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Social network

(101 risultati)

Influencer: esseri di moda

“Influenza” deriva dal latino medievale influere, scorrere dentro, insinuarsi. Nel suo uso figurato descrive l'infondimento di sentimenti e opinioni nell'animo, spesso in accezione negativa, come del resto accade per il suo corrispettivo medico che indica una malattia virale. Influenza ha in sé il germe della viscosità, dello scorrere di una sostanza fluida che si infonde e attecchisce in ciò con cui entra in contatto. Influenza, come virale, appartiene ormai al dizionario del marketing, in relazione a un'azione esercitata sul pubblico, spinto a compiere una determinata scelta di campo. I responsabili del contagio sono gli influencer, meglio ancora se digital influencer, coloro che, in virtù di una nutrita schiera di follower, vengono scelti dalle aziende in veste profetica, per promulgare il verbo ed evangelizzare i consumatori. Fino a qualche tempo fa un contenuto doveva essere, appunto, virale, adesso, si parla di influenza. Probabilmente i cervelloni del marketing amano ispirarsi alla retorica medica.   Zoella Zeebo, prima al mondo nella classifica Top Fashion Influencers   I digital influencer basano il loro...

Facebook al tramonto?

Sono diminuiti i contenuti pubblicati dagli utenti di Facebook, come raccontano i dati Global Web Index riportati dal Wall Street Journal. La ricerca evidenzia come oggi solo il 34% degli utenti posta contenuti sul social network (meno 50% rispetto ad un anno fa) ed è il 37% (con un calo del 59%) a condividere le proprie foto. Sono dati che fanno pensare ad una trasformazione in atto che comincia a diventare visibile. Possiamo leggere questo calo di  produzione e condivisione di contenuti su Facebook da parte degli iscritti come una cartina di tornasole di qualcosa che abbiamo sotto gli occhi e che dobbiamo imparare ad osservare con più attenzione?         Facebook come segnaposto esistenziale   Una prima ragione possiamo attribuirla ad una cresciuta disaffezione degli utenti più giovani – e spesso più attivi – per questa piattaforma: Facebook è diventato per i giovani un luogo in cui appuntare eventi particolari, più che di condivisione quotidiana del proprio vissuto. Va bene per ricordare il proprio compleanno, il superamento di un esame, il saggio di musica e danza o una competizione...

Like or Dislike

In una recente sessione di domande pubbliche Mark Zuckerberg ha esplicitato che Facebook sta lavorando all’introduzione di un bottone “Dislike” usando queste parole: “le persone hanno chiesto il pulsante Dislike per molti anni ... oggi è il giorno in cui posso effettivamente arrivare a dire che ci stiamo lavorando e che siamo molto vicini a testarlo.”   Mark Zuckerberg   Il dibattito emerso in Rete e nella stampa – sia specializzata che generalista – ha da subito ipotizzato una realtà binaria fatta di Like/Dislike, in cui un’umanità connessa si contrappone a colpi di voti a favore e contro. La riduzione del discorso in pubblico ad un sistema di voto emotivo fatto di pollice alzato o abbassato è la prima immagine mentale che molti hanno abbracciato. Il dato culturale che va sottolineato è come si sia trasformato negli anni il nostro immaginario sull’umanità connessa che prima, nell’epoca dei blog, ha visto descrivere l’ambiente emergente come una realtà conversazionale e che oggi guarda al web sociale come un terreno caratterizzato fortemente dalla...

Intervista a Byung-Chul Han / Elogio della distanza

Byung-Chul Han insegna Kulturwissenschaft presso la Universität der Künste di Berlino, in Germania, ed è uno scrittore e teorico della cultura di origine coreane (è nato, infatti, a Seoul nel 1959). Dopo gli studi iniziali di metallurgia in Corea del Sud, ha conseguito il dottorato in Filosofia (1994) all’Università di Friburgo in Brisgovia con una tesi su Martin Heidegger e ha insegnato dapprima a Basilea e, fino al 2012, a Karlsruhe – dove è stato collega di un altro influente pensatore contemporaneo, Peter Sloterdijk. Sin dall’inizio la produzione di Han si connota per l’incrocio di più discipline e categorie interpretative, provenienti in massima parte dall’etica, dalla filosofia sociale e fenomenologica, dalla teoria culturale e dei media, ma anche dal pensiero religioso e dall’estetica. I suoi primi lavori, dal taglio accademico ma già eclettico, sono dedicati al pensiero di Heidegger (Heideggers Herz. Zur Begriff der Stimmung bei Martin Heidegger, Fink, Paderborn 1999); di Hegel (Hegel und die Macht. Ein Versuch über die Freundlichkeit, Fink, Paderborn 2005); e al concetto scientifico-culturale della morte (Todesarten. Philosophische Untersuchungen zum Tod, Fink, Paderborn...

Contagio Iran

Gholamreza si alza dal divano e viene verso di me. Mi sollevo anche io, le porgo il velo o quello che ho portato qui con l’idea che potesse assolvere questa funzione: una stola di un cotone un po’ spesso, azzurro e lungo, di forma rettangolare. Mostro, nell’intimità della loro casa, io, donna, i miei capelli. Gholamreza prende il mio azzurro tra le mani – mi è vicinissima e la osservo: con gli occhiali, senza hijab che ha tolto poco prima sorseggiando il suo tè – lo apre per bene mentre io piego le ginocchia un po’, così che possa appoggiarmelo sulla testa; poi, con le due estremità, mi circonda il collo con rapidi gesti, riportando entrambi i lembi davanti, dopo averli sapientemente intrecciati alle mie spalle. Muovo la testa e sembra proprio che se ne stia su, incollato: le spalle, e i capelli, sono coperti, coperti per davvero. Mi volto e Mina e Mahsa hanno le mani davanti alla bocca, non appena incrociano il mio sguardo soddisfatto scoppiano in una risata: non sei affatto cool così, dicono. Sorrido, guardo Gholamreza nel tempo che Mahsa impiega a raggiungermi. La ragazzina scioglie il lavoro della madre che assiste silenziosa e con espressione divertita. Mettendosi in punta di...

Digitalizzare il vivente

Guido Ucelli, fondatore a Milano del Museo nazionale della scienza e della tecnologia, era un ingegnere immerso nel proprio secolo. Conclusi gli studi politecnici, impiegatosi nel 1909 per l'impresa meccanica Riva, lottò per portare in Italia la cultura scientifico-tecnica appresa durante i viaggi europei. Ucelli conobbe e frequentò Guglielmo Marconi mentre la crisi del 1929 tracimava nel vecchio continente. Secondo quest'ultimo – che ne scrisse nel 1932 sulla neonata rivista del Consiglio nazionale delle ricerche – la crisi in corso era «una delle più grandi che la storia ricordi» le cui cause, certo complesse, «le possiamo far dipendere in massima parte dagli errori degli uomini stessi, in preda ad un pessimismo senza limiti e in gran parte ad un egoismo senza precedenti. Come può la scienza – si chiedeva – spingere l’umanità ad uscire da questa grave situazione?». Se le risorse scientifiche per assisterci nella vita quotidiana sono infinite, «forse non sarà lontano il giorno in cui l’uomo riuscirà a governare nuove forze della...

Omnia vincit social

L’unica famiglia naturale è quella composta da due Marò arcobaleno   Mentre scrivo queste righe, il pomeriggio di sabato 27 giugno 2015, la mia homepage di Facebook è tappezzata di bande colorate: rosso, arancio, giallo, verde, blu e viola. Oggi, in molte città italiane, inclusa quella in cui vivo, Torino, si svolge la parata del Gay Pride, di cui la bandiera arcobaleno è il simbolo dalla fine degli anni Settanta. Ma il motivo di questa euforia cromatica socializzata, pure legata strettamente al movimento LGBT, è diverso ed esula dalla annuale ritualità legata alla manifestazione.   Ieri, 26 giugno, una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti ha sancito l’inalienabilità del diritto al matrimonio per tutti i cittadini che vivono sul territorio americano, conferendo pari dignità, come titola l’apertura del New York Times (“Equal Dignity”), al matrimonio eterosessuale e a quello omosessuale. Si tratta di una sentenza storica, che il social network più popolare non ha perso l’occasione di festeggiare: sulla pagina Let’s Celebrate Pride è possibile...

De Benedetti. La situazione è grammatica

La prima cosa che si prova dopo aver letto il libro di Andrea de Benedetti uscito da poco per Einaudi (La situazione è grammatica. Perché facciamo errori. Perché è normale farli) è un gran sollievo. Intanto perché il tono è ironico ma le questioni sono serie, così scopriamo che la grammatica non è così respingente come certi manuali di scuola elementare volevano farci credere (basta dare un’occhiata al sito dell’Accademia della Crusca per accorgersi che linguisti e lessicografi sono gente che non si annoia). E poi perché l’autore restituisce a ogni singolo parlante qualcosa che gli spetta di diritto e che fa di lui un individuo irripetibile e unico: la libertà di sbagliare (esiste generalmente un solo modo per scrivere bene una parola, ma ci sono infiniti modi per sbagliarla).   De Benedetti, che in questo senso è un garantista, ci rassicura: gli errori li facciamo tutti. Perché il linguaggio è prima di tutto arbitrio, e quindi è fallibile per essenza. Li facciamo tutti perché non esiste lingua senza un soggetto che parla, e un soggetto...

Tecnologie della sensibilità

Quando parliamo di interattività, ci riferiamo come noto a quel tipo di comunicazione specifica che i media digitali hanno gradualmente lasciato emergere: un tipo di comunicazione che prevede, in ogni caso, l’intervento attivo da parte di un utente, in grado di partecipare al processo stesso di costruzione della comunicazione. All’utente, per esempio, è richiesta l’attivazione di un’interfaccia, che è esattamente lo strumento attraverso il quale ha luogo l’interconnessione fra il programma e il suo utilizzatore, ai fini dell’ottenimento di un’informazione. È interattivo il ruolo dell’utente di una pay per view che, seduto sul divano di casa sua, sceglie il film che vuol vedere (selezionandolo fra categorie che il programma ha predisposto: film per tutti, commedie, thriller, etc.), paga (anche in questo caso tramite un sistema previsto dal programma) per la visione in anteprima e finalmente si gode il risultato delle sue operazioni. Opera interattivamente il telespettatore di un telegiornale che col suo telecomando decide di rispondere a uno dei sondaggi su temi di politica, attualità e costume che...

Rapsodia sull'abbandono

1. Leggo Lasciarsi di Franco La Cecla (elèuthera 2014), un bel saggio sull'abbandono in amore e la pervasività della retorica dell’“amore eterno” nella nostra società. Che di retorica si tratti e non di realtà è testimoniato dal numero sempre più alto di rapporti interrotti, divorzi e separazioni. Di fronte a questo più generale indebolimento dei legami, sarebbe lecito attendersi – quasi per reazione fisica – una più generale diminuzione del dolore che la loro rescissione provoca. E invece non è così. Continuiamo a soffrire come cani ogni volta che ritorniamo soli, o che dobbiamo pronunciare le orribili parole che pongono termine a una relazione. La tesi centrale di La Cecla è che non abbiamo rituali consolidati per l'abbandono. Tanto l'innamoramento e l'amore sembrano codificati secondo narrazioni precise (dal flirt al matrimonio), quanto la fine di tali sentimenti ci appare ancora del tutto soverchiante. Il risultato: ci si lascia male. Ci si lascia, anzi, sempre più male: perché non avendo a disposizione che accordi rozzi o tecniche...

Boyhood, un ragazzo come tanti

A distanza di quasi un anno dalla sua premiere allo scorso Sundance Film Festival, arriva anche in Italia Boyhood, il nuovo film di Richard Linklater. Sono stati mesi in cui questo film non solo ha raccolto un consenso abbastanza stupefacente da parte della critica (il sito metacritic che fa una media ponderata delle recensioni della stampa americana gli ha dato 100/100) ma è stato anche protagonista di un continuo passaparola sui social network che l’ha già circondato di un’aura mitica. È come se Boyhood arrivasse in sala con già lo status di un classico prossimo venturo. E questa volta possiamo dirlo, davvero non a torto.     Che questo film nascondesse qualcosa di speciale lo si capiva già da come il progetto fosse stato pensato sin dall’inizio. Linklater inizia a girare Boyhood nel luglio del 2002 con quattro attori principali: Ethan Hawke e Patricia Arquette; e due giovanissimi esordienti, Ellar Coltrane, di sei anni, e la figlia del regista, Lorelei Linklater, di poco più grande di lui. Ogni anno, per dodici anni, la crew del film si troverà qualche settimana in Texas per girare un nuovo...

Condivido, ergo sum

La legge di Zuckerberg. Durante il summit Web 2.0 del novembre 2008, Mark Zuckerberg espresse la propria versione della celebre legge di Moore. Secondo quest'ultima il numero di transistor su un chip raddoppia ogni due anni: la legge di Zuckerberg, invece, suona così: "Ogni anno la gente condivide il doppio dell'informazione condivisa l'anno precedente". Tre anni dopo, Zuck mostrò dati alla mano che la predizione era stata confermata: la curva dello sharing sul suo social network aveva un andamento esponenziale.   Il fondatore di Facebook è tornato di nuovo sul tema in un'intervista a Wired pubblicata nell'aprile 2013, sottolineando come il fenomeno sia un trend globale. E aggiungendo un dettaglio importante: "La condivisione […] è fatta di molti trend diversi. All'inizio, le persone condividevano inserendo delle informazioni base nei loro profili. Poi abbiamo fatto in modo che potessero modificare lo status. Poi arrivarono le foto. E ora la gente condivide anche con applicazioni come Spotify." Questa frase getta luce su un aspetto ancora poco studiato: una possibile storia della socialit...

La società della trasparenza

High Person è il protagonista di un breve, ma fulminante, romanzo di Vladimir Nabokov. S’intitola Cose trasparenti (Adelphi). Qui lo scrittore russo-americano mette alla berlina con la sua corrosiva arte narrativa la pretesa tutta moderna di rappresentare in modo perfettamente trasparente i moti interiori dell’animo umano, di vedere con nettezza dall’esterno l’intimità stessa delle persone, e non solo degli altri, ma anche di se stessi.   Ora la trasparenza è diventato uno dei miti del contemporaneo, come spiega Byung-Chul Han in La società della trasparenza (Nottetempo), filosofo d’origine coreana, che insegna in Germania, a Berlino. Il libro inizia con la citazione di un altro scrittore, l’austriaco Peter Handke, che vive seminascosto in Francia: “Io vivo di ciò che gli altri ignorano di me”, mentore di alcuni dei suoi recenti libri. Perché la trasparenza, virtù così a lungo evocata, dall’epoca in cui era una delle parole chiave del riformatore Gorbaciov (“glasnost” si diceva, e sembra un secolo fa), per poi trasformarsi nella parola d’ordine...

Crisi dell’editoria e diffusione del digitale

Questo intervento riassume alcune considerazioni sul tema della promozione del libro e della lettura, in particolare in ambiente digitale. Si tratta delle considerazioni che ho avuto occasione di svolgere nell’aprile scorso in occasione di una audizione informale presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame della Proposta di legge Giordano e altri, A.C. 1504 del 7 agosto 2013 ("Disposizioni per la diffusione del libro su qualsiasi supporto e per la promozione della lettura").   Sono osservazioni che cercano di muovere dal generale al particolare; in questo articolo di sintesi ho comunque eliminato quelle legate alla formulazione dei singoli articoli della proposta di legge, che chiudevano il documento consegnato alla Commissione ma che hanno probabilmente un interesse più limitato per il lettore.   Per motivi di lunghezza, l'intervento è stato diviso in due; la prima parte si trova qui.   Nella sua audizione alla Commissione Cultura di qualche settimana fa, il Presidente dell’Associazione Forum del libro Giovanni Solimine ha già ricordato e discusso i dati –...

Wes Anderson: The look of love

  Non è certo sorprendente, tra i vari tagli possibili per un’analisi estetica dell’opera di Wes Anderson, soffermarsi sul legame che il suo cinema intrattiene con la moda. È sufficiente dare un’occhiata ai tumblr, ai più svariati social network dove il pubblico si fa autore rimaneggiando le immagini consegnate al suo sguardo, per percepire come la ricezione e il ricordo che sopravvive ai film andersoniani passi soprattutto attraverso gli outfit singolari dei suoi protagonisti.   Scompaiono i volti, tele bianche incorniciate da acconciature e abiti indelebili nella memoria degli spettatori, che attraverso un blazer, degli occhiali da sole, la giacca di una tuta o una fascia da tennista, riattivano immediatamente le emozioni provate. Solo la musica nel suo cinema possiede eguale forza evocativa e non è certo casuale che entrambe siano gli elementi espressivi, attigui e complementari al mezzo cinematografico, coi quali restituire un immaginario privato, giustamente definito vintage, essenziale per la sua poetica.   Perché se appare ormai (quasi) definitivamente sdoganato dal peccato di leggerezza e...

Su Facebook

Su Facebook (:duepunti) è il nuovo ebook di deep, la nuova collana tutta digitale di duepunti edizioni. Un saggio agile e veloce che permette di lanciare uno sguardo trasversale sul social network più famoso di sempre e che in questi giorni festeggia i suoi 10 anni.   L'autore del libro è Flavio Pintarelli, classe 1983, digital strategist, blogger, redattore per Lavoro Culturale, collaboratore di Medium (e di doppiozero).   L'ebook, che da un punto di vista del concept e della composizione introduce alcune interessanti novità formali, si presenta come un saggio di teoria dei media e ci aiuta a comprendere come, facendo leva su interfacce e su un'organizzazione delle informazioni ben elaborata, Facebook contribuisca a informare i nostri legami sociali, disegnare la nostra esperienza on-line e ridefinire la relazione tra sfera pubblica e sfera privata.   Su permesso dell'autore e della casa editrice ne pubblichiamo qui un breve estratto.   Soggettività e fisionomia delle relazioni sociali In un volume intitolato Per una genealogia del virtuale. Dallo specchio a Facebook (2011) la filosofa Maddalena Mapelli...

Alberto Cairo e l'arte funzionale

Infografiche e rappresentazioni visive di dati sono oggi riconosciute da tutti come strumenti incredibilmente efficaci non solo per catturare l'attenzione su un tema, ma anche per permettere ai loro fruitori di esplorare storie e fenomeni sociali, culturali ed economici complessi, attraverso la visualizzazione stessa. Sempre di più, quindi, la visualizzazione delle informazioni è considerata non solo un fine per la presentazione di risultati, ma un mezzo, così come i dati e la loro analisi, per comprendere realtà articolate.   Abbiamo avuto l'opportunità di intervistare il giornalista e designer Alberto Cairo, autore del recente L'arte funzionale, infografica e visualizzazione delle informazioni (Pearson Editore), nell'ambito di una serie di appuntamenti intitolati "the exhibitionist", al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, focalizzando la chiacchierata su alcuni concetti chiave del suo lavoro e cercando di catturare i suoi pareri su alcuni temi molto attuali legati al mondo della data-visualization. * Nella trascrizione italiana dell'intervista alcuni termini ed espressioni sono...

Ai Weiwei, il corpo e la rete

Ai Weiwei è iscritto a Instagram dall’estate del 2011, subito dopo i suoi 81 giorni di detenzione, ma è solo da un anno che ne fa un uso quotidiano. Ad oggi ha caricato 968 fotografie ed è seguito da più di 20 mila follower. Per chi non lo sapesse Instagram è un social network di sole foto, è una vetrina di immagini sulla vita privata e funziona con la stessa logica di Twitter del “ti seguo/mi segui”. E il fatto che Ai Weiwei abbia zero following, cioè che non segua nessuno, va a confermare ancora una volta quale sia per lui lo scopo dei social network e di internet in generale: non solo uno strumento di connessione fra persone, di condivisione e diffusione di informazioni, ma soprattutto un canale di dissenso, il più possibile irriverente nei confronti del governo cinese.     Il 25 ottobre 2012 Ai Weiwei pubblica un video, che in Cina verrà prontamente censurato dopo pochi giorni, in cui offre una personale versione del Gangnam Style, il tormentone estivo di portata mondiale del rapper sudcoreano Psy. Ai Weiwei  vestito in giacca nera e con una maglietta rosa shocking, balla...

Richieste di amicizia

Ogni tanto, quando apro la posta elettronica o direttamente su Facebook, mi arrivano richieste di amicizia o di inserirmi in qualche rete da parte di persone mai viste né sentite prima. Di solito clicco automaticamente sul tasto “conferma” (o “accetta”, o altro ancora? il fatto che non ricordi conferma l’automatismo del gesto), senza nemmeno darmi la pena di vedere chi sono, anche perché ho imparato che con la maggior parte di loro questa sarà l’unica forma di contatto che avrò mai; in qualche caso invece, per curiosità o perché non ho niente di meglio da fare, guardo. È allora che a volte, se le informazioni sono accessibili, mi nascono dei problemi (piccoli, per carità; infimi, non fosse per la mia propensione a ingrandirli: basta guardarci un po’ dentro, o da vicino, e la frittata è fatta); problemi diversi da quelli, in apparenza simili, che sorgono quando vado a curiosare ad amicizia già concessa o quando verifico chi è l’autore di link o post, comparsi in bella vista nella pagina comune o addirittura sulla mia bacheca, che proprio non gradisco, per...

La rete che lavora

Si chiama La Rete Che Lavora ed è un libro (edito da Egea) scritto da Ivana Pais, sociologa economica dell’Università Cattolica di Milano, studiosa di lavoro e reti sociali. È un contributo importante per comprendere le dinamiche di quell’oggetto ormai quasi intangibile, il lavoro, la cui ricerca e le cui pratiche sempre più passano attraverso la rete – e ritorno, come scrive l’autrice.   La premessa cruciale è che in questo libro si parla di rete in senso ampio: c’è il Web, certamente, ma c’è anche e soprattutto la rete come entità organizzativa, in quanto è nella forma della rete che i “nuovi lavoratori” costruiscono le proprie identità lavorative. Su questa linea l’autrice discute e argomenta, attraverso un nutrito numero di esempi, la tesi secondo cui per capire a fondo il lavoro postindustriale sfuggente ed “in frantumi” che caratterizza la contemporaneità è necessario descrivere e raccontare le storie e le esperienze del lavoro che cambia, e quindi sviscerare a fondo le narrative delle nuove forme di lavoro che...

Piattaforme

A utilizzare per primo il termine “piattaforma” sembra sia stato il matematico italiano Nicolò Tartaglia nel 1546, per indicare una superficie piana di varia estensione. È lo stesso matematico che ha creato il celebre “triangolo” che da lui prende il nome. A osservarlo bene, con i suoi coefficienti binomiali e il suo sviluppo numerico, sembra una perfetta rappresentazione della crescita della rete così com’è avvenuta negli ultimi anni: la piattaforma digitale. Secondo l’Ericsson Mobility Report, entro la fine del 2012 gli abbonamenti mobili per l’accesso al web (cellulari, tablet e chiavette per pc) raggiungeranno nel mondo la quota di 6,6 miliardi. Piattaforme digitali che realizzano il sogno di fornire una connessione a ogni persona.   Nel suo ultimo libro tradotto in italiano, Reti di indignazione e speranza. Movimenti sociali nell’era di Internet (Università Bocconi Editore), Manuel Castells utilizza varie volte questo termine, ma con un significato ambivalente. Da un lato, indica, infatti, l’“autocomunicazione di massa”, ovvero le reti orizzontali (“l’...

L’amore vero al tempo di Twitter

Ma che direbbe Guy Débord dell’#amourdeuxpointzéro di tigella, un hashtag che raccoglie frasi come “tu ne me retweets plus comme au début de notre histoire” o “il nostro è stato amore al primo ‘visualizza il profilo’”? Che direbbe di questo amore che nasce dal profilo, di questo amore per il profilo? Guy Débord è l’autore de La società dello spettacolo, un testo del 1967 scritto “con la precisa intenzione di nuocere alla società spettacolare”. Partendo dall’assunto che “lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale fra individui, mediato da immagini”, Débord aveva evidenziato con lungimiranza il fascino perverso della rappresentazione e si era scagliato contro il pullulare di realtà mediali corrotte e destinate a mascherare il reale delle cose, l’autentico, il “mondo al di sotto”, puro, da guardare con nostalgia. Tigella è Claudia Vago ed è una protagonista di Twitter. Ha 18000 followers, “racconta storie che vede”; esperta di comunicazione e social network, svolge un ruolo non solo di reporter e produttrice di contenuti, ma anche di social media curator: vaglio delle fonti di informazioni, gestione delle liste, attenzione agli hashtag. Twitter è uno...

Lettera di Italo Calvino a Marco Belpoliti

Caro Belpoliti,   provo a risponderle per il tramite del mio follower Ernesto Ferrero. Le avessimo avute noi, le tecnologie digitali, ai tempi dell’Oulipo, il laboratorio di letteratura potenziale in cui ci scambiavamo formule di sfidecombinatorie con Perec, Queneau, il matematico Roubaud, e si giocava a chi riuscivaa liberarsi piùingegnosamentedalle contraintes, le costrizioni, le gabbie, gli impedimenti sempre più sofisticati che ci davamo. Era un oulipiano anche Dante, che riusciva a cavare un massimo di poesia dagli obblighi severi della terzina. Lavorare senza calcolatori allunga i tempi ma favorisce la sottigliezza del calcolo, l’arditezza delle soluzioni.   Le fiabe sono il regno della velocità, della densità, della concentrazione, e quindi si prestano bene alla prova delle gabbie di Twitter. Arrivo a dire che Twitter dovrebbe essere usato esclusivamente a scopi letterari. Lo scrittore guatemalteco José Monterroso ha prodotto un microracconto che nessun utente di Twitter mi risulta abbia ancora eguagliato. Esso recita: “Quando si risvegliò, il dinosauro era ancora lì”.   La concentrazione estrema, la restituzione della parola alla sua densità originaria sono...

Frankenstorm: l'uragano Sandy e le sue foto fasulle

Il rapporto tra giornalismo e social network non è sempre stato dei migliori. Se da una parte il primo non sempre capisce ed è capace di integrare la cultura digitale nelle sue pratiche (è di questi giorni l'errore clamoroso di Rosanna Santonocito ai comandi dell'account @24job su twitter), dall'altra parte i secondi sono stati spesso veicoli virali di notizie fasulle e bufale di vario genere, dalle mille e più morti di Fidel Castro ai tagli di Hollande.   Ultima in ordine di tempo a inserirsi all'interno di questo dibattito è la proliferazione di foto fasulle dell'uragano Sandy, di cui si sono occupati molti giornali americani negli ultimi giorni. Su "The Atlantic", Alexis Madrigal si è dedicato a verificare quali, tra le fotografie più virali dell'uragano postate sui social network, fossero reali, quali fasulle e su quali permanessero dei dubbi dovuti all'impossibilità di controllare le fonti.   Sul blog di "Storyful", invece, Fiona McCann suggerisce tre semplici mosse per procedere in proprio al riconoscimento di fotografie reali o fasulle. In questa linea...