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La musica nel tempo, di Ferdinando Fasce / Eravamo quattro amici

Le librerie strabordano di volumi sulla storia dei Beatles: sembrerebbe dunque inutile mettersi a scriverne uno nuovo sulle avventure dei quattro ragazzi di Liverpool, ma questa volta la prospettiva che ci viene proposta da Ferdinando Fasce è diversa dal consueto. L'autore non è musicista né musicologo, bensì professore di Storia contemporanea all'università di Genova: questo gli permette di tenere una sana equidistanza tra la visione acritica di certi fans strimpellatori appassionati e quella di alcuni demolitori di miti che pur di provare le loro tesi arrivano a sminuire la grandezza indubbia della band di Liverpool. Adottando uno stile di grande scorrevolezza, Fasce inserisce la progressiva ascesa mondiale dei Beatles all'interno del contesto dei cambiamenti rivoluzionari sociali che hanno caratterizzato la storia mondiale dalla fine degli anni 50 sino al 1970.  Un'eccellente ricostruzione dell'Inghilterra post-bellica serve a introdurre le singole biografie dei quattro futuri baronetti, e nelle pagine seguenti la cronologia degli avvenimenti è guidata con mano sicura e senza sbavature.    Curiosamente l'interesse per il fenomeno di ribellione giovanile e per i...

Divismo

Il divismo può essere probabilmente rintracciato in tutte civiltà umane. Nelle società contemporanee però svolge un ruolo particolarmente importante, perché in tali società il modello delle star del mondo dello spettacolo è diventato fondamentale per i comportamenti individuali. Non è un caso d’altronde che il gossip dilaghi sugli schermi televisivi così come sulle prime pagine dei siti Internet. Quel modello prestigioso cioè che l’industria cinematografica hollywoodiana ha formalizzato durante la sua epoca d’oro è oggi uno dei più importanti punti di riferimento sociali.   L’avvento della televisione e di un sistema delle comunicazioni sempre più pervasivo ha però progressivamente «mondanizzato» i divi. Questi una volta erano essenze intangibili, soggetti lontani che vivevano in una condizione considerata superiore a quella umana e quasi divina. O meglio, come ha sostenuto negli anni Sessanta Edgar Morin nel libro I divi, erano vissuti come «esseri ibridi», allo stesso tempo umani e divini, reali e immaginari.   Esseri...

Daft Punk, un anno dopo

Le star dello spettacolo rappresentano uno degli aspetti più interessanti e più studiati nella storia e nella sociologia della cultura. Si pensi ai Beatles e alla Beatlemania, o alla figura di Madonna, e ai fenomeni sociali e culturali a questi legati. Oggi, in un mondo sempre più digitale, la dimensione della celebrità vive un nuovo cambiamento, in seguito alle dinamiche – affettive, sociali, culturali – innescate dalla diffusione dei social media.   La dimensione digitale della società contemporanea ha ridotto la distanza tra il grande pubblico e le star della musica, del cinema e dell’industria dello spettacolo, ridefinendo i confini della celebrità stessa. Su Facebook, Twitter o Instagram, i fan possono sempre più spesso interagire direttamente con i propri beniamini, e frequentemente la strategia comunicativa di un artista è esplicitamente intrecciata con questa possibilità di interazione diretta. È il caso di teen idols come Justin Bieber, One Direction o Azaelia Banks, che fondano sulla propria presenza online gran parte della loro strategia comunicativa e di marketing. Attraverso...

Candidato e testimonial

Se si vuole capire cosa succede a una nazione, non si può fare a meno di osservarne la pubblicità. L’abbiamo scritto sul primo numero di Bill, citando Norman Douglas, lo riscriviamo all’indomani delle elezioni, dal momento che anche in materia politica la pubblicità italiana si è pronunciata da tempo.   Prendiamo una delle caratteristiche più tipiche della nostra democrazia: la proliferazione dei cosiddetti partiti personali, quelli nati cioè intorno a singoli personaggi. Lo si è detto, soltanto in Italia sono così numerosi. Bastava guardare la quantità di cognomi sulla scheda elettorale 2013: il partito di Monti, di Grillo, di Ingroia, di Berlusconi, di Giannino, e prima ancora quelli di Di Pietro, di Fini, di Lamberto Dini, di Leoluca Orlando… Non organizzazioni che scelgono di volta in volta il proprio leader ma movimenti nuovi, raggruppatisi intorno a un solitario artefice.   E cosa c’entra la pubblicità con questa storia? A prima vista dovremmo stare dalle parti del retaggio genetico italiano: la ricerca di uomini forti, di scorciatoie carismatiche… ben...

La canotta

Umberto Bossi è il politico dei gesti: il dito medio, la mossa dell’ombrello, la pernacchia, o il gimme five!, “dammi cinque”, tipico dei giocatori americani. In tempi recenti ha più volte reiterato il gesto del dito medio, la “spinta del medio”, come è chiamata, un gesto fallico, di erezione, vecchio di oltre duemila anni, noto ai Romani, i quali si riferivano, scrive lo zoologo Desmond Morris, al dito medio come dito imprudente ed osceno. Nel caso del Senatur si collega invece a una retorica leghista di tipo maschilista, di cui Bossi si è fatto più volte promotore: l’affermazione che i Padani “ce l’hanno duro”.     Uno studioso dei gesti, Claudio Franzoni, ha sottolineato come si tratti di gesti da bar: far ridere la compagnia dei maschi al Bar Sport. Il senso di queste posture è perfetto: il politico è uno di noi, è come noi. Non, dunque, un intellettuale, un professore, un professionista della politica, uno probabilmente migliore di noi, da ammirare, bensì proprio uno identico a noi, se non addirittura uno inferiore a noi. Segna un...