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Cairo

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Edicola Mundo. Conversazione con Francesc Ruiz

Gattopardo di provincia   Berlusconi assolto: grazie magistrati   La rivista che vanta numerosi tentativi di imitazione   Sfasciano la costituzione e non sanno spiegare perché   Mondadori monoverbo   Ho confessato ma sotto tortura   Sono alcuni dei titoli delle copertine di giornali e riviste italiane esposti nell'Edicola Mundo di Francesc Ruiz al Padiglione della Spagna alla Biennale di Venezia 2015. Da subito il lavoro di Ruiz mi sembra importante. A seconda della distanza con cui lo guardo mutano i linguaggi e i messaggi. Da lontano si vedono due edicole di cui una, per soli maggiorenni, coperta da una tenda. Avvicinandosi a quella aperta, l'occhio è colpito dalle locandine e si percepisce una strana onnipresenza di cruciverba. Più da vicino si riconoscono le testate di sempre (l'Espresso, il Corriere della Sera, Grazia tra le altre) ma, come in un sogno, si capisce che non sono veramente loro.   L'edicola è una struttura familiare, uno spazio protetto nel mezzo della strada che in origine, ai tempi dell'architettura ellenistica e poi romana, era un tempietto votivo e in seguito...

La questione della libertà artistica

English Version     Organizzato dal 3 al 5 dicembre 2015 presso il centro artistico Darb 1718, il workshop AtWork Cairo, condotto da Simon Njami, ha coinvolto studenti d’arte e giovani talenti creativi del luogo. Il workshop si è tenuto durante la Biennale Off del Cairo “Something Else”, da cui ha tratto il tema, ed è stato facilitato dalla docente d’arte della American University del Cairo, Heba Amin. Artista e attivista culturale, Heba è anche una degli ideatori dell’azione sovversiva condotta lo scorso autunno contro il razzismo della serie TV statunitense Homeland, che ha acceso sulla stampa internazionale un vasto dibattito sulla rappresentazione razziale nei media occidentali. Abbiamo chiesto a Heba di condividere con noi il suo pensiero sulla condizione dell’espressione artistica e creativa in Egitto e sul ruolo del workshop AtWork in questo contesto. Buona lettura. lettera27   Heba Y. Amin, ph. Martin Schwarz       Alla vigilia del quinto anniversario della rivoluzione del 25 gennaio, il governo egiziano ha espresso un chiaro messaggio politico attraverso una serie di azioni...

The Question of Artistic Freedom

Versione italiana     On December 3-5th 2015 we held AtWork Cairo workshop at Darb 1718 artistic center, which involved local art students and young creative talents and was conducted by Simon Njami. The workshop took place during the Cairo Off Biennale “Something Else” and took its title after the event. AtWork Cairo was facilitated by the assistant art professor of American University in Cairo Heba Amin. Heba is also a visual artist, a cultural activist and one of the key figures behind the subversive action against racism of the US TV series Homeland this last fall, which caused huge international publicity and debate on race representation in the Western media. We have asked Heba to share her thoughts on the situation of artistic and creative expression in Egypt and on AtWork workshop within its context. Enjoy the piece below. lettera27   Heba Amin, photo by Martin Schwarz     On the eve of the 5th anniversary of the January 25th revolution, the Egyptian state has relayed a clear political stance through intimidation tactics. The recent government shutdown of the Townhouse Gallery, one of Egypt’s most active and significant...

Convivere con il terrore

Lutti politicamente corretti     Il giorno dopo l’11 settembre 2001, una mia amica docente universitaria, comunista da sempre, mi dice con una certa spavalderia che per lei tre ragazzi palestinesi morti in uno scontro con la polizia israeliana proprio quel giorno la avevano impressionata molto di più delle migliaia di morti sulle Twin Towers a New York. È quel che si dice “avere due pesi, due misure”. Si ripete questa accusa dei due pesi e delle due misure ogni volta che qualche massacro in Occidente impressiona profondamente la nostra opinione pubblica. La si è tirata fuori, ovviamente, anche a seguito dell’eccidio del 13 novembre a Parigi. Si è detto: “Perché piangiamo tanto i 130 morti di Parigi e non gli oltre 40 morti di Hezbollah ammazzati qualche giorno prima a Beirut? Perché non siamo ugualmente scossi dai 224 passeggeri russi uccisi nell’esplosione dell’aereo sul Sinai l’8 novembre scorso? Eppure gli assassini sono più o meno gli stessi. I morti non sono tutti eguali?”   No, i morti non sono mai tutti eguali. La morte non ha lo stesso significato...

L’Egitto come laboratorio della Jihad

Il recente attentato al consolato italiano in Egitto offre lo spunto per una possibile genealogia del jihadismo radicale che parte proprio dal paese delle piramidi. La piccola biblioteca che ci può aiutare, in un panorama ricco di testi sul fenomeno jihadista, si compone di due volumi che affrontano il fenomeno, il primo è il fondamentale Il Profeta e il Faraone di Jilles Kepel (Laterza 2006; il testo faceva seguito alla dissertazione di dottorato dell’autore sui movimenti islamisti nell’Egitto degli anni Settanta), il secondo è Il partito di Dio di Renzo Guolo (Guerini e Associati 2004) che in poche pagine ha il pregio di riuscire a collegare figure e movimenti che contribuiranno a formare il nucleo dei movimenti islamisti radicali degli ultimi vent’anni.   Rileggendo la presentazione di Kepel si comprende la soddisfazione di chi ha saputo comprendere l’importanza dei fenomeni politico-religiosi del mondo islamico quando gli accademici degli anni Ottanta li consideravano un residuo di arcaismo reazionario. Stesso discorso può farsi per lo studioso italiano che in tempi non sospetti ha compiuto un cammino simile al collega...

The Square, oltre la rivoluzione

The square viene presentato al pubblico milanese nella popolare "sala di comunità" del Beltrade: un cinema dell'oratorio, dall'autunno casa del cinema indipendente. Il film racconta la rivolta egiziana attraverso le storie delle persone che l'hanno vissuta, narrando la vita e la morte di e in Piazza Tahrir: la regista Jehane Noujaim individua sei protagonisti nella moltitudine della Piazza e li segue quotidianamente per due anni, tracciando così un filo rosso in grado di legare la Storia alle storie.   Tra i sei è Ahmed Hassan a prenderci per mano e a guidarci, lungo tutto il film, nelle strade del Cairo fino a Piazza Tahrir. Ahmed ci trascina con forza negli scontri a lanciare sassi, la vista oscurata dai lacrimogeni, la testa protetta solo con un braccio, facendoci sentire come lui indifesi e indignati. Non è difficile immedesimarsi nel suo viso pulito, dolce, nel suo abbigliamento occidentale, le sneakers, il cappuccio della felpa tirato su, la camera sempre al collo. Ahmed è il narratore instancabile della rivoluzione egiziana.     Iniziata nel gennaio del 2011 con le prime...

Egitto nel caos

Pubblichiamo questa testimonianza dal Cairo della nostra collaboratrice che si cela sotto uno pseudonimo poiché per una donna vivere e lavorare nella capitale egiziana è diventato molto difficile; si tratta di un intervento a caldo dopo i massacri di questi giorni mentre il paese sembra scivolare verso la guerra civile in un conflitto che non sembra trovare compromessi o soluzioni possibili     Un risveglio terribile, quello della mattina del 14 agosto, considerando che ci si è svegliati con la scena di una piazza semivuota, quella di Alnahda, di fronte all'università del Cairo, la più antica di tutto l'Egitto, e più precisamente davanti ad uno dei 14 edifici che ospitano il campus della facoltà d'ingegneria. Ma lo scenario sicuramente più devastante è stato quello di Rabaa Aladaweya, un importante e crocevia, centralissimo soprattutto per gli spostamenti verso e dal quartiere di Madinet Nasr. Entrambi i posti sono stati per più di 50 giorni sedi di due sit in dei Fratelli musulmani, ancora prima della deposizione del razzista Morsi, l'unico, forse, tra tutti i presidenti dell...