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Bergoglio

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Viaggio in un paese diverso / L'Italia che resiste

C’è un’Italia che resiste, che resiste lungo la dorsale appenninica, nelle valli alpine, nei quartieri degradati delle città o nelle sue periferie indistinte. Sono piccoli esempi virtuosi che devono combattere contro la burocrazia di Stato, a volte contro la malapianta della criminalità, ma soprattutto sono nuclei vitali perché trasmettono un’idea di futuro possibile, un germe di speranza. Francesco Erbani, napoletano, cronista di lungo corso di ‘la Repubblica’, erede di una tradizione gloriosa del nostro giornalismo d’inchiesta e di denuncia (Antonio Cederna, Nello Ajello, Giovanni Russo, per citare i nomi più noti e affini), ha intitolato il suo libro L’Italia che non ci sta. Viaggio in un paese diverso (Einaudi). Nelle prime pagine, dopo aver sciorinato il pantheon di chi ha ispirato queste esperienze (tra gli altri papa Bergoglio, don Milani, Manlio Rossi Doria, Danilo Dolci, Adriano Olivetti, Nuto Revelli, Mario Rigoni Stern e un nucleo di economisti che si sottraggono al pensiero dominante), compie una messa a punto metodologica.   Un libro del genere non può essere sistematico, può raccontare solo alcune esperienze. Lo fa con uno sguardo dal basso, dove vige la pratica...

Chiesa e storytelling / Il racconto di Papa Francesco

Chi ha orecchi per intendere, intenda. Detta così, ha l’aria un po’ losca, quasi intimidatoria. Eppure la frase in questione ha tutt’altro senso e tutt’altro valore. Si ricorderà che sta nel Vangelo di Marco (4, 9), e chiude la celebre parabola del Seminatore: una delle più note, e delle più complesse, nella pur variegata, ed estremamente efficace, predicazione di Gesù raccontata nel Secondo Testamento. Chi è il buon seminatore? È, diciamo, una figura al quadrato, un personaggio che rappresenta chi lo rappresenta, se si vuole una specie di meta-immagine, ossia la metafora di cosa significa predicare la Parola di Dio.   Come il buon seminatore deve sapere trovare il buon terreno dove gettare i suoi semi, analogamente un buon predicatore deve preventivamente selezionare il suo pubblico; e come il primo deve arare il terreno prima di seminarlo, allo stesso modo il secondo deve predisporre il suo uditorio a comprendere ciò che andrà a dirgli. Che è proprio quello che fa la parabola in quesitone. Se difatti Gesù, in un primo momento, racconta la storiella alla moltitudine raccolta sulle rive del lago per ascoltarlo, subito dopo spiega agli apostoli il modo di interpretare la...

Reportage n. 31 / Bergoglio. La scalata ai vertici

  È l'ora dell'inizio della liturgia nel Colegio Máximo di San José nella zona di San Miguel, ovest della Gran Buenos Aires, il gigantesco cordone operaio urbano che circonda la capitale argentina. L'edificio principale è classico, sobrio. Non ha lussi o decorazioni artificiose, però è bello e imponente. Si erge nel mezzo di un enorme parco di 50mila metri quadrati. Tra i grandi alberi, il prato curato e il rumore sommesso dell'acqua si sentono voci che cantano: "Un solo Signore, una sola fede, un solo spirito", un canto corale che va in crescendo. A guidare la cerimonia c'è il Rettore ed ex capo della Provincia argentina della Compagnia di Gesù, a cui piace moltissimo quel canto. Per molti di coloro che si trovano lì, il rettore è molto più di un semplice rettore. È il leader. Alcuni pensano sia addirittura un santo. E un giorno, non a caso, quest'uomo sarà il primo papa americano della Chiesa Cattolica. “In questa casa c'è un solo Signore”, aveva l'abitudine di dire. Tutti sapevano che non si riferiva a Cristo.   “Lo conobbi quando avevo circa dieci anni, all'inizio degli anni Ottanta, e lui era Rettore e parroco della chiesa locale. Più tardi, feci parte della prima...

Individui in rete / La società orizzontale e l’assenza di orizzonti

In Disorder dei Joy Division, un cupissimo Ian Curtis cantava poeticamente: “Aspettavo che venisse una guida e mi prendesse per mano”. Quella strofa ha rappresentato il punto di svolta per un’intera generazione e ha messo in discussione, anche solo per un momento, la questione del conflitto generazionale che aveva animato la cultura giovanile sin dagli anni cinquanta. Il tema della libertà assoluta, tanto agognata dalla generazione dei baby boomer, protagonisti degli anni sessanta, viene ribaltato in una nuova mistica dell’autorità. Mentre all’assassino del padre, immortalato dalla celebre “Father I want to kill you” di Jim Morrison in The End, subentra invece un senso di smarrimento, di richiesta d’aiuto, a cui si vuole dare risposta con la ricerca di una guida (con tutto il cotè di deriva nazi-fascista di cui difatti la band fu accusata). Da allora a oggi molte cose sono cambiate e come spesso accade alcuni elementi chiave delle subculture e della controcultura, sono diventati mainstream. Ancor più da quando la nuova politica – dal blairismo in UK al renzismo in Italia – ha recuperato il tema del conflitto generazionale per definire un posizionamento identitario netto e di...