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makers

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Sulle scritture dei makers

C’è un passo degli Scritti sull’arte in cui Paul Valery preannuncia un’epoca della illimitata distribuzione a domicilio di immagini e di suoni: come l’acqua il gas o la corrente elettrica, dice, in virtù di un’erogazione capillare dei flussi (e della tecnica di riproduzione), essi saranno disponibili a manifestarsi al comando di un piccolo gesto, e poi sveltamente ci lasceranno. Si fa quasi fatica a scorgere lo scarto di questa profezia rispetto a un prima ormai improbabile, lontanissimo, quando le cose – immagini e suoni – dovevano essere pesantemente innestate nel luogo del loro prodursi e agire: ora che l’abitudine a vivere ubiqui, incollati agli smartphone, ci assegna a un orizzonte fluido, istantaneamente ridisegnato dall’andamento delle informazioni, che sono appunto codificati flussi di immagini e suoni. Ora persino le cose tangibili, usabili, fuori di noi “vere” cominciano a proporsi come erogabili a comando: evocabili con la sveltezza propria dello scambio dei valori astratti dalle vetrine del desiderio, o dai repertori personalizzabili di modelli 3d che popolano le già estese librerie...

Rifkin e il capitalismo

Spesso l’economia collaborativa viene vista come un’alternativa al capitalismo. L’idea è che le nuove tecnologie di produzione, come le stampanti 3D, insieme a nuove forme di organizzazione, come le reti peer to peer o la sharing economy, saranno in grado di rendere obsoleti i vecchi dinosauri dell’economia capitalista e di realizzare una nuova società collaborativa, in modo non conflittuale. Ci sarà semplicemente un processo di evoluzione, che porterà a una nuova ecologia economica al cui interno il capitalismo ricoprirà un ruolo minore. Uno dei maggiori sostenitori di queste prospettiva evolutiva è Jeremy Rifkin. Vorrei partire dal suo ultimo libro per riflettere brevemente sulla relazione fra economia collaborativa e capitalismo.  Nel suo The Zero Marginal Cost Society Rifkin sostiene che la combinazione fra stampanti 3D, la produzione decentralizzata di energia e la nuova internet of things ridurrà i costi marginali della produzione materiale a quasi zero. Gli oggetti materiali diventeranno free, così come è diventata free l’informazione con la diffusione del primo internet negli...

Makers and the city

Nei primi anni ’80 un gruppo di ricercatori dell’University of California Los Angeles e dell’University of Southern California, indagano sui processi di ristrutturazione urbana. A partire dalle osservazioni empiriche sulla città di L.A. questi studiosi (noti come Scuola di Los Angeles) costruiscono una serie di importanti asserzioni teoriche su come le città si sviluppano nella società del tardo capitalismo.   La Scuola di L.A. integra una visione post-moderna della società con alcuni concetti dell’analisi marxista centrati sullo sviluppo diseguale: la città viene interpretata come radicalmente diversa, conflittuale e aperta, come uno spazio che produce regolarmente rotture, crisi e cambiamenti. Come nota Walter Nicholls, ricercatore in sociologia presso l’Università di Amsterdam, la città diventa quindi un “open field” in cui operano diverse forze sociali ed economiche che possono intrappolare il tessuto urbano in spirali di sviluppo diseguale, o innalzarlo in periodi di forte crescita.   Così le teorie marxiste e post-strutturaliste si combinano nei lavori degli...

Sònar Festival

Si è conclusa sabato scorso la ventunesima edizione del Sònar, festival di musica elettronica e arte multimedia nato e cresciuto a Barcellona, con la direzione di Ricard Robles, Sergi Caballero ed Enric Palau che lo hanno fondato nel 1994.   L’evento è da sempre strutturato in due parti, una diurna più dedicata all’ascolto e una notturna danzereccia. Il Sònar de dia dall’anno scorso ha cambiato location. Ha perso uno spazio emblematico e affascinante come il Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona, che fin dall’inizio lo ha ospitato contribuendo a formarne il carattere. La tendenza a percepire la musica come medium tra gli altri, legato a linguaggio video, interazione e tecnologia, emergeva in modo naturale, differenziando il Sònar da qualsiasi altro festival di musica elettronica. Ora il day si tiene al polo fieristico alle spalle di Plaça de Espanya, ai piedi del Montjuic (Fira Barcelona Montjuïc). Bisogna dire però che lo spostamento ha centrato diversi obbiettivi. Ha permesso di superare l’effetto ressa che si creava spesso nei locali del CCCB al Raval. Non solo ha...

Futuro

Nel gennaio del 1982, trentun anni fa, Primo Levi fu chiamato a dire qualcosa sul futuro, dando voce allo scrittore fantascientifico – o fantabiologico, come disse Calvino – che era in lui. Lo fece su “Tuttolibri”, insieme e accanto a James G. Ballard, autore ben più apocalittico. Levi se la cavò ricalcando le previsioni fatte vent’anni prima da Arthur Clarke, vedendo cosa si era avverato e cosa invece no. Tra le varie cose accadute c’era lo sbarco sulla Luna, un anno prima della previsione; Clarke ipotizzava poi la “radio personale”, prevista per il 1980, per Levi era allora facilmente realizzabile, ma non conveniva: meglio lasciar perdere. Ora che c’è internet e i social network, qualcosa del genere è accaduto. Ma cosa ci sarà nel 2025, o nel 2050, nell’ambito delle “invenzioni” che riguardano la cultura e il sapere? Difficile dirlo, ma una cosa possiamo azzardare: saremo sempre più primitivi. Quello che i new-media e la tecnologia portatile, aperta dai personal computer e proseguita con gli smartphone, hanno mostrato nel decennio appena trascorso, è che il...

Quale incontro tra venture capital e makers?

Il movimento dei makers negli ultimi anni ha continuato ad evolvere in nuove direzioni. Parte di questo processo è la creazione di un modello di finanziamento per i progetti hardware low-cost e di artigianato innovativo, un tipo di schema dotato di analogie con quello delle startup digitali ma con significative caratteristiche peculiari.   L’attrazione dei makers per gli investitori   La creazione di incubatori focalizzati su startup hardware, come Lemnos Labs a San Francisco e HAXLR8R in Cina, sta accompagnando un interesse crescente interesse da parte di investitori e programmi di accelerazione per questo spazio operativo. Ad, esempio tra le notizie recenti si possono citare la presenza crescente di startup hardware negli ultimi batch di Y Combinator, una delle strutture di maggiore successo che vanta l’accelerazione di iniziative come Dropbox e Airbnb. Si iniziano a contare anche deal sempre più importanti, si pensi ai 10 milioni di Makerbot (che oggi è valutata 300) o al recente investimento di 10,7 milioni di dollari in Airware, società che sviluppa sistemi di guida per droni prima incubata da Lemnos Labs, da parte...

Le sette anime dei makers

L’improvvisa attenzione dei media per il fenomeno dei Makers è da rintracciare in due eventi principali: World Wide Rome, un grande meeting in stile TED organizzato a marzo da Riccardo Luna – ex direttore di Wired Italia ed oggi tra i principali divulgatori italiani nel campo dell’innovazione e delle nuove tecnologie – e The Future in the Making, mostra organizzata da Domus durante la Design week di Milano. Ma cosa vuol dire esattamente Makers? Con questo termine si intendono in realtà pratiche, filoni di ricerca e visioni molto diverse tra loro.   In senso stretto, con Makers si intende una sottocultura di origine statunitense incentrata sul fai-da- te tecnologico (chiamato da molti D.i.y. 2.0) che si organizza attorno alla rivista Make e che si riunisce in periodiche Maker Faires tenute in tutto il territorio degli Stati Uniti. Nei Makers statunitensi si ritrovano gruppi e personaggi eterogenei, che vanno dagli inventori da garage agli artisti psichedelici, passando per hacker e piccoli artigiani di vario tipo. Quello che tiene assieme la scena è un generico desiderio di produrre autonomamente, vendere e comprare gadget e...

Materializzazioni

Dopo il 2011 la portata del cambiamento introdotto dal Web 2.0 e dai social network è ormai accettata dall’opinione pubblica. Per non farsi trovare impreparati da quello che verrà dopo occorre confrontarsi con un dato di fatto: la rivoluzione industriale basata sull’informazione non è al suo punto di massima espansione. Anzi, è appena cominciata. Quando si parla di informatica si pensa soprattutto all’impalpabile, a nubi di dati che si spostano per il mondo comparendo sugli schermi. L’e-book è l’alfiere di questa visione, perché porta con sé immagini di scaffali dai quali scompaiono i libri e di hard-disk nei quali si moltiplicano i file. In effetti, dobbiamo prepararci alla scomparsa, o almeno alla riduzione, di supporti che abbiamo sempre dato per scontati. Questo non deve però farci sottovalutare una tendenza di natura opposta che si sta già realizzando: la materializzazione delle informazioni nel mondo fisico.   Qualcuno forse avrà già sentito parlare di stampanti 3D, una tecnologia disponibile da tempo che recentemente è divenuta accessibile, a costi...