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pandemia

(206 risultati)

Normalità / Negare il diritto allo studio

Spesso mi trovo a rispondere a domande che mi sorprendono. “Come stanno andando le cose all’università? I corsi sono ancora in DAD?” Mi rendo conto che questi dubbi sono legittimi per chi non ha l’istituzione accademica al centro della propria vita e non la vive giorno dopo giorno. È persino superfluo dire che si parla poco del tema. La scuola è al centro dei nostri pensieri in questi giorni, ma non possiamo dire lo stesso per l’università. Facciamo persino fatica a ricordare il nome della ministra che si dedica alla gestione degli atenei (Maria Cristina Messa) e siamo costretti a rintracciarla su Google: non troviamo sue interviste sui giornali e meno che mai ci capita di vederla nei dibattiti televisivi.   È quindi il caso di ricordarlo: nel primo semestre dell’anno accademico 2021-2022 le lezioni universitarie sono tornate a svolgersi in presenza, anche se le piattaforme digitali continuano a ospitare la modalità mista e a consentire la partecipazione da remoto. In effetti gli studenti che restano a casa sono tanti. È difficile offrire delle statistiche precise, ma ho provato a fare delle indagini, per forza di cose rapsodiche e quindi solo in parte attendibili. Parecchi...

La pandemia come un fatto sociale / Virus e Polis

La pandemia come ‘fatto sociale totale’ non è stata ancora studiata. Riguarda la nostra capacità di difenderci da un evento globale mai prima presentatosi in modo così grave e pervasivo, e di prepararci alle prossime possibili catene di trasmissione virale accelerate dalla globalizzazione scriteriata che ha moltiplicato la circolazione mondiale di merci, persone e virus. Imponendo una dimensione mondiale alla polis che resta invece confinata alla domus di ciascuno, con risposte sanitarie, misure restrittive, anarchie normative del tutto casuali e variabili. Riguarda la nostra capacità di accogliere e tollerare misure di stretta regolazione dei movimenti di una società individualistica di massa. E di sottoporci alle ripetute ma necessarie vaccinazioni, di sopportare il tracciamento degli spostamenti e dei contatti, di uniformarci alle altre misure di protezione individuale (come l’uso delle mascherine, un fatto per noi eccezionale ma abituale in paesi come il Giappone). Di affrontare la presenza di minoranze antivaccino e antirestrizioni che provocano il doppio paradosso di aumentare la diffusione del virus a danno di tutta la polis e di consumare beni pubblici ospedalieri in...

Una conversazione con Matteo Lancini / Adolescenti senza parole: l'età tradita

Incontro Matteo Lancini a Milano, nella sede della Fondazione Minotauro – di cui è Presidente – che si occupa di adolescenti da più di trent’anni: Giovanna, Pierfrancesco, Arianna, Telemaco, Fabrizio. È uscito da qualche settimana il suo ultimo libro, L’età tradita (Cortina Editore), un libro che, come mi ripeterà durante la nostra conversazione, suggerisce delle ipotesi per provare a cogliere il faticoso attraversamento della pandemia come un’opportunità, così da ripensare gli adolescenti, e il nostro rapporto con loro, imparando a stare in ascolto della loro parola, smettendo semplificazioni del tutto inopportune, sorde a quello che, con i loro sintomi e la loro sofferenza, provano a dirci.    Gli confesso, non appena mi riceve, che leggere le sue parole mi ha aiutato in un momento in cui, a scuola, sento di attraversare una duplice difficoltà. Da un lato è complicato il rapporto con i ragazzi, che ritrovo in terza, dopo due anni di dad, con evidenti fatiche non solo, non tanto, da un punto di vista didattico o di preparazione, quanto di vissuti emotivi poco simbolizzati – rabbia e apatia soprattutto –, di relazioni sfilacciate, di scarso desiderio e carente capacità...

Covid 19 / Il virus che non ha letto Darwin

C’era una volta la Regina Rossa. “The Red Queen Hypothesis” è una metafora della coevoluzione molto diffusa in biologia evoluzionista, un modo poetico ed efficace per esprimere la dinamica dell’adattamento tra organismi e ambiente teorizzata da Charles Darwin in L’origine delle specie (1859). In Alice oltre lo specchio e quel che Alice vi trovò (Lewis Carroll, 1871), il seguito di Alice nel Paese delle Meraviglie, la prepotente Regina Rossa prende Alice per mano e la trascina in una folle corsa. Ma è una corsa strana: Alice, perplessa, non vede cambiare il paesaggio. “Che sia così perché tutto si muove insieme a noi?” e la Regina Rossa: “Qui, come vedi, per quando si possa correre, si rimane sempre allo stesso punto. Se tu volessi andare in un altro posto, dovresti correre a velocità doppia”. Come in una pellicola bloccata su un solo fotogramma, il paesaggio è sempre lo stesso perché il movimento dei personaggi è solo apparente: corrono per non perdere la posizione faticosamente raggiunta.    Lewis Carroll (1871) Through the Looking-Glass, and what Alice found there. (Illustrazione originale di John Tenniel). “I wonder if all the things move along with us? (…) Now,...

Materia per materia / Insegnare le scienze umane

Una storia edificante   Durante un consiglio di classe il professor Adalberto Somma che insegna matematica in un liceo delle scienze umane fa notare che l’allieva Piera Pieri è molto brillante nella sua materia e si chiede come mai non abbia frequentato il liceo scientifico. La conclusione che possiamo trarre da questa affermazione è che se l’allieva fosse stata molto brava in letteratura italiana e in latino avrebbe dovuto iscriversi al liceo classico e se fosse stata fortissima in lingua straniera forse avrebbe potuto iscriversi al liceo linguistico. Ma la domanda che sorge dopo questo racconto è: chi dovrebbe iscriversi al liceo delle scienze umane e che capacità, passioni e interessi deve avere? Quello in cui insegno è un liceo considerato “debole” per il riverbero della cultura idealistica di stampo crociano e gentiliano che ha sempre visto negativamente le scienze sociali. Le critiche di Croce e Gentile alla sociologia, alla pedagogia (si pensi alla battaglia persa da Maria Montessori in Italia) e alla psicologia pronunciate a convegni e vergate inizialmente sulle pagine di “La Critica” hanno lasciato un segno deciso che è presente negli angoli più impensabili della...

Materia per materia / Insegnare latino e italiano

Accelerare e chiarire sono, secondo me, i due verbi più adatti a descrivere l’effetto della pandemia sulla scuola (taccio di quelli più dolorosi). In un organismo complesso, stress prolungati e violenti accelerano il collasso delle parti deboli o invecchiate e chiariscono i processi e tessuti su cui è necessario intervenire. E Telmo Pievani ci ha dimostrato come l’evoluzione dei viventi lavori in modo imperfetto, riadattando il vecchio a usi imprevisti e rappezzando in modo creativo qua e là. Così fa anche la scuola, che è certamente viva e complessa. Scendiamo allora in un suo grumo di cellule: un liceo scientifico e linguistico lombardo, lontano dalle città; millecento studenti e una buona reputazione nel territorio. Aumentiamo l’ingrandimento fino a osservare l’esperienza di un insegnante di italiano e latino durante la pandemia e poco prima.   A scuola ci sono corpi   La prima cosa che la pandemia mi ha chiarito è che si insegna e si impara soprattutto con il corpo: quello dell’insegnante e quelli degli allievi, insieme nella stessa aula. Isaac Asimov lo aveva raccontato nel 1951 in The Fun They Had. Purtroppo, e forse inevitabilmente, anche dopo la pandemia nelle...

Emergenze attuali / Trauma: un'analista alla finestra

Trauma   L’etimologia della parola trauma risale al greco e indica una ferita, rottura o lacerazione determinata da una causa violenta. In ambito psicologico, il concetto di trauma si riferisce a un danno della psiche, conseguente a una o più esperienze ed eventi minacciosi, imprevedibili, inevitabili e insostenibili, fonte di intense reazioni emotive. Non è tanto l’intensità dell’evento a generare il trauma, quanto l’impotenza, quando il soggetto si sente sopraffatto e non è in grado di reagire o di difendersi con le sue risorse abituali.  La riflessione sul trauma è stata presente nella storia della psichiatria e della psicologia dinamica fin dalla fine dell’800. Presso la clinica Salpetrière di Parigi, studiosi come Jean-Martin Charcot e Pierre Janet svilupparono ricerche sulla correlazione tra disturbi mentali ed esperienze traumatiche. Nello stesso periodo Sigmund Freud, nei suoi primi studi sull’isteria, riconduceva i sintomi delle sue pazienti a esperienze traumatiche di natura sessuale vissute nel passato. L’emozione di intensità eccessiva doveva essere  allontanata dalla sfera della coscienza, rimossa e relegata nell’inconscio, e con essa le...

Paura della vita? / No Vax: contaminazione e purezza

Giovanni è un salutista. Da anni adotta una dieta vegetariana che associa a pratiche psicofisiche. Da quando è in pensione trascorre lunghi periodi in montagna a contatto con la natura. Quando ci parliamo, per lo più al telefono, mi racconta delle sue passeggiate per i boschi, nella natura incontaminata dove cerca di vivere. L’altro giorno, quando ci siamo sentiti dopo alcuni mesi di silenzio, mi ha detto che lui non si è vaccinato e che non pensa di farlo: “Tanto vedo ben poche persone e indosso sempre la mascherina quando vado a fare la spesa e trascorro molto tempo all’aperto”. Giovanni non è il solo. Anche Fausta, che è diventata da qualche anno vegana, dopo essere stata una praticante delle diete macrobiotiche, ha le medesime convinzioni. Parlando con lei al bar, rigorosamente all’aperto, mi ha manifestato la sua convinzione che i vaccini non siano necessari dal momento che segue pratiche alimentari e di vita che le permettono di non contrarre il Covid. Ne è sicura, per quanto poi applichi misure di protezione di sé. Sia Giovanni che Fausta non si definiscono “No Vax” in senso stretto e non si sognano neppure di partecipare alle manifestazioni che in alcune città italiane –...

Materia per materia / Insegnare la storia

Già prima dell'emergenza Covid, e dei problemi emersi nei quasi due anni di Didattica a distanza, il modo in cui è insegnata la storia nella scuola italiana, segnata dallo stigma di materia  noiosa e nozionistica, era oggetto di grandi riflessioni a causa di una crisi in corso, che investe metodo didattico e canone dei contenuti: a maggior ragione, insegnare e imparare storia acquista ulteriore valore in un momento come questo, se – come io credo – dalle competenze storiche dipendono molte capacità di comprendere la realtà sociale. Non soltanto in nome dell'historia magistra e delle retoriche del “mai più” – a rischio di diventare trite, abusate, moralistiche –, ma perché nel decifrare e comprendere il passato si formano gli strumenti, la grammatica, la sintassi, il vocabolario per l'interpretazione del presente e la progettazione del futuro: gran parte della complessità della realtà si deve alla sua trasformazione nel tempo.   Ora, in una società schiacciata tra presentismo ingombrante e comparatismo selvaggio, tra anacronismi patenti e riferimenti identitari, le competenze storico-storiografiche e il metodo storico-critico sono risorse fondamentali e indispensabili....

KUM! Festival ad Ancona / Metafisica dei vaccini

Un vaccino è un pezzetto di un certo vivente, inoculato in un altro vivente. Talvolta è un pezzetto di un essere che non sappiamo neppure se definire propriamente vivente o no. Come nel caso dei virus, che com’è noto detengono solo alcune delle caratteristiche che i biologi attribuiscono alla vita. In quel caso, un pezzetto di un essere che è situato ai confini tra il vivente e il non vivente viene inoculato in un vivente che invece tendiamo a pensare, simmetricamente, come il paradigma di ogni vivente, cioè noi stessi. Anche perché raramente vacciniamo essere viventi diversi da noi stessi, e vacciniamo cani, gatti, mucche, maiali, solo perché fanno parte della sfera dell’umano, e sono in qualche modo organi di quell’organismo più ampio che è l’organismo dell’umanità, o almeno di quel pezzo di umanità in cui ci troviamo e riconosciamo.    Così, un vaccino ci mette davanti a un’evidenza inquietante, tutt’altro che ignota ma tutt’a un tratto massimamente incombente. Il nostro corpo verrà abitato da una sostanza estranea, sostanza che ha oltretutto qualcosa di vivo o almeno attivo, sostanza che non possiamo pensare come materia inerte. Certo che tutte le materie sono attive...

Rapporto Coop 2021 / Gli italiani della post-pandemia

Da alcuni decenni, sono cresciute le nostre difficoltà di comprensione delle dinamiche di evoluzione della società. Lo sviluppo ipertrofico dei processi di globalizzazione e comunicazione ha reso infatti il mondo culturale e sociale contemporaneo sempre più complesso e difficile da capire. Così, le società occidentali contemporanee evidenziano spesso ai nostri occhi una natura incomprensibile e le persone che le abitano incontrano delle notevoli difficoltà nell’attribuire loro dei significati. Ma è possibile comunque mettere a punto e perfezionare degli strumenti in grado di consentirci d’illuminare almeno in parte i processi di cambiamento in corso. Degli strumenti d’analisi cioè, i quali possano consentire alle persone di orientarsi in maniera efficace rispetto alle dinamiche evolutive della società, pur nella consapevolezza delle difficoltà interpretative che comunque tali dinamiche comportano.   In Italia, sono stati effettuati vari tentativi di questo tipo da parte di diversi soggetti. Coop è uno di quelli che ha perseguito con maggiore costanza un progetto di analisi dell’evoluzione sociale. Infatti, ha creato e progressivamente perfezionato un portale dedicato alla...

Le tesi di dieci urbanisti / Le città dopo il Covid-19

I vari contributi presenti in questo veloce libretto sono stati scritti tra l’estate e l’autunno del 2020. Già solo questo fatto suscita una qualche curiosità: come vedevamo il mondo nel vortice dell’epidemia, ancora concentrati sul numero di contagiati, degli intubati e dei morti, impauriti dal virus e dalle strategie di contenimento? Sebbene ancora in presenza di una forte circolazione del virus, il contesto appare oggi completamente mutato: la conta giornaliera ha perso il suo appeal apocalittico, persino il numero di vaccinati, prima ossessivamente consultato e commentato, ha oggi lasciato il campo unicamente alle polemiche (sempre più residuali) sul green pass. Insomma, la quotidianità sembra essersi ripresa definitivamente la scena dopo qualche mese di stralunata e drammatica sospensione, e ciò che fino a sei mesi fa si presentava in forma catastrofica oggi è trattato con infastidita sufficienza.   Quanta distanza con la retorica millenaristica del 2020: “non torneremo al mondo di ieri” e “niente sarà più come prima”, ricordate? Come ogni crisi, questa si è “limitata” – per così dire – ad accelerare tendenze già pienamente presenti nel mondo pre-crisi. Nulla che già non...

Il nuovo libro di Lawrence Wright / Covid: potevamo evitarlo?

La storia si sa come va perché ci siamo dentro. Eppure questo è un libro che fa male al cuore. L’anno della peste, il nuovo lavoro di Lawrence Wright, è un racconto appassionato della pandemia e dei suoi retroscena che fin dalle prime pagine si presenta per ciò che è: un catalogo di occasioni mancate, incompetenze, lutti. Il resoconto di un fallimento che in retrospettiva appare ancora più incredibile perché era già tutto scritto – nel senso più letterale del termine.  È impossibile leggere L’anno della peste – L'America, il mondo e la tragedia Covid, da poco in traduzione italiana a ridosso dall’uscita negli Stati Uniti (NR edizioni, trad. Paola Peduzzi, 349 pp.), senza ricordare che proprio Wright, uno dei migliori giornalisti d’inchiesta statunitensi, aveva dedicato il suo ultimo romanzo a un virus letale che inghiotte il mondo mentre le autorità latitano e i cospirazionismi allignano. Intitolato Pandemia, era uscito nel pieno della prima ondata di Covid – un tempismo profetico, se si considera che era stato scritto molto prima.   Qualcuno lo aveva accusato allora di sfruttare la catastrofe in atto, i più gli avevano attribuito doti di preveggenza che nel nuovo libro...

Covid-19 / Leggere in carcere

Ho sempre pensato che il carcere fosse un luogo molto compatibile con la lettura, visto il molto tempo a disposizione e le poche distrazioni. Ho capito che non è esattamente così quando ho cominciato a lavorarci. Di tempo ce n’è effettivamente tanto, tantissimo, addirittura troppo, ma mentre nella vita quotidiana è spesso la mancanza di tempo a impedire o rallentare le nostre letture, in carcere sono altre le cose che mancano. Innanzitutto il silenzio, sia dentro le celle, dove i detenuti vivono perlopiù insieme, in spazi angusti, spesso con il televisore sempre acceso e con ritmi imposti da una convivenza forzata che livella le esigenze di ciascuno; sia fuori, nei bracci delle sezioni, dove sbattono porte e blindi, rimbombano i carrelli metallici che trasportano il cibo o la biancheria sporca, risuonano le voci di agenti e detenuti che ne chiamano altri. Insomma, il silenzio prolungato necessario a un’adeguata concentrazione per la lettura è una condizione rara, così come era raro trovare un libro da leggere nel pieno della pandemia. Un altro ostacolo alla lettura è infatti legato alla difficoltà di reperire i libri, o alcuni libri in particolare, soprattutto per i detenuti che...

Negazioni sistematiche / Perché dicono di no

Desiderio   Esistono i desideri umani ed esiste la realtà. L’impossibilità di farli coincidere è forse il più antico tema comune fra le letterature, che offrono un sollievo metafisico a quella permanente impossibilità. Spesso, esaudire i desideri è così arduo da parere addirittura indesiderabile. La modernità, con la laicizzazione e l’enorme crescita delle conoscenze, aveva offerto però qualche risposta. Freud aveva detto molto chiaramente che la civiltà comporta sempre una repressione degli istinti: tra il principio di piacere e quello di realtà bisogna trovare un equilibrio. Nel secolo XIX l’istinto sessuale, in particolare quello femminile, era stato troppo represso, producendo isteria e nevrosi. Il progresso portato da Freud, più che in una soluzione consisteva nella consapevolezza. Dopo di lui, niente è più stato come prima. Durante tutto il secolo XX, quantità e tipo di attività sessuali non hanno fatto che liberarsi e crescere. Col Secolo XXI, una nuova, poco attesa svolta. I giovani invertono la marcia e rinviano i primi rapporti sessuali. Hanno difficoltà a sapere cosa desiderano. Sanno che l’omosessualità non è più proibita: ma prendono tempo per capire se sono...

Tokio 2020 / Ori nell'atletica: italiani di nuova specie?

Cento metri e salto in alto, maschili? Oro? Se ce l'avessero prospettato in anticipo non ci avremmo mai creduto. Siamo infatti avvezzi a una certa graduatoria di attendibilità, esito possibile dei retaggi tradizionali. Ci aspettiamo di poter vincere qui, non là. Certe corse, non altre; certi salti non altri. I cento metri piani maschili e il salto in alto maschile non parevano essere francamente alla nostra portata. Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi ci hanno messo di fronte al dato di fatto contrario e ci hanno lasciati sgomenti, ancor prima di disporci a esultare.   Questi giochi olimpici – nel loro essere dimidiati dal Covid, dallo spostamento a un anno dispari, dalla labirinticità della loro raggiungibilità televisiva – pure pretendono una centralità assoluta. Disputano con la riforma della giustizia, la metafisica biopolitica del Green Pass, le alchimie politicistiche e giungono alle prime pagine. Oro nei cento metri, oro nel salto in alto: chi non lo sapesse, sono notizie sconvolgenti. I campioni delle tante specialità che hanno arricchito il medagliere italiano nelle precedenti edizioni lo sanno: ci sono medaglie che si enumerano, sono fonti di vera gioia e orgoglio...

Pandemia e de-socializzazione / I poteri degli schermi

Sui poteri degli schermi   Tutti noi abbiamo fatto, stiamo facendo, esperienza della pandemia. E tutti noi, abbiamo fatto, stiamo facendo, esperienza di una sovraesposizione mediale. Domanda: vivere tra gli schermi, attraverso gli schermi, è una condizione di virtualizzazione preesistente alla pandemia, che la pandemia avrebbe meglio rivelato? È lungo questa dorsale che provo a leggere il recente volume I poteri degli schermi. Contributi italiani a un dibattito internazionale (a cura di M. Carbone, A.C. Dalmasso, J. Bodini; Mimesis 2020). Si tratta di un collettaneo con scritti di Carbone e di diversi collaboratori storici (Bodini, Dalmasso, Nijhuis) del suo gruppo Vivre parmi les écrans che da un decennio svolge intensa attività di ricerca su questi temi, così come di studiosi che in modi diversi hanno dato negli anni contributi rilevanti: Montani, Casetti, Pinotti, Gallese e Guerra, ma anche Cometa, Borradori, Lingua, Eugeni, Carocci, Avezzù.    Lo schermo è qualche cosa che permette l’apparizione delle immagini, del fantasma di ciò che non è qui, che è “a distanza”. Questo è uno dei suoi poteri, che si annoda quindi al tema filosofico della rappresentazione,...

Abbandoni e diseguaglianze / Un'università classista

Mi capita da tempo di imbattermi, durante le sedute di laurea, in genitori o parenti che cercano un candidato che non c'è. Tante studentesse o studenti non hanno il coraggio di rivelare alle famiglie il reale stato del loro percorso accademico, costellato di esami non superati o mai sostenuti. Imprigionati dai recinti costruiti sulle bugie, questi giovani annunciano lauree che non avranno mai luogo e nel giorno della festa preferiscono scomparire, vivendo ansie indicibili e trasmettendole anche ai loro cari. Talvolta riappaiono a distanza di settimane e decidono di ricominciare a vivere rinunciando per sempre all’università. Solo in rari casi riprendono gli studi.  Nei giorni scorsi, uno di questi studenti ha deciso di togliersi la vita lanciandosi nel vuoto a Napoli, nella sede del Dipartimento di Studi Umanistici della “Federico II”. Non lo conoscevo, forse lo avrò incontrato nei cortili o nei corridoi, avrà frequentato qualcuno dei miei corsi, ma per me era solo uno fra tanti. Alcuni di noi – amici, insegnanti – avranno cominciato a chiedersi cosa avrebbero potuto fare per lui. Forse molto, forse poco, forse niente. In realtà anche questa volta il tempo della tragedia...

Un libro di Niccolò Reverdini / Anche l'usignolo (o del cambiare vita)

Gli anni del boom economico cancellarono la miseria ma cancellarono anche le tracce del mondo rurale. Si volle scappare dalla fatica ripetuta del lavoro agricolo, dai capricci del clima, dal senso di soffocamento provocato da comunità fin troppo coese, dai rapporti gerarchici di una società dove comandavano sempre gli stessi, ma al tempo stesso si accantonò il patrimonio di tradizioni millenarie che hanno scolpito il volto del nostro Paese. Perciò fu esperienza comune, a partire dagli anni Settanta, per chi è cresciuto in una grande città, intrattenere rapporti sporadici con la campagna, spesso incontrata soprattutto nelle vacanze estive quando si tornava al paese d’origine, piuttosto che nei film o telefilm western della televisione in bianco e nero durante il resto dell’anno. Esperienza in parte condivisa da Niccolò Reverdini, autore di Anche l’usignolo (Mondadori), che tuttavia mantenne un tenue filo con le terre che il nonno Franco Pisani Dossi (figlio dell’autore delle Note azzurre) possedeva a sud di Milano, verso Abbiategrasso.   È lì che Reverdini ritorna trentenne, alla metà degli anni Novanta, in un momento di impasse della vita, quando, senza nessuna esperienza,...

Pantomima / Lewis Carroll e i concorsi scolastici

Mi sono laureata in filosofia nel 2009. A differenza, ad esempio, dei laureati in storia dell’arte o in beni culturali, che con esami integrativi potevano e possono insegnare italiano, storia e geografia nelle scuole superiori, chi si laurea in filosofia ha accesso a una sola classe di concorso per l’insegnamento: la a019, ex a037, ovvero storia e filosofia nel triennio dei licei. Se vuole insegnare italiano deve prendere una seconda laurea. Ho avuto la fortuna di entrare in una scuola di specializzazione dottorale, al San Carlo di Modena, che ho terminato nel 2013. Nel frattempo, non c’erano state forme di reclutamento per i docenti della scuola superiore di secondo grado. Nel 2012 è stato aperto un concorso per il TFA, ovvero il Tirocinio Formativo Attivo, che con esame di ammissione e 2500 euro garantiva un percorso abilitante: sono risultata idonea ma non vincitrice in Toscana.    Chiedo al lettore di seguire ancora un momento le mie vicende private, mi rendo conto per nulla interessanti, perché stiamo per arrivare al dunque: a fine 2013, sono entrata alla Scuola Normale Superiore di Pisa, per un secondo dottorato che ho terminato nel 2016. E proprio all’indomani...

Otto domande (3) / Università: contenuti e relazione

Gianfranco Marrone   La pandemia è stata affrontata facendo ricorso alle piattaforme digitali. Questo ha reso il tema della cosiddetta “fatica digitale” (digital fatigue) più che mai attuale. Il ritorno alla normalità eliminerà il problema o ne cambierà solo i termini? Come pensate che occorrerà affrontarlo?   Col buon senso, cosa peggio distribuita al mondo. Le piattaforme digitali hanno in un primo momento, diciamo nel 2020, scoraggiato gli incontri di tutti i tipi, dalle lezioni alle riunioni, dai seminari ai convegni. In un secondo tempo, più o meno col secondo lockdown del 2021, invece li ha fortemente incoraggiati, dato che, alla fin fine, è subentrato il fattore comodità ed economia. Faccio lezione, tengo la conferenza, partecipo alla riunione da casa, così appena finito faccio le mie cose, senza lo stress del traffico, la perdita di tempo dello spostamento e simili. Coi convegni, poi, tutto è diventato gratis: e si sono moltiplicati, con molte cose in contemporanea. Esito: seduti alla scrivania dodici ore al giorno. Prima eravamo stanchi per non potere far nulla, ora per fare troppo. In un modo come nell’altro, delirio. Basterebbe allora ricordare che gli...

Otto domande (3) / Università: diffidare delle imitazioni

Tiziano Bonini   La pandemia è stata affrontata facendo ricorso alle piattaforme digitali. Questo ha reso il tema della cosiddetta “fatica digitale” (digital fatigue) più che mai attuale. Il ritorno alla normalità eliminerà il problema o ne cambierà solo i termini? Come pensate che occorrerà affrontarlo?   Non ci sarà un ritorno alla “normalità”. Molte riunioni, ricevimenti, seminari, continueranno a svolgersi tramite la mediazione di piattaforme, anche finita la pandemia, e questo può rappresentare un beneficio. Il rischio più grande invece lo corre la didattica: in molte università si vuole continuare con la didattica duale, sia in presenza che a distanza, che risulta in una didattica “diminuita” invece che “aumentata”. La mancanza di cultura digitale nelle università italiane sta portando a una spaccatura, la solita, trita e ritrita, tra apocalittici e integrati. I primi vorrebbero tornare a “prima”, gli ultimi magnificano le sorti progressive delle piattaforme. Invece dovremmo valutare la possibilità di sviluppare una didattica “aumentata” da supporti digitali (spazi di discussione online con gli studenti, piattaforme per l’archiviazione e la circolazione di...

Otto domande (2) / Università: cosa significa insegnare?

Franco Nasi   La pandemia è stata affrontata facendo ricorso alle piattaforme digitali. Questo ha reso il tema della cosiddetta “fatica digitale” (digital fatigue) più che mai attuale. Il ritorno alla normalità eliminerà il problema o ne cambierà solo i termini? Come pensate che occorrerà affrontarlo?   È stato certo faticoso imparare in poco tempo ad usare bene le piattaforme digitali nella didattica “attiva”, cioè non solo come archivio per i materiali da dare agli studenti. Il loro utilizzo forzato ha costretto a riorganizzare abbastanza radicalmente le lezioni. Sarebbe un peccato non trarre vantaggio dalle esperienze fatte. La didattica in presenza è essenziale, ma un uso più efficiente delle piattaforme digitali porterebbe vantaggi certi alla didattica.    Uno degli aspetti meno considerati della didattica a distanza è la scarsa cura del modo in cui i docenti si presentano davanti allo schermo (inquadratura dal sotto in su, sgradevoli contrasti di luce, sfondi casuali). Ritenete che sarà necessario intervenire, o la fine dell’emergenza renderà tutto questo superfluo?   Un insegnante è anche un po’ un attore. Deve comunicare, coinvolgere, motivare....

Otto domande (1) / L'università dopo lo scossone della pandemia

Alessandro Carrera   La pandemia è stata affrontata facendo ricorso alle piattaforme digitali. Questo ha reso il tema della cosiddetta “fatica digitale” (digital fatigue) più che mai attuale. Il ritorno alla normalità eliminerà il problema o ne cambierà solo i termini? Come pensate che occorrerà affrontarlo?   Ne cambierà solo i termini, perché delle piattaforme digitali non si farà più a meno. Anche stando in classe, sarà sempre più comune collegarsi con qualche studioso che si voleva invitare ma, o non ci sono i soldi per pagargli tutte le spese, oppure è lo studioso stesso che preferisce dare la sua lezione direttamente da casa. Si faceva anche prima, ma c’erano resistenze da entrambe le parti. Pareva che senza la presenza fisica non ci fosse davvero “l’evento”. Ora, quando ci sarà la presenza fisica, sarà davvero un evento.   Uno degli aspetti meno considerati della didattica a distanza è la scarsa cura del modo in cui i docenti si presentano davanti allo schermo (inquadratura dal sotto in su, sgradevoli contrasti di luce, sfondi casuali). Ritenete che sarà necessario intervenire, o la fine dell’emergenza renderà tutto questo superfluo?   Be’, io non mi...