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Il più mancino dei tiri

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1941 - 2020 / Corso: il più mariolino dei tiri

«Una sola figura si esime dalla regola: è l’uomo in più, il fantasista dal tocco magico, il primo violino che suona una melodia tutta sua mentre l’orchestra segue disciplinatamente lo spartito. È un individuo che lotta contro l’omologazione, un allevatore di lucciole».   Di chi sta parlando Edmondo Berselli quando così scrive in una pagina del suo Il più mancino dei tiri, libro pubblicato da Il Mulino nel 1995, con il coraggio – dell’autore e dell’editore – all’epoca molto poco in voga in Italia di «parlare di calcio per parlare d’altro»? Ovvero di usare con colto understatement il passe-partout dello sport nazionale, più parlato che praticato, per aprire il sipario sull’Italia del dopoguerra, tirando fili tra Giulio Andreotti e Omar Sivori, Carlo Emilio Gadda e Helenio Herrera, Felice Gimondi e Romano Prodi? Chi è il «fantasista dal tocco magico», l’anarchico «primo violino», ma soprattutto, formidabile immagine, quell’«allevatore di lucciole» che già fa intuire dove si potrebbe andare a parare, varcando la linea bianca dell’out e passeggiando dal breve spazio erboso del campo per destinazione verso altri campi semantici e altri contesti storici? Lo si capisce poco dopo...