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storia

(38 risultati)

Yto Barrada. Delle cose solitarie e non dimenticate

Due terzi abbondanti dei paesi del mondo non trovano posto sui libri di storia, e il Marocco è fra questi. Tale spiazzante constatazione guida il lavoro di Yto Barrada, fotografa franco-marocchina, la cui prima personale italiana è ospitata dal Macro di Roma, grazie alla nuova partnership con Deutsche Bank, che – ci auguriamo – porterà una salutare ventata di globalizzazione anche nelle stanze dell’arte.   Barrada, che ha studiato storia e scienza politiche alla Sorbona, osserva il proprio paese da una strana lontananza: i soggetti dei suoi scatti colmano il campo visivo, assumendo non di rado aspetti monumentali, anche quando si tratta di edifici e giardini affetti da precoce obsolescenza, perché abbandonati all’incuria; di frammenti di industrializzazione in disuso, oppure di cantieri per infrastrutture interrotte ancor prima di iniziare e mai completate. Le immagini di Barrada restituiscono un mondo che si sbriciola, attraversato da sentieri che si interrompono improvvisamente: sembra di muoversi sulle tracce lasciate da individui incapaci di portare a compimento spinte volitive tanto quanto progetti condivisi. Il...

Almost True: vero, quasi vero

Un serial killer, Jack the Second, all’opera nella Londra del 1981. L’attacco dell’Argentina, nella primavera del 1982, contro le isole Falkland e la decisa risposta della Thatcher che ingaggia una guerra – vittoriosa – per mantenere il predominio su un lembo di terra, dimenticato in mezzo all’Atlantico. E poi quel fantastico goal inflitto da Diego Maradona agli inglesi, battuti 2-1 allo stadio Azteca di Città del Messico il 22 giugno 1986: presa la palla da Héctor Enrique il campione saetta lungo tutto il campo, si lascia dietro cinque giocatori inglesi, tira. E segna il goal – il goal del secolo – che elimina gli inglesi. Cosa hanno in comune questi tre fatti?   Chi si è perso la puntata di Almost True andata in onda su Rai 2 la sera di lunedì 17 settembre la cerchi in rete e se la veda. Perché lì si spiega come questi tre fatti fossero concatenati. Pianificati a tavolino. Frutto di una gigantesca manipolazione che arriva anche a mettere in scena una guerra – l’assalto alle Falkland-Malvine – con tanto di navi in fiamme, morti a centinaia, assalti crudelissimi...

Nikhil Chopra. Inside Out

Ciò che rimane della performance Inside Out di Nikhil Chopra - tenutasi lo scorso aprile e ospitata da Galleria Continua a San Gimignano nello spazio espositivo in Arco dei Becci - è la stanza al piano terra di un palazzo del centro storico medievale, abitazione dell’artista per 99 ore.   Entrando, la stanza sembra rimasta così com’era un istante dopo la sua partenza. Le sue cose, quelle usate durante la permanenza, sono ancora in giro: le spezie, gli indumenti, teli di varie stoffe. Le tracce della presenza di Chopra nella stanza-installazione, visitabile al pubblico fino al 15 settembre, trasmettono un senso di inguaribile mancanza e una nostalgia profonda per il suo temporaneo inquilino.     Il pavimento del vano, in pietra e piuttosto spartano, è cosparso di tessuti colorati. C’è del cibo, appoggiato su una cassapanca. Un affresco della vista di San Gimignano sulla parete, pochissimi mobili in legno, utensili, il copricapo e la veste - in stile medievale e decorata con un disegno delle torri del paese - indossata dall’artista durante le 99 ore. Un materasso è posizionato in un...

Matteo Galiazzo. Sinapsi

C’è un libro di Vila-Matas, Bartleby e compagnia, in cui lo scrittore catalano passa in rassegna quelli che definisce gli “scrittori del NO”, ovvero coloro che, come lo scrivano di Melville, a un certo punto decidono di abbandonare la pratica della scrittura. I motivi sono molti: dalla constatazione dell’insufficienza del linguaggio al desiderio di liberarsi in un solo colpo sia dell’angoscia della scrittura che delle cattive maniere dei colleghi letterati, fino alla sacrosanta affermazione di Oscar Wilde, per cui “non fare assolutamente niente è la cosa più difficile del mondo, la più difficile e la più intellettuale”. Ecco perché di questa raccolta di scritture disperse su riviste varie e “postume in vita” dell’ex-cannibale e scrittore genovese Matteo Galiazzo, Sinapsi (Indiana 2012, p. 301, prefazione di Tiziano Scarpa, 16,50 euro) l’elemento più interessante è senz’altro la prematura dipartita letteraria dello scrittore, a lungo considerato una delle voci più interessanti della sua generazione e poi sparito dalla scena letteraria (cosa tanto...

Aldo Moro, la storia, il teatro

In Aldo morto / Tragedia di Daniele Timpano la vera imputata è la storia, anzi la nostra incapacità, impossibilità di raccontare, di dipanare la storia. L’attore romano deve essere partito dalla domanda: il teatro, l’arte, può interpretare i tempi che abbiamo vissuto? E la risposta, al contrario di tutto il teatro politico e di narrazione, che ci spiega ogni cosa, è: decisamente no. Sembra dirci: io, sul palcoscenico, posso solo mostrare il mio punto di vista; io, nel 1978, quando Aldo Moro fu sequestrato e ucciso dopo quasi due mesi di prigionia, avevo quattro anni. Se qualcuno gli obiettasse che noi comunque discutiamo di fatti di epoche in cui non eravamo nati, la risposta, con un sorrisetto impacciato, sarebbe: già, ma quale verità c’è nei nostri discorsi?     Il bellissimo, dolorosissimo spettacolo che ha presentato in prima nazionale al teatro Palladium di Roma, dopo molte anteprime in giro per l’Italia, apre più di una questione e lascia molti spettatori dubbiosi. Perché Timpano sembra essersi assunto il compito di fare una controversa antistoria d’...

Il tempo di un sentimento

Oltre le lancette ferme dell’orologio di Ritorno al futuro, oltre l’ingranaggio bloccato nella torre di Mister Hula Hoop, il tempo materiale, manipolato e rievocato negli anni ’80 e ’90 dai film di Zemeckis e dei Coen, è ancora oggi una presenza concreta di tanto cinema contemporaneo. Scorre all’indietro nella stazione di New Orleans di Il curioso caso di Benjamin Button, impone il proprio passo moltiplicato per cinque in Twixt di Coppola, vaga fluido per le decadi in Midnight in Paris di Allen, e in Hugo Cabret di Scorsese, con la sovrapposizione tra Harold Lloyd e il piccolo orfano appeso alle lancette di un quadrante, rimane l’unico appiglio a cui aggrapparsi prima della caduta.     Tra ricordi di traumi familiari, invenzione della nostalgia e desideri di purezza (con il discutibile The Artist che si porta a casa gli Oscar migliori), il contemporaneo sentimento del tempo si è trasformato nell’evocazione del tempo di un sentimento: quello, cioè, che lega gli autori alla loro storia personale, tra i traumi autobiografici di Coppola e i legami cinefili di Scorsese, e lega il cinema alla...

Un Paese

Ce l’hanno insegnano a scuola: la letteratura vive nella storia. Come ogni cosa che appartenga alla vita, del resto. Ma c’è modo e modo. La maggior parte degli scrittori, oggi, non fa altro che produrre storie, una quantità infinita di storie. Magari perché così, mentre ci rimpinziamo delle loro storielle, non pensiamo che intanto la Storia prosegue, pare precipitare anzi, certo non aspetta chi rimane indietro. O forse perché da qualche tempo in qua la Storia, quella che ci riguarda tutti, è diventata sempre più difficile da raccontare.   Poi però ci sono altri scrittori. Sono scrittori che vengono da lontano, e da lontano vengono i loro testi. Se quegli altri passano il loro tempo al mercato, a cercare di sbolognare le loro mille carabattole, questi invece ci mettono anni a scriverli, i loro testi, anzi decenni. Alle volte non fanno neppure in tempo a vederli pubblicati in vita. E così, magari anche al di là delle loro intenzioni, queste loro opere recano su di sé le macchie, gli urti, le ferite della Storia. Rispetto al tempo in cui viviamo le loro scritture sono termometri sempre...

Elisabetta Benassi. All I Remember

“Collezionare fotografie è collezionare il mondo”, scrive Susan Sontag nelle pagine iniziali di On Photography. Collezionare fotografie equivale al tentativo utopico e un po’ folle di recuperare il passato mantenendolo artificialmente in vita, di salvarne tracce e residui attraverso un processo compulsivo di accumulo, conservazione e catalogazione. Lo strumento fotografico si rivela un alleato essenziale in quest’attività di salvataggio della memoria, poiché ha il potere di fissare e tramutare gli istanti storici, restituendoli sotto forma di oggetti fisici, leggeri, trasportabili, collezionabili. La fotografia rende quindi possibile la costruzione di un archivio potenzialmente infinito di eventi storici, pubblici e privati, illustri e insignificanti, e soprattutto alimenta l’illusione di possederli interamente, fisicamente e concettualmente. Il collezionista infatti non cerca solo di preservare la storia, ma di rintracciarne il senso seguendo il filo discontinuo dei frammenti raccolti.     È forse proprio questo aspetto conoscitivo, talvolta viscerale e parossistico, ad avere fatto sì che il...

Storie in continuo mutamento: l’esperimento di Raghava KK

Raghava KK ha inventato un libro per bambini Pop-it per l’iPad. Si tratta di un libro particolare, per certi aspetti magico: se lo agiti, cambiano le storie. L’ispirazione per una simile creazione è venuta all’artista ricordando la sua infanzia tra diverse culture. Insegnare ai bambini a vedere il mondo da diversi punti di vista, farà di loro degli adulti creativi e tolleranti.   Qualche tempo fa raccontavo la storia di Biancaneve e i sette Nani a mio nipote. Com’è abituale in queste situazioni, il bambino mi ascoltava in un attento silenzio, mentre lentamente e inesorabilmente mi avvicinavo alla scena madre: il morso alla mela avvelenata. A quel punto, però, mio nipote m’interruppe arrabbiato, sostenendo che stavo raccontando male la storia. Il piccolo ribelle era convinto che la mela avvelenata l’avesse mangiata la matrigna cattiva. Naturalmente lo corressi subito. Tuttavia poco dopo mi fermai e gli chiesi di raccontarmi la sua versione… Biancaneve con l’aiuto dei nani seppellì la matrigna, e quando il principe arrivò per risvegliare la bella principessa dal sonno, la trov...

Valeria Parrella. Lettera di dimissioni

Si ha l’impressione che il senso dell’ultimo romanzo di Valeria Parrella, Lettera di dimissioni, (Einaudi, pp. 187, €18,50) sia tutto rinchiuso nella citazione che apre il libro, tratta dalla Repubblica di Platone: “Strana immagine è la tua, disse, e strani sono quei prigionieri. Somigliano a noi,  risposi”. È proprio per immagini che ricostruiamo la storia di Clelia, accompagnati dal suo sguardo che rischiara a fatica antiche fotografie trovate “nel caravanserraglio della soffitta”; la visione che ci propone è sfocata e lampeggiante, come fossimo illuminati da una luce indiretta, da una conoscenza imperfetta e spezzata, che si protende verso ombre che sembrano promettere la verità della storia, il senso del tempo.   Percorriamo l’albero genealogico di Clelia condotti dalla linfa di una scrittura immediata e potente, che ci svela una storia che comincia quelle di altri. Storie che ci raccontano delle guerre che portarono Franca, la nonna russa, a Napoli, e tolsero l’udito al nonno Riccardo, veicolo delle confortanti radici classiche della cultura della protagonista; e che continuano...

Madrid - Jorge Semprún

  Qualche giorno fa all’Istituto Francese di Madrid si è tenuta una serata dedicata alla memoria di Jorge Semprún. La sala era non molto grande, perciò parte del pubblico è rimasta fuori, mentre alcuni amici spagnoli parlavano dello scrittore. Seduti al tavolo le autorità francesi. Ricordi personali e discorsi sull’identità di questo scrittore che è stato una delle memorie di un secolo tragico, il XX: lo sguardo della memoria. “Este país no tiene solución”. Non c’è niente da fare, la Spagna non ha soluzione, aveva detto alla scrittrice Rosa Regás, l’ultima volta che si erano visti. Una frase che ha fatto ricordare ai presenti le parole pronunciate da Felipe  Gonzáles a Parigi, pochi giorni dopo la morte di Semprún, il 31 maggio di quest’anno, quando l’ex presidente e politico socialista ha messo in rilievo il modo ingiusto con cui la Spagna aveva sempre trattato lo scrittore.   Semprún aveva lasciato scritto di esser sepolto a Biriatu, un piccolo paese basco-francese, sulla riva del Bidasoa, la linea di frontiera...

A (new) history repeating

La produzione artistica contemporanea sembra essere sempre più infatuata del passato. Non è un fatto nuovo, anzi è abituale che il presente dialoghi con il passato: la conoscenza è del resto basata sulla memoria, su qualcosa di anteriore quindi. Ciò che sorprende oggi è un rapporto con il passato non più mimetizzato nel processo di realizzazione dell'opera d'arte ma così predominante da diventarne il soggetto. Basti pensare al format del re-enactment e alla sua definitiva istituzionalizzazione in tutte le arti. Più singolare la scelta di quegli artisti che hanno deciso di interagire con il passato per renderlo presente, quindi significativo, non attraverso la semplice riproduzione o rappresentazione, ma con una rielaborazione più personale. Non considerando pertanto la storia come un corpo morto da riesumare, ma come un corpo vivo sul quale intervenire per modificarlo e modellarlo a piacimento. Tra i numerosi lavori esemplificativi di tale approccio ho selezionato quattro opere di altrettanti artisti: Adam Chodzko, Renée Green, Jonathan Monk, Mario Garcia Torres. Nel 1998, a 23 anni dall...

Risorgimento / Milano in fotografia

Milano dopo l'unità d'Italia. Immagini gentilmente concesse dal Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano. 

Intervista video a John Foot

Abbiamo intervistato a Londra John Foot uno degli storici più attenti alle vicende storiche, politiche e culturali dell’Italia contemporanea. Nei suoi libri, Foot ha studiato il ruolo dello sport nella costruzione dell’identità collettiva (Calcio 1898-2007. Storia dello sport che ha fatto l’Italia, Rizzoli) e si è occupato della storia di una città-simbolo italiana (Milano dopo il miracolo. Biografia di una città, Feltrinelli). Nel 2009 ha pubblicato Fratture d’Italia. Da Caporetto al G8 di Genova. La memoria divisa del Paese (Rizzoli) in cui affronta il tema della “memoria divisa” nata intorno ai momenti più tragici della storia del nostro paese, dalla prima guerra mondiale alle stragi naziste sino agli anni di piombo.   La memoria divisa   La guerra civile     L'origine delle divisioni     Accettare le divisioni     Perché la memoria è importante     La doppia memoria     L'Italia si può dividere?     Memorie di un'Italia divisa...