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farfalle

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A Novara dal 20 al 23 settembre / Skizzen, scarabocchi in treno

Ero in Ticino per un singolare lavoro che dovevo svolgere nei territori di confine tra la Svizzera e l’Italia. Il mio compito era fare un reportage visivo sulle persone che viaggiavano in treno, mi sembrava di sognare; venivo pagata per fare ciò che faccio per diletto.  In genere, quando schizzo e annoto mi nascondo, ma in quell’occasione invece mi sorpresi del coraggio con il quale continuavo a disegnare anche quando venivo insistentemente osservata; anzi, avrei quasi voluto andare dall’osservatore di turno per dirgli che lo facevo di professione.     Ricordo che in quell’occasione mi nascosi una sola volta, ma annotai il fatto: Vedo un uomo che scrive e schizza su un quaderno simile ai miei. Vengo attanagliata dal dubbio che l’editore possa aver commissionato a un collega lo stesso lavoro (maledetta insicurezza), non estraggo il notes per paura che “tra simili” venga scoperta. Mi limito a fare una foto con il telefonino, che risulterà molto mossa perché copro il rumore del click con un colpo di tosse. Per vedere cosa stia disegnando scendo dall’uscita alle sue spalle. E scopro che vicino a una scrittura minuta ed elegante c’è una piccola colonna di scarabocchi...

Flagelle delle ortaglie / Le volgari umili cavolaie

Mi è difficile decifrare negli anfratti più lontani della memoria i primi ricordi di farfalle, quelli precocissimi che anticipano la coscienza delle vanesse che osservavo con mio nonno sulle sterrate miaglianesi. Avverto questi ricordi come macchie indistinte e primordiali. Ma, nella memoria, sono macchie bianche e quasi certamente furono quelle delle cavolaie, le comunissime farfalle candide e banali che si vedono un po' ovunque da noi e in generale in Europa e nell’emisfero nord. Solo che erano talmente banali che nessuno ci faceva caso. Povere farfalle trascurate e neglette che raramente compaiono nei dipinti o nelle poesie! Guido Gozzano scrisse un poema intitolato “Della cavolaia” in cui rivela l’assoluta insignificanza di questa specie.   Se la Vanessa ed il Papilio sono nobili forme alate e dànno imagine d’un cavaliere e d’una principessa la Pieride comune fa pensare una fantesca od una contadina.  È volgare, dal nome alla divisa scialba, dal volo vagabondo al bruco nero-verde, flagella delle ortaglie…   Il pittore olandese della prima metà dell’ottocento, Jan van Huysum, la rappresentò posata su di una pesca in un quadro esposto al Mauritshuis, il...

La falena di Cuba / Urania

Quella fu una giornata indimenticabile che cominciò di primo mattino con un lungo giro a cavallo di un vecchio stallone che si chiamava “Machado” per via di una grande e irregolare macchia bianca sul muso bruno. Avevo percorso un tragitto di qualche chilometro nel verde lussureggiante della valle dei mogotes tra campi coltivati a mais e tabacco che si alternavano a terreni incolti dove volavano decine di Phoebis sennae gialle e bianche e dove gli avvoltoi ti giravano sulla testa con quel volo circolare e l’obbiettivo dichiarato di avvistare qualche carcassa maleodorante su cui avventarsi. Il sole caldissimo era ormai diritto sull’apice del mio cranio e mi stava aggredendo un certo appetito.          A cavallo raggiunsi il mercato rurale dei contadini della piana di Viñales ove ero solito passare per la frutta e qualche patata a buon prezzo. Qui, nella parte più occidentale della lunga isola di Cuba, la vita scorreva inalterata da secoli nel silenzio della campagna che profumava di umido e di sterco di vacca, specie al mattino, quando il sole sorgeva tra i primi mogotes all’orizzonte.          Al mercato, quel giorno, trovai...

Ricordi macaonici

Gli stupendi affreschi del Beato Angelico che abbelliscono le celle dell’ex-monastero di San Marco a Firenze raggiungono il picco del capolavoro con la raffigurazione della Annunciazione. In quell’opera, la figura dell’arcangelo Gabriele spicca per la sua eleganza e purezza di stile, ma anche per la slanciata e appuntita forma delle ali multicolori, davvero straordinarie con quelle piume che paiono scaglie di ali di farfalla. Ad accorgersene fu anche Nabokov che in una nota riportata dal figlio scrive, a proposito del capolavoro dell’Angelico, che le ali dell’arcangelo sono: "reminiscenza di Iphiclides podalirius con un'esile traccia di Papilio machaon e forse un accenno di Panaxia quadripunctaria, la falena diurna...". E qui, in realtà, ci sarebbe da discutere a lungo. Alcuni, infatti, ritengono che le ali ricordino quelle della mediterranea Charaxes jasius e non altre specie.   Beato Angelico, Annunciazione, affresco del 1440-1450, convento di San Marco, Firenze, particolare   Ma tant’è. Ciò che affascina è che in una sola città si trovino due opere di grandi maestri della...

Il podalirio e il nano Morgante

Quando intorno alla metà del 1500 Cosimo I commissionò un ritratto del nano Morgante a Agnolo di Cosimo detto il « Bronzino » nessuno poteva immaginare la bizzarria che il Bronzino stesso avrebbe partorito dalla sua fervida creatività e dal pennello coltivato nella bottega fiorentina del Pontormo. Per intenderci, il nano Morgante non era che il più popolare dei buffoni della corte pittiana di Cosimo e quello quindi che passò alla storia. Altri si erano cimentati nel ritrarre questo buffone di corte amato dal Signore mediceo; tra questi, lo scultore Valerio Cioli che lo scolpì grasso e con addome batraciano seduto come un Bacco su di una testuggine nella fontana del Giardino di Boboli detta appunto “del Bacchino”. Il Vasari stesso, lodando l’arte del Cioli, parla di un’opera invero realistica e ci narra che “mai è stato veduto un altro mostro così ben fatto”. Naturalmente, il Vasari usa un linguaggio oggi inaccettabile, ma mi pare doveroso citarlo proprio per sottolineare come il nano Morgante sia stato un personaggio invero originale in quella corte fiorentina...

Farfalle gialle d’Amazzonia

Durante un’estate lontana, mi trovai per caso (mi pare si volesse andare sulle spiagge del nord-est) sulle sponde del Rio Negro, non molto distante dal punto in cui questo confluisce con il Rio Salimões per formare il Rio delle Amazzoni. Le acque del Rio Negro sono di colore verde scuro per via di una sostanza acida detta acido umico che risulta dalla degradazione incompleta della vegetazione che ne ammanta le sponde nel suo percorso attraverso la foresta amazzonica: sono acque lente dotate di una notevole acidità che impedisce a molti insetti e pesci di popolarle. Al contrario, le acque del Salimões scendono più veloci, fangose, con il colore della senape, e sono ricche di piranha e di fauna ittica. Quando i due maestosi rii si incontrano, confluendo mollemente a forma di ipsilon, le due fiumane di color verde scuro e senape si affiancano per lungo tratto esitanti prima di mescolarsi alcuni chilometri dopo la città di Manaus e proseguire il loro lento fluire verso l’Atlantico.     Mi dissi che già che si stava da quelle parti sarebbe stato interessante dare un’occhiata, anche distratta, alla fauna di...

Le falene di Neanderthal

Non tutte le farfalle sono bellezze colorate ed eleganti. Le oscure erebie, ad esempio, paiono uscite dall’antro di Erebos talmente scure, monotone e quasi insignificanti si presentano all’occhio inesperto. Alcune comuni falene, poi, sono sovente raccapriccianti con le loro tinte grigiastre e la pelosità fitta del voluminoso e vermiforme addome e delle lunghe e fragili zampe uncinate. Da bambini le falene non si consideravano granché, se non era per quelle bellissime arctie dai colori rossi e gialli sgargianti alle ali posteriori, e nere o brune con macchie e strie bianche a quelle anteriori.   Le quadripunctaria, ad esempio, si cercavano sulle infiorescenze rosate di Eupatorium della Rovella dove in certe annate erano presenti a decine: si scuotevano i grandi cespugli e quelle volavano all’impazzata e senza meta apparente, sventagliando le ali colorate tanto da sembrare piccole e festose scintille di luce psichedelica bianca e nera e gialla e rossa brillante. Quella era una falena che non sembrava tale e che non la cedeva in quanto a colori che a poche vanesse, e da bambini non si capiva esattamente perché i dotti non la...

Girotondo sopra alle nostre teste

Qui la prima parte   Cercammo senza sosta per tutto il pomeriggio aree ove si potesse collocare la grande lampada di cui disponevamo per attirarla nottetempo. Eravamo incerti se porla su quella straducola sterrata che avevamo scoperto e che era scavata tra infinite foreste profumate di resina di pino, oppure se scendere verso il lago artificiale e turchese e cercare uno slargo ben visibile che avrebbe attratto falene anche da lunga distanza. Si discusse a lungo senza trovare una soluzione, incerti come eravamo sulle abitudini di questa falena gigante e sontuosa. Ci fermammo in un vicino villaggio a dissetarci con una freschissima «panache», la classica birretta mista a gassosa che in Francia era una bevanda molto popolare. Piscopo, invece, che da sempre odiava la birra, si accontentò di una zuccherosa aranciata,  bevanda piuttosto banale e disponibile ovunque nel mondo. Ma non ci fu verso di convincerlo ad assumere le migliori abitudini francesi. Seduti su di un comodo tavolino del bar che guardava verso i campi di petanque dove gli anziani e i meno anziani stavano giocando una partita accesa e piena di dispute, parlavamo della Isabella, ripetendo...

Un’ascesa al Monte Ventoso

“Il monte Ventoux, in Provenza, si presenta come una nuda montagna isolata e perciò esposta in ogni sua parte all’influenza degli agenti atmosferici ed è, per la sua altitudine, tra le Alpi e i Pirenei, il punto culminante della Francia”. Così Jean-Henry Fabre presenta il mitico e calvo monte nei Souvenirs entomologiques, opera grandiosa in 10 volumi che costituisce davvero una summa della scienza e della filosofia della natura scritta in un periodo che va tra il 1879 e il 1907. Quest’opera, che fa di Fabre il padre dell’entomologia moderna ispirò anche Charles Darwin che di lui ebbe una grande stima al punto da definirlo un osservatore “inimitabile” del mondo degli insetti. La lettura del suo capitolo intitolato “Un’ascesa al monte Ventoux” ispirò pure me, giovinetto, ad una sortita in quelle assolate parti di Provenza. Da sempre, infatti, la Provenza era per noi apprendisti entomologi un mito. Laggiù, negli sterminati campi di lavanda profumata, o nelle enormi distese di giallissimi girasoli e nelle praterie rosse di papaveri, sotto il sole che fa maturare gustosi poponi,...