Categorie

Elenco articoli con tag:

Firenze

(45 risultati)

Palazzo Strozzi / Marina Abramovic. The cleaner

Nelle sale della Strozzina campeggia un curioso macchinario dall’aspetto antidiluviano: è The Cleaner, un vetusto modello di lavatrice acquistato dai genitori di una Marina Abramović ancora bambina, quando ben poche famiglie potevano permetterselo. Spinta dalla curiosità, la bambina mise una mano nella macchina, schiacciandosi prima un dito e poi l’intero braccio, in una prolessi che anticipò il suo futuro, costante sfidare i limiti fisici per comprendere le cose. L’oggetto si intitola The Cleaner, titolo della retrospettiva che Palazzo Strozzi dedica alla “nonna della performance” (come si è autodefinita Abramović) e che attesta la necessità di fare un bilancio di mezzo secolo di produzione, mettendo da parte ciò che non è più utile per fare spazio al nuovo. Un repulisti che si colloca tra il buonsenso della massaia e l’essenzialità buddista, in quell’equilibrio tra vocazione popolare e tensione trascendente che caratterizza tutto il suo lavoro. Marina Abramović è la prima donna a cui viene dedicata una retrospettiva a Palazzo Strozzi. L’istituzione punta ai grandi numeri con una mostra blockbuster da oltre cento opere, curata da Arturo Galansino e Lena Essling, con la...

Arti decorative e identità africana / Echi del passato, iscrizioni del presente

English Version   In un salone elegantemente affrescato di Villa La Pietra, sede fiorentina della New York University, vi è un pregevole manufatto che ritrae una donna con una tunica marrone chiaro adornata da foglie di fico dorate, un colletto d’oro e bottoni e stivali in tinta. Sul suo viso d’ebano è disegnato un ampio sorriso e il suo corpo è semi-genuflesso. Le braccia aperte accolgono i visitatori, come a suggerire un invito: “Datemi i vostri guanti, le sciarpe, i cappotti”. Dall’altra parte della stanza vi è una statua simile, che ritrae una figura maschile. Le sue sembianze sono quelle di un paggio del XVIII secolo. È un giovane africano dalla splendida chioma ricciuta, adornato da stemmi marroni e dorati, raffigurato con un corno o una tromba sottobraccio, su un piedistallo a gradino, in un gesto di riverenza nei confronti degli osservatori. Queste opere appartengono a un genere di arte decorativa dell’Europa occidentale di cui fanno parte oggetti d’arredamento, sculture, dipinti e arazzi raffiguranti personaggi di origine africana nelle vesti di domestici, soldati, servitori e custodi di...

Martin Creed e il Premio della rapa

Dopo la collettiva Arte Torna Arte, tenutasi nel 2012 alle Gallerie dell’Accademia, il britannico Martin Creed è di nuovo a Firenze, ma in un contesto agli antipodi. Dal confronto con una delle istituzioni culturali per eccellenza, dalla dialettica con i principali simboli del Rinascimento, uno su tutti il David michelangiolesco, l’artista è stato questa volta invitato a esporre in una piattaforma di contemporaneità coordinata da artisti per altri artisti: BASE / Progetti per l’Arte. Nato nel 1968, Martin Creed si presenta come personalità trasversale, interessato alle più eterogenee forme di sperimentazione sia in campo artistico che musicale, anzi a favore dell’interdisciplinarità. Non a caso la poetica sottesa alle proprie opere in campo artistico, caratterizza parimenti i propri album e i propri brani musicali, per la maggior parte registrati con gli Owada, band fondata nel 1994. Emblematico è il single Thinking / Not Thinking, del 2011, che sin dal titolo è manifesto di quel calcato dualismo, ricco di intrinseche suggestioni, che Creed con medesima eloquenza aveva già mostrato in Work 227,...

Don Milani

Via Masaccio 218  a Firenze   Palazzina elegante, su strada di grande traffico, percorsa da molti fiorentini  per spostarsi fuori città. Da lì si può arrivare a due importanti strade statali che portano a Bologna e a Faenza. Tutte e due queste strade attraversano il Mugello, territorio a nord di Firenze dove si trova la piccola pieve di Barbiana. E’ qui che Don Lorenzo Milani ha costruito una delle più grandi opere del ‘900. La lapide sulla palazzina di Via Masaccio 218 a Firenze ricorda due fatti : la morte  di Don Lorenzo a casa della madre nel 1967 e la  sua vita trascorsa a Barbiana. Il 1967 è anche l’anno della pubblicazione di “Lettera a una professoressa”. Opera sconvolgente per tutti. Da adolescente, in quell’anno, ricordo gli occhi arrossati della professoressa di Italiano che aveva appena letto il libro e lo riferiva alla classe. Quella edizione della LEF è quella che io ancora conservo nella libreria di casa. Cito Alfonso Berardinelli : “Un libro sulla scuola, sul modo in cui vengono esclusi i figli dei contadini e degli operai, diventa un libro sull...

Archeologia di Virgilio Sieni

Tutto iniziò nell’Isolotto, il quartiere periferico di Firenze. Nacque lì nel 1957 Virgilio Sieni, il danzatore, il coreografo, uno degli artisti italiani più innovativi. Là, nell’insediamento appena sorto tra la campagna e la città, si formò. Poi arrivarono il liceo artistico, l’incontro con l’arte contemporanea, con il clima della capitale creativa d’Italia, la Firenze degli anni ottanta ricordata da Pier Vittorio Tondelli nel suo Un weekend postmoderno. Arrivò l’impatto del teatro di ricerca, a partire da Crollo nervoso del Carrozzone di Tiezzi e Lombardi. E venne la danza, incontrata inizialmente alla scuola di Traut Faggioni, con una radice infitta nell’espressionismo tedesco; praticata con Group-O e con Parco Butterfly, ancora in quel clima di contaminazioni della Nuova spettacolarità anni ottanta, quel teatro analitico patologico esistenziale del quale parlava il critico Giuseppe Bartolucci. Poi, distaccatosi dalle sue partner di allora, altri esperimenti e all’inizio degli anni novanta la Compagnia Virgilio Sieni Danza. E prima ancora la formazione, tra l’Amsterdam...

Capitolo Sesto

Apparentemente, ci sono delle divergenze tra quella me prima di annegare, quella me che annega, e quella me ripescata. Non so quale versione sia la più aggiornata del software. Qual è il legame con Sandra Jorgensen, ingegnera pensionata, volo delle 18:40 Göteborg - Firenze, 28 luglio, domicilio provv. Hotel Ritz (sporge denuncia contro di me, il renaiolo, persino il museo.) Qual è il legame con Massimo Ciatti, elettricista, renaiolo per hobby, residente v. Milton, denunciato rissa Calcio Storico 1997 (sporge denuncia contro di me, la fu-danese svedese, più bestemmie). Non ho perso la memoria: ricordo la triste brigata sotto il sole, la caduta rovinosa, l’acqua che non fa mai splash, se ci cadi male.   Francesco Natali, Narrarno   L’ho detto al carabiniere che vuole accompagnarmi indefesso all’uscita dall’ospedale. I brividi, di certo, ricordo i violentissimi brividi. Il nome di Andrea ripetuto a cavallo dei brividi. Gli ho spiegato che il mio non è stato un atto intenzionale, che una roba come il suicidio non mi passa per la testa. Ho testimoni. (Ma la fiumana versatile dei turisti avrà...

Capitolo quinto

La mia dimensione è ora verticale, la mia frontiera sopra di me. Avanzare non posso più, la sentenza stentorea: la danese che si sbraccia, s’aggrappa ad un panico oscuro. I palazzi si slogano su di me, i giardini di Firenze dilavano addosso, alga poco buona. Il sole è eclissato, oltre l’acqua torbida. Vedo per un attimo lo scafo bigio della barca, e Massimo, il picaro rivelato, ridotto a delle gambette infantili che scalciano. Tutto bene?, mi spinge Andrea. Ti spaventi per una tenduccia? Vedilo tipo un tempio, il nostro tempio. Che cosa speriamo di ottenere da questo tempio?, le rispondo, mentre sistemo nervosamente i vestiti portati da casa. È dove le divinità siamo noi, e i devoti, siamo noi. E le offerte sono queste che ci facciamo ogni giorno. Fisso le pareti della tenda, il dispiegarsi di ombre sul telo verde quasi fossero spiritate dalla luce di un falò. Chi saranno quelle ombre, a quale distanza si pongono da me? Sono una lanterna magica che muove le figure che stanno là fuori. Una vera devozione.   Francesco Natali, Narrarno   Ad un tempo guardo su, nel momento in cui la superficie d’...

Capitolo quarto

Impulso liberatorio della danese, di sbracciarsi verso i suoi omologhi lassù sopra di noi, nel Ponte Vecchio. Sventola bandiera bianca. O fa un sordo gesto elegante, attrice vestita a balze di tulle nei titoli di coda. O è puro teatro: la sua scena è il mondo che visita, visiterà. In modo irriflesso, un manipolo di scout risponde dal ponte. Alzano in aria mani, bottigliette, fazzoletti verdeblu. Fanno click, comunicano. E quest’armistizio aziona il mio caro prurito dal collo fino alle natiche, suonato al contrario. Siamo sotto l’ombra del ponte, lo buchiamo, ufficialmente salvi: ghigno nell’oscurità, che pare aver funzionato quasi un mio complotto. Quello di liberarmi dal terrore.   Francesco Natali, Narrarno   Scopro tra i flutti che l’adolescenza è una sorsata di realtà a doppio fondo: prima si tira giù il primo sorso, dolciastro. Molto più in là negli anni, se lo consenti, se ne tira giù un altro, più amaro. Il primo l’ho tirato giù mentre giocavo al ginnasio a sfilacciare il tempo: ore ad alitare sulle vetrine, i morsi delle amiche sul...

Capitolo terzo

Massimo, così si presenta il renaiolo, tracima in una tiritera che ripercorre la storia cittadina. Scaltro, usa lo strumento ruffiano dei ponti che stiamo attraversando, o attraverseremo, come segnalibri. Ecco il Ponte Santa Trinita. E tira giù aneddoti dalle spallette. Fiorisce intanto ai lati il luccichio degli apparati elettronici. Una brigata così scomposta merita forse l’obbiettivo di qualcuno. Lui rispolvera la vita acquatica dei fiorentini d’antan. Intensa, coatta alle necessità. Da subito, nelle sue parole, i fiorentini si mascherano come da indù di un Gange per abluzioni da farsa ottocentesca. Molto adatto alla mia danese. Che bascula da una parte all’altra della barca, rischiando di rovesciare tutto. Mi volto verso il ponte. Noto lo svenire avventato degli studenti sul muricciolo, un bikini che si sporge cadaverico, un parasole metallizzato. Chi sta oggi fuori dai ponti non esiste, viene spazzato via dalla visuale. I palazzi, quelli, si alleggeriscono, la città: due fogli immobili al vento, che ci contengono, una possibilità. Traducimi, dai, mi fa Massimo, con sgarbo. Traducimi, per la bella signora...

Capitolo secondo

Ha credenziali da basset hound, muso di anziane turiste del Nord Europa che passano a disfarsi la pelle sul Mediterraneo come un’aspersione delle ceneri anticipata. Si avvicina al desk. Mi chiede se abbiamo dei tour al museo. Le offro il Vasariano. Va sempre forte, ma caro. I segreti di Palazzo Vecchio. Come dire di no. Un tour coi monaci a San Miniato. Si astiene dalla sofisticazione. Una rievocazione al Bargello. Troppo forte: la storia fiorentina in un bagno di sangue. Rimane insoddisfatta, altrove: guarda l’attaccatura dei miei capelli sfibrati dalla notte sotto le stelle. Le dico che: eccoci, noi siamo qui, per fare del suo percorso – dico, canaglia, esperienza spirituale - qualcosa di alternativo al cammino battuto. Ma niente. Ci accomuna, però, questa smania: il mio dormire tra la flora dell’Arno, con un materassino spartano, settimane fuori casa. Il suo non trovare ragione in un cammino predisposto. C’è quindi un’intesa. Subito disattesa. È possibile che sia tutto? Firenze è quello che è, le dico. Suona male: la mia città, un toast biascicato. Non fraintenda, aggiungo. Tonnellate di...

Chapter One

If we really have to call this place an outdoor museum, then fine: you all remind me of Mueck. The works of Ron Mueck, those resin and polyurethane hyperrealist sculptures, just over life size, of ordinary human beings. This morning the air in Florence is thick with bodies made of resin, of matte vinyl. The weight of it pushes me dazed down the same streets I travel in winter. Via delle Casine, that abattoir for Asian tourists, has its own perverse appeal; I want to hate it, but let myself be carried along, sweat pasting my linen skirt to my thighs. I’ve bypassed the Lungarno della Zecca Vecchia, scuttling across like a fleeing reptile, with sour coffee breath sealed into my mouth by hastily applied lipstick.   You people are just like those sculptures: out of proportion, but perversely lifelike, and besieged, as in the exhibitions, by creatures who are just slightly smaller. In this case, vendors selling wind-up gadgets, twirly toys to launch in the air, phony prints, selfie sticks for phones. It’s not a plague, just a bad exhibition, a crappily conceived show, where the curator’s intentions are inscrutable.   Francesco Natali   Weeks ago,...

Capitolo primo

Se questo deve esser proprio un museo a cielo aperto, d’accordo: mi ricordate Mueck. Le opere di Ron Mueck, quelle sculture iperrealistiche, di poco sovraumane, di resina e polivinile, con gli esseri umani più comuni. L’aria fiorentina, è fatta di corpi di resina, di vinile opaco, stamani. La sua pesantezza mi spinge a percorrere intontita le stesse strade che attraverso d’inverno. Via delle Casine, il mattatoio dei turisti orientali, ha una strana perversione: vorrei odiarla, ma mi ci abbandono, col lino che si cinge alle cosce per il sudore. Ho evitato il Lungarno della Zecca Vecchia, l’ho attraversato come rettile in fuga, il caffè acido nell’alito in bocca sigillato dal rossetto applicato al volo.   ph. Francesco Natali   Siete proprio quelle sculture: sproporzionate ma perversamente simili, ed infestate, come nelle esposizioni, da esseri solo di poco più piccoli. Qui sono venditori di ninnoli a carica, girandole in aria, stampe inautentiche, bracci estensori per cellulari. Non è un contagio il vostro, solo una brutta mostra, una mostra curata a la cazzo, le intenzioni del curatore incomprensibili...

Buon compleanno, Giuliano!

Oggi, 18 luglio, Giuliano Scabia compie ottant’anni. Una buona parte di questi suoi anni li ha passati a sperimentare e a immaginare con la poesia, con il teatro, con l’azione partecipata, con la narrazione, con il disegno, con la costruzione di fantastici oggetti di cartapesta, in un viaggio incantato nel mistero, giocato non a fare teatro ma a farsi teatro, ad agitare i sogni. Doppiozero dal 6 maggio ha dedicato alla sua figura di padre del Nuovo teatro, alla sua arte di incantatore e suscitatore, uno speciale che si conclude oggi con un’intervista realizzata da Marco Belpoliti quando Scabia è andato in pensione dall’insegnamento universitario a Bologna (2005) e con tre scritti inediti di Scabia: l’introduzione alla giornata di studio a cura di Silvana Tamiozzo Goldmann e Paolo Puppa Camminando per le foreste con Nane Oca  (Venezia, Ca’ Foscari, 19 maggio 2015); l’elenco completo delle opere del ciclo Teatro Vagante; una lettera in cui rivela la struttura segreta del suo Canzoniere.       Le puntate precedenti dello speciale comprendono l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, la...

Ricordi macaonici

Gli stupendi affreschi del Beato Angelico che abbelliscono le celle dell’ex-monastero di San Marco a Firenze raggiungono il picco del capolavoro con la raffigurazione della Annunciazione. In quell’opera, la figura dell’arcangelo Gabriele spicca per la sua eleganza e purezza di stile, ma anche per la slanciata e appuntita forma delle ali multicolori, davvero straordinarie con quelle piume che paiono scaglie di ali di farfalla. Ad accorgersene fu anche Nabokov che in una nota riportata dal figlio scrive, a proposito del capolavoro dell’Angelico, che le ali dell’arcangelo sono: "reminiscenza di Iphiclides podalirius con un'esile traccia di Papilio machaon e forse un accenno di Panaxia quadripunctaria, la falena diurna...". E qui, in realtà, ci sarebbe da discutere a lungo. Alcuni, infatti, ritengono che le ali ricordino quelle della mediterranea Charaxes jasius e non altre specie.   Beato Angelico, Annunciazione, affresco del 1440-1450, convento di San Marco, Firenze, particolare   Ma tant’è. Ciò che affascina è che in una sola città si trovino due opere di grandi maestri della...

Necessità dei ponti

Che cos’è un ponte (o meglio, un Ponte, con l’iniziale maiuscola)? Il libro di Alberto Giorgio Cassani, Figure del Ponte. Simbolo e architettura (Pendragon 2014) fornisce risposte articolate ed esaurienti a questa domanda. Non tanto in direzione di un’illustrazione dei suoi aspetti tecnico-costruttivi, quanto piuttosto in quella di una piena immersione nei suoi significativi simbolico-figurativi. Il titolo del libro, da questo punto di vista, rende perfettamente l’idea dell’approccio adottato e dei contenuti trattati.   Il Ponte è analizzato da Cassani sotto molti punti di vista diversi: il Ponte che unisce, il Ponte che divide, il Ponte sospeso, il Ponte abitato, il Ponte isolato, il Ponte che crolla, il Ponte che si muove: tanti “stati fenomenologici” differenti, corrispondenti ad altrettante figure, appunto. Ogni “stato”, o condizione, del Ponte è accompagnato da un’adeguata collocazione all’interno della sfera mitologica, simbolica o letteraria, e da un altrettanto esauriente corredo di esemplificazioni architettoniche, vuoi semplicemente immaginate nei disegni e nei progetti degli...

Le città fallite

«Roma ha accumulato 22 miliardi di euro di deficit ed è una città praticamente fallita. Alessandria è stata dichiarata in default per un debito di 200 milioni. Parma ha un buco di bilancio di 850 milioni. Napoli è in stato di pre-dissesto. L’Aquila è ancora un cumulo di macerie, perché la ricostruzione non ha finanziamenti adeguati. Sono 180 i comuni italiani commissariati per fallimento economico». Basta un breve elenco per afferrare il perché del titolo dell’ultimo libro di Paolo Berdini, urbanista, ingegnere e scrittore, da tempo impegnato contro il consumo del suolo italiano, autore de Le città fallite, edito da Donzelli (2014).   «Le città, purtroppo e per fortuna, non sono equazioni matematiche, dove è sufficiente far quadrare una formula per risanare i bilanci. Le città sono, prima di tutto, luoghi ed esistenze». Così, attraverso un’accurata parabola storica, Berdini ricostruisce l'involuzione delle metropoli italiane, dall'avvento di Tangentopoli al recente Sblocca Italia fino allo scempio delle grandi opere contemporanee, raccontando...

Il podalirio e il nano Morgante

Quando intorno alla metà del 1500 Cosimo I commissionò un ritratto del nano Morgante a Agnolo di Cosimo detto il « Bronzino » nessuno poteva immaginare la bizzarria che il Bronzino stesso avrebbe partorito dalla sua fervida creatività e dal pennello coltivato nella bottega fiorentina del Pontormo. Per intenderci, il nano Morgante non era che il più popolare dei buffoni della corte pittiana di Cosimo e quello quindi che passò alla storia. Altri si erano cimentati nel ritrarre questo buffone di corte amato dal Signore mediceo; tra questi, lo scultore Valerio Cioli che lo scolpì grasso e con addome batraciano seduto come un Bacco su di una testuggine nella fontana del Giardino di Boboli detta appunto “del Bacchino”. Il Vasari stesso, lodando l’arte del Cioli, parla di un’opera invero realistica e ci narra che “mai è stato veduto un altro mostro così ben fatto”. Naturalmente, il Vasari usa un linguaggio oggi inaccettabile, ma mi pare doveroso citarlo proprio per sottolineare come il nano Morgante sia stato un personaggio invero originale in quella corte fiorentina...

Alle cascine, alle cascine

È primavera … svegliatevi bambine /alle cascine, messer Aprile fa il rubacuor. Avevo sempre considerato Mattinata fiorentina, sussurrata dalla voce suadente di Cesare Buti , un classico della canzone gigliata , mentre basta qualche ricerca su internet per scoprire che è opera del duo milanese-napoletano Giovanni D’Anzi e Michele Galdieri ed è stata portata al successo dal milanese Alberto Rabagliati. D’Anzi e Galdieri  unificarono il paese attraverso le canzonette (O mia bela madunina, Quando canta Rabagliati), immettendo quel tanto di swing nel bel canto, ingrediente che rende ancora fresche le loro melodie.   È interessante anche la data della canzone: 1941. Sono gli anni in cui Firenze attraverso il Maggio musicale, la grande mostra di Giotto del 1937 e altri grandi eventi come 18 BL,  spettacolo teatrale per le masse per la regia di Alessandro Blasetti, diventava, culla ideale della lingua e delle arti, la capitale culturale italiana. Un’ambizione di breve durata: le distruzioni della guerra e, subito dopo, Montale che va a vivere a Milano e Gadda a Roma, e la città, nonostante il magistero di Longhi...

L’esecuzione Gentile e la Resistenza

Quello che accade in quella mattinata fiorentina del 15 aprile 1944 all’ingresso della villa di Montalto, sui primi colli di Firenze, è stato rievocato più volte. Un’auto scura giunge davanti ai cancelli della costruzione ottocentesca dove da qualche tempo, lasciata Roma, ha trovato rifugio, con la famiglia, il filosofo Giovanni Gentile. Già ministro dell’istruzione, fondatore dell’Enciclopedia Italiana, ritenuto l’intellettuale più prestigioso del regime fascista, il filosofo presiede l’Accademia d’Italia che, dopo che l’Italia si è spaccata in due nel settembre 1943, si è incamminata anch’essa verso i territori della Repubblica Sociale Italiana, traslocando da Roma a palazzo Serristori, a Firenze. Gentile, come tutti i giorni, si è fatto portare in città dall’autista. E’ stato alla sede dell’Accademia dove ha incontrato diversi collaboratori e vi ha convocato il questore di Firenze, per essere aggiornato sulle indagini sulla tragica morte di Fanelli, il suo segretario, vittima pochi giorni prima, nella casa di campagna dove abitava, di una selvaggia irruzione di soldati della divisione “Goering”. In quel 1944 la strada che dal centro conduce a Montalto si percorre in un...

Franco Vaccari. Col tempo

Scattare una fotografia. Fissare un'immagine nel tempo. Gesti sempre più a portata di mano e ripetuti. Sempre più effimeri. Che la rivoluzione degli smartphone abbia cambiato il modo di narrarci e di guardare il mondo è un dato acquisito. Da Instagram a Facebook a Twitter pubblichiamo, condividiamo, ci raccontiamo. Tutto con estrema immediatezza. Le settimane di attesa prima di vedere le foto delle vacanze, o le affollate serate in famiglia dove ci si riuniva per le diapositive della zia tornata (un mese prima!) dal viaggio in Messico sono ricordi più che sfocati nella memoria.   Allora cosa resta della distanza tra scatto e immagine? Come incide sulla costruzione della memoria personale e collettiva? In quali termini è opportuno parlarne? Il rapporto tra fotografia e tempo è da sempre uno dei nodi del lavoro di Franco Vaccari, che intitola la sua personale da Base a Firenze fino al 20 marzo: Col Tempo.   Dall'immagine al codice una linea diretta corre dall'infanzia a oggi, nelle tre opere esposte in mostra. La fotografia vintage che ritrae Vaccari bambino con la madre, in un'ambientazione modificata da lui...

Un'infanzia comunista a Firenze

Pubblichiamo un antefatto inedito relativo al nuovo libro di Luca Scarlini, Siviero contro Hitler. La battaglia per l’arte (Skira). In libreria da gennaio     Da bambino non andavo d’accordo con mio padre. Come lui non era quasi mai dalla mia parte nei vari eventi quotidiani. Quando alle elementari, in una scuoletta di campagna a Sesto Fiorentino, mi chiedevano che mestiere faceva, visto che ne aveva vari, improbabili, provvisori e immaginosi, dallo scarso quanto precario reddito, quello che mi veniva per primo era “eroe”. Già per segnalare la sua veste di partigiano segretario regionale dell’ANPI toscana.   Mi riusciva sempre difficile pronunciare quella parola: a un certo punto mi veniva da ridere. L’eroe nello specifico era bulimico di paste con la crema, budini di riso e ammirazione. Ovviamente a momenti da bambino diventavo anoressico per non seguire i suoi trip di iperalimentazione (tre colazioni per mattina, sempre dicendo: prima non ho mangiato). Di conseguenza da subito sono stato bravissimo nello sfuggire ai trucchi di oratori di sinistra altrettanto ingordi di onori. Ho sentito il primo comizio, di...

Kapuściński e io

Ryszard Kapuściński era un uomo molto inquieto: non riusciva a star mai fermo. Dopo pochi giorni che era nella sua bella casa zeppa di libri, sulla ulica Prokuratorska, a Varsavia, trovava sempre un pretesto per ripartire. Ho sempre pensato che sua moglie, la dottoressa Alicja, fosse una santa. Le prime volte che lo cercai per telefono mi rispondeva che non sapeva bene dove fosse suo marito e che, forse, lo avrebbe sentito tra un paio di settimane. Si perdeva nel mondo. Del resto, per scrivere aveva bisogno del movimento. E anche del fiato sul collo dei redattori. I capitoli dei suoi libri sembrano puntate di reportage, scritte come se fosse all’ultimo momento (anche quando sono il frutto di lunghe e meticolose rielaborazioni     Sono passati ormai sei anni dal quel freddo 23 gennaio del 2007, quando arrivò la notizia che Kapuściński non era sopravvissuto a un’operazione chirurgica non più rimandabile. Mi manca molto l’amico e, allo stesso tempo, sento una grande amarezza per dover esser stato, purtroppo tra i non molti, a doverlo difendere dal fango che, passati appena pochi anni dalla sua scomparsa, gli ha gettato addosso il...

La nuova letteratura a Firenze

Raccolgo qui alcune considerazioni che sono emerse nel corso di tante chiacchierate, quasi sempre a cena, di fronte a un bicchiere di rosso o un amaro con ghiaccio, tra me e alcuni scrittori, curatori, critici, poeti, agitatori culturali che forse, con un azzardo del sentimento, posso definire amici (mangiare alla stessa tavola, del resto, è di per sé il rituale iniziatico delle amicizie). Dunque non so quanto di quello che scrivo sia farina del mio sacco, quanto invece io abbia ascoltato e stia ora solo riportando; so di per certo che il titolo di questo articolo l’ha pensato un poeta come Marco Simonelli e lo ha arricchito un critico come Raoul Bruni. Siamo a Firenze, dove viviamo, dove loro sono nati e si sono formati – io no, a Firenze ci sono arrivato e ci sono rimasto per scelta consapevole.     Accadono cose, a Firenze, e già da qualche tempo. Lo scriveva per primo Vanni Santoni già sei mesi or sono, lo ribadiva Gianluca Liguori su Scrittori Precari un mese fa. Non starò qui a fare la cronistoria delle iniziative portate a termine o dei libri pubblicati – per quello bastano le cronache dei giornali. E...

Territorio nemico

È difficile, per me, scrivere di In territorio nemico – soprattutto ora che tanti, e ben più quotati di me, ne scrivono in ogni sede – e lo è per due ragioni. La prima è che faccio parte della lista dei 115 autori del romanzo, in qualità di consulente dialettale e revisore; per questo solo motivo, una recensione che portasse la mia firma sarebbe di per sé parziale. La seconda ragione risiede nella consapevolezza che la prospettiva da cui guardo al libro, alla sua storia, al metodo adottato per scriverlo, è una prospettiva ancora – e, lasciatemi aggiungere, paradossalmente – minoritaria. La prospettiva, cioè, di chi mette l’Opera dinnanzi all’Autore.   Provo a spiegarmi meglio. Venni a sapere del progetto della Scrittura Industriale Collettiva (SIC) nel 2007, quando Vanni Santoni (co-fondatore insieme a Gregorio Magini) era uno scrittore esordiente ed entrambi frequentavamo il gruppo degli anobiani fiorentini. Lessi il manuale del metodo SIC, lo trovai articolato e interessante. Mi chiesi se aderire o meno, non fosse altro che per mera curiosità intellettuale, e risolsi che...