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mescalina

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Aldous Huxley / Rendersi unici. Psichedelia e visione

  È in corso una grande guerra spirituale. Questo libro ce la racconta, insegnandoci a combatterla fino in fondo. Proveremo a utilizzare gli scritti di Huxley sulla psichedelia per mostrare il senso di ciò che sta capitando, l’urgenza di questa guerra e la radice millenaria che la sostiene. Per farlo ci inoltreremo in radure fiammeggianti dove inciamperemo in pietre preziose, incontreremo persone sconvolgenti, arriveremo al punto aurorale in cui potremmo dire che sta iniziando qualcosa di nuovo. Non sarà una semplice passeggiata tra idee rassicuranti. Era un mattino di maggio del 1953 quando, all’età di cinquantanove anni, Aldous Huxley provò per la prima volta la mescalina, un alcaloide contenuto nel peyote, la pianta sacra del deserto messicano. Ne assunse quattro decimi di un grammo in mezzo bicchiere d’acqua ed era, ne siamo sicuri, una giornata luminosa. La mescalina gliela portò dal Canada il dottor Humphry Osmond, lo psichiatra inglese che inventò il termine «psichedelia», un uomo in tweed e occhiali, molto serio, educato e premuroso: si fece tremila chilometri per raggiungere la casa di Huxley, a Los Angeles, un viaggio che lui stesso definì improbabile. Osmond...

Paradisi artificiali / Peyote

Il 10 gennaio 1936 Antonin Artaud parte per il Messico. Segue le tracce di una tribù dedita all’uso e al culto del peyote. Nell’agosto dell’anno seguente esce anonimo sulle pagine della “Nouvelle Revue Française” il racconto Al paese dei Tarahumara: “Il soggiogamento fisico era sempre presente. Quel cataclisma che era il mio corpo… Dopo ventotto giorni d’attesa, non ero ancora rientrato in me; – bisognerebbe dire: uscito in me”. L’esperienza che Artaud compie non concerne il divino, bensì se stesso. Lo spiegherà nel 1945 all’amico Henri Parisot: “Significa che non è Gesù Cristo che sono andato a cercare dai Tarahumaras, ma me stesso, il signor Antonin Artaud, nato il 4 settembre 1896 a Marsiglia”. Il peyotl è un cactus, Lophophora willimasii (Lem.), che si trova nelle zone aride del Messico settentrionale. La sua comparsa ufficiale data 1888, quando Ludwig Lewin pubblica la prima relazione che lo classifica dal punto di vista botanico descrivendone le qualità allucinogene. Alla fine dell’Ottocento sono diversi gli studiosi, tra cui Havelock Ellis, ad essere attratti dalle modificazioni psicologiche che provoca nelle persone che l’ingeriscono. Un frate francescano, Bernardino de...

Ebbro di testo. Da Beatriz a Paul Preciado

Perché si scrive? Per chi si scrive? Quali sono le condizioni che permettono alla scrittura di non prescindere dal corpo di chi scrive, facendo di lei/lui una pura testa decapitata, inattendibile fonte di assiomi inverificabili? È possibile, oggi, fare filosofia e teoria culturale, dunque politica, senza affidarsi al “principio di autocavia”, a un metodo conoscitivo e ermeneutico fondato sull’esperienza diretta, su pratiche che coinvolgono in prima persona il soggetto scrivente, esponendolo al rischio di trovare perdendosi? La risposta/proposta che il filosofo e teorico della cultura Paul B. Preciado lancia con muscolosa leggerezza attraverso il suo Testo tossico (trad. it. di Elena Rafanelli, Fandango 2015) è netta e arditissima. «Tra il 1927 e il 1932 Walter Benjamin e alcuni amici, tra cui Ernst Bloch, Ernst Jöel e Fritz Fränkel, si sottomettono a una serie di assunzioni chimiche: mangiano hashish, fumano oppio e si iniettano mescalina e morfina. In ogni caso è necessario che la sostanza entri nel corpo, che penetri la pelle, il canale digestivo, il sangue, le cellule. È necessario attaccare l’anima...