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tradimento

(13 risultati)

Generazioni / Fedeltà e La straniera

I due libri di cui si parla di più in queste settimane sono Fedeltà di Marco Missiroli (Einaudi, pp. 224, € 19) e La straniera di Claudia Durastanti (La Nave di Teseo, pp. 286, € 18). Si tratta di opere assai diverse fra loro. Un romanzo d’invenzione e un’autobiografia; una narrazione in cui s’avvicendano i punti di vista di una pluralità di personaggi, e un discorso che si attiene a una prospettiva unica; una trama conclusa, che definisce i destini di tutti, e un percorso impregiudicato, aperto verso il futuro; una vicenda statica, ordinaria, quasi puntigliosamente verosimile, e una storia di nomadismi dal forte sapore picaresco. Alcune opposizioni discendono direttamente dalla differenza di genere; altre sono frutto di scelte d’autore. L’identità degli autori rappresenta il più evidente punto di contatto fra i due libri. Missiroli (classe 1981) e la Durastanti (1984) appartengono alla medesima generazione; hanno esordito abbastanza precocemente, sono cresciuti in fretta, hanno riscosso una buona accoglienza. Su Fedeltà, in particolare, si è ora accesa una discussione critica vivace; alcuni recensori hanno tessuto generosi elogi, altri hanno avanzato chiare, talora aspre riserve...

Mostar, 7 ottobre 1932 – Zagabria, 2 febbraio 2017 / Predrag Matvejević. Un battitore libero attraversato dalle frontiere

Un’isola del Quarnero, un’estate torrida come quella del 1991. La casa è affollata di amici e parenti, così Predrag Matvejević scende da basso e mostra con orgoglio lo studio che si è ricavato nell’ombra del garage: un seggiolino e una macchina da scrivere, due mollette che tengono le pagine a mo’ dì leggio. È l’anno del successo planetario di Breviario mediterraneo, e sta già pensando a quello che, molti anni dopo, diventerà Pane nostro (2010). A pochi chilometri è terminata da poco la cosiddetta breve guerra slovena, ma in agosto viene interrotta l’autostrada tra Zagabria e Belgrado, a fine mese inizia l’assedio di Vukovar. L’anno successivo Predrag non può più tornare sulla sua isola, insieme a molti intellettuali del paese diventato ex, inizia la sua avventura tra asilo ed esilio (così suona anche il titolo di un suo “romanzo epistolare” del 1998). Da quel momento il domicilio è temporaneo, il ritorno provvisorio, la “nostra patria” diventa una condizione momentanea che può materializzarsi ovunque. Perché a Zagabria, nella fase della trance nazionalistica, nella guerra tra “noi” e “loro”, non c’è spazio per chi ha storie miste o si sente ancora jugoslavo. Così accade alla...

Relazioni / La morte, dopo l’amore

Una signora che conoscevo molto superficialmente un giorno mi chiese il permesso di farmi una domanda personale. Riguardava l’essere «traditi» e l’essere lasciati, argomento di cui si interessava per un suo importante lavoro. Me la rivolgeva perché io sono un uomo. Aveva notato come gli uomini «traditi» o lasciati dalle donne si sentano di norma «presi in giro» e mi chiedeva perché accadesse, secondo me. Ora non ricordo in cosa per lei differisse la tipica reazione femminile. Mi regalò uno dei primi romanzi di Elena Ferrante, allora appena uscito, e mi venne anche l’idea che Elena Ferrante potesse essere proprio lei. Allora stentai a risponderle. Ci riprovo, cara E.F., a distanza di molti anni, quando non siamo più in contatto e quando la situazione è di molto degenerata, fino a rendere necessario il conio del termine «femminicidio» e la fattispecie giuridica corrispondente.   «Tradimento» etimologicamente significa: «consegna al nemico». La scena originaria è religiosa, e assieme politica: Giuda consegna Gesù alle guardie. Lo fa, peraltro, con un bacio. Tradito e traditore moriranno ben presto, entrambi in conseguenza di quel bacio. Tradendo il suo Maestro, infatti, Giuda ha...

W o il ricordo di infanzia di Georges Perec / Testimoniare l’assenza

Georges Perec è testimone che non ha visto nulla: scrivere W o il ricordo di infanzia è per lui il tentativo di ricostruire un’esperienza mancata, di dare nome a un’assenza: un padre morto in guerra, una madre scomparsa, deportata ad Auschwitz nel 1943.   “Come posso schiarire questa bruma insensata in cui si agitano ombre?” è la frase di Raymond Queneau posta in esergo. La letteratura sembra essere la risposta, l’unica possibilità per un testimone cieco: soltanto le righe che le parole disegnano. Il vero è sottoterra; scrivere è cercare di trattenere qualcosa, lasciare tracce e segni: “scrivo perché abbiamo vissuto insieme, perché mi hanno lasciato dentro il loro marchio indelebile, con la scrittura come unica traccia: il loro ricordo è morto alla scrittura; la scrittura è il ricordo della loro morte e l’affermazione della mia vita”.   Nel 1967, a Venezia, Georges Perec ritrova alcuni disegni dimenticati di una realtà immaginata verso i dodici anni: macchine da guerra, uomini sportivi con tute da ginnastica bianche e una grande W stampata sulla schiena. Due anni dopo, in una lettera a Maurice Nadeau, espone il progetto di un’autobiografia articolata in più libri di...

La talpa

Il principe delle spie   Mi ero perso sulla strada verso casa di un amico così chiesi ai passanti e mi dissero: gira a sinistra vedrai delle spie alle tue spalle svolta alla prima spia e un’altra ne troverai che prepara un’imboscata vai dritto alla spia che sta di fronte alla spia che tende l’agguato conta fino a sette poi fermati troverai la casa dietro l’ottava spia partendo da destra. Sia benedetto da Dio il principe delle spie perché ha reso più sicura la terra dei Musulmani.   Gente dormite tranquilli le vostre porte sono controllate in ogni momento quindi entrate in pace e sicurezza.   (Ahmed Matar; traduzione e adattamento dall’inglese di Paolo Massari. Titolo originale: أمير المخبرين)     “Quell’uomo pensa che io sia una spia!” “Ma chi?!” “Quello che ha il piccolo negozio di alimentari di fronte alla casa di Hisham…” “Ah, quello! Ma è lui che è una spia!!!” Così mi rassicurava Abdallah, e così è la vita in un campo di rifugiati palestinesi in Giordania: spie che si nascondono...

Siri Hustvedt. L’estate senza uomini

La scrittura di Siri Hustvedt è prima di tutto un sistema nervoso. La storia si sviluppa per pulsazioni: gli eventi sono centri d’intensità. Come nei suoi romanzi precedenti, sempre in bilico tra narrazione e saggismo, Hustvedt sviluppa due piani di racconto che in L’estate senza uomini (Einaudi, Torino 2012, pp.160, € 17. Traduzione di Gioia Guerzoni) sono ancor più evidenti: la commedia romantica - un’esplicita citazione di Persuasione di Jane Austen (letto dal gruppo di amiche della madre della protagonista) - e un livello quasi prettamente filosofico che attraverso un montaggio di varie teorie, in testa Alla ricerca della felicità di Stanley Cavell, sviluppa una forma di analisi e di critica del genere della commedia romantica definendo contemporaneamente la forma del racconto stesso.   Raccontare per l’autrice è come interpretare uno standard, variando il testo con l’inserimento di concetti filosofici e medici, Hustvedt riesce a trasformare un genere in un testo multiplo e aperto e questo senza che risulti appesantito da improbabili digressioni. Il ritmo e l’ironia che attraversano tutto il...

Berliner Theatertreffen. Oltre il postdrammatico?

Il maggio teatrale berlinese è caratterizzato ormai da anni – la prima edizione risale al 1964 – dal Theatertreffen. Per due settimane (quest’anno dal 4 al 22 maggio) alla già vivace e fervida stagione teatrale della capitale tedesca s’aggiunge questo importante festival. Il nucleo della rassegna consiste nella messa in scena dei dieci migliori spettacoli in lingua tedesca, selezionati da una giuria di esperti fra i numerosi allestimenti della stagione precedente. Il Theatertreffen può essere considerato il corrispondente tedesco del Premio Ubu con la differenza fondamentale che la manifestazione non si esaurisce in una serata. Inoltre, negli ultimi anni il festival è andato arricchendosi di numerose iniziative extra-spettacolari, quali laboratori, conferenze ed eventi mondani. Di particolare importanza risulta essere lo Stückemarkt, vetrina per la nuova drammaturgia, inizialmente dedicato agli autori di lingua tedesca, esteso poi dal 2003 agli artisti di tutta l’Europa.   L’edizione del 2012 è stata seguita con particolare attenzione, poiché diretta per la prima volta da Yvonne Bü...

Achille Bonito Oliva. L’ideologia del traditore

È in libreria da pochi giorni il volume di Achille Bonito Oliva, L’ideologia del traditore. Arte, maniera, manierismo (Electa, Milano 2012, postfazione di Andrea Cortellessa), che presentiamo qui attraverso il testo di Michele Dantini pubblicato di seguito.   In collaborazione con la casa editrice Electa, regaliamo un capitolo del libro: Tradimento, lateralità, citazione.   Su ABO e Ideologia del traditore   Esiste una linea “manieristica” o “neo-manieristica” nella critica d’arte italiana degli anni Sessanta che rimanda in larga parte a Luciano Pistoi, Carla Lonzi e alla loro comune ricerca come di rigore e infrazione, norma e sprezzatura nell’arte nazionale dopo Lucio Fontana: è a questa che occorrerebbe in primo luogo ricondurre l’Ideologia del traditore, riconoscendo nel testo un trattato di arti visive che si situa entro una tradizione stilistica e metaforica almeno in parte già tracciata; e solo in seguito una sorta di poetica (o meglio ideologia) della post-ideologia. Esistono peraltro due diversi tipi di traditore: il primo abbandona, consegna e svende, diserta. Il...

La danza di Woyzeck nel vuoto

Woyzeck danzato, cantato, recitato. Il Balletto Civile di Michela Lucenti presenta Woyzeck - ricavato dal vuoto nell’ambito del glorioso Teatro Festival di Parma, una rassegna che in anni di minori tagli e di maggiori slanci portò in Italia mostri sacri della scena europea come Bernhard Minetti, Peter Stein e Eimuntas Nekrosius. Lo spettacolo, come gli altri di questa compagnia, usa la danza come scandaglio dell’esistenza e della società, lanciando il corpo a esplorare l’oscurità, aiutandosi con il canto per non perdersi, con la parola per provare a capire.     Il personaggio principale di questo testo frammentario e incompiuto scritto nel 1836 da Georg Büchner, giovane scienziato e rivoluzionario, è stato la bandiera di varie avanguardie. Maurizio Camilli lo indossa totalmente, rendendolo un giovane Cristo di bell’aspetto portato al supplizio, con poco del soldato di truppa vessato di certa iconografia post-espressionista. Diventa eroe sacrificale in un mondo alla deriva, fatto di consumo e solitudine, dove i persecutori – il dottore che lo usa come cavia, il capitano che lo rimprovera di assenza...

Vedi alla voce Tradimento

Caduto (o quasi) martedì scorso il governo, il Presidente del Consiglio si è soffermato a lungo in Parlamento a individuare i nomi di coloro che gli hanno sfilato da sotto la poltrona: i traditori. I giornali vicini a Berlusconi hanno anticipato, rilanciato e amplificato la parola, corredandola di biografie esplicative. Ma che cosa indica precisamente il termine tradimento? L’etimologia, che copriva una variegata area di significati, si è poi ristretta, nel corso della storia, ad alcune accezioni negative derivanti dall’ambito scritturale e militare.   Il verbo latino trado spaziava infatti tra vendere, raccontare, comandare ed affidare, secondo molteplici accezioni, sempre contenendo l’idea di passaggio data dal prefisso trans. Ad imporsi fu poi il significato di consegna (di una città, di armi o amici) durante un conflitto e certamente attraverso il dolo, come nell’uso del verbo in questione nei Vangeli ad indicare la consegna di Gesù da parte di Giuda (Luca, 22, 4). Ciò segnala che il tradimento si dà quando viene violato un patto di fedeltà o di lealtà, esplicito o implicito (e di...

Renato Guttuso, Palermo, 1973

Di Renato Guttuso, a Bagheria, la cittadina in cui entrambi siamo nati, ho sempre sentito parlare con affetto e orgoglio: era i ragazzo del paese che aveva fatto strada. Da giovane, dicevano soprattutto le donne, era bellissimo. Qualche volta gli oppositori politici ironizzavano sul comunista che abitava a Palazzo del Grillo a Roma. La sua casa di Bagheria era contigua a quella dei miei nonni materni, che avevano ben conosciuto la famiglia. Veniva ricordato con ammirazione il padre di Renato, l’agrimensore Giacinto, per la sua grande eleganza. Pare che vestisse spesso di bianco e non dimenticasse mai il bastone da passeggio. Eppure, pioggia o fango che ci fosse per le strade, rientrava sempre immacolato. La madre, rimasta vedova e sola mentre Renato cercava fortuna lontano, aveva vissuto gli ultimi anni in dura miseria. La mostra antologica che si tenne al paese nel 1962 fu un grande avvenimento popolare. Fu proprio in quella occasione che lo incontrai per la prima volta.   Ma un poco amici diventammo almeno dieci anni dopo, grazie a Sciascia. È forse l’uomo più seducente che abbia mai conosciuto. Il colore della sua voce, i racconti, l...

Il tradimento e la congiura

Specie nei periodi più turbolenti della società capitolina quali il passaggio tra monarchia e repubblica, nel travaglio delle guerre civili o durante i più bui anni dell’impero, pullulano per la verità figure di traditori interne al mondo romano e tratteggiate dai propri storici. Il giudizio degli scrittori si fa allora sferzante perché costoro sono degeneri rispetto all’essenza stessa del genus nazionale o, potremmo dire, ne mettono a nudo la notevole quota di costruzione ideologica. La loro colpa più grave è di attentare all’integrità dello stato gettando i semi della discordia civile, per futili o viziosi moventi personali, siano essi l’orgoglio (Coriolano secondo Plutarco) o un’annosa dissolutezza (il Catilina di Sallustio e di Cicerone). Tacito, dalla sua particolare prospettiva di classe, colpisce soprattutto gli imperatori che vogliono conservare il comando, il loro corrotto entourage, i sottoposti avidi di riconoscimenti, sempre pronti ad oscure e sediziose trame per sbarazzarsi dei superiori e dei rivali, degli amici, e dei familiari per appropriarsi del potere con la congiura....

Barbari nel gioco dei punti di vista

Dal mito, oltre all’invenzione letteraria, proviene, rispetto al raid, anche il racconto storico vero e proprio. Qui il protagonista del raid si mantiene irregolare ma la sua accezione comincia a farsi negativa così come questa stessa particolare forma di guerra. Essa appartiene infatti alle popolazioni nomadi o a quelle più deboli il cui territorio è stato invaso oppure ancora sfuma i confini dei combattenti confondendoli con i banditi. Così per esempio erano percepiti e chiamati i partigiani dall’esercito nazista. Dato che, come noto, la storia viene scritta dai vincitori, la forma raid e chi la agisce saranno soggetti alla valutazione ideologica dei più forti. In generale i più forti, e quindi vincitori, avendo un esercito superiore ed alle spalle un sistema politico più organizzato, prediligono lo scontro in campo aperto e ritengono pertanto il raid una forma impropria e codarda di guerra. Già gli storici greci ci insegnano che onorevole è piuttosto morire fino all’ultimo uomo di fronte ad una forza preponderante. Infatti, come affermano Deleuze e Guattari, “si scrive la storia, ma la si...