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Piero Camporesi nel ventennale dalla scomparsa / Il corpo, Sant'Agostino e Marilyn Monroe

Via Broccaindosso è un’antica via di Bologna. Che dà a chi la percorre l’idea di infilarsi in un cunicolo stretto e lungo, una sorta di ventre scuro che conduce chissà dove. Qui abita Piero Camporesi, docente di letteratura italiana all’Università di Bologna, nonché autore di una decina tra saggi e volumi tutti dedicati all’immaginario premoderno, al corpo, al cibo e alla fame. Il luogo – questa via che mima l’ingresso di un ventre e la casa dall’indubbia impronta seicentesca – è il più adatto per incontrare il professor Camporesi.   Negli ultimi mesi sono usciti pressso Garzanti e il Mulino due volumi di questo studioso: Le officine dei sensi (Garzanti), dedicato all’anti cucina dei Padri del Deserto, al latte e alla mela come alimenti simbolici, all’anatomia, e Il paese della fame (Il Mulino), un saggio sul ventre e la fame, che attraversa il paese di Cuccagna, il Carnevale e l’Inferno dantesco. La scrittura di Camporesi è dotata di grandi capacità immaginative che trasformano questi libri di saggistica in appetitosi viaggi nel passato, attraverso ragioni umane oggi scomparse o eclissate, che tuttavia continuano ad abitare il sottosuolo della nostra immaginazione sociale....

Enzo Bianchi: siamo ciò che mangiamo

Civiltà e buone maniere vanno di pari passo. Non si tratta, come potrebbe sembrare, di un'asserzione ideologica, ma del risultato di diversi studi di storia sociale e culturale – ricordiamo, per tutti, il saggio di Norbert Elias, La civiltà delle buone maniere (il Mulino 2009). Luigi XIV, detto Re Sole, inventò addirittura un sistema di governo basato su un complicatissimo e dettagliato uso delle buone maniere con l'obiettivo di controllare gli aristocratici ed evitare che ostacolassero i suoi progetti assolutistici. Col passare del tempo, le regole dell'educazione sono diventate sempre più minuziose e fini a se stesse, finendo per essere puri segni di appartenenza a una classe sociale piuttosto che a un'altra. L'avversione popolare nei confronti di atteggiamenti pretestuosamente educati fino alla leziosità, fu trasformata rapidamente in odio dalla fame e dall'ingiustizia, giocando un ruolo significativo nel divampare delle rivoluzioni che hanno abbattuto le aristocrazie in Francia e in Russia. Oggi tendiamo a credere che ognuno possa comportarsi come vuole, entro i limiti che rendono possibile la convivenza,...

Il frutto proibito: fico o mela?

Di norma il sottotitolo viene dato ad un libro per chiarirne il contenuto. Nel caso di questo saggio, che esce postumo a cura di Sandro Gerbi, il titolo è chiaro e il sottotitolo è oscuro. Tutti sappiamo, infatti, che per molto tempo il peccato di Adamo ed Eva, origine o frutto del peccato originale che ci condanna tutti alla mortalità, fu considerato un peccato sessuale: concupiscenza, lussuria, fretta nel consumare le nozze, consumazione delle stesse provando piacere anziché indifferenza, e così via, attraverso i secoli.   Quasi nessuno sa, invece, cos’è l’ipotesi di Beverland e Gerbi, con chiarezza e attraverso una vasta carrellata nella storia del pensiero che, come è prevedibile dato l’argomento, ha non di rado momenti piuttosto comici – come quando ad esempio riferisce la spiegazione serissima fornita da uno studioso per dire come mai, consumato l’atto vicino a un melo, i nostri progenitori scelsero invece foglie di fico, rinfrescanti e umettanti, per coprirsi i genitali; o quando, si chiede “dietro quale albero era nascosto il cardinal Caetani per aver visto così bene tutte queste cose” – ci spiega che essa è per l’appunto l’ipotesi che “il frutto proibito di Dio ad...

Per sconfiggere l’entropia

Sostiene la simpatica Bice Curiger, curatrice della cinquantaquattresima Esposizione Internazionale d’Arte, che la divisione in padiglioni nazionali è la specificità e l’unicità della Biennale di Venezia; ed è tutt’altro che anacronistica. Conseguentemente ha costruito sull’idea di nazionalità e storia la sua mostra, intitolandola ILLUMInazioni. La novità è che la curatrice ha creato quattro nuovi “para-padiglioni”: strutture architettoniche create da quattro artisti (Son Dong, Monika Sosnowska, Oscar Tuazon e Franz West) che ospitano le opere di altri artisti, dando vita a delle “opere-ambiente” a metà tra scultura e architettura che presentano delle altre opere più o meno omogenee. Un’idea interessante che però funziona soltanto nei primi due casi: lo stridore e l’incoerenza non sempre sono un valore, e queste purtroppo sono le caratteristiche di molte parti della Biennale, soprattutto all’Arsenale.   Giardini. Da qui conviene quindi partire, senza un itinerario preciso, annotando soltanto quello che è interessante. È...