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Insipida e farinosa / La patata: tubero a lungo osteggiato

Nel 1536, dopo essersi aperti un varco nella foresta della valle di Magdalena, i membri della spedizione di Gonzalo Jiménez de Quesada incontrano il villaggio di Sorocotá. Gli indigeni fuggono all’apparire degli spagnoli e questi, entrando nelle case, vi trovano fagioli, mais e “tartufi”. Nel suo resoconto Juan de Castellanos li descrive dettagliatamente: “piante con scarsi fiori viola opaco e radici farinose di sapore gradevole, un dono molto gradito dagli indios e un piatto prelibato perfino per gli spagnoli”. Pochi mesi più tardi la medesima spedizione conquista Bogotà e scopre che il mais e il “tartufo” sono la base dell'alimentazione della popolazione. Due anni dopo, nel 1538, Pedro Cieza de Leon, soldato semplice di un’altra spedizione, un erudito, descrive il vegetale sconosciuto in modo dettagliato. Il suo resoconto, pubblicato nel 1550, è la prima testimonianza scritta della patata.     Ventitré anni dopo il “tartufo” fa parte del vitto dell’Hospital de la Sangre di Siviglia, città crocevia della sua introduzione. Tuttavia questo tubero, appartenente alla famiglia delle Solanacee, faticherà parecchio a imporsi come alimento in Europa, in particolare in Italia;...

Bada a come mangi!

Ho letto con interesse un libro di Cinzia Scaffidi Mangia come parli, edizioni Slow Food. Il libro raccoglie 100 parole in vario modo collegate al mondo dell’alimentazione e ci propone di riflettere sull’evoluzione del loro significato nel tempo, per comprendere come, assieme al significato delle parole, è mutato il nostro rapporto con il cibo: Consumatore, Cotto, Grasso, Magro, Supermercato, Tempo. È stata una lettura piacevole, favorita da una generale consonanza di pensiero, eppure la sua impostazione diacronica, che in riferimento a ogni parola oppone un prima a un adesso, è legato un aspetto del libro sul quale vorrei soffermarmi criticamente. Lo schema argomentativo sotteso alle voci di questo dizionario di parole chiave è spesso il seguente: prima si faceva così, adesso si fa così, ma era meglio come si faceva prima. Non voglio allinearmi alle accuse di passatismo che da molte parti sono rivolte a Slow Food e che io ritengo insensate: se uno entra in un campo minato non dovrebbe bollare come retrogrado chi gli suggerisce di tornare sui suoi passi. Credo tuttavia che questa condanna generalizzata del presente investa...

La Grande Mela ovvero junk food, fame e...

Le immagini dello sciopero dei lavoratori delle grandi catene di fast food sono arrivate attraverso internet nella prima mattinata del 30 novembre. Durante la giornata gli schermi televisivi hanno via via evidenziato la portata della protesta ma soprattutto amplificato il valore simbolico ed emotivo di qualcosa che non era descrivibile solo in termini di rivendicazioni salariali, di giusta protesta sociale, né per l’eccezionalità di un evento che precedentemente non aveva mai visto la possibilità di azione sindacale in quel settore.   Quello che colpiva da questa sponda dell’Atlantico - e in particolare dalla sua “periferia mediterranea” - era non solo che fosse una protesta per la sopravvivenza (poco più di 8 dollari all’ora è la paga media di un lavoratore del settore contro un costo della vita reale di oltre 20 dollari ora per persona con un figlio in uno dei quartieri periferici della città ) ma che gli attori di quanto stava accadendo fossero dipendenti di Wendy’s, King Burger, Mc Donald, Five Guy Burger, Pizza Hut...   Del resto, se New York resta uno dei simboli della societ...

Quel MacDonald’s di Stephen King

Semiosi illimitata. (Umberto Eco, Interpretazione e sovrainterpretazione)     Nella raccolta A volte ritornano di Stephen King (ed. Bompiani) si può leggere un’introduzione firmata dallo scrittore John D. MacDonald. È un’introduzione molto piacevole scritta dall’autore del romanzo The Executioners trasposto in due versioni cinematografiche, la prima del 1962 col titolo Cape Fear interpretata da Robert Mitchum e la seconda del ’91 diretta da Martin Scorsese con Robert De Niro e un cast all star. The Executioners è grosso modo un romanzo dell’orrore, anche se John D. MacDonald, morto nel 1986, non viene certo ricordato come scrittore horror, ma piuttosto per i suoi romanzi hard-boiled, pulp e persino science-fiction. Come mai, allora, l’autore di un solo romanzo più thriller che horror ha firmato la prefazione di una raccolta di racconti dell’orrore scritta da uno scrittore dell’orrore?     Nell’introduzione, MacDonald suggerisce una risposta a questa domanda: “Per una strana coincidenza, oggi il romanzo Una splendida festa di morte di Stephen King e il mio...