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immondizia

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Giappone / Kodoku-shi, la morte solitaria

Un settore di grande successo   Nell’estate del 2018 si è registrato in Giappone un caldo record, con temperature di oltre 40 gradi in diverse città. Mai così caldo da quando la nazione nipponica ha cominciato a farne statistiche nel 1946. Sotto quel clima rovente, però, c’è stato un settore che non si è mai fermato in tutta l’estate.    Questa professione si chiama in giapponese tokushu-seisō-gyōsha, detta per brevità tokusō, ovvero impresa di pulizia speciale. Si tratta di ripulire luoghi che sono stati teatro di incidenti o persino di omicidi. Ultimamente però la tokusō è molto richiesta per pulire case e appartamenti dove è avvenuta la cosiddetta kodoku-shi, la morte solitaria: i cadaveri vengono trovati, in genere molto tempo dopo il decesso, in condizioni inenarrabili e spesso all’interno di ambienti pieni zeppi di immondizia accumulata a volte fino ad altezza d’uomo. Immagino che rimaniate esterrefatti, ma addirittura nel vocabolario contemporaneo giapponese esiste già un termine specifico per designare queste case riempite di rifiuti: gomi-yashiki, letteralmente “dimora di immondizie”. Sembra che i poveri abitanti di quelle case vivessero barricati dietro...

Le nuove isole d’utopia / The Garbage Island(s)

Uno spettro s’aggira per il mondo. È un’isola. Di plastica.  Sembrerà strano ma si tratta di un’isola d’utopia. Perché proprio come le isole utopiche e come i fantasmi marxiani è dovunque e in nessun luogo. È una ed è moltitudini. Terrorizza e (forse) dà la sveglia al mondo. La più inquietante si troverebbe nel Pacifico, e la sua grandezza si dice oscilli fra quella delle isole britanniche e dell’Australia. Una presenza talmente ingombrante e distruttiva, popolata da forme di vita più o meno inedite e aggressive che, scopro da Wikipedia, nel 2011 l’Unesco per provocazione artistica o sensibilizzazione umanitaria l’ha riconosciuta come Stato: The Garbage Patch State.  Ma se questo “Stato canaglia” esiste come fargli guerra? Come accerchiarlo, assediarlo, costringerlo alla resa? O quantomeno a una pace negoziata se non proprio a una nuova alleanza? The Garbage Patch State è infatti uno stato più atipico e transnazionale dello Stato islamico, benché come esso sia fatto da un frustrante gioco di consumismo e regressione, di perturbanti incroci fra riconoscimenti e rifiuti.   THE GARBAGE PATCH STATE, opera di Maria Cristina Finucci. Per affrontarlo dunque bisognerà...

Oggetti d’infanzia | La buca dell’immondizia

Già la terminologia racconta l’abisso temporale che divide le epoche. Oggi si chiamano Rifiuti Solidi Urbani. Ieri, semplicemente e brutalmente: immondizia. Una parola che evoca da subito un’esigenza di purificazione e catarsi.   Noi andammo a vivere nel condominio in cui ho passato infanzia e adolescenza nel 1963. Era un edificio con pretese, superiore allo standard che mio padre, semplice impiegato di banca, avrebbe potuto permettersi. Ma la proprietaria dell’immobile era una lontana parente e, in cambio dei suoi servizi come amministratore e factotum, la mia famiglia poté soddisfare le sue aspirazioni di avanzamento sociale.   Non ho ricordi di come si sbrigasse la questione dell’immondizia nel casamento popolare in cui abitavamo prima. Ma nella nuova casa c’era la “buca dell’immondizia”. Vale a dire, una colonna verticale che correva per tutto il condominio con aperture a ogni piano dove gli inquilini, aprendo una specie di botola verticale a maniglia, gettavano i loro rifiuti. Tutti. La fisiologia della cosa è curiosa, a pensarci: l’idea era che qualsiasi schifezza tu producessi...

Paolo di Paolo. Dove eravate tutti

Cos’è successo negli ultimi vent’anni? L’Italia dov’era mentre Berlusconi faceva sognare gli ingenui e inorridire gli increduli? Gli italiani che quest’anno si celebrano con il tricolore sbiadito ai balconi, dov’erano? Dove eravamo tutti? E dove siamo oggi che lasciamo che cancellino il 25 aprile e il 1° maggio dal calendario festivo? Qui, o poco più in là, oltre i confini nazionali. Ma pur sempre stravaccati su un divano a guardare la tv, o appena più composti a un tavolo di amici a discutere del Cavalier Pirata, o ad un caffè la mattina a scorrere le pagine nazionali tra cornetto e cappuccino. Eravamo tutti qua. Gli anni passavano e il Cavaliere restava “il capo e la coda di ogni discorso, l’infinita colla che teneva insieme le nostre parole” e le nostre vite. Dove eravate tutti è il titolo del romanzo d’esordio di Paolo di Paolo (Feltrinelli, pp. 219, €15), ed è questa l’Italia che ci regala, un paese mancante, attonito o, ancor peggio, assopito.   Il protagonista, che si chiama non a caso Italo, è uno studente universitario, uno di...