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gerarchia

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Twitter è novecentesco

Twitter, al netto della storia dei 140 caratteri, ha due grandi e sostanziali differenze con gli altri social network come li abbiamo conosciuti nell’ultimo decennio. La prima è la relazione non biunivoca. Un utente può seguire qualcuno, senza essere seguito, e viceversa. Un Vip (Fiorello, Fabio Volo, Jovanotti) ha centinaia di migliaia di followers mentre segue al massimo qualche centinaio di persone. La seconda differenza è che si sviluppa attraverso i famosi hashtag, ovvero parole chiave, sotto cui è possibile far confluire un flusso di informazioni su un determinato argomento: X Factor, Monti, le elezioni o il derby. Clicchi derby, e ti vengono fuori tutti i tweet sul derby. Detto questo (per gli a-twitterati) c’è da chiedersi cosa può significare, dal punto di vista della comunicazione e della rete.   La prima cosa che viene in mente è che un sistema di relazioni non biunivoco è un sistema gerarchico. Genera dei grandi e dei piccoli, dei medi, giganti e minuscoli. Il numero di followers detta il peso specifico della tua voce. E l’eco del cinguettio. Maggiore è il tuo canale di...

Cyberchiefs: come funzionano le tribù online?

La lunga lotta tra la repubblica della libertà e il regno della burocrazia si è spostata su Internet. Avete mai pensato alle comunità che sviluppano Linux o che scrivono Wikipedia come a burocrazie? È quello che ha fatto il sociologo francese Mathieu O’Neil in Cyberchiefs - Autonomy and Authority in Online Tribes (pubblicato da Pluto Press e non ancora tradotto in italiano), un libro in cui analizza le strutture di potere presenti nel web senza limitarsi a celebrare acriticamente l’autonomia che la rete darebbe ai suoi utenti. I processi che regolano la produzione diffusa e orizzontale di contenuti che avviene in progetti come quelli di software libero o nella blogosfera sarebbero esempi di una nuova forma istituzionale - la burocrazia tribale online - tipica di internet e diversa dalle altre forme di organizzazione.   Il lavoro di O’Neil parte dall’idea che la ricerca di autonomia e autorganizzazione sia una delle forze trainanti della rete. L’ideologia di Internet ci spinge a diventare prosumer (producers-consumers), e quindi a sentirci liberi di essere produttori autonomi in quanto giornalisti, artisti, autori...

Finanza

15 Ottobre 2011   La grande manifestazione romana degli “indignati” è stata turbata da gravi incidenti provocati da gruppi estremisti definiti dai media Black Bloc.         Figli bastardi   Da Aristotele a Keynes, passando per la scolastica medievale e Marx, la filosofia classica ha diffidato sistematicamente di ciò che costituisce il fondamento di quella che si chiama economia finanziaria. La questione sollevata ricorda da vicino certi accalorati dibattiti contemporanei sulla liceità o meno delle nuove famiglie non naturali. E la filosofia non sposa certo in questo caso tesi progressiste. Tutt’altro. Come ha benissimo ricordato Massimo Amato, nelle sue splendide ricerche sulla storia della moneta e sulla origine del nostro attuale disastro economico, la questione che la filosofia non cessa di porre, ad esempio a proposito del prestito ad interesse, è quella della legittimità del figlio che la moneta, diventando merce scambiabile sul mercato, diviene. Il denaro genera denaro – Marx diceva “autovalorizzazione” pressoché automatica del capitale...