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Le cinque (o sei) sfide cui fare fronte / A cosa serve l'Università?

A cosa serve l’università? Nella sua semplicità, la domanda sembra perfino banale. Invece non lo è affatto: anzi, è una domanda che molti – troppi – evitano con cura di porsi, specialmente se proprio nell’università lavorano. Ciò è dovuto in parte a pigrizia, in parte a inerzia, in parte a un meccanismo più o meno consapevole di autodifesa. Scomodo è infatti mettere in discussione il proprio ruolo: specie quando ci si renda conto che, per parte loro, le istituzioni (i governi, i Parlamenti che si sono succeduti negli ultimi lustri, i vari titolari del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) a quella domanda hanno risposto in maniera precisa, e alquanto discutibile. D’altro canto, è fin troppo evidente che ostinarsi a eludere il problema mette a repentaglio il futuro: il futuro dell’intero Paese, non solo dell’università. Ma bisognerebbe aggiungere una postilla: a interessarsi di università, purtroppo, sono quasi solo gli universitari. In genere l’opinione pubblica è poco informata, malinformata, e interessata pochissimo.   A dispetto di una copertina che – lo dico con rammarico – assomiglia alla pubblicità di un collirio, Università futura. Tra democrazia...

L’emergenza delle nostre vite minuscole

1. Ancor prima di essere una figura sociale, ispirata a una declinazione specifica del soggetto neo-liberale (“imprenditore di se stesso, l’Io S.P.A.) l’intellettuale di se stesso è una forma di intuizione. È un atto rivolto verso il conoscente e non è orientato verso l’altro, un oggetto, il mondo. Nel suo caso il conoscere si incarna in una forma di intuizione spirituale il cui obiettivo è l’auto-riconoscimento in quanto soggetto agente dell’intuizione. Intuendo se stesso, il soggetto di colloca presso di sé. In una società popolata da Sé atomizzati, questo è il primo atto di cittadinanza. Nel suo piccolo, l’intellettuale di se stesso compie un atto comune a chiunque voglia partecipare al gioco della cittadinanza neo-liberale: per dimostrare di esistere deve affermare che il proprio Sé esiste ed è produttivo. L’auspicio di una prossimità assoluta all’origine della percezione più intima di un essere umano fonda un’ontologia dell’essere presso di sé. Tale ontologia si forma nei dintorni di quel luogo oscuro, ma cogente e pienamente operante, del Soggetto. Un Soggetto che continua ad essere il mistero del discorso pubblico e culturale, pur essendo stato pienamente decostruito dalla...

C'era una volta la Buona Scuola

Negli ultimi giorni la mobilitazione di docenti, studenti e genitori contro il progetto di riforma della scuola è stata molto intensa. Il clima di festa e protesta, che si è visto nelle principali città italiane, ha preso il posto delle immagini dei danneggiamenti di Milano e dei precari caricati a Bologna nei giorni scorsi. I giornali riferiscono di decine di migliaia di persone in piazza e di uno sciopero generale con un’adesione che si aggira all'80%; tanti gli studenti. Le cifre sarebbero 25mila a Roma, 20mila a Milano, 10mila a Torino, 15mila a Bari, 5mila a Cagliari, 10mila a Palermo e 5mila a Catania. Un successo in ogni caso per i sindacati, in un momento in cui lo sciopero come strumento di rivendicazione è vissuto con sfiducia. Da segnalare la presenza di tante scuole primarie e bambini: a Torino (dove ero) è stata la cosa che più ha colpito l’occhio, con i cori delle scuole elementari e i piccoli striscioni di carta colorata: «la scuola di Renzi e di Giannini/non è la scuola dei bambini».   Robert Doisneau   La sensazione comune è che ci fossero tutti quelli che ci...

Produrre e condividere

“Teste e colli. Cronache dell'istruzione ai tempi della Buona Scuola” è un progetto editoriale de il lavoro culturale che nasce dall'intreccio di riflessioni, spunti, interviste, connessioni nate fra autori che si occupano e lavorano nel mondo dell'istruzione pubblica in Italia e all'estero. Il titolo si richiama alla provocatoria immagine evocata dal filosofo Michel Serres per descrivere i ragazzi e le ragazze del XXI secolo: non più teste piene di nozioni o teste ben fatte, ma agili tronconi di teste aperte al vento di informazioni della Rete. I temi toccati sono i più svariati, come del resto impone un oggetto complesso quale è la scuola, dall'attuale progetto di riforma alla formazione degli insegnanti, dalla “migrazione digitale” nella didattica al tema abusato della valutazione, dalla retorica delle competenze e della prestazione scolastica alle politiche di inclusione a costo zero proprie delle visioni neo e ordoliberiste del welfare. Questa complessità è espressa anche da una forma inedita: non un saggio o una raccolta di saggi, ma interviste, glossari, saggi e narrazioni autobiografiche...

Being freelance. L'infinita valutazione

La scorsa settimana Tiziano Bonini, in un bellissimo articolo su queste pagine, ha immaginato un futuro nel quale il lavoro dei freelance sarà oggetto di valutazione proprio come un titolo di stato, sottolineando che il valore dei lavori comunemente detti “creativi” oggi è dato non da ciò che il creativo produce, ma dalla reputazione attorno ad esso. Che certamente ha, almeno in parte, a che fare con ciò che si produce – ma molto di più ha a che vedere con i processi di generazione di un capitale simbolico personale, che diviene fonte di fiducia. Quando ho iniziato ad approcciarmi al lavoro freelance come oggetto diretto del mio lavoro di ricerca, con l’idea di osservare in che modo la reputazione fosse centrale nelle dinamiche di ricerca di lavoro e successo professionale tra le reti di professionisti indipendenti, il termine “rating” era di uso comune nei telegiornali. Si sentiva spesso citare, all’epoca, soggetti come Standard & Poors, oppure Fitch – chi di voi lettori avesse buona memoria ricorderà che queste agenzie operano una valutazione sui titoli di stato dei Paesi, in modo da...

La valutazione

“Come è accaduto che pratiche apparentemente innocue, volte semplicemente a verificare in che modo siano adoperati soldi pubblici, a tenere sotto controllo gli sprechi, a garantire che ai cittadini siano offerti servizi di qualità sempre migliore, si siano potute installare nella nostra vita secondo dimensioni e modi tali da produrre una condizione che non è improprio definire totalitaria?”.   Valeria Pinto, docente di filosofia teoretica, ha recentemente pubblicato Valutare e punire, un libro di filosofia della cultura che partendo dalla questione contingente del sistema di valutazione dell’istruzione e della ricerca, Invalsi e Anvur, affronta il tema dell’ideologia della valutazione: uno strumento tutt’altro che neutro e oggettivo, in quanto insieme di pratiche di sapere e potere che trova nelle società neoliberali un’applicazione sempre più pervasiva.   La valutazione, che si presenta come un rispecchiamento oggettivo della realtà, è piuttosto “uno strumento informativo-operativo” che “crea le realtà limitate che di volta in volta valuta (ossia...

Tutti sono stati bambini. Conversazione con Giuseppe Caliceti

  Da quando sono un insegnante ho notato che tutti gli adulti, indipendentemente dalla loro professione, quando parlano di scuola rimuovono costantemente la loro esperienza di studenti, dando giudizi di taglio vagamente sociologico che magari si appoggiano sulla vicenda dei loro figli o di adolescenti che conoscono. Chi non lavora nella scuola – e spesso anche chi ci lavora – ha a che fare con una rappresentazione ideologica della realtà costruita dai media. Una rappresentazione che dipinge la scuola come il teatro di una catastrofe e il luogo della barbarie, con il preciso compito di servire l’attacco contro la scuola pubblica in corso da tempo, di cui i Gelmini, Brunetta, Tremonti hanno scritto solo la pagina più recente, offensiva e brutale. I problemi reali vengono sistematicamente ignorati e l’invenzione di presunte emergenze serve per legittimare provvedimenti, in genere tagli di spesa o mostruosità burocratiche inconcludenti, che creeranno nuovi problemi: in questo modo in dieci anni la condizione della scuola italiana, e la qualità della vita al suo interno, è peggiorata davvero e sistematicamente. Il...