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Paesi e città

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Reggio Emilia / Paesi e città

Reggio Emilia non esiste. Fino alla metà dell’Ottocento i viaggiatori che valicavano la dorsale appenninica attraverso uno dei frequenti passi, entravano direttamente nelle terre di Lombardia. E così era chiamata anche Reggio nelle antiche carte: Reggio di Lombardia. L’Emilia è un’invenzione postunitaria, quando Carlo Farini si autonominò “dittatore dell’Emilia” fino all’espletamento dei referendum di annessione al nuovo Regno. L’Emilia augustea, come scrivono le vecchie guide, comprendeva il territorio a destra del Po – il cui corso era assai differente da quello odierno –, ma non dappertutto si estendeva sino all’alto Appennino, un territorio montagnoso lungamente dominato su entrambi i versanti dagli antichi Liguri, alleati di Annibale, deportati da Romani nei territori dell’odierno Abruzzo. Fino alle guerre puniche infatti l’Italia settentrionale non era stata ancora romanizzata.     Il nome Emilia, di cui si fregia oggi come un vanto e persino un marchio di qualità, cadde in disuso a lungo; lo riesumarono solo gli eruditi rinascimentali, ma fu...

Cesena / Paesi e città

Il quartiere Fiorita è nato nel dopoguerra col piano Fanfani. L’I.N.A. casa e l’I.A.C.P. hanno individuato in quel terreno, delimitato dalla ferrovia e dal parco dell’ospedale Bufalini, l’area per dare la casa alle famiglie bisognose. Un gran mal di testa viene al capofamiglia quando alla fine del mese l’esattore suona per l’affitto. È una miseria, ma quando bussa a casa del disoccupato anche pochi soldi divengono molti soldi.     Sono condomini disegnati dalla matita d’architetti ministeriali preoccupati di fare bella figura con la loro comunità. Belle facciate, balconi rientrati, superfici di mattoni a vista, muretti col colmo in ghiaietta colorata, strade abbastanza larghe, marciapiedi col ciottolato, cortili ampi, una lavanderia comune nel seminterrato. Trilocali e bilocali hanno stanze ben distribuite, utili dispense in cucina e l’anti-bagno è abbastanza grande per un piccolo armadio. Gli architetti hanno suddiviso lo spazio domestico credendo nell’unione d’utilità e povertà. Un quartiere nato per darlo in affitto a gente che ogni giorno conta i soldi...

Grottaferrata / Paesi e città

C’era l’aria buona. Ma l’aria buona oramai non frega niente a nessuno. Fa male l’aria buona; se ne respiri troppa ti fa venire il mal di testa, il beriberi e qualche altro di quei mali moderni che, salvognuno, meglio non dire! Eppure, per quello che può contare dirlo oggi, c’era. Me li ricordo io tutti in fila, quei ragazzini venuti da Roma con la pertosse, la sera dopo cena a spasso coi genitori giù per il Corso Del Popolo e dopo chi via girando per la vecchia cartiera, verso l’oliveto Mazzanti, chi invece giù per viale San Nilo sotto la fila degli olmi. Certi altri, alla fine, passavano sulla selciata messa al posto del vecchio ponte levatoio e arrivavano proprio a toccare il portone del castello dell’abbazia, come a far tana e poi se ne ritornavano in su.     Toccavano il mistero della storia passata; Bessarione, ultimo gran personaggio misterioso del medioevo, commendatario dell’abbazia che quando un giorno per puro caso mi capitò di avere per le mani un porta ostie che aveva regalato ai frati, oddio, mi prese quasi un fulmine a pensare se, non sia mai, mi portasse scalogna! Il...

Cremona / Paesi e città

A Cremona le cose sono già accadute. I gesti visibili del tempo sono calmi, rallentati, quasi non fosse più lecito affrettarsi, o assillare l’istante con incaute manovre passeggere. I treni arrivano ancora, per abitudine, con anziani scolari, e stanchi lavoratori oppressi dal ritardo, nella stazione che conserva il dignitoso silenzio d’altri anni. Nell’aria dei piazzali è ancora ignara la vita, giovane la luce, si alzano i rumori e i gesti del quotidiano commercio con le ore, d’ogni leggera illusione che il giorno sia nuovo, i minuti da vivere.   Così antica la misura, la dimensione degli spazi, che lo sguardo trova un conforto d’appoggi, una certezza di confini, già raro il temere uno scivolìo d’orizzonte, la dismisura del vuoto, è breve ogni smarrirsi, limitata la resa incontro alle distanze. A volte si rimpiangono, davvero, possibili fughe già vane, gesti definitivi e superflui, tentativi d’illusione soffocati, grida e voci che varchino una piazza.     L’estensione quieta delle strade spira il suo silenzio, propaga un’attesa remota...

Castiglion della Pescaia / Paesi e città

Di solito al mare, almeno in Italia, si associano scenari di luce, sole e calore. È curioso, invece, come i miei ricordi di Castiglion della Pescaia, una delle più ridenti località turistiche della Maremma, siano di nuvole e foschia. Esterne, in qualche giornata di pioggia, ma soprattutto interiori.   Ci sono stato tante volte, fin da piccolo, coi miei, da solo e con amici. E sempre, per me, ha rappresentato un crocevia, e insieme una visione che si levava da un mondo in dissolvenza.   Il primo anno che ci sono venuto sarà stato quand'ero in prima elementare. Durante il viaggio avevo dormito sul sedile posteriore della Giulia, un'Alfa Romeo che solo a ripensarla evoca passato. Mi svegliai sulla Via Costiera, circondato dalla pineta litoranea, e poco dopo mi apparve il profilo arroccato del paese, con il castello e la torre della Pieve di San Giovanni Battista.     Poi Castiglione è rimasto in un angolo della mia memoria, e ci sono ricapitato soltanto a ventitré anni, di ritorno dall'Erasmus, solo e in cerca di un filo conduttore personale che in Inghilterra avevo trovato, ma che, una volta...

Altopiano del Formicoso / Paesi e città

Il cielo sopra l’altopiano del Formicoso nasce a nord, alle spalle del Gargano. L’Adriatico fa lievitare l’impasto e la bora lo spinge verso sud. La foce è oltre la sella di Conza, un anello mancante tra la catena dei monti Alburni ad oriente e quella dei monti Picentini ad occidente. In questa terra ci sono tante chiese ma l’unica cattedrale è il paesaggio e l’altopiano è il suo altare dove decine di pale eoliche ruotano per crocifiggere il vento.     Sono un pattinatore. Perdere e ritrovare con continuità l'equilibrio è alla base del pattinare e vivere in bilico in un paese ai margini di un altopiano è un ottimo allenamento. Pochi posti sono accoglienti come l’altopiano del Formicoso per un pattinatore, anche quando l’inverno lo abbraccia con generosità. Lungo le strade statali 91 e 303 ho tracciato il mio percorso.                                          ...

Firenze / Paesi e città

La cecità, l’unica risorsa che mi concedo in città. L’anelito cittadino dovrebbe essere sempre quello di ritrovarsi gli occhi. Di capire chi te li ha rubati: Firenze stessa, per gelosia. O chi la visita giornalmente, in uno stupro di ciglia. O chi l’amministra, per prototipi venduti al chilo d’occhio autoctono. I vostri bulbi ingrassati dall’aria corposa della valle fiorentina sono stati forse strizzati da un qualche Ermete locale sul seno di una studentessa americana, nella cripta di una chiesa segreta, come Santo Stefano al Ponte, o la mimetica e devastata San Pier Scheraggio. Un rito già previsto dalle pagine degli editori locali, appagati dal segnaposto, dal fitto dato storico, dalla scoperta della reliquia. Firenze non solo città d’occhi rubati, ma del segnaposto. In ogni angolo: bandierine, memoriali, ordinanze, cifre, rebus, bestemmie. Non occulta, città totalmente forata, bucata, sbandierata.     Cieco è così l’unico modo con cui si può fare un nuovo slalom per la città, con la voglia di descriverla coi sensi, non con la vista. Scendete con la...

Panicale / Paesi e città

Io a Panicale ci sono nato. E dico questo non per stare a parlare sempre di me, che infatti basta così, ma solo per introdurre il fatto che trentaquattro anni fa a Panicale c’era pure l’ospedale. Nonostante le poche centinaia di abitanti, come oggi. E l’infermiera saltava, quando la vedo nella piazza del paese lei me lo ripete sempre, Io saltavo, dice, sopra la pancia di tua madre e tu non volevi uscire. E poi ride. Pochi mesi dopo hanno iniziato a dismettere l’ospedale.   Panicale è fermo sulla collina dal medioevo, disteso come un vecchio addormentato, da molto tempo prima che arrivassero i Ricchi e Poveri. Quindici anni fa, ma anche venti e sicuramente per molti anni addietro ancora, in piazza Umberto I c’era un solo bar, con un bancone pieno di specchi, un biliardo, i tavoli per giocarsi un pacchetto di Charms a briscola o un bicchiere di amaro a Scala Quaranta. Sulle pareti c’erano le signore di fine ottocento che sponsorizzavano il Varnelli e fuori dal bar c’erano le discussioni fitte sul gioco del pallone che si vedeva tutti insieme grazie al Mivar di cui disponeva il bar, la domenica sera, con 90°...

Motta di Livenza / Paesi e città

Mita, Mota, Mata, da due fiumi sei bagnata dal Livenza e ‘l Montegàn, tuti i mati i sta in Alban.   Parto da questo motto-scioglilingua locale, dal bilinguismo italiano-dialetto, per parlare del mio paese, perché in esso è contenuta, in geografia e idioma, tutta la mia vicenda umana. E incomincio dai versi centrali dello stesso: il paese in cui vivo è bagnato da due fiumi, il, o meglio, la Livenza, al femminile come qui si usa (fiume dalla duplice sorgente di natura carsica sita nella località friulana di Polcenigo; sinuoso il suo corso, verdastro, assiepato di salici, con continue morbide anse sino alla foce di Caorle) e dal Monticano, che di sorgenti ne ha addirittura tre, sulle pendici del piccolo monte Piai, presso Vittorio Veneto; fiume che, a due passi da dove vivo, viene a confluire proprio nella Livenza. Parto dai fiumi anche perché hanno una certa rilevanza nella storia dello stesso: la Livenza circoscrive il nome del paese, altrimenti abbastanza comune (secondo la maggioranza degli storici l’etimologia del toponimo deriverebbe da Motha, altura, dosso di terra; secondo altri da palude fangosa, mota) in una...

Alghero / Paesi e città

Fine corsa. Bar “Il Capolinea”   Pellegrini che arrivino camminanti ad Alghero oggi non se ne vede, ma se vi capitasse di dare le spalle al mare e camminare tutta la XX Settembre, lo troverete allora come casetta delle fiabe, a segnare il fine corsa e dar ristoro. Un angolino dove il tempo è ancora alle convergenze parallele, dove l’orario del treno non è mai stato esposto ma qualcosa continua a ticchettare. Probabilmente vive una doppia vita: la signora gentile di giorno; la notte i giovani del posto assiepano gli anfratti foderati – peccaminosi e casalinghi – occulti all’occhio della tv. Che vita!… Sedere di fuori, al tavolino cumano, smemorarsi di sé sul ciglio della strada. Un lieve venticello, che sa di viale Monza e di mare lontano, ecco, già si leva, contro il logorio della vita moderna.     Sipario bianco. Bar “La Piazzetta”   Dove Alghero finisce e più somiglia alle periferie del dovunque, è lì che espone il retro delle cartoline di vedute: lì mette i nomi. Che piova pure, o venga la calura d’estate: il nomade trover...

Marina di Lizzano / Paesi e città

Ogni estate la solita storia. Il turismo sembra impennarsi a giudicare dalla moltitudine di individui che, macchina fotografica alla mano, immortalano il mare. E invece no, son sempre gli stessi. Lo dice anche il PIL. Marina di Lizzano è una frazione di Lizzano, un comune in provincia di Taranto, che dista dal capoluogo 40 km. Fatevi un giro per le strade della città dei due mari, sottraete a chicchessia un telefono integrato di fotocamera e troverete almeno un’immagine del mare nostrum nel software. Ogni volta, vederlo, è come fosse la prima. I nordisti che ci hanno onorato della loro presenza, sanno di cosa parlo. Più di un forestiero mi ha interrogato incredulo sul perché cotanto ben di Dio non fosse valorizzato a dovere. Sempre la stessa solfa, la loro; sempre la stessa reazione la mia: sguardo basso e alzata di spalle. Marina di Lizzano non ha nulla da invidiare al mare dei Caraibi. Sì, lo so, dà molto più lustro alla propria immagine un “vado al mare ai Caraibi…” piuttosto che a Marina di Lizzano, concordo. Chi passa di qui, di rado dimentica quei colori, quei silenzi, quegli odori, quei...

Gibellina / Paesi e città

Sono di Gibellina, paese della valle del Belìce distrutto dal terremoto del 1968. Mio padre non c’era al momento del sisma, studiava all’Industriale di Mazara del Vallo, faceva con i suoi compagni di scuola le prime prove di ‘68, anche se un ‘68 casalingo, ingenuo e casinista. Mia madre era in casa con i suoi genitori, i miei nonni; hanno lasciato tutto, di corsa, e sono finiti in una scuola, senza più niente. Il giorno dopo gli hanno portato dei vestiti e del cibo. Era gennaio e c’era la neve, a mia madre è venuta la febbre, mio nonno l’ha portata dal medico. Cinquemila lire, ha chiesto il medico, senza curarsi del fatto che non li avevano quei soldi, erano terremotati. All’epoca i miei genitori erano fidanzati di nascosto, e di nascosto ho letto le lettere che si mandavano; lettere indirizzate a qualcun altro, per non farsi scoprire, dandosi appuntamento nei parchi, agli angoli delle strade. Vedersi dieci minuti ogni quindici giorni. Si sono sposati sei anni dopo; mia madre aveva un vestito da sposa in tessuto sintetico, quando le ho chiesto di farmelo vedere si è vergognata, non ha voluto, dice che vuole...

Sesto S. Giovanni / Paesi e città

L’Italia è piena di Sesti: Calende, Ulteriano, Fiorentino, al Reghena, Campano. E di Dis-sesti. Parlerò di Sesto S. Giovanni. Tutti i comuni dell’interland milanese hanno una caratteristica comune: non hanno nessuna caratteristica, che so la presenza di un obelisco, di una cattedrale, di un grattacielo; così l’uno non si distingue dall’altro. Le varie amministrazioni però si danno da fare per il proprio centro, che finisce per assomigliare a quello dei comuni limitrofi: il modello è sempre lo stesso: la Svizzera borghese. Alla periferia di ciascuno si legge: qui Sesto, poco oltre Cinisello, a destra Cologno ecc, ma non c’è soluzione di continuità e niente ti fa capire che sei altrove: in macchina (solo in macchina puoi viaggiare per la Ruhr italiana) ti perdi: per la mancanza di punti di riferimento. D’inverno una volta davi la colpa alla nebbia, oggi anche quella se ne è andata per far posto alle polveri sottili dei riscaldamenti e della tua stessa auto. La mancanza di un disegno urbano, di un progetto urbanistico si diceva una volta, ti aggredisce ovunque; i cartelli pubblicitari,...

Schio / Paesi e città

Tutte le sere rintocca. Settantasette volte. A morto. Settantasette tocchi che sul finale si disperdono flebili in una lontananza ultraterrena. Ogni sera, alle otto in punto. Dal 4 novembre del 1958. Quaranta anni dopo che la Grande Guerra si era spenta sulle montagne intorno, e i cadaveri le popolavano ovunque.   Da allora, dopo aver trovato posto sul campanile di sinistra del duomo cittadino, dopo che era stato vuoto per centotrentanove anni, la Regina Pacis ricorda quei caduti. Immancabilmente. Un’eredità che non si scorda. Che porta gli scledensi a marciare su quelle creste come in un pellegrinaggio. Sul Pasubio, al rifugio gen. Papa, lungo la Strada delle gallerie. Scavata nel cuore della roccia, con mezzi inverosimili, sotto il fuoco nemico, le frane, le bombe, i gas, e i morti, i cadaveri, le salme, e i vermi che se li mangiavano. Perché le sepolture erano impossibili. Qui non si dimentica quella carneficina dei ragazzi italiani. Dei sardi con la nostalgia del mare, che si rifugiavano in fondo alle caverne per cantare in cori sommessi le melodie della loro terra. Dei siciliani, dei napoletani, dei romani, dei piemontesi, dei liguri e tutti...

Osimo / Paesi e città

Osimo. C’è tutto su Wikipedia. Abitanti (più di 33.000), territorio, clima, storia, cattedrale, mura romaniche, grotte, personaggi illustri. Per risolvere un giorno di pioggia, i turisti marini della Riviera Adriatica spesso decidono di visitare la città dove sono nato. È abbastanza frequente trovarli a Piazzanuova, lungo la passeggiata a fianco dei giardini pubblici, ad ammirare mari, monti e cittadine dirimpettaie fra cui Recanati e Loreto. Visione di tipico paesaggio marchigiano secondo viaggiatori illustri. “Distillato” delle bellezze naturali d’Italia (Piovene), con evidenti rimandi al disincanto leopardiano e alla devozione mariana. Sintesi anche del carattere marchigiano o almeno del marchigiano di collina?   Gli altri turisti arrivano soprattutto per visitare le spoglie del patrono, San Giuseppe da Copertino, protettore degli studenti, e santo dei voli, come illustra un tabellone all’ingresso principale della città, dove è raffigurato il frate di profilo, sospeso in levitazione a lato del “sommario” delle qualità civiche: Storia Cultura Spiritualità. Antichi e...

Genova / Paesi e città

Scrive Friedrich Nietzsche (Rapallo, 1877): “L’inverno seguente vivevo vicino a Genova, in quell’insenatura quieta e graziosa di Rapallo, intagliata tra Chiavari e il promontorio di Portofino. Non ero nel miglior stato di salute […] Eppure, quasi a riprova del mio principio, secondo cui tutto ciò che è decisivo nasce “nonostante tutto”, il mio Zarathustra nacque in quell’inverno e in quelle sfavorevoli circostanze. La mattina andavo verso sud, salendo per la splendida strada di Zoagli, in mezzo ai pini, con l’ampia distesa del mare sotto di me; il pomeriggio, tutte le volte che me lo consentiva la salute, facevo il giro di tutta la baia di Santa Margherita, arrivando fin dietro Portofino. […] Su queste due strade mi venne incontro tutto il primo Zarathustra, e soprattutto il tipo di Zarathustra stesso: più esattamente, mi assalì”. Essere assaliti da un’idea, dal progetto di un libro profetico e assoluto, è possibile solo in un momento di magica “sospensione”, all’interno di un paesaggio propizio alle visioni come il paesaggio ligure, caratterizzato da una...

Orta / Paesi e città

  Lake Orta, Italy, è la scritta che campeggia sulla grande rotonda di prato appena risistemata che dà accesso al paese di Orta San Giulio, provincia di Novara, un borgo “tra i più belli d’Italia”, come dicono i depliants turistici. In questo momento un operaio sta pettinando con cura il tappeto erboso all’inglese che è stato appena disteso sull’aiuola in vista della stagione estiva. Lake Orta. In italiano lago d’Orta, cioè un luogo, come tanti in Italia, pieno di cultura, arte e paesaggio – in una parola bellezza. Bellezza antica che, fatta salva la capacità individuale di goderne in solitaria immersione, nella prassi e nelle dichiarazioni di principio degli amministratori e delle istituzioni culturali viene tradotta nei due concetti cardine di ogni discorso sui beni culturali: conservazione e valorizzazione. Sulla buona pratica del primo pesa, qui, il giogo di una rinata aggressività speculativa a cui sta tenendo testa solo l’ostinazione di un Comitato locale di cittadini; sulla virtuosità delle pratiche di valorizzazione pesano invece ben altre ipoteche. Intanto...

Borgomanero / Paesi e città

      Per quale ragione sostituire le bellissime e funzionali lastre pedonali in granito di Alzo, che corrono lungo gli assi viari di Borgomanero dal 1892? È un’idea storta del nuovo che va avanti per inerzia dal secondo dopoguerra.   Salvo la croce dell’impianto urbanistico ora mutilata dai lavori in corso, e alcuni edifici storici, per il resto Borgomanero è una città sofferente alla quale manca il bello.   Progettata in funzione di cubature e posti auto, Borgomanero si riflette sulle superfici curve dei cristalli delle automobili assiepate nei parcheggi. Il fascino ottico degli oggetti nella cultura di consumo ha contribuito a creare una nuova estetica urbana e domestica: i profili carenati degli edifici in acciaio, quelli delle automobili di lusso.   Secondo il designer Andrea Branzi saranno proprio la raccolta e la ricollocazione degli oggetti a dare senso alla città post-industriale (Andrea Branzi, Music and Design, Les Numéros Flottent). Sotto la città significata dagli oggetti di consumo, e sotto altri strati della complessa geologia urbana che include anche le...

La Busa / Paesi e città

Per il suo apparire improvviso tra le catene di montagne, la pianura che corona a nord il lago di Garda viene chiamata, con voce dialettale, Busa, Buca. La continuità dell’abitato e delle coltivazioni ha reso, nel corso degli anni, sempre più insensibile il passaggio tra i territori dei diversi comuni della Busa, e non è escluso che tra qualche decennio la pianura non diventi la sede di un’unica grande città. Ricordo che quand’ero bambino un signore mi fece più o meno questo stesso discorso, mentre guardavamo la Busa dall’alto, e mi disse che quella città avrebbe unito sotto di sé Torbole e Riva del Garda sulla riva del lago, e Arco più all’interno; mi disse anche il nome che avrebbe avuto quella città, ma l’ho dimenticato. Eravamo seduti sui gradini di una chiesetta e vicino a noi c’erano delle bombe disinnescate, il vento era forte e io pensavo che se mi fossi lanciato giù sarei atterrato nei campi senza farmi nulla. Nella stagione secca, sopra la pianura si solleva un pulviscolo che rende i contorni più indistinti, come se il paesaggio fosse il disegno sull...

Napoli / Paesi e città

Ci sono parole che inchiodano  i suoni a un mistero, che sempre si forma ad ogni nuova pronuncia. - Vorrei che tu scrivessi qualcosa sull’Anticaglia. Guido lo dice con pudore. Ha scattato delle foto che raffigurano la zona, e gli piacerebbe farne un piccolo libro. Sebbene abbia ottant’anni,  Guido ha un fisico asciutto e giovanile e non è difficile incontrarlo per strada che se ne va con passo sicuro verso direzioni che sono solo sue. Lui dice di essere un anarchico, e non vedo perché non debba credergli. So che lo è da sempre; e so che frequenta un altro mio amico, che per me è la figura dell’anarchico per eccellenza. Gli anarchici mi piacciono, sono persone serie, molto metodiche, a differenza di quel che vuole la vulgata. Hanno a cuore gli uomini e le donne come individui, come singolarità irriducibili. Sono spesso solitari, anche se aspirano alla costruzione di piccole comunità. E anche quando non sono più di due o tre sono capaci di svolgere un lavoro di connessione che sembra il risultato di numeri più vasti e cospicui. E poi non votano mai alle elezioni, e di questi tempi la loro scelta...

Milano / Paesi e città

Non so bene perché, ma il quartiere dove sono nato mi ha sempre fatto pensare all’America, agli Stati uniti d’America per essere precisi. Il quartiere dove sono nato. O, per meglio dire, dove fui condotto, quando avevo solo pochi giorni di vita, dalla clinica Villa Igea. La mia prima casa, e qui non parlo della clinica, risponde all’indirizzo di via Ada Negri 2. A quel tempo, tuttavia, alla futura via Ada Negri non era stato ancora concesso il privilegio di un’identità onomasticamente riconosciuta e così io mi trovavo ad abitare in via Antonini 51/2. Via Antonini. Uno stradone che separa in parte, ma ancor più nettamente separava allora, la città dalla campagna. La città stessa, d’altronde, della campagna non pareva aver assunto in quei luoghi un controllo troppo stabile. Un villaggio della frontiera sorto in quello che solo dieci anni prima era territorio apache. Palazzi simili a scatoloni messi di sbieco, l’uno accanto all’altro, a formare mezza lisca di pesce. Sul lato opposto della strada, una fila di case e negozi, la scuola elementare e, subito dietro il sottile paravento, campi, cascine...

Montisola / Paesi e città

Montisola è un luogo che sfugge alle definizioni, forse perché ogni singolo elemento che la costituisce pare abbia una voce, si sente come un brusio da torre di Babele: lago, monte, roccia, onda, albero, ognuno parla una sua propria lingua.   Prima si entra in molle sintonia con la fluidità dell’acqua: camminando sulla strada di asfalto che si accosta al lago verso Sensole, sembra di muovere i passi su un ponte, poi, mentre si sale da Peschiera a Menzino, qualcosa cambia, e gli occhi iniziano ad apprezzarne i lineamenti aspri: le forme nude delle rocce, l’ossatura del monte che si innalza dalle rive del lago e rivela, con le sue incisioni e le striature, l’intima architettura dell’isola, i segreti della sua nascita. Gli strati rocciosi a picco sulla strada stanno quasi a indicare il percorso per raggiungere la cima: una grande pietra solitaria appoggiata sulla sommità del monte come un cappello. Se si scende verso il lago invece, pare che qualcosa si srotoli: si lasciano gli alberi, la terra, il bosco e si giunge di nuovo a riva, senza accorgersi della strada percorsa e di quanto tempo sia passato.  ...

La Maddalena / Paesi e città

La Maddalena è un’isola nell’isola, a nord-est della Sardegna e a sud della Corsica. Vista su una carta geografica ha la forma di una fiamma pietrificata con le lingue del fuoco diramate verso l’alto. È la più grande e abitata di un arcipelago composto da isole e isolotti. Un ponte la collega come un cordone ombelicale all’isola di Caprera, e fino a poco tempo fa un traghetto portava in Corsica attraversando le Bocche di Bonifacio dopo una breve sosta a Santa Teresa in Gallura. Nell’Ottocento questo collegamento era più frequente di quello con la Sardegna e del resto corsi furono i primi pastori a installarsi nell’isola.   La Maddalena si gira in fretta. Quello che si è appena visto ritorna, ma leggermente modificato dalla luce o dalle ombre e come ogni lieve scarto può farti impazzire. Forse per questo gli abitanti sono bruschi e non sempre gentili. Il vento li ha abituati a gridare anche quando non è necessario e c’è sempre come un’urgenza nelle loro voci. Anche il clima è difficile, e il maestrale soffia anche per nove giorni di seguito. Allora si vede...

Mantova / Paesi e città

I romantici la elessero tra le città preferite e “vi trovarono lo stimolo a immaginare intrecci, retroscena, intrighi. I decadenti vi cercarono il disfacimento. Uno dei luoghi poetici della città, sono le logge del Palazzo Ducale da cui si contempla il lago d’acque stagnanti derivante dal Mincio. Servì come sfondo alla Morte della Vergine di Andrea Mantegna che si vede al museo del Prado. Così ha scritto Piovene, nel suo Viaggio in Italia, e aggiunge: “la fantasia può partire di qui”, per rievocare una lunga storia che il visitatore di oggi può ritrovare scolpita nelle strade e nei palazzi del centro storico.   Un turista distratto che attraversi Mantova, può restare tuttavia inconsapevole delle bellezze che racchiude. I servizi turistici non sono adatti ad accontentare una massa enorme di visitatori; le bellezze naturali e il cibo buoni, gli odori e i profumi spesso crudi (cruda è proprio l’aggettivo che usa Dante quando parla di Manto, fondatrice leggendaria della città) improntati alla natura agricola e schiva della città, favoriscono il perdersi in un pasto abbondante...