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teologia

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Maledici Dio e poi muori! / Massimo Recalcati: il grido di Giobbe

Giobbe, il protagonista dell'omonimo libro biblico, era un uomo giusto e molto ricco. Aveva terre, figli, moglie, amici, mandrie, denaro e buona salute. Benedetto da tanta buona sorte, non gli era difficile essere anche amico di Dio! Come non benedire con gratitudine chi gli mostrava tanta benevola generosità?  Troppo facile questa fede, insinua Satana, personaggio che nell'Antico Testamento compare soltanto in questo libro e il cui nome significa colui che si aggira accusando. Allora chiede a Dio che gli permetta di togliere a Giobbe i suoi beni per metterne alla prova la fede e la devozione. Dio acconsente che sia spogliato di tutto, ma non della vita.  Comincia così la terribile esperienza di Giobbe che rapidamente perde le proprietà, poi i figli, gli animali, gli amici e infine anche la salute. Distrutto da piaghe e dolori che lo rendono ripugnante, insopportabile nei suoi lamenti e nella sua rassegnazione al punto che la sua stessa moglie imprecherà: maledici Dio e poi muori!  E Giobbe cosa farà? Maledirà Dio? Lo rinnegherà, adesso che il suo volto, prima tanto amichevole, si è trasformato in quello di una bestia feroce che lo azzanna e lo tormenta senza...

Cosa succede in Palestina - 3 / Gli ebrei e Israele

C’è un vecchio adagio del Talmud, mare magnum della tradizione ebraica la cui redazione finale si situa intorno al V secolo, che dice più o meno così: “tutto Israele è coinvolto vicendevolmente, l’uno per l’altro”. È una frase cruciale che imprime di fatto tutta la storia del popolo d’Israele almeno a partire dal 70 dell’era volgare, l’anno cioè in cui i Romani distrussero il tempio di Gerusalemme (unico luogo di culto per tutto il popolo, situato su quell’immenso terrapieno dove spicca oggi la Cupola d’Oro) e ridussero all’esilio coatto gli ebrei, inaugurando la seconda, lunghissima Diaspora. Da quel giorno la vita d’Israele assume una condizione molto particolare, come sospesa sul filo della Storia (che in ebraico è detta con un plurale femminile, toledot, alla lettera “generazioni”, cioè nascere, riprodursi, morire), privata di quei connotati che abitualmente definiscono un’identità nazionale: terra, patria, autonomia, autodeterminazione. È una condizione complessa, che in realtà non si riduce semplicemente a quel binomio che definisce la parola “diaspora” – cioè esilio e dispersione al tempo stesso.   C’è dell’altro, di più: la consapevolezza di un passato e della...

La vita extraterrestre / Abitanti del cosmo

Nel 2017 quando fu avvistato il primo oggetto interstellare, chiamato dagli osservatori Oumuamua – in lingua hawaiana: colui che viene per primo da lontano –, a causa della sua forma e della sua direzione di provenienza per un breve eccitante momento si potè ipotizzarlo un manufatto alieno. Si trattava invece di una roccia, come accertarono ben presto gli scienziati. Recentemente la conferma da parte della portavoce del Dipartimento della Difesa americano dell'autenticità di un filmato girato dall'equipaggio della nave militare statunitense Omaha al largo di San Diego, in cui si vede un oggetto dalla forma rotonda che si sposta in modo innaturale a destra e a sinistra per poi immergersi senza alcun effetto evidente in mare, ha riacceso la curiosità e l'attenzione sul tema dell'esistenza di vita extraterrestre. Se gli avvistamenti – quello della Omaha e altri riconosciuti come veri e sui quali si indaga – sono autentici, significa che siamo di fronte a un oggetto o prodotto da una civiltà aliena, o da una tecnologia terrestre posseduta da qualcuno. Ma da chi? In entrambi i casi, è un bel quesito.    Della possibilità che esistano forme di vita biologica nell'Universo, si...

Giosuè Calaciura / Io sono Gesù

L’espressione usata nella catechesi è «vita nascosta»: si riferisce ai primi trent’anni della vita di Gesù di Nazaret, su cui i Vangeli canonici dicono poco o nulla. In sostanza, l’unico episodio ricordato è quello della Pasqua in cui il dodicenne Gesù, terminate le festività, rimane a Gerusalemme senza che i genitori se ne accorgano; lo trovano dopo tre giorni, mentre nel tempio discute con i dottori (Lc 2, 41-50). Certo, alcuni Vangeli apocrifi – i cosiddetti Vangeli dell’infanzia, come quello di Tommaso o dello pseudo-Matteo – narrano di alcuni miracoli compiuti da Gesù fra i 5 e 12 anni. Ma a parte il fatto che si tratta di testi poco attendibili, rimane un vuoto: l’adolescenza, la giovinezza, la prima maturità. Finché non inizia la sua vita pubblica, insomma, Gesù è un personaggio misterioso. Con Io sono Gesù (Sellerio, pp. 284, € 16) Giosuè Calaciura propone un’interpretazione di questo personaggio: una sorta di memoriale, scritto in prima persona, che arriva alla vigilia del battesimo nel Giordano ad opera di Giovanni.    Il dato più rilevante è la piena umanizzazione del protagonista, che nel libro di Calaciura non solo non ha alcunché di divino, ma a un certo...

Un libro di François Boespflug / La Pasqua nell'arte

Nei quattro Vangeli il giorno di Pasqua, tutto ciò che ruota intorno all’“evento” della Resurrezione, è narrato con il riserbo dovuto a un accadimento inspiegabile, inaudito, indecifrabile anche per gli stessi discepoli e per i seguaci di Gesù di Nazaret, l’uomo ingiustamente crocifisso dai poteri congiunti delle autorità religiose e politiche. Descrivono infatti gli evangelisti, con la libertà della memorialistica e non con l’intento che noi oggi attribuiamo a una operazione storiografica, lo sconcerto dei discepoli e dei seguaci di Gesù intorno a quello che era accaduto a Gerusalemme: il profeta che aveva promesso la salvezza per Israele, il rabbi che aveva annunciato la riedificazione del tempio era stato condannato a una morte vergognosa sulla croce dei reprobi, e per di più il suo corpo non si era più ritrovato dentro il sepolcro custodito dai soldati romani. Ma forse quei racconti contraddittori, quell’incertezza nel disegnare i confini di un evento sperato ma non testimoniato, quei chiaroscuri di parole che lasciano nell’ombra della notte la “verità” dei fatti vogliono soltanto, forse anche consapevolmente, suggerire che non è la realtà fattuale che conta, non la cronologia...

Un libro di Stefano Levi Della Torre / Dio

Dio è una questione troppo seria per lasciarla ai soli credenti scrive, tra ironia e provocazione, Stefano Levi Della Torre, intellettuale scrittore architetto, nel suo ultimo libro intitolato Dio (Bollati Boringhieri), in cui sostiene che l'idea di Dio sia la chiave di volta dell'architettura del nostro universo culturale. Quella «koiné tra il Mediterraneo e la Mesopotamia e oltre» in cui siamo vissuti sinora e che, nonostante le diversità a mano a mano delineatesi, ancora ci fa sentire di appartenere a una comunità spirituale e intellettuale che non può negare di affondare le radici nello stesso terreno, di avere lo stesso spicchio di cielo sopra la testa e le stesse domande nell'anima. Oggi però, prosegue Levi Della Torre, stiamo affrontando per la prima volta nella storia umana l'impresa titanica di tenere in piedi questa immensa costruzione senza la sua chiave di volta; operazione che non è detto sia possibile e dei cui esiti ancora incerti è bene avere contezza. Infatti, al termine di una stimolante riflessione condotta per argomenti d'interesse o suggestioni, muovendosi con disinvoltura tra scienza filosofia e religione, l'autore conclude che siamo tornati in una...

Soggettivazione interminabile / Recalcati, conversione all'infanzia

Conosciamo tutti il ritornello. La nostra è una società di eterni adolescenti, addirittura di eterni bambini. L’età adulta resta confinata all’orizzonte, inafferrabile e ormai indesiderabile. Peter Pan è il santo patrono di nuove generazioni di sdraiati.    Naturalmente chi parla degli sdraiati immagina di starsene in piedi, ben dritto, in mezzo a un paesaggio molle, nebbioso, orizzontale. Dimostra una certa fierezza per questa sua stazione eretta. Eppure non è anche questo sogno di essere grandi e di grandezza, un sogno da bambini o forse il sogno da bambini per eccellenza?   Massimo Recalcati ha pubblicato due libri, recentemente, contemporaneamente. Sono due libri molto diversi ma molto solidali. Si saldano intorno al tema dell’infanzia, appunto. Consentono di leggerlo in tutt’altro modo. Disegnano una specie di filosofia dell’infanzia perenne, di psicoanalisi dell’infanzia perenne. E poi si saldano intorno al tema della conversione, intorno alla parola conversione.    Ora, si sa che l’infanzia è materia da psicoanalisti, si sa che Freud ne fa l’età decisiva di quello che sarà una vita. Certi primi incontri lasciano il segno, il fantasma di un soggetto...

Etica e fede / L'eredità di Barth e Bonhoeffer

Quando m’iscrissi alla facoltà di teologia evangelica dell’Università di Magonza per acquisire quelle conoscenze che mi erano indispensabili per affrontare l’argomento della mia tesi di laurea, la Germania Occidentale portava ancora evidenti le ferite e le mutilazioni della guerra. Era dicembre 1958, chiese diroccate, edifici semidistrutti, muri anneriti dalle fiamme, interi spazi cittadini coperti di macerie… tutto raccontava quanto i tedeschi avessero loro stessi sofferto dopo aver inflitto sofferenze inaudite a tanti popoli. Ma il clima che imperava, il discorso pubblico, erano quelli di un’impressionante rimozione collettiva. Sebald, con la consueta secchezza, nel saggio Luftkrieg und Literatur ne parla e sembra quasi dire che i tedeschi si vergognavano delle sofferenze subite con i bombardamenti.   Racconta episodi agghiaccianti, come quello della madre che corre per prendere un treno, la valigia che ha in mano si apre improvvisamente e rotola fuori una specie di fagotto nero, è il corpo carbonizzato della sua bambina, che lei si portava dietro, nel misero bagaglio di profuga. Rimozione, vergogna delle proprie sofferenze. Era questo il prezzo da pagare per poter rendere...

Tenere aperto il mistero / Dialogo su Dio

Gabriella Caramore ha insegnato alla Sapienza di Roma, ha scritto molti libri – La fatica della luce, Pazienza e, insieme a Maurizio Ciampa, Croce e resurrezione – e ha curato e condotto per molti anni – dal 1993 al 2018 – una trasmissione di Radiotre, Uomini e profeti, trasmissione che potremmo definire profetica. L’Italia è un paese di tradizioni cattoliche, e sappiamo che “cattoliche” vuol dire molte cose differenti. Ma l’Italia è sempre stata spartita da due forme di clericalismo: i religiosi non parlavano il linguaggio dei laici e i laici non si interessavano di religione, e anzi credo anche oggi rimanga una grande ignoranza su questa realtà antropologica. Già da questo punto di vista credo che questo libro, La parola Dio (Einaudi), sia importante, perché Gabriella Caramore intreccia, con grande abilità, cose profonde a nozioni di base. Ad esempio già nelle prime pagine sottolinea come il nome Dio non si dica in un solo modo: nella Bibbia ebraica Dio si dice in molti modi, non può essere esaurito. E il Nome al di sopra di ogni nome è il nome impronunciabile che non può essere detto. Uomini e profeti quindi ha parlato di religione da parte non solo di credenti ma anche di...

Noachica / Ricominciare dopo l'ecocidio

Ricominciare è la parola d'ordine che riecheggia e rimbalza un po' dovunque in questi giorni, come esortazione, speranza e auspicio, e tutti sappiamo perché. Ma da dove ricominciare e in quale direzione è ancora tutt'altro che chiaro. Voci di ogni genere – di scienziati, climatologi, sociologi e di molti altri – da tempo e da diverse parti si alzano e si sovrappongono per avvertire, esortare, ammonire… e ognuna lo fa apportando ottime ragioni. Ma il mondo contemporaneo è diventato estremamente complicato e, oggi più che mai, il futuro è avvolto in una nebbia fitta e oscura. Quando il passato non rischiara l'avvenire lo sguardo avanza nelle tenebre, affermava con una certa angoscia Alexis de Tocqueville assistendo, a metà ‘800, alla fine della società che conosceva. Un senso d'inquietudine pervadeva gli animi mentre soltanto pochi percepivano che qualcosa di totalmente nuovo e ignoto andava preparandosi dietro quelle tenebre, e nessuno sapeva cosa sarebbe stato. Ed è un po' la situazione che stiamo vivendo oggi, e tanti cercano di decifrarla senza arrendersi all’ansia o abbandonarsi a una beota volontà di ignorarla.       In tale contesto, nel vocio che ci...

Saggio incalzante sulla fine dei tempi / Il male che viene

Porre la fine dei tempi come una certezza effettiva significa uscire dal circolo incantato di un’affermazione apocalittica che deve essere fatale, pur non essendolo in definitiva così tanto – e che mobilita una certezza per celia al servizio di un’angoscia che, per coronare il tutto, si supererà da sola per magia. In realtà, la certezza in questione, nella sua piatta banalità, è proprio quella che è scongiurata dall’“euristica della paura”, dalla metafisica dell’“angoscia ontologica” o dall’etica del “dovere dell’angoscia”. Sono sicuro della fine dei tempi in un orizzonte storico, che non ho affatto bisogno di datare per definire la fine imminente. Quanto all’angoscia che provo, nemmeno essa ha caratteristiche trascendenti, poiché non concerne strettamente nulla che verta sull’essere o sul mondo, bensì sugli eventi concreti e sulle loro cause sociali e naturali. Stranamente, anzi, questa certezza suona a morto per l’angoscia come sentimento indefinito. Essa riapre infine la porta alla paura, il che è molto diverso. E l’avvenire ci fa sicuramente temere cose precise, e per ottime ragioni. Notate peraltro che, siccome questa certezza e queste paure non hanno niente di molto banale,...

Naturale e innaturale / Teocologia. I peccati dell’immaginario ecologico

Osservando l’evoluzione della cultura ecologica e del suo immaginario nell’arco degli ultimi trent’anni può essere interessante affiancarla, con le dovute cautele e proporzioni, a quella del cristianesimo. Potrebbe apparire azzardato o fuori luogo, ma i punti di contatto sono notevoli e risulta interessante approfondirli anche solo come esperimento teorico. Entrambi i movimenti partono in sordina, le prime riunioni sono quasi segrete, fra pochi adepti, il sistema sociale esterno è assolutamente indifferente, quando non palesemente contrario, entrambi vengono inizialmente trattati come una delle tante sette bizzarre che nascono come funghi in ogni epoca. Nell’uno e nell’altro caso le interpretazioni, le soluzioni, le proposte di vita e di comportamento sono molteplici, variegate e a volte in palese contraddizione fra loro.    In entrambi i casi la situazione cambia completamente col cambio di scala, nel cristianesimo quando da setta minoritaria diventa religione di stato, nell’ecologia quando viene assorbita dal sistema industriale. In altre parole, quando il potere costituito si appropria dell’ideologia, questa viene ripulita dalle frange considerate estremiste e si...

L'altra metà del cielo / Le donne e la chiesa

Negli ultimi decenni tra le donne e la chiesa cattolica è andata crescendo un'inimicizia del tutto nuova che talvolta si esprime con toni duri, espliciti, persino esacerbati, talvolta è silenziosa, strisciante, addolorata; per lo più assume la forma di un'assoluta indifferenza. Questa è la sua faccia più radicale e ne mostra chiaramente la gravità; è come se si fosse oltrepassata una soglia da cui pare difficile tornare indietro. Si tratta di una situazione del tutto nuova. Infatti, per secoli e quasi fino all'altro ieri, per così dire, nonostante molte difficoltà e ancor più delusioni le donne hanno costituito la base più appassionata, tenace e fedele della chiesa cattolica, il suo zoccolo duro. Oggi il loro allontanamento e la loro disaffezione hanno assunto dimensioni tali da allarmare sia le gerarchie ecclesiastiche sia chi ha a cuore il futuro del cristianesimo.    La secolarizzazione crescente e l'emancipazione femminile sono tra le cause che, in varia misura, hanno portato a questa inedita situazione. Tuttavia, rispetto alle chiese sorelle del mondo della riforma, senza dubbio quella cattolica sembra avere con le donne (e anche con la società contemporanea nel suo...

Moderazione / Leggere il Corano, oggi e qui

Da lettore e ascoltatore (moderato lettore, moderato ascoltatore) di giornali, di radio e di tivù, ho avuto in questi anni, sempre più spesso, l’impressione che molti parlassero di Islam e di Corano senza aver letto molto al riguardo, anzi – ad essere sinceri – senza aver frequentato per nulla né quel testo né quella teologia né quella storia. E se la cosa poteva apparire “normale” per il comune cittadino (il vecchio “uomo della strada”) avvezzo a dir la sua su tutto senza aver faticato gli occhi su nulla, mi pareva cosa ben più grave che a mostrare lo stesso comportamento fossero riveriti giornalisti, noti politici, perfino potenti maîtres à penser della scena culturale nazionale. È stata questa sgradevole impressione, molto banalmente, a indurmi, da qualche anno, a tentare se non lo studio almeno la lettura di quel Testo, di quei testi, consapevole fin dall’inizio che ero destinato a non provare mai l’ebbrezza del contatto diretto con la lingua originaria di quel Libro. Libro – come si sa – ancora più decisivo in quanto libro – che non altri testi sacri del monoteismo tanto da spingere qualcuno a dire che se il Cristianesimo è la religione del Dio in-carnato, l’Islam è la...

L’Egitto come laboratorio della Jihad

Il recente attentato al consolato italiano in Egitto offre lo spunto per una possibile genealogia del jihadismo radicale che parte proprio dal paese delle piramidi. La piccola biblioteca che ci può aiutare, in un panorama ricco di testi sul fenomeno jihadista, si compone di due volumi che affrontano il fenomeno, il primo è il fondamentale Il Profeta e il Faraone di Jilles Kepel (Laterza 2006; il testo faceva seguito alla dissertazione di dottorato dell’autore sui movimenti islamisti nell’Egitto degli anni Settanta), il secondo è Il partito di Dio di Renzo Guolo (Guerini e Associati 2004) che in poche pagine ha il pregio di riuscire a collegare figure e movimenti che contribuiranno a formare il nucleo dei movimenti islamisti radicali degli ultimi vent’anni.   Rileggendo la presentazione di Kepel si comprende la soddisfazione di chi ha saputo comprendere l’importanza dei fenomeni politico-religiosi del mondo islamico quando gli accademici degli anni Ottanta li consideravano un residuo di arcaismo reazionario. Stesso discorso può farsi per lo studioso italiano che in tempi non sospetti ha compiuto un cammino simile al collega...

La chiesa dei poveri

Dopo avere occupato per secoli il pensiero di economisti e riformatori sociali di varia scuola, la questione della povertà, sembrava essere stata definitivamente superata nei Paesi Occidentali grazie ai successi economici senza precedenti raggiunti dal secondo dopoguerra in poi. La crisi economica che sta scuotendo l'Europa, e l'immigrazione massiccia di gente che fugge da situazioni disperate in diverse parti dell'Africa e del Medio Oriente cercando scampo nel Vecchio Continente, hanno ridato centralità al tema della povertà e dei poveri. Da sempre la Chiesa li assiste e li soccorre, da quando non esisteva neppure l'idea di stato sociale, e lo fa ancora oggi mentre lo Stato, divenuto nel frattempo stato sociale, sembra non averne più le risorse o la capacità.   L'altra faccia della povertà, è la ricchezza. Nel mondo cristiano è stata percepita sempre in modo ambivalente: da un lato l'amore per i poveri non è stato mai privo di una certa diffidenza, dall'altro quello per i ricchi ha sempre nascosto una buona dose d'invidia e lo stesso tipo di diffidenza nutrita verso i poveri, ma...

Elettra Stimilli. Il debito del vivente

“Non vi fate sedurre: / non esiste ritorno. 
/ Il giorno sta alle porte, 
/ già è qui vento di notte, 
/ altro mattino non verrà”. Per quanto, ormai, qualcosa in più del mero computo di un secolo segni la nostra distanza da esso, il monito di Brecht insiste tenacemente nell’interpellarci, e nel costringerci ad affrontare ciò che di seducente si annida nel potere, ciò che di esso ci cattura senza alcuna costrizione apparente, obbligandoci ad aderire interamente ad esso nel momento stesso in cui lo si accoglie, in cui si dona ad esso il proprio credito, in cui ci si dona con fede.   Attraverso un corpo a corpo con le differenti scritture dei teorici del capitalismo, con i fondatori e i teologi della pratica ascetica, in dialogo con filosofi come Bataille, Benjamin e Agamben, Elettra Stimilli ricostruisce con Il debito del vivente. Ascesi e capitalismo (Quodlibet, Macerata 2011), quella che si potrebbe definire come la “storia di una seduzione”: la seduzione provata dall’uomo nei confronti di quel potere che procede dall’affermare il proprio sé, la propria verità, nella...

Uno. Doppio ritratto di Franco Lucentini

  Chi non ricorda A che punto è la notte o La donna della domenica? Non foss’altro per l’incantevole Jacqueline Bisset del film di Comencini del ’75? La “ditta” Carlo Fruttero - Franco Lucentini occupa un posto di rilievo nella storia del romanzo (non solo giallo) del secondo Novecento. Ma i lettori più avvertiti non ignorano che Lucentini è stato anche narratore in proprio: i racconti La porta (1947), I compagni sconosciuti (1951) e Notizie dagli scavi (1964) formano un trittico che non è eccessivo definire magistrale. Domenico Scarpa, critico di vaglia nonché scrupoloso e rabdomantico curatore di testi, dedica ora a Lucentini un piccolo, prezioso libro, che gioca sull’identità una e bina dell’autore: Uno. Doppio ritratto di Franco Lucentini (:duepunti, Palermo 2011, pp. 140, € 18,00). Non Lucentini come titolare al 50% del marchio F&L, ma Lucentini e basta (“uno”) presentato dapprima nella duplice veste di scrittore e traduttore, quindi con due saggi: il profilo scritto dopo la sua scomparsa (Uno) e l’approfondimento Scavi nelle “Notizie...