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Alpi

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Il passaggio

In una tersa giornata di un’estate lontana, forse trent’anni fa, si partì di buon’ora alla volta del maestoso massiccio del Bernina e delle valli che lo circondano: la bella Engadina a settentrione e la Valtellina a meridione.  In testa avevo da tempo questa affascinante prima esplorazione (molte altre volte sarebbe poi successo negli anni a venire) nei luoghi di gente che aveva fatto la storia della musica, della letteratura e della filosofia. Nel mio immaginario giovanile si trattava però di luoghi mitici dell’entomologia. Sapevo che qui si trovano gli apollo e i loro cugini delle più alte quote, i Parnassius phoebus, due specie di grande interesse per l’appassionato. Sapevo anche che in Engadina volano rare erebie, delle farfallette brune scure con macchie aranciate, di cui esistono decine di specie, molte delle quali si trovano solo sulle Alpi, tutte simili tra di loro e spesso indistinguibili all’occhio inesperto. Infine, quella è la patria di una rara melitea, l’asteria, piccola e quasi invisibile farfalla arancio smorto, che svolazza tra le basse erbe dei passi che portano all’Engadina. Una...

Avanti e indietro per il cielo

“È merito di Giulio Douhet”, come scrive Italo Balbo nell’introduzione a Il dominio dell’aria e altri scritti (1932) del generale piemontese prematuramente scomparso, “aver richiamato per primo l’attenzione di tutti sul problema della guerra aerea”. Egli nel 1921, riflettendo sulla grande guerra, delineava i probabili scenari del prossimo conflitto, sottolineando l’attitudine offensiva dell’aereo che permette una libera scelta degli obiettivi, senza che il nemico possa a sua volta individuarlo in precedenza, e su cui anzi concentrare con grande rapidità le proprie forze minacciandolo per un raggio d’azione assai largo. A ciò il nemico non può rispondere con altrettanta velocità di manovra. Douhet prefigura insomma il superamento della guerra di posizione difensiva appena combattuta a favore di una offensiva dovuta all’introduzione del nuovo mezzo bellico, che diviene più economica e razionale poiché “per difendersi da un’offensiva aerea occorrono più forze che non per attaccare.” La comparsa dei primi aerei da combattimento non fu decisiva...

La verticale sulla linea dell'orizzonte

Agosto, esterno notte. Cammino nella città dove tutti non possono fare altro che camminare: Venezia. Tanto si cammina che nemmeno ci si ferma per salutare un amico, ci si saluta dal fondo di una calle e si continua a parlare  fin quando si è a portata di voce, sempre senza fermarsi né voltarsi. In questa città ci solo sono rumori di cose e di persone, i miei zoccoli risuonano nel buio delle case, sogni d’oro a passo d’uomo. Non sono una camminatrice di professione, cammino come fanno tutti, senza pensarci. Sembra però che pensare e camminare abbiano una loro consonanza speciale. Rebecca Solnit, l’autrice di Storia del camminare, sospetta che “la mente, come i piedi, possa lavorare alla velocità di circa tre miglia all'ora”. Se così è, allora la nostra vita si muove ben più rapidamente della velocità del pensiero. Gambe in spalla dunque, per raggiungere i luoghi dove ci siamo inoltrati dobbiamo mettere le ali ai piedi! Spesso si cammina per fare ordine nei pensieri, inanellarli uno all’altro ed estrarne una mappa invece che pensarli tutti contemporaneamente...

Paraloup

  Paraloup è un borgo di poche case in pietra in valle Stura. Qui il giorno di San Giovanni (24 giugno) salivano dalla pianura i pastori alla ricerca di buoni pascoli, vivendo in povere case di pietra fino a che le prime nevi (siamo a 1.400 metri) consigliavano di scendere verso valle. Nel tardo autunno del 1943 salirono a Paraloup Dante Livio Bianco, Umberto Galimberti, Nuto Revelli, Giorgio Bocca: il confine francese era vicino, ma soprattutto si dominava la valle con un panorama ancora oggi incontaminato. Fu un inverno durissimo ed esaltante come raccontano le pagine di alcuni di loro.   Un luogo simbolo che la Fondazione Nuto Revelli ha scelto come centro della prima edizione del Ritorno ai luoghi abbandonati. Anche perché le case sono state restaurate, alcune iniziative sono partite già dalla scorsa estate. Ma che cosa è il Ritorno ai luoghi abbandonati? Non abbiamo voluto chiamarlo festival, perché non intendiamo la cultura come occasione di consumo, ma vorremmo che fosse una festa che coinvolga la “provincia granda” di Cuneo e chi avrà voglia di venire da più lontano. Un luogo dunque dove...

Albinea / Paesi e città

Le prime colline degli Appennini, a Sud della pianura padana, sono spesso la meta per le gite fuori porta delle città dell’Emilia. È così per Bologna, Modena, Reggio, Parma, Piacenza. Lì in estate l’afa è un po’ meno opprimente, in primavera e autunno si possono fare passeggiate che riconciliano con l’aria, gli alberi e il corpo. In dieci chilometri, dalla porta Sud di Reggio Emilia si arriva ad Albinea, un paese a 160 metri sul livello del mare, con la chiesa parrocchiale costruita sulla cima di una collina dalla quale si vede la città e gran parte della pianura. In inverno, quando il cielo è terso e la foschia grigia è spinta via dal vento del Nord, dalla chiesa si vedono i profili innevati delle Prealpi. D’improvviso, e con sorpresa, si ha la certezza che quella pianura che sembra non finire mai invece finisce, e che la valle del Po è davvero una valle, con le montagne tutt’attorno, un fiume che la taglia in due e che corre verso il mare.   Per arrivare alla chiesa di Albinea ci sono alcuni tornanti secchi. Sono stati per molti il luogo d’iniziazione al ciclismo:...

Vincenzo da Filicaia / Sonetto LXXXVII

Chi volesse prendersi la briga di scorrere i volumi delle Rime degli arcadi, scoprirebbe che i poemi patriottici vergati da quella schiera di augusti classicisti sono una vera pletora. Nel novero degli arcadi civili spicca il nome di Polibio Emonio, alias Vincenzo da Filicaia, per la serie di sei sonetti e due canzoni che il poeta dedicò all’Italia (ma di Filicaia, anche e soprattutto in questa sede, andrebbe altresì ricordato il memorabile sonetto Sopra il giuoco del calcio al Serenissimo Sig. Principe di Toscana: inconsapevole vaticinio degli unici fasti nazionali condivisi dagli italiani contemporanei). Di quella sequenza di liriche patriottiche, questa è forse la più originale.     Italia, Italia, o tu cui feo la Sorte Dono infelice di bellezza, onde hai Funesta dote d’infiniti guai Che in fronte scritti per gran doglia porte;   Deh fossi tu men bella, o almen più forte, Onde assai più ti paventasse, o assai T’amasse men chi del tuo bello ai rai Par che si strugga, e pur ti sfida a morte !   Che or giù dall’Alpi non vedrei torrenti...

Merano / Paesi e città

Ritenuta a torto una città turistica, Merano è da sempre (anzi da un paio di secoli) una città di cura. Luftkurortera la definizione corrente nelle guide di inizio Novecento, ossia luogo dall’aria curativa. Oggi, naturalmente, la definizione non risponde più al vero; a volte, d’inverno, l’aria è irrespirabile; anche qui sono costretti a bloccare il traffico. Ciò nonostante permane quest’associazione d’idee, fra la città o cittadina e la malattia. Sarà forse per questo che molti turisti (non tutti, certo) hanno un aspetto sofferente, debilitato, spento e paiono trascinarsi per i viali e le promenades, ansimando, sbuffando, lenti come gottosi? Sarà per questo che l’età media dei medesimi si aggira tra i settanta e gli ottanta, al punto che un poeta sudtirolese, N.C. Kaser, la definì, alcuni anni orsono, casa di riposo della Germania federale?   Merano vanta tra i suoi ospiti scrittori illustri. Bisognerebbe specificare: scrittori malati illustri. Benché spesso lo siano diventati dopo, illustri. Dopo che la malattia che li aveva portati a Merano, in...

Francesco Petrarca / O d' ardente vertute ornata et calda

Bel paese. La prima occorrenza degna di nota della celebre dittologia coniata da Dante si trova nel Canzoniere petrarchesco. Precisamente in un sonetto che con un certo azzardo potremmo definire geografico, il CXLVI: dopo una sequenza formidabile di metafore in lode dell'amata, il poeta prende atto dell'impossibilità di diffondere i suoi versi – e con essi il nome, pur omesso, di lei – fino ai confini del mondo conosciuto (Tyle è la terra che gli antichi consideravano l'ultima fra tutte; il Battro è un fiume della Scizia: l'attuale Balkh, in Afghanistan; Tana è il Tanai ovvero il Don; Calpe è una delle due colonne d'Ercole, sulla rocca di Gibilterra). E dal momento che per il world wide web ci vorrà ancora qualche secolo, gli basterà sapere che risuonerà per la penisola (dunque, per metonimia, che lo conosceranno gli italiani). A dar man forte a Petrarca e a suggellare la formula antonomastica ci penserà Madame de Staël, la quale in epigrafe al suo Corinna o l'Italia apporrà gli ultimi versi del sonetto.     O d' ardente vertute ornata et calda...