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poeti

(7 risultati)

Una conversazione con Giuliano Scabia / Paesaggi con visioni

Firenze, a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno, sembra il luogo perfetto per ritornare sui propri passi. Qui, il ricco percorso di un artista come Giuliano Scabia si presenta come il terreno fertile in cui scoprire le dimensioni inesplorate di una poetica che, anche nei suoi voli più lontani, ricongiunge il suo autore a un presente che coinvolge ognuno di noi. L’attenzione per l’intricata filigrana di motivi che concorrono alla creazione di quello che chiamiamo semplicemente “oggi” rappresenta uno degli aspetti chiave della ricerca di Scabia, il quale esplora paesaggi in cui si condensano – come accade per la sua «stralingua» – stratificazioni di tempi e di storie. È proprio dalla consapevolezza della presenza di questa ricchezza sedimentata che è possibile muovere i propri passi, oltrepassando la soglia che separa l’ignoto da ciò che si conosce. In un anno inaspettato come il 2020, che ci costringe a una riflessione sul nostro modo di vivere lo spazio, le parole di un artista come Giuliano Scabia ci aiutano a comprendere in che misura natura, lingua, musica e cammino costituiscano paesaggi in cui si snoda il nostro vissuto, portandoci a riflettere sul significato di partire,...

Poesia / Nanni Cagnone e Federico Italiano: due generazioni

Due autori, due generazioni diverse. Nanni Cagnone è del 1939 e ha debuttato nel 1954 come autore; è stato redattore di una delle riviste da cui nasce la neoavanguardia la genovese “Marcatré” di Eugenio Battisti; la sua è una lunga carriera di saggista e narratore. Federico Italiano è del 1976; ha vissuto a lungo nell’area di lingua tedesca; saggista, narratore, traduttore e poeta, ha esordito nel 2003 come poeta e appartiene alla nuova leva dei poeti in lingua italiana. Entrambi sono nutriti da letture filosofiche e da un’attenzione alla cultura non strettamente italiana. Un accostamento che li mette a confronto nella giusta distanza di una differente esperienza generazionale, ma li avvicina per una devozione poetica comune.   Nanni Cagnone, A ritroso. 2020-1975, nottetempo.   In A ritroso. 2020-1975 Nanni Cagnone selezione e raccoglie (talvolta con qualche variante rispetto alle precedenti stesure) testi appartenenti a molte delle sue precedenti opere, escludendo dalla scelta alcuni dei libri nati in forma di poema, quindi più organici e perciò difficilmente antologizzabili. Difficile dire se questo “autoritratto per lampeggiamenti”, come bene lo definisce la scheda...

Giornata mondiale della poesia / Il silenzio. Intervista con Milo De Angelis

Fino a pochi giorni fa il mondo sembrava oppresso da una pesante cappa di suoni e rumori. Nella clausura forzata di queste settimane, rimpiangiamo quel brulicare caotico di vita che riempiva le nostre strade e il silenzio ci appare come un macigno difficile da gestire, mentre il tempo si dilata in tutta la sua durata. Ha dunque senso oggi riflettere su questa dimensione. E ancora di più farlo attraverso la poesia, una lingua che sembra avere un solo scopo: sfiorare, sia pure per un attimo e nella più grande economia di mezzi la parte essenziale e assoluta, e quindi silenziosa, della vita: “la nostra verità, la nostra ombra, il nostro segreto”, come ha scritto Milo De Angelis, poeta tra i più importanti e influenti degli ultimi decenni.    Il silenzio che in questi giorni abita le nostre strade può essere l’occasione per riflettere su un silenzio più interiore, per indagare la parte più profonda di noi? Da una parte ritengo di sì: la città vuota e metafisica si innesta perfettamente nel silenzio che regna da sempre dentro di noi e, guardandola dal balcone, mi sembra di celebrare delle tacite nozze con lei. Dall’altra però questo silenzio carcerario, non essendo...

Salabé, Ostuni, Montieri / Tre poeti

Leggendo Il bel niente (La nave di Teseo, 2019), il felice esordio poetico di Piero Salabé, sono andato a riprendere un libro del filosofo Massimo Baldini sulla mistica medievale, alla pagina dove dice che «al mistico il linguaggio spesso si impunta, talora egli non fa altro che ripetere a singhiozzi un alfabeto, la parola è sempre una barriera che gli riesce difficile superare».  E in effetti il filo conduttore di questo libro è proprio il continuo riproporre e variare una situazione di scacco del linguaggio di fronte a un “nocciolo” o “essenza” delle cose; in primo luogo l’esperienza dell’amore, che del libro è uno dei temi principali.  Certo, per i mistici l’oggetto ineffabile è Dio, mentre per l’autore è l’esperienza amorosa o una supposta autenticità delle cose, ma forse cambia poco. Di fronte a questo “quid” a volte la parola – che pure si vorrebbe dire – si inceppa e si fa balbettìo: «che e non / che non // m’ami / mi preoccupa // che l’altro / è quel che / si sa // mentre l’altro / ora ancora // io e tu / un e una // fine fino // alla fine // chiusi / in quell’unico / bacio.» (p. 79)   Abbiamo scelto un caso estremo, ma esemplare di una situazione che...

Un ricordo / Gianni Scalia. Dionisiaco anche negli errori

In quel periodo il nome che era meglio non fare a casa di Gianni era quello di Franco Fortini, suo acerrimo nemico accademico. Credo che avesse osteggiato la sua nomina a professore di alto livello ma è questione che non so e non voglio definire più esattamente. Non conoscevo il lato accademico di Gianni, sono stato suo allievo de facto anche perché vicino di casa. Da via dello Scalo a via Riva di Reno erano cinque minuti a piedi. Salivo da lui e mi accomodavo tra i libri, che erano l’unico mobilio del grande appartamento. Non c’erano mobili in quella casa, e se c’erano erano coperti di libri, a decine e decine di migliaia, fino al soffitto e dovunque. Era in causa con il condominio per seri pericoli di crolli, tanto che il comune gli aveva offerto una sistemazione altrove.   Non conoscevo Fortini di persona, ma lo avevo letto, e mi era capitato di incontrarlo insieme ad altri aspiranti scrittori. Questo è il ritratto di Gianni Scalia e non voglio fargli il torto di inserirci surrettiziamente quello di Fortini! Ricordo però che pensai: “Ma caro Gianni, proprio Fortini dovevi sceglierti come nemico?!”. Di Fortini in realtà non saprei dire proprio nulla. Mi era sembrato...

Alla vigilia della riunificazione / Hong Kong: poeti, artisti e blogger

La scena   Come si può scrivere di attualità politica senza cadere entro l’orizzonte chiuso della notizia? Evitare la coazione a riprendere e rielaborare ciò che già vive di vita propria sui mezzi di informazione? Non mi accontento di un racconto rimasticato, di storie che occhieggiando agli archetipi e facendo leva sulla sensazione buchino il video – come si diceva solo pochi anni fa – plasmandosi in prodotti per un mercato.  La mia risposta è: resta alla larga dall’attualità. Narra una faccenda quando è ancora in divenire, o quando è lontana e divenuta. E infila nella tua storia pezzi di realtà purissima: incontra persone comuni, evitando i personaggi pubblici che, appunto, già personaggi sono e già hanno costruito narrazioni in proprio. Fai emergere, così, i temi, le questioni. Una sintesi forte da molte voci leggere. Un anno e mezzo fa seguivo da lontano, giorno dopo giorno, la rivolta di Hong Kong. Un’inattesa mobilitazione di giovani e non solo, dentro a una piazza finanziaria che si riteneva a torto algida e distaccata, in un paese dove le persone si posizionano in file ordinate e rispettose, dove il concetto di autorità si integra con quello di armonia: armonia...

Che ne è stato di Sophie Podolski? / La misteriosa poetessa di Bolaño

  “In effetti, leggere è molto più importante che scrivere”. Questa potrebbe essere una frase di Roberto (Bobi) Bazlen, l’illustre scrittore sconosciuto senza libri, consulente graffiante degli editori italiani Adelphi, Einaudi e Bompiani nel suo periodo glorioso. Se fosse stata scritta da Bazlen, la coerenza e il senso della frase sarebbero certamente garantiti. Accade che il suo autore sia un altro Roberto, Bolaño. In un’altra occasione, lo stesso Roberto ha affermato che “leggere è molto più divertente che scrivere”. La dichiarazione suona paradossale, data la vasta letteratura scritta e pubblicata dall’autore, ma per i suoi fedeli lettori, ha perfettamente senso.   Una poetica della lettura incarna e dà forza alla letteratura di Bolaño - è qualcosa che si percepisce fin dalla gioventù di poeta infrarrealista in Messico fino al suo romanzo postumo, 2666. Tanto ne è già stato detto. C'è una simpatia nel suo volto che conferma il tono della sua voce narrante e ci avvicina a lui, come se anche noi lettori fossimo stati amici di Bolaño, in qualche momento furtivo della gioventù. Credo che anche coloro per i quali la gioventù non è ancora diventata un passato abbiano...