raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

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1961. Pasolini in India ovvero questa enorme folla vestita praticamente di asciugamani

1. (mappa)       La Malabar Hill con le sue palazzine residenziali degne dei Parioli (p. 8) un paesaggio da cartolina esotica dell’ottocento, da arazzo da Porta Portese (p. 10) Sundar viene da Haiderabad, dove ha la famiglia; cerca fortuna a Bombay, come un ragazzo calabrese può venire a Roma (p. 12) a Bombay, con chilometri di strada nelle gambe, camminavo per il lungomare… imparando a conoscere passo per passo quel nuovo mondo, così come avevo conosciuto passo passo, camminando solo, muto, la periferia romana (p. 19) gli uomini obbedivano alla donna anziana, pazienti e subordinati… questa situazione non mi era nuova: anche tra i contadini friulani succede qualcosa di simile, in certe usanze rustiche, sopravvissute al paganesimo (p. 22) eppure gli indiani si alzano col sole, rassegnati, e rassegnati, cominciano a darsi da fare: è un girare a vuoto per tutto il giorno, un po’ come si vede a Napoli, ma qui con risultati incomparabilmente più miserandi (p. 25) [il santone] camminava altezzoso col petto in fuori, senza degnare di uno sguardo i fedeli. Sembrava un capufficio che passasse per il corridoio tra gli uscieri e i fattorini (p. 36) Suor Teresa...

Motta di Livenza / Paesi e città

Mita, Mota, Mata, da due fiumi sei bagnata dal Livenza e ‘l Montegàn, tuti i mati i sta in Alban.   Parto da questo motto-scioglilingua locale, dal bilinguismo italiano-dialetto, per parlare del mio paese, perché in esso è contenuta, in geografia e idioma, tutta la mia vicenda umana. E incomincio dai versi centrali dello stesso: il paese in cui vivo è bagnato da due fiumi, il, o meglio, la Livenza, al femminile come qui si usa (fiume dalla duplice sorgente di natura carsica sita nella località friulana di Polcenigo; sinuoso il suo corso, verdastro, assiepato di salici, con continue morbide anse sino alla foce di Caorle) e dal Monticano, che di sorgenti ne ha addirittura tre, sulle pendici del piccolo monte Piai, presso Vittorio Veneto; fiume che, a due passi da dove vivo, viene a confluire proprio nella Livenza. Parto dai fiumi anche perché hanno una certa rilevanza nella storia dello stesso: la Livenza circoscrive il nome del paese, altrimenti abbastanza comune (secondo la maggioranza degli storici l’etimologia del toponimo deriverebbe da Motha, altura, dosso di terra; secondo altri da palude fangosa, mota) in una...

Il sabato del villaggio / Le parole cambiano

Sostanzialmente, così ci hanno spiegato i promotori del referendum sul nucleare, si trattava di cancellare la parola “nucleare” dalla legislazione corrente. E questo è il motivo della lunghezza del testo del quesito referendario: votando dall’estero ho avuto tra le mani la scheda e ho potuto constatare anche il passare degli anni, con la vista che si fa sfuocata, tentando di decifrare le lettere in corpo 8. Nella ristampa delle nuove schede che si troveranno il 12 e il 13 giugno nei seggi il quesito aumenterà di corpo, diminuendo il numero di parole, perché non è più necessario cancellare le occorrenze di una parola, ma un decreto.   Da una domanda di John Berger, sulle parole e la politica prende avvio una lunga video-intervista a Noam Chomsky di cui doppiozero riporta alcuni stralci tradotti. E niente di meglio di una biblioteca d’acqua può rendere il senso della mutevolezza delle parole: ce ne parla Antonella Anedda.   Anche il rapporto tra le parole è mobile e soggetto a slittamenti, tanto più in un quartiere come Scampia a Napoli. Antonio Pascale ci racconta di un luogo in cui...

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