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protesta

(28 risultati)

I Am Not Your Negro, I Pay for Your Story, Get Out / America in nero: tre teoremi cinematografici

Teorema n. 1: Presa di coscienza, organizzazione, azione I Am Not Your Negro, di Raoul Peck, documentario, 2016   Nel 1979 lo scrittore africano americano James Baldwin (1924-1987) si dà un compito complesso: raccontare la storia del suo paese, l’America, attraverso la vita di tre amici che sono stati assassinati: Medgar Evans (1925-1963), Malcolm X (1925-1965), Martin Luther King Jr. (1929-1968). Il testo, dal titolo Remember This House, non andrà oltre le “trenta pagine di note” e non vedrà mai la luce. A distanza di quasi trent’anni dalla sua morte un filmmaker haitiano, Raoul Peck, ne acquista i diritti. Peck è specializzato in biografie cinematografiche sui generis. Di recente ha girato un film su Patrice Lumumba (1925-1961), leader politico della Repubblica Democratica del Congo, e un altro sul ‘giovane’ Karl Marx, raccordando programmaticamente lotta contro il dominio coloniale e messa a punto del rivoluzionario quadro teorico comunista che delle guerre di indipendenza è e resta strumento imprescindibile. Il testo inedito di Baldwin gli interessa perché consente di ripercorrere l’esistenza dello scrittore senza focalizzarsi su di lui e sulle sue vicende private. A tema...

Un viaggio che non promettiamo breve / Wu Ming 1, partire e tornare insieme

Un viaggio che non promettiamo breve di Wu Ming 1 rientra nella categoria degli "oggetti narrativi non identificati” che il collettivo bolognese, diventato un power trio, ci ha fatto conoscere. Al centro del racconto ci sono i Venticinque anni di lotte No Tav (così il sottotitolo): una storia corale e collettiva del presente che si fa analisi più generale del rapporto con l'economia e la politica tra il 1991 e il 2016. È un libro che diventa romanzo in forza dell'interazione dinamica di trame discorsive diverse – diario, inchiesta, reportage, saggio storico, pamphlet – reso fluido dal montaggio che la voce narrante fa di documenti, testi di e-mail, stralci di interviste e conversazioni private. Non senza verticalizzazioni liriche e diramazioni che colorano a tinte vivaci il portato simbolico del movimento contro l’alta velocità in Val Susa.   È una storia apparentemente periferica quella del progetto della “nuova” linea ferroviaria Torino-Lione attraverso le Alpi (per una lunghezza di 235 km), voluta come interesse strategico nazionale per potenziare collegamenti “ad alta velocità o ad alta capacità” (a seconda dei momenti della sua progettazione), sulla base di una presunta...

Intervista a Alexandra Irimia / Il risveglio della Romania

Nonostante i riflettori della stampa internazionale si siano spostati altrove, il risveglio collettivo della coscienza civile in Romania avvenuto nei mesi passati continua a mietere i suoi frutti. Anche in questi giorni continuano le partecipatissime manifestazioni politiche contro la corruzione, completamente auto-organizzate ed autogestite dai cittadini rumeni che hanno dato prova di grande coesione, solidarietà e soprattutto efficacia nell'ideare una protesta omogenea e trasversale alle varie aree politiche e alle molteplici realtà sociali presenti nel loro paese.   Ma come si organizza un'azione di piazza efficace nel 2017? Quali sono i retroscena di una protesta pacifica che ha impedito che la corruzione fosse resa legale dalle istituzioni stesse? Come è nato e come si è espresso il malcontento verso la palese corruzione dello stato rumeno? Quali sono i mezzi, i luoghi e le entità coinvolte? Lo abbiamo domandato ad Alexandra Irimia, dottoranda e assistente di ricerca presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Bucarest e attivista coinvolta fin dall'inizio nell'organizzazione delle proteste.   “Il malessere che anima le proteste è partito molto lontano”, dice...

Goethe Institut Turin / Il Grande Vecchio ovvero La guerra delle immagini

  Il 15/16 marzo a Torino due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un contributo di Oliviero Ponte di Pino per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Si spara e si muore, tra le colline, nei deserti, nelle foreste. Si muore nelle città e nei villaggi. Si muore sulle mine e sotto il mirino dei droni. Si muore davanti alle telecamere, sgozzati da un ragazzino. Si muore falciati da un kalashnikov su una spiaggia. Sono sofferenze indicibili. Una violenza insensata, disgustosa, inaccettabile. Sta togliendo vita e dignità a decine di migliaia di esseri umani. È impossibile trovare le parole per questo dolore, per queste sofferenze.   Ma le guerre, oggi più che mai, non si combattono solo con le armi. Una delle guerre più lunghe e profonde, in atto da millenni, vede fronteggiarsi parole e immagini. Parole...

Il suicidio politico di una classe dirigente / Successo 5 Stelle

Tre anni fa, il 25 febbraio 2013, un nuovo attore politico occupava il centro della scena politica italiane ed europea. Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle passavano da zero al 25% dei voti, da zero a 163 parlamentari: il più esplosivo successo elettorale della storia del paese. “Non può durare”, era stato il commento con cui la casta dei politici e dei commentatori politici avevano esorcizzato l'evento. “È un fuoco di paglia, un boom protestatario e populista”. A parere degli esperti, gli elettori avrebbero presto abbandonato l'infantilismo qualunquista per tornare a una visione matura e costruttiva, in cui l'opposizione tra destra e sinistra avesse ancora senso.   Quella previsione autoconsolatoria si è rivelata ridicola ed è stata una catastrofe per il tradizionale sistema politico. Il 19 giugno 2016 il Movimento 5 Stelle ha sbancato 19 ballottaggi sui 20 a cui partecipa, a partire da Roma (con il 67%) e Torino. Quello della Appendino è un risultato politicamente ancora più significativo perché ottenuto in rimonta, sbaragliando una roccaforte del vecchio PD e umiliando l'ex segretario del partito Piero Fassino, il profeta che nel 2009 aveva intimato a Grillo “Grillo fondi...

La buona scuola è una sfida quotidiana

Facile dire riforma sì, riforma no. Ma le cose sono molto più complicate di così. Perché la scuola è una cosa maledettamente grande e complessa. Si impara il sapere dell'umanità in un tempo di radicale mutamento del come e del cosa si impara. Si apprende a stare insieme tra coetanei nel mezzo di una crisi educativa in un Paese dove le proiezioni di tanti adulti su pochi bambini hanno creato un'iper-protezione diffusa invece della santa promozione di chi vivrà dopo di noi che, per essere tale, deve prevedere libertà e responsabilità e dove la coesione sociale è stata tartassata dalla crisi economica e dalla pochezza delle classi dirigenti nonché da troppe idiozie irresponsabili urlate in giro da chi fa politica e da chi informa. E – attenzione – è l'unico luogo rimasto dove adulti dedicati a educare e ragazzi tra loro non consanguinei stanno insieme ogni giorno per molte ore e devono trovare il modo di far convivere, nel concreto del quotidiano e non a chiacchiere, l'eguaglianza assoluta dei diritti e l’enorme differenza tra le persone.   Di scuola ne...

Andrei Kurkov. Diari Ucraini

Diari ucraini di Andrei Kurkov è un libro importante. La sua narrazione, in forma di diario, degli eventi quotidiani che hanno accompagnato la "rivoluzione del Maidan", la caduta del regime di Yanukovich, l'occupazione russa della Crimea e la guerra segreta condotta dalla Russia nel Donbass, aiuta chi non ha assistito da vicino a quegli eventi a comprenderne la natura, e mostra come abbia potuto viverli un cittadino ucraino nato in Russia, russofono da sempre, abitante a Kiev e portato ad osservare senza pregiudizi la vita del proprio paese.   La forma diaristica è efficace per far comprendere l'evoluzione degli avvenimenti, il quotidiano sovrapporsi di eventi minimali che impercettibilmente realizzano cambiamenti storici, incontrollabili e a volte imprevedibili da chi li osserva. Si assiste a una rivoluzione nata per caso e sfociata poi in un drammatico cambio di potere, in lunghe giornate di lotta e di morte, nella caduta di un regime ottuso e corrotto che ha scatenato però la vendetta immediata di chi dall'estero lo sosteneva; innanzitutto, con l'occupazione manu militari della Crimea, da anni perseguita, e realizzata con...

Algoritmi del capitale

Sta per uscire Algoritmi del capitale. Accelerazionismo, macchine della conoscenza e autonomia del comune (Ombre corte, 2014), a cura di Matteo Pasquinelli. Il libro raccoglie i contributi di Franco Berardi "Bifo", Mercedes Bunz, Nick Dyer-Witheford, Stefano Harney, Christian Marazzi, Antonio Negri, Matteo Pasquinelli, Nick Srnicek, Tiziana Terranova, Carlo Vercellone, Alex Williams. Essendo un tema molto dibattuto e di grande valore per tutti coloro che seguono la rubrica di cheFare, abbiamo chiesto all'editore, che ringraziamo, il permesso di pubblicare un estratto dell'introduzione, a firma del curatore.       La limousine aveva il pavimento in marmo di Carrara, estratto dalle cave in cui Michelangelo, mezzo millennio prima, aveva sfiorato con la punta del dito la bianca pietra stellata. Guardò Chin, abbandonato sul sedile, perso in divagazioni. “Quanti anni hai?” “Ventidue. Cosa? Ventidue...” “Metti in bocca una gomma e prova a non masticarla. Per uno della tua età, con le tue doti, c’è una sola cosa al mondo degna di interesse professionale e intellettuale. “Che...

Da un tunnel all’altro

Il più delle volte, l’immaginario collettivo associa al treno idee (progresso tecnologico, avanzata della civiltà occidentale, mistero e avventura, apocalissi anarchica, deportazione, etc.) abbastanza lontane dall’uso statisticamente più rilevante che l’essere umano ne fa, ossia il pendolarismo casa-lavoro: che è, certamente, tema assai poco ‘letterario’ e, ahimè, neppure degno dell’attenzione dei mass media, dai tempi felici del Viaggio in seconda classe di Nanni Loy.   Ancor meno dotato di appeal mediatico è il tema della costruzione di una linea ferroviaria, che pure è impresa affascinante non fosse altro che per l’enorme numero di vite e competenze che vengono coinvolte, dalla progettazione alla realizzazione e poi all’uso. Eccezione rilevantissima è, come tutti sanno, la TAV Torino-Lione, per le implicazioni politiche derivanti dalla mancata accettazione del progetto da parte delle popolazioni locali e dallo sviluppo conseguente di movimenti di protesta anche clamorosi.   C’è però un’altra TAV che, più al riparo dai clamori...

È arrivato il generale Custer!

Per comprendere i risultati delle elezioni europee 2014 in Spagna e l’improvvisa centralità del partito nato sulla scia del movimento che tre anni fa occupò Puerta del Sol, Podemos, bisogna sapere che ormai il vento è cambiato. Gl’Indignados non minacciano più il sistema soltanto nelle strade, ma anche nel segreto delle cabine elettorali.   Nel 1964 Bob Dylan cantava The times they are changing, adesso ci pensa l’asturiano Nacho Vegas a dare un’istantanea della situazione. Nella sua canzone Polvorado (2014), il primo tenore della musica indie spagnola parafrasa la Bibbia dicendo che Polvere siamo e polvere da sparo diventeremo. Canzoni, si dirà, ma durante il profondo rosso della crisi si è arrivati a circondare le case di alcuni politici con i cosidetti escraches, forme di protesta diretta che, seppur pacifiche, rappresentano l’ultimo stadio prima della violenza mirata.   Cercherò di analizzare i risultati prodotti dalle votazione del 25 maggio per immaginare quali possibili scenari si schiudono nell’immediato futuro e quali protagonisti stanno per entrare nel neoeletto Parlamento...

Rivolte studentesche e democrazia

Ormai più di vent’anni fa in Italia ci fu un movimento studentesco oggi quasi dimenticato. Lo chiamavano “La pantera”, perché in quei giorni si parlava molto di una pantera avvistata fra le strade di Roma che non si faceva prendere. Tutto era cominciato a Palermo: da lì, la pantera aveva occupato le università e le piazze di tutta Italia, svegliando con un soprassalto di consapevolezza centinaia di migliaia di ragazzi imbambolati dagli anni Ottanta.     Io ero al primo anno di Lettere a Firenze, e ricordo bene il momento in cui nel chiostro di piazza Brunelleschi, durante un’assemblea di ateneo particolarmente affollata, tutte le mani si alzarono per votare l’occupazione; poi venne il blocco delle lezioni e degli esami, l’assemblea permanente in aula B, i fax a ritmo continuo, l’epidemia delle facoltà che occupavano giorno dopo giorno: architettura, agraria, fisica (giurisprudenza per ultima, chissà perché). Su un tavolo all’ingresso c’era uno scatolone con sopra scritto “Tu chiamale se vuoi, le mozioni”: chiunque poteva inserire la propria...

Piazza degli studenti

A Roma, Milano, Torino, Bologna, Palermo le recenti manifestazioni degli studenti contro le politiche del governo e contro i tagli alla spesa sociale hanno confermato quella tendenza alla radicalizzazione del conflitto, con scontri anche violenti con le forze dell’ordine in cui sono coinvolti minorenni, già vista negli ultimi anni.   Da un lato gli studenti delle scuole superiori si sono mossi “contro questo Governo e contro l’Unione Europea, che assieme privano milioni di giovani del diritto all’istruzione, al lavoro e al futuro” su una piattaforma ideale che può essere riassunta così: “No al ddl Profumo, fuori banche e aziende dalle scuole, saperi per tutti, privilegi per nessuno”. Dall’altra le forze di polizia, con una certa continuità istituzionale, non hanno esitato di fronte all’uso spropositato della violenza nei confronti di ragazzi. Si sono viste scene di guerriglia urbana anticapitalista ed effigi date alle fiamme che ricordano altri contesti, dalla Grecia al mondo arabo, ma che sono inequivocabili segnali di rabbia e frustrazione contro un futuro negato e un presente di...

Gli studenti protestano ancora

I giovani protestano ancora, ma il potere non li ascolta più, li picchia. Forse sbagliano a mettere in scena la protesta come fossimo nel Sessantotto. Allora esisteva l’interlocuzione, spazzata via dagli anni di piombo e dal berlusconismo. Tuttavia, già allora, almeno in Francia, c’era qualcuno che scriveva sul muro “una risata vi seppellirà”. Già allora le comunità inoperose, in Francia, ma anche a Bologna (chi non ricorda gli indiani metropolitani?), facevano capolino. Esistono i giovani?   C’erano una volta i giovani, ne parlavano gli adulti, da Mussolini a Berlinguer. Ora ci sono i rottamatori, i quarantenni, i giovani ricercatori, i quasi cinquantenni, quelli dei call center, i laureati che rifiutano di prendere la tessera di qualche partito per far carriera o che si ritrovano in un consiglio regionale a venticinque anni perché hanno preso la tessera senza neanche sapere cosa sia un consiglio regionale. Bisognerebbe scrivere un libretto d’istruzioni, almeno per spiegare cosa non è: per esempio un luogo di malaffare e di malcostume.   Chi sono allora i giovani? Sono una...

Undici anni fa era Genova

Io alla fine a Genova non ci sono nemmeno entrato. Avevamo organizzato una serie di azioni situazioniste ai margini della città, tirando in mezzo anarcosurrealisti, raver, ex pornostar, punk e transgender. Dicevamo che il G8 era un cul de sac, e che dovevamo ignorare gli appuntamenti fissati dal potere per cercare nuove forme di liberazione libidinale. Ma dopo aver visto quello che era successo venerdì ci era un po’ passata la voglia di godere.   Abbiamo fatto tutta l’autostrada intorno a Genova guardando la città che bruciava. C’erano colonne di fumo che salivano ovunque. I. ci telefonava per dirci: hanno ammazzato una persona, no due, no tre, no due, non entrate in città che sparano. Quando abbiamo visto le immagini di Carlo Giuliani la prima volta, la mia ragazza di allora - C. - ha pianto, ed ha continuato a piangere ogni tanto nei giorni successivi. Alla prima manifestazione di Milano c’era una ragazza con il viso distrutto dalle botte, tutta gonfia. Non avevo mai visto una cosa del genere.   I miei amici che sono andati a Genova se la sono cavata abbastanza bene, quasi tutti. Qualcuno si è preso...

Kent State University, Ohio

Il 4 maggio del 1970, alla Kent State University, la guardia nazionale dell’Ohio aprì il fuoco contro gli studenti che protestavano contro l’invasione della Cambogia, lanciata da Nixon quattro giorni prima. Nel giro di 13 secondi quattro studenti erano morti, nove feriti. Due degli uccisi, Jeffrey Miller e Allison Krause, erano attivisti del movimento contro la guerra in Vietnam, gli altri due, Sandra Scheuer e William Schroeder, stavano cambiando aula fra una lezione all’altra. Nessuno è mai stato processato per Kent State, nessun responsabilità è mai stata accertata, nessuno ha chiesto perdono.     Quattro anni fa sono stato a Kent State con Giulietta, mia moglie. Era agosto e c’era poca gente nel campus. Ci saremo stati, a dir tanto, un’oretta, sempre parlando a voce bassa come a Staglieno o alla Castagna. C’era un monumento in travertino con tre verbi all’imperativo incisi nella pietra: Inquire, Learn, Reflect. Naturalmente c’erano un mucchio di cartelli, come nei parchi nazionali, che raccontavano cos’era successo nel 1970.     Da fuori,...

La poesia di Atene

Bermuda e sandali, la quarantina rasserenata, Massimiliano Damaggio mi aspetta all’aeroporto, cartello in mano. Poeta, ha pubblicato a febbraio un’antologia presso le Edizioni Ensemble. Ma la sua vita da tre anni è di nuovo ad Atene, dopo esser stato qui a lungo negli anni '90.   L’economia allora andava benissimo: “Quando sono venuto qui per la prima volta - mi spiega subito - mi sono detto che avevo trovato un paese normale. Pochi supermercati, niente botteghe standardizzate. La vita era semplice ma molto bella. Tutto questo è cambiato velocemente, e poi tutto è crollato. I greci non hanno industria. Ma hanno avuto voglia di consumare, come tutti”.     Da qualche settimana, i fornitori stranieri dell’azienda francese per cui lavora non vogliono più fare credito, hanno paura del ritorno alla dracma. “Volevano farmi tornare a Milano, un lavoro ben pagato, ma ho detto di no. I poeti lì mi danno fastidio, si danno delle arie. Lì, ti chiedono subito che cosa fai di mestiere e poi anche quanto prendi”. Al semaforo, una ragazza ci dà l’edizione locale...

Daniele Vicari. Diaz

Quando un film si propone come rielaborazione di fatti storici che, per quanto attutiti dalle intermittenze della memoria mediatica, bruciano ancora nel presente, entra di peso nel discorso pubblico, con tutto il peso specifico di quella macchina di finzione e persuasione che è il cinema e, dunque, con le relative responsabilità. Soddisfare insieme le esigenze di un’analisi storica rigorosa e la funzione di sintesi memoriale che gli è più o meno esplicitamente attribuita non è compito facile, anche perché, quando si interrogano le responsabilità del cosiddetto cinema civile, si tende spesso a chiedere troppo o troppo poco. Se andiamo a guardare alcuni commenti comparsi all’uscita di Diaz, ritroviamo questa oscillazione fra chi rimprovera al film approssimazioni e reticenze sospette, rispetto al proposito di attenersi agli atti dell’inchiesta, e chi lo celebra convinto che le sue immagini forti e necessarie possano colmare quello che per dieci anni è rimasto un opprimente fuori-campo della memoria e auspicando che questa visibilità possa “sanare una ferita”.     Ora, se...

Speciale ’77. Colpo di pistola

Sono trascorsi trentacinque anni dall’esplosione del movimento del Settantasette. Nel febbraio di quell’anno appare infatti un movimento studentesco dal profilo e dai comportamenti inediti; fa il suo debutto con le occupazione delle Università e ha il suo baricentro a Roma e Bologna, ma si estende in tutta Italia. Sarà una breve, ma intensa stagione, poi arriva il sequestro  e l’uccisione di Aldo Moro, il terrorismo impazza. La repressione è dura e il movimento implode lasciando tuttavia una forte memoria di sé come abbiamo visto nel mese scorso attraverso la raccolta delle foto di quella stagione a Bologna per opera di Scuro. Vogliamo ripercorrere quel periodo ripensando a temi e questioni differenti dalla politica all'arte e alla letteratura. Per chi c’era e soprattutto per chi non c’era e poco sa. Di questo passato prossimo della nostra storia. Abbiamo iniziato con le riflessioni di Gianfranco Marrone e Umberto Eco sulla celebre foto dell’autonomo che spara e continuiamo oggi con due contributi di Giorgio Boatti e Giovanni De Luna. Testi inediti o editi per conoscere e riflettere.  ...

Como. Il muro sul lungolago

Un giorno di settembre del 2009, Innocente Proverbio (cosa sono certi nomi e cognomi?), pensionato a passeggio col cane, si affaccia ad una delle feritoie poste sulle transenne che separano il cantiere delle paratie dal lungolago di Como. Quanto gli appare ha dell’incredibile. A poca distanza dall’acqua c’è un muro, alto circa due metri, che oscura la diga foranea e gran parte della passeggiata, il Lungolario Trento. Il lago non c’è più. Il pensionato telefona al giornale La Provincia e il “caso” esplode. Solo allora – ma come? – tutti scoprono che nel punto nevralgico del turismo lariano, là dove Como allestisce la rappresentazione di se stessa attraverso la scenografia che ha consegnato a libri, film, serial televisivi, riviste, è stata costruita una barriera di cemento armato per contenere le piene del lago che hanno inondato l’adiacente piazza Cavour 17 volte dal 1845 (non sembrerebbero molte). Finalmente consapevole, la cittadinanza si solleva compatta contro l’incomprensibile mostro. La Provincia si mette alla testa del movimento di protesta, facendo leva su un’imponente...

Speciale ’77. Una foto, mille cose

Sono trascorsi trentacinque anni dall'esplosione del movimento del Settantasette. Nel febbraio di quell'anno appare infatti un movimento studentesco dal profilo e dai comportamenti inediti; fa il suo debutto con le occupazione delle Università e ha il suo baricentro a Roma e Bologna, ma si estende in tutta Italia. Sarà una breve, ma intensa stagione, poi arriva il sequestro  e l'uccisione di Aldo Moro, il terrorismo impazza. La repressione è dura e il movimento implode lasciando tuttavia una forte memoria di sé come abbiamo visto nel mese scorso attraverso la raccolta delle foto di quella stagione a Bologna per opera di Scuro. Vogliamo ripercorrere quel periodo ripensando a temi e questioni differenti dalla politica all'arte e alla letteratura. Per chi c'era e soprattutto per chi non c'era e poco sa. Di questo passato prossimo della nostra storia. Iniziamo da una celebre foto dell'autonomo che spara e dalla discussione che è seguita, come ricorda Gianfranco Marrone, poco tempo fa. Testi inediti o editi per conoscere e riflettere.     Gianfranco Marrone. Una foto, mille cose.   A...

Una rivoluzione pacifica

Che fare? Il sottotitolo dell’opera di Lenin era “Problemi scottanti del nostro movimento”. Intenti rivoluzionari a parte, Roma potrebbe avere un ruolo di primo piano in un movimento di rinascita culturale. È la capitale, il luogo delle istituzioni. Un’azione fatta a Roma dovrebbe non tanto sensibilizzare le istituzioni, quanto occuparle. Senza chiedere soldi, ma chiedendo ospitalità. Portare i libri al “cuore dello Stato”. Sarebbe un po’ come mettere i fiori nei cannoni. Una rivoluzione pacifica, ma potente. Che si cominci a leggere dentro il municipio, in Parlamento, nei luoghi delle istituzioni. Che la lettura diventi pratica politica. Si scelgano dei libri e si fissi un’agenda. Ogni settimana un libro.   Montecitorio come Wall Street. Palazzo Madama come Zuccotti Park. Un’onda di voci che si propaga potrebbe anche far tremare il Palazzo. Il corpo simbolico della letteratura nei luoghi simbolo della politica. Niente di più rivoluzionario. La protesta americana ha scelto la Borsa, il cuore della finanza. Roma è la casa della politica. È lì che dobbiamo bussare. Non per...

Così è (se vi pare). Forconi frittate e day after a Siracusa

Le cinque giornate dei forconi, con il blocco degli snodi autostradali e la paralisi fisica e cognitiva della Sicilia, forse sono state l’inizio di una stagione di proteste e disordini, o forse finiranno nel nulla. Ma se dare sfoggio di virtù profetiche è spesso esercizio ozioso, mentre le ore passavano, le notizie latitavano e la benzina finiva, noi plebei-chic inoccupati e figli di papà siamo stati costretti a passeggiare e a esercitare l’arte del pensiero in una forma diversa del solito “vaffa” contro un suv scelto a caso.   A quanto pare, per lo meno dalle mie parti, esistono una protesta di destra e una protesta di sinistra che fanno a testate. E se durante le cinque giornate siracusane si sono visti i cartelloni “Contro il malgoverno Monti”, nessuno ha mai letto o sentito slogan “Contro il malgoverno Berlusconi” durante il regno incontrastato del partito delle libertà. Due squadre irriducibili non parlano tra di loro: gli intellettuali salottieri guardano con sospetto i padroncini e lavoratori plebei, rei di aver creduto per vent’anni alle parole del ringmaster. E internet amplifica...

New York. Occupy Wall Street

Pubblichiamo di seguito una selezione di fotografie scattate da Giovanni Damiola a New York dal 24 settembre al 15 ottobre 2011.    

Baciami, stupida! L’amore ai tempi dei tagli alla scuola pubblica

Bogotá, Colombia. 19 ottobre 2011. Barrio Belalcázar. Otto e mezza del mattino: mentre a pochi chilometri dal mio quartiere centinaia di studenti si preparano a dare il bacio più ardente dell’anno a chiunque capiti loro a tiro fuori dal campus dell’Università Nazionale, io scendo ignara a comprare il latte e una di quelle pagnottine di farina di mais impastata con formaggio che qui chiamano almojábanas. Mi dia anche due dolcetti al cocco, giusto per fare cifra tonda, altrimenti poi mi tocca riempire il portafoglio di monete. Non li mangio subito. Li porto con me per il primo caffè della mattinata, al quinto piano della biblioteca Luis Angel Arango, nel cuore della città.     È il giorno della Besatón por la educación: volendo rispettare la rima, tecnicamente, “il limone per l’istruzione”. E io non ne so nulla. Torno all’appartamento, anche Sylvia e le sue gatte si sono alzate. William invece è già partito in taxi da almeno due ore. Per evitare d’imbattersi nei cortei dei manifestanti, mi spiega lei. Appena partono, verso le nove e...