Galli 2017], “senza memoria” [Violante 2017], “senza futuro” [Simoncini 2018], “in declino” [Kotler 2017]. Appare “recitativa” [Gentile 2016 , Gentile 2017], “sfigurata” [Urbinati 2014] e dunque “irriconoscibile” [Calise 2016]. È un “inganno” [Simonetti 2010] e dunque “fallisce” [Simone 2015]. Anzi, è un “Dio...

Il settantasette compie quarant'anni / Una tomba per uno strano animale

Il Settantasette compie, quest'anno, quarant'anni. Scriverne non può servire a celebrare o svilire una data decisiva nella storia dell'Italia contemporanea, entrata nell'immaginario collettivo più di quanto sembri – basti pensare alla infinita e inutile letteratura scandalistica sugli anni di piombo, o anche al cinema in presa diretta di quegli anni, e quindi alla commedia di Luciano Salce Il... Belpaese, film uscito proprio nel 1977 e interpretato da Paolo Villaggio, quasi due ore di luogocomunismo sugli anni di piombo dal punto di vista della borghesia milanese, e poi anche Tutti a squola di Pingitore uscito nel 1979, protagonista Pippo Franco professore liceale alle prese con i giovani settantasettini drogati e delinquenti, deriva trash di una destra romana meno perbene ma più ridanciana – ma ancora scarsamente oggetto di indagine storica soprattutto da parte delle generazioni più giovani.   In controtendenza, in questo senso, lo studio di Luca Falciola, Il movimento del 1977 in Italia, uscito nel 2016 per Carocci, il libro di Danilo Mariscalco, Dai laboratori alle masse, dedicato al rapporto tra il '77, le arti e la comunicazione, uscito nel 2014 per ombre corte, e la più...

Conversazione con il filosofo / Remo Bodei: tra eterno dubbio e immediata soluzione

Il Festival “Pensare serve ancora?”, organizzato dall’Associazione culturale Pensiamo insieme e giunto alla sua terza edizione, quest’anno avrà come tema La mente pieghevole. Ambiguità: ragioni e s/ragioni. In un mondo fluido, instabile, sconcertante, in continua trasformazione, appare necessario coltivare un’intelligenza elastica, capace di divenire complice del reale assumendone la natura polimorfa, flessibile, molteplice e mutevole. Il successo su una realtà ondeggiante e inafferrabile, in cui non vi sono regole fisse e ricette pronte a cui rifarsi, non può che dipendere dalla capacità di dare prova di una maggiore mobilità e duttilità. Occorre, però, domandarsi quali rischi si celino dietro alla rivalutazione in termini positivi dell’ambiguità come capacità degli individui di rispondere alle sfide della modernità. Può darsi un orizzonte entro il quale l’ambiguità risulti compatibile con valori quali l’autenticità, l’onestà e la verità? In che modo una mente pieghevole può evitare il rischio di ricadere in una dimensione dominata dalla menzogna, in cui ad essere premiata è la furbizia? Nella serata del 23 luglio il Professor Remo Bodei si confronterà con il Professor Marco...

Una riflessione psicologica / Il narcisismo estremo e il terrorista

L’irruzione improvvisa di una potenza ignota o la lenta e distillata penetrazione attraverso l’indottrinamento e l’addestramento: entrambe le vie mostrano di essere in grado di generare il desiderio di gloria che coinvolge e travolge le personalità dei terroristi suicidi.   I Mohamed Lahouaiej Bouhlel, l’attentatore di Nizza nel giorno anniversario della rivoluzione francese, il 14 luglio 2016, ha ricevuto una radicalizzazione rapida della sua scelta. Atta, il capo terrorista dell’attentato alle Torri gemelle aveva avuto una lunga preparazione. Percorsi diversi per esiti simili. La guerra cambia quando chi uccide non lo fa più per salvare se stesso. Tanto che se il terrorista suicida non muore si tende a considerare fallita l’operazione, come hanno già sostenuto Diego Gambetta e con lui Marco Belpoliti occupandosi del tema su doppiozero. L’azione terroristica suicida diventa allora una finalità trascendente basata sulla distruttività come fine ultimo. Uno dei suoi caratteri peculiari è la purezza che deriva dal compimento del sacrificio di se stessi. Dal mito dell’angelo vendicatore al narcisismo, le leve psichiche interiori, sollecitate dall’educazione, fanno parte della...

Disegnare per brevi tratti / Lo studente e il lavoratore

Tratta Udine - Mestre, ore 07.07 (andata)– Ciao! Ti ricordi?– Sì, sì, certo, Riccardo vero?– No! Rinaldo.– Ahhh, già! Rinaldo! E dove stai andando di bello?Rinaldo: Sto andando a Treviso. Per lavoro...Dialogano a distanza per altre tre "botta e risposta" prima che Rinaldo decida saggiamente di avvicinarsi al suo interlocutore.Rinaldo: ... Luigi, vero?Luigi: Aaaah, tu sì che ti ricordi! Eh sì che eri piccolo quando venivi a casa mia con tuo fratello a giocare a ping pong! In garage, ricordi? Eravamo veramente tremendi! Non potevi neppure guardare le nostre racchette. Che lavoro fai a Treviso?Continuano la conversazione restando in piedi nel vagone vuoto. Il treno parte con uno scossone, Rinaldo perde l’equilibrio e rischia di cadere, ma non molla il filo del discorso. Continua inesorabilmente a parlare del suo lavoro. Non c’è da sforzarsi molto per capire che è più che precario, faticoso, e pure mal pagato. Inizia così la lunga giaculatoria sulla crisi e si sgrana anche il rosario di esempi di amici di amici e parenti di conoscenti altrettanto mal pagati, se non addirittura disoccupati. Un paio di "Eh, sì, sì, lo so, eeeeh già, già. Poi Luigi blocca...

The Big Short, sipario sul sogno americano

Lo sguardo di Jared Vennett, investitore per Deutsche Bank, è sveglio e ammiccante. Il ruolo di narratore interno, deputato a rompere la quarta parete, gli sta a pennello; eppure è proprio Vennett a mettere subito le cose in chiaro, durante i primi minuti de La grande scommessa: non è un eroe, nemmeno un antieroe, è solo uno che racconta i fatti nudi e crudi. Il personaggio, interpretato da un Ryan Gosling pesantemente truccato, è già a una notevole distanza dal Jordan Belfort di The Wolf of Wall Street. Non ammalia, non incanta, non fa desiderare di essere come lui. Addirittura, ci spiffera il finale della storia, una storia che già conosciamo.   Dovrebbe essere tutto ben noto, stiamo parlando della crisi dei mutui subprime del 2008, ma il film diretto da Adam McKay tratta lo spettatore da completo ignorante, non dando quasi nulla per scontato. La scelta è corretta, perché sono passati meno di dieci anni e quasi nessuno ne parla più. Sono quindi frequenti le interruzioni del racconto, soprattutto durante la prima ora, per spiegare alcuni concetti fondamentali del mercato finanziario, interventi affidati...

Quo Vado. Il bisogno di comico

Il 2016 è iniziato nei cinema italiani con la travolgente affermazione ai botteghini del film Quo Vado?, diretto dal regista Gennaro Nunziante e interpretato dal comico Checco Zalone. Tale affermazione ha sorpreso perché sembrava impossibile che la coppia Nunziante-Zalone potesse ripetere il clamoroso exploit che aveva fatto registrare con il suo terzo film Sole a catinelle, uscito nel 2013 e diventato il film italiano di maggior successo in assoluto, con un incasso di quasi 52 milioni di euro e un pubblico di 8 milioni di spettatori. Il 14 gennaio invece i giornali hanno comunicato che Nunziante e Zalone hanno superato se stessi e molti ora si chiedono come ciò sia potuto accadere.   È noto come la comicità costituisca da sempre una risposta particolarmente efficace al bisogno di evasione dalla realtà. Un bisogno che si intensifica in periodi di crisi economica e culturale come quello attuale, ma che può probabilmente essere considerato una costante dell’esistenza nelle società capitalistiche. In uno dei saggi raccolti all’interno del volume Mickey Mouse, pubblicato nel 2014 dall’editore Il melangolo...

Lo spazio europeo come prodotto del diritto

La crisi dell'eurozona che si è aperta nel 2008 ha messo in evidenza l'esistenza di linee di frattura politiche e territoriali all'interno dell'Unione europea. Il divario tra il nord e il sud d'Europa, tra le zone centrali e quelle periferiche, si è accentuato a partire dagli anni 2000. L'entrata in vigore della moneta comune avrebbe dovuto creare condizioni di vita e di reddito via via più simili tra, ad esempio, l'Italia e la Germania, o l'Irlanda e l'Olanda, mentre è successo esattamente l'opposto. Fino alla metà degli anni Novanta, infatti, si registrava una convergenza in termini di prodotto interno lordo tra i paesi membri dell'Unione. Da allora però le ineguaglianze hanno ripreso a crescere, raggiungendo i livelli del 1987 nel 2007.   Fino all’emergere delle differenze di sviluppo territoriale in Europa durante la crisi economica, il progetto di integrazione europea sembrava invece rivolto a un superamento della dimensione territoriale. Secondo la visione post-kantiana di Jürgen Habermas, l’Europa unita rappresenta il superamento del modello politico stato-nazionale...

L'egemonia che la Germania non vuole

L’egemonia tedesca in Europa è un prodotto dell’Unione monetaria europea e della crisi del 2008. Non fu tuttavia la Germania a volere l’euro: fin dagli anni settanta, le sue industrie di esportazione avevano convissuto molto bene con le ricorrenti svalutazioni dei partner commerciali europei, in risposta alle quali la produzione manifatturiera tedesca si spostò da mercati price-sensitive a mercati quality-competitive. A volere una valuta comune europea fu soprattutto la Francia, per superare l’umiliazione della svalutazione del franco rispetto al marco e, dopo il 1989, per vincolare la Germania unificata a un’Europa unita, auspicabilmente a guida francese. Fin dalla sua concezione, l’euro fu una costruzione contraddittoria. La Francia e altri Paesi europei, come l’Italia, erano stanchi di dover seguire la politica di tassi d’interesse da moneta forte della Bundesbank, che era diventata de facto la banca centrale d’Europa. Sostituendo la Bundesbank con la Banca centrale europea, essi si aspettavano di recuperare almeno una parte della sovranità monetaria perduta a favore della Germania.   [...

Da Milano a Pechino: crisi e rivoluzione

In una bella intervista a Paolo Di Stefano, per la Lettura del 23 Agosto, Pier Vincenzo Mengaldo lamenta la debolezza della letteratura italiana degli ultimi decenni. Piazza un'affermazione importante: ci vorrebbero più conflitti, per avere temi da affrontare. E poco prima, al contrario elencava temi non affrontati in modo esaustivo e coerente dal dibattito filosofico e sociale: l'immigrazione, la disoccupazione. Io aggiungerei: le nuove forme di famiglia, anche quella semplicemente etero. E la cura e la relazione con i figli, e tra generazioni. E lo sradicamento determinato da una società che costringe a sempre più frequenti cambi di ambiente di lavoro, o di lavoro stesso, e non penso solo a lavoro ad alto contenuto di conoscenze: tra gli italiani i laureati sono una minoranza. Mengaldo ha ragione.   Allora vorrei cominciare questo post come il mio precedente: torno in Italia e... questa volta non sono al bar, l'ambientazione è la cena da amici, e dopocena mollemente adagiati sui divani. Da tre anni sono lontano, e l'ultima scena forte che ricordo di Milano era quel giorno, tarda primavera in Piazza Duomo: aveva vinto...

Di una certa cucina dello sfrido

È un’arte domestica e parca quella che cucina e serve in piatti nuovi gli avanzi del giorno prima; che sminuzza e mette insieme i resti ancora buoni dentro impasti saporiti, aggiungendo il poco che basta a rifarne la consistenza, a ricostruirne la forma e la testura, per offrirle come cose grate all’occhio e al palato. Il design del tempo della crisi ne ricalca i passi, o cerca di farlo, ne riprende da vicino i gesti e le attitudini, come se le ragioni intime del progetto rispondessero volentieri al richiamo di quella disposizione parsimoniosa, di una premura contraria allo spreco: e qui, secondo antiche ricette di massaia, va provando nuovi modi di produrre cose con le cose rimaste, di far progetti e prodotti con i residui della produzione.   Fernando e Humberto Campana, poltrona Favela   Non è tanto il recupero delle cose dismesse – di ciò che, prodotto, ha già finito di soddisfare nell’uso e negli sguardi gli appetiti di un’utenza inquieta, o la voracità delle mode. Non è nemmeno la salvazione dei rifiuti, nel lavoro di Sisifo che proponeva didatticamente Enzo Mari con Ecolo (1995): prendere...

Papa Francesco e il pesce Nemo

Con questo articolo di Michela Dall'Aglio proseguiamo la discussione, avviata con l’articolo di Francesca Rigotti e proseguita con gli interventi di Alessandro Zaccuri e Gianfranco Marrone sulla recente enciclica papale Laudato si'.     Associare Papa Francesco a Nemo, il pesciolino protagonista dell'omonimo film della Walt Disney, può sembrare irriverente, ma non lo è. Il messaggio del Papa, esplicito e franco, mi ha fatto pensare al pesciolino Nemo e, in particolare, a una scena del film che può riassumere il succo del messaggio dell'enciclica Laudato Si'. Sulla cura della casa comune. La scena è quella in cui il pesciolino Nemo, finalmente fuggito dalla vasca da pesce rosso del dentista di Sidney in cui era finito, si ritrova in mare alla ricerca della via di casa. A questo punto, viene pescato in una grandissima rete insieme a centinaia di altri pesci di ogni tipo che, terrorizzati, nuotano in tutte le direzioni mentre i pescatori li stanno inesorabilmente sollevando, con un argano, sulla barca. Allora, Nemo lancia un grido-avvertimento-esortazione a tutti i suoi compagni di sventura: nuotiamo tutti nella...

Diario della crisi infinita

Parafrasando liberamente il disinvolto e cinico Gordon Gekko del vecchio film Wall Street di Oliver Stone, “al massimo settantacinque persone in tutto il mondo” riescono a comprendere che cosa stia capitando davvero nel sistema economico globale. Nella grande con-fusione tra capitale e stato, cioè di fronte al dominio diretto del potere economico e finanziario sui processi della decisione politica e perfino sulle ragioni dell’etica, si genera un senso – puramente emotivo e intuitivo – di vertigine e di assedio. In un certo senso, la violenza strutturale dei meccanismi dell’economia contemporanea sfugge alle categorie della politica ma non a quelle del corpo-mente. Così, seguendo quella che si potrebbe definire un’ispirazione foucaultiana, il potere che ci mette in difficoltà con la crisi, la precarietà, il debito, noi lo sentiamo prima di tutto con i nostri corpi, attraverso i riverberi che si riflettono sulle nostre vite.   Il sentimento prevalente del nostro tempo è, dunque, la percezione, indistinta e soffocante, di un “divenire mondo del capitale attraverso gli strumenti della...

La buona scuola è una sfida quotidiana

Facile dire riforma sì, riforma no. Ma le cose sono molto più complicate di così. Perché la scuola è una cosa maledettamente grande e complessa. Si impara il sapere dell'umanità in un tempo di radicale mutamento del come e del cosa si impara. Si apprende a stare insieme tra coetanei nel mezzo di una crisi educativa in un Paese dove le proiezioni di tanti adulti su pochi bambini hanno creato un'iper-protezione diffusa invece della santa promozione di chi vivrà dopo di noi che, per essere tale, deve prevedere libertà e responsabilità e dove la coesione sociale è stata tartassata dalla crisi economica e dalla pochezza delle classi dirigenti nonché da troppe idiozie irresponsabili urlate in giro da chi fa politica e da chi informa. E – attenzione – è l'unico luogo rimasto dove adulti dedicati a educare e ragazzi tra loro non consanguinei stanno insieme ogni giorno per molte ore e devono trovare il modo di far convivere, nel concreto del quotidiano e non a chiacchiere, l'eguaglianza assoluta dei diritti e l’enorme differenza tra le persone.   Di scuola ne...

La croisette e il mondo reale

Non emerge spesso dalle recensioni dei giornalisti che sono qui a Cannes, ma se qualcuno provasse a fare due passi sulla Croisette durante i giorni del festival troverebbe un luogo davvero singolare. Il cinema è in realtà una piccola parte di un grande circo che invade non solo la città ma l'intera regione e che riesce nel capolavoro di mettere insieme lo snobismo della haute bourgeoisie della costa azzurra con il kitsch in stile Las Vegas. Gli immancabili negozi di Gucci e Chanel (che spuntano ovunque si senta la puzza di contante) inframmezzati da pessimi ristoranti overpriced vengono popolati da un misto di professionisti del settore in cerca di affari, riccastri (o wannabe tali) di paesi arabi o russi, prostitute e gente in cerca di vip che anima le varie feste notturne e che forma l'enorme indotto del festival (ovvero, ciò che in realtà porta concretamente soldi all’industria del turismo della città). A farne le spese non è soltanto il cinema o il buon gusto, ma più in generale il mondo reale. A vederla da qui, infatti, l’Europa sembra molto lontana della devastante crisi economica e sociale che da...

La tragedia greca in 10 atti

Tutte le mie amiche sono innamorate di Varoufakis, il ministro delle finanze greco. E anche Tsipras viene giudicato “molto carino”. Aggiungono che finalmente nei vertici economici europei c’è qualche uomo da guardare. Cerco di riportarle alla realtà dei fatti, ma non mi stanno a sentire. Riprovo.   1. La tragedia greca. Qualche tempo fa, una banca di investimento inglese – non il partito marxista-leninista – ha scritto che in Grecia è in atto una tragedia macroeconomica. Non è un giudizio esagerato. Tra il 2008 e il 2014 il tasso di crescita del PIL è stato negativo in sei anni su sette, con una diminuzione totale di quasi il 30 per cento. Per dare un raffronto con l’Italia, nello stesso periodo il PIL è calato in cinque anni su sette, con una contrazione totale di circa il 10 per cento. Qualsiasi raffronto tra Italia e Grecia non ha senso. Nell’area dell’euro l’Italia è il paese con il secondo settore manifatturiero dopo la Germania, mentre la Grecia ha una struttura industriale debolissima. Il reddito pro capite italiano è di 26.000 euro; quello greco è...

No Naomi

Poiché partecipo spesso a incontri dedicati alla crisi economica, in cui di solito dipingo uno scenario assai cupo, capita che alla fine dello speech, qualcuno si avvicini e mi dica: «senta, ma io comunque spero ancora». È molto diffuso il desiderio di sperare, anche se non si sa esattamente in che cosa. Oggi i lavoratori del sapere, oltre a pensare che le attività che svolgono abbiano un senso, vogliono cambiare il mondo, e che riescano, nel loro piccolo, a migliorare il mondo: ecco, mi sento di dire che l’ultimo libro di Naomi Klein fa per loro.   Il titolo italiano, diverso da quello originale – This Changes Everything. Capitalism vs The Climate – comunica chiaramente il vero messaggio di questo libro: anche se va tutto malissimo, noi possiamo, anzi dobbiamo continuare a sperare; saremo noi a salvarci, se solo ci crediamo appassionatamente. Seguendo uno schema retorico classico, Naomi Klein inizia illustrando i tratti di un mondo destinato all’apocalisse. Nella prima parte ci spiega, essenzialmente, come la possibilità di ridurre l’impatto di una crisi climatica ancora in corso e di preservare la...

L'anatra zoppa di Juncker

Da molte settimane leggiamo che Juncker e la Commissione europea hanno lanciato un piano di 300 miliardi di euro per finanziare nuovi investimenti. Mercoledì 26 novembre il piano è stato presentato al Parlamento europeo. Tutti siamo contenti. Al rigore dei conti pubblici l’Europa affianca una strategia per la crescita economica. Però “Signora mia le cose sono complicate, non ci si capisce niente”.   Nell’ultimo numero l’Economist ha pubblicato due vignette su Juncker. Nella prima il mago Juncker presenta il suo “Magnificent Truly Unbelievable Magic Show”. 21 miliardi di euro – la somma di cui Juncker dispone – sono messi nel cappello del mago e diventano 300 miliardi, “cavalcando un tappeto rosso su un unicorno per trovare il vello d’oro” (quello di Giasone e gli Argonauti). Nell’altra vignetta Juncker viene dipinto come un alchimista. Poi, in due articoli, il progetto di Juncker viene dipinto come “pensiero magico” (non riportiamo le altre considerazioni dell’Economist per non infierire).    Vabbè, direte voi. Questa è la perfida...

Parole sciupate, significati contesi

Senti pronunciare una parola e subito rimani preso dall'esperienza sensoria del suono dato dalle lettere che la compongono, dal modo di pronunciarla del tuo interlocutore, con un suo timbro, un suo accento. Oppure la leggi e immediatamente dall'insieme di segni dato, dalle linee che formano le lettere, operi l'astrazione base della nostra civiltà alfabetica e ne ricavi un significato standard, un quanto di informazione. Questo effetto dura un momento e subito lascia spazio e contribuisce a generare un'assegnazione di significato e di rimandi che entrano in relazione con il resto delle parole che le si sono disposte intorno, contribuendo a mettere in moto una girandola di nozioni e cognizioni che fanno parte di te e della tua formazione e che si proiettano e si riflettono nel contesto che fa da sfondo alla parola.   Le parole sembrano fatte per essere sperperate, disseminate, disperse nei mille discorsi sempre in essere che sono propri della tua esperienza intersoggettiva. Sembrano prediligere una certa leggerezza nel loro uso e invitano a coltivare la diversità e l'eterogeneità del vocabolario. Varietà, variazione, parole in...

Tom Kromer. Un pasto caldo e un buco per la notte

“Dice che questa depressione fa bene alla salute. Dice che la gente mangia troppo (…). Dice che gl’insegnerà i veri valori della vita. (…) Me l’immagino, con un tirapiedi in livrea, (…) in giro in Rolls Royce tutto il santo giorno. Eppure quel bastardo ti scrive tutte quelle fregnacce perché la gente se le legga.”   Un barbone, mangiando una salsiccia ammuffita, parla di un giornalista che si riempie la bocca, oltre che di prelibatezze, di belle parole. Nella rabbia di queste frasi potremmo leggere la critica definitiva a ogni teoria sugli effetti eticamente benefici della crisi che stiamo vivendo, a ogni elogio di una decrescita felice. È una rabbia che ci viene dritta dagli anni della Grande Depressione americana, dalle pagine di un libro dimenticato troppo a lungo.   Pubblicato nel 1935, Waiting for nothing nella nuova edizione italiana (traduzione e cura di Mario Maffi, Quodlibet 2014)  torna al titolo proposto originariamente dall’autore: Un pasto caldo e un buco per la notte. Tom Kromer ripercorre dodici situazioni di vita di strada in cui il comune denominatore è proprio la...

Anni Zero, à rebours

Tirano venti amari sul Nuovo Teatro italiano? Per certi versi, è stato l'argomento di quest'estate di festival. A partire dal gesto emblematico con cui pathosformel ha deciso di chiudere pubblicamente il proprio percorso nel teatro (con un progetto web curato da WorkOfOthers, seguito da una retrospettiva integrale e una festa di saluto al festival di Centrale Fies, che li ha accompagnati in questi anni); per finire con un lucido e un po' amaro articolo di Renato Palazzi, che ha cercato di fare il punto della situazione e ha avuto una certa eco fra chi si occupa di teatro di ricerca emergente.   Generazione T, 00, Zero, quarta ondata. Comunque lo si voglia chiamare, è fuor di dubbio che il fenomeno di nascita ed emersione dei nuovi gruppi abbia scosso il Nuovo Teatro italiano degli anni Duemila. Ed è altrettanto vero che è almeno da un paio di stagioni che il fenomeno sembra aver perduto la sua carica esplosiva: rimpasti e riassetti nelle formazioni si sono accompagnati a una diffusa sensazione di stallo, fra reiterazioni di linguaggi consolidati e arditi tentativi di sviluppo, mentre i festival (luoghi elettivi di produzione e...

Slavoj Žižek, Srécko Horvat e Alexsis Tsipras / Europa: speculazione a tempo

Con Cosa vuole l’Europa? (2014) Ombre corte prosegue la pubblicazione di testi di Slavoj Žižek: se in Chiedere l’impossibile (a cura di Yong-june Park) uscito a fine 2013, era la riflessione di Žižek nel suo complesso l’oggetto esplorato, in Cosa vuole l’Europa?, scritto assieme al filosofo croato Srécko Horvat, il tema è più direttamente politico.   Sedici brevi interventi, otto a testa: un ping pong fra Žižek e Horvat nel quale gli autori tentano di mettere a nudo le contraddizioni economico-politiche che lacerano l’Europa odierna. Ciò che hanno in comune la bancarotta di Cipro, la necessità della Croazia per l’Europa, l’enigma (lo si insegna tuttora nelle scuole europee) dei Balcani, il caso dell’Islanda, oppure la «marcia turca» (pp. 73-77) è di essere focolai di contraddizione apparentemente marginali, ma in realtà profondamente intra-europei. Nell’impostazione mista tipicamente žižekiana, ossia materialistico-dialettica e psicoanalitica, tutti questi casi sono sia sintomi che reali centri-periferici di sofferenza europea. Ma, contemporaneamente, essi sono anche snodi virtualmente generatori di pensiero antagonista.   Per capire che cos’è l’Europa, l’altro (...

Come sopravvivere alla fine dell’anno europeo della cultura

Continua con una nuova forma la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Da oggi pubblicheremo un approfondimento sulle città italiane candidate a Capitale Europea della Cultura 2019. Oggi pubblichiamo un'intervista a Franco Bianchini, Professore di Politiche Culturali e Pianificazione alla Leeds Metropolitan University.     Il titolo di Capitale Europea della Cultura rappresenta una grande occasione, da saper cogliere, per sviluppare un approccio alla pianificazione strategica, che faccia della cultura uno strumento per lo sviluppo economico e sociale, una nuova forma di welfare. Quale evoluzione ha avuto il ruolo della progettazione culturale nella storia del programma ECoC (European Capital of Culture)? Tutto iniziò da Glasgow, quando ancora il programma si chiamava città europea della cultura. Era il 1990 e la città  scozzese era simbolo del declino economico e della disoccupazione, ben lontana dalla solida reputazione internazionale che potevano vantare, dal punto di vista artistico-culturale, le città che l’avevano preceduta, ovvero Parigi, Berlino, Amsterdam, Firenze e Atene...

stARTT, Il Fantasma del Nolli e Astrapae

Si può pensare un ambiente naturale, progettato dall’uomo e segnato dalla sua presenza, che non sia per questo modificato o trasfigurato da questa stessa presenza? È la domanda che sta dietro alla filosofia di stARTT, Studio di Architettura e Trasformazioni Territoriali, nato a Roma nel 2008 e di cui fanno parte Simone Capra (1978), Claudio Castaldo (1978), Francesco Colangeli (1982) e Dario Scaravelli (1981), vincitori della prima edizione del Premio YAP al MAXXI con il progetto whatami, di cui tutti ricordano le luminarie rosse a forma di papavero. Nel 2013 stARTT ha poi partecipato alla Biennale di Urbanistica e Architettura di Shenzen e Hong Kong. Un passo dopo l’altro quest’anno sono stati invitati alla quattordicesima edizione della Biennale di Architettura Veneziana, sia nella sezione Monditalia di Fundamentals, curata da Rem Koolhaas, che nella mostra Innesti, curata da Cino Zucchi, con due progetti distinti. Il primo, Il fantasma del Nolli, è dedicato a un luogo emblematico della storia romana e, in termini allargati, italiana; testimone delle trasformazioni del suo tessuto urbano, di quello sociale, e della gestione della crisi...