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Charlie Chaplin

(16 risultati)

Tutti a guardare / Finestre

Per tentare di far capir bene il colore rosso a chi è cieco dalla nascita, ci vogliono similitudini azzardate: il rosso è quel calore che arroventa le guance dei bambini nel mentre che gli si agghiaccia il sangue, per esser cascati in una figuraccia. Le rose rosse hanno un profumo rosso che se lo si annusa, se ne sente il colore nell’area degli incanti del cervello. Terminate le similitudini, si può passare perfino alla dialettica degli opposti: il verde è la tinta dei prati (non a Roma) e della paura (dappertutto); il blu è quello del cielo sereno e del freddo bestiale; il giallo è il colore della cultura ebraica, e delle faccette dei cinesi… “La vita è sogno” dice il poeta spagnolo. E poi, perbacco, c’è il teatro: il palcoscenico è l’unità di luogo e di tempo dell’essere (pardon, dell’azione) e l’incorporeità dei personaggi recitati è la loro animula vagula blandula che occorre acciuffare. Però la cameriera, che entra côté jardin per dire solo “Il pranzo è servito” e se ne va via per sempre, impersona talmente poco, che la vita resta un mistero non solo per lei ma anche per gli altri attori.   Al contrario, gli spettatori in platea credono non solo che sulle assi polverose...

11 marzo 2011 / Fukushima mon amour

Pika!   L’11 marzo 2011, sulla costa est del Giappone, si è verificato un triplo incidente, nell’ordine: terremoto del Tōhoku di magnitudo 9, tsunami con onde alte oltre 10 metri e catastrofe della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. 15.703 vittime accertate, 5314 feriti, 4647 dispersi. Nel giorno in cui ricorre l’ottavo anniversario, in un Paese che, secondo il discorso pubblico dominate, è tutto proiettato all’organizzazione delle Olimpiadi del 2020, vale la pena interrogarsi sul suo impatto sull’arte. Nei giorni che seguono l’11 marzo gli artisti giapponesi sono sotto choc, come il resto della popolazione: l’arte è incapace di affrontare un trauma di queste proporzioni. Alcune voci scuotono da subito le coscienze: restare con le mani in mano è un nonsense, come sostiene in un messaggio video accorato Ellie, leader del collettivo giapponese Chim↑Pom.  Fondato nel 2005, è composto da sei membri poco più che ventenni (Ellie, Ryūta Ushiro, Yasutaka Hayashi, Masataka Okada, Toshinori Mizuno, Motomu Inaoka) che bazzicano la Bigakkō, una scuola d’arte anti-accademica di Tokyo. Erede di una tradizione dada e situazionista, segnato da un forte impegno sociale e da un’...

La comicità dei copioni / I tempi del comico

    Il testo di Walter Fontana che qui pubblichiamo è stato pronunciato il 12 aprile 2018 nel corso della tavola rotonda "La comicità dei copioni", organizzata presso la IULM di Milano da "Il senso del ridicolo" in collaborazione con SIAE. Il titolo “La comicità dei copioni" vuole sottolineare quell'intreccio fra comicità e lavoro creativo che è tornato prepotentemente al centro della discussione con l'avvento del web. Twitter ci ha resi davvero tutti più spiritosi? Come si concilia la dimensione partecipativa della rete con l'idea di autorialità? È possibile pensare di dare vita a un'idea comica originale in un contesto come questo? Le relazioni presentate saranno disponibili in un apposito e-book scaricabile gratuitamente, in formato pdf, sul sito del festival, a partire dal 28 settembre.  Avendo scritto molti sketch per Mai dire gol, posso dire che in televisione il cappio è avere due minuti e mezzo a disposizione e dover far ridere subito. E molto presto capisci che la battuta, alla fine, non è così importante. Almeno per me. Le battute belle, quasi sempre, si appoggiano a qualcosa. Le cose che funzionano di più sono molto legate alla...

Stanza tra vita e teatro / Chaplin in esilio

Associare Chaplin alla categoria migranti di tutte le condizioni e di tutte le epoche è un’operazione che non risulta certo immediata. Spontaneamente colleghiamo il suo volto piuttosto a tutte quelle situazioni in cui ci ha fatto ridere e, perché no?, piangere di commozione. Eppure quando nel 1952 a bordo della Queen Elizabeth si sta recando a Londra a presentare Luci della ribalta (Limelight), riceve la notifica da parte del governo americano che lui – cittadino britannico, benché viva da quasi quarant’anni anni negli Stati Uniti – non ha più un visto di ritorno valido. Dopo anni d’attacchi e di diffamazioni che prosperano nella melma meglio nota sotto il nome di maccartismo, è ora diventato ufficialmente persona non grata. “Non sono tempi fausti per i grandi artisti”, commenterà Chaplin scendendo dalla nave.    Ieri come oggi, sbaglia chi non prende sul serio gli “argomenti” della propaganda, che non sono mai deboli solo per il fatto di essere sciocchi. All’occasione si trovano sempre molti disposti a crederci, come dimostra il gregge sempre più ampio degli haters a cui Facebook & co. concedono finalmente quel po’ di spazio a cui il risentimento ha sempre ambito...

Il riso e la sua ombra / Ridicolo, vergogna, imbarazzo

  Aveva terminato gli studi all’accademia di arte drammatica da parecchio tempo. Accadeva spesso che gli chiedessero del suo lavoro. Con imbarazzo rispondeva: faccio l’attore, ma sapeva che subito dopo sarebbe arrivata la domanda più difficile: dove reciti? Farfugliando diceva sottovoce che era in attesa di una parte che stava per arrivare, ma il telefono non suonava mai, né qualcuno lo cercava, neppure per un provino. Fu in un pomeriggio in cui tentava di non pensarci più che suonò il telefono e dall’altra parte una voce gli disse: è lei l’attore. Sì, sono io rispose, col cuore in gola. Avremmo una parte da proporle per… Certo, certo, va bene, va bene, rispose trafelato. Ma no, aspetti, si tratta di una piccola parte... Accetto, accetto, va bene. Deve recitare la parte di un maggiordomo nella seconda scena del terzo atto di una commedia… Sicuro, certo, sento che è la mia parte!... Ma guardi che si tratta di poco meno di un minuto in cui entrando in scena deve aprire una porta e vedendo un uomo a terra deve dire una sola battuta: “cielo, un cadavere!”. Ma è perfetto, accetto immediatamente, attendo il copione, le detto l’indirizzo e attendo per le prove. Nei tre mesi...

Cosa occorre per ridere? / Per un'etica della buccia di banana

    "Per ridere di qualcosa occorre: 1) sapere di che cosa stai ridendo; 2) sapere perché stai ridendo; 3) domandare a qualcuno perché pensano tu stia ridendo; 4) buttare giù qualche appunto; 5) ridere". (Robert Benchley, Why we laugh – Or do we?, “New Yorker”, 2 gennaio 1937)   Chiunque abbia dedicato del tempo allo studio dei meccanismi del comico, sa bene quanto sia un compito difficile, faticoso e – diciamolo pure – di una noia mortale. La comicità sembra refrattaria all'analisi: per quanto uno la sottoponga al più minuzioso degli esami, per quanto si riempiano pagine e pagine di appunti (altro che le “few notes” si cui parla Robert Benchley), non esiste microscopio tanto potente da rivelarne il mistero. C'è sempre qualcosa che sfugge, qualcosa d'inspiegabile che rimane lì, sulla punta della lingua, e rifiuta di tradursi in un discorso compiuto.   La comicità non ha molto a che fare con la teoria. È un sapere pratico, quindi? Secondo Stan Laurel, che di queste cose se ne intendeva, in un certo senso è così. «Un amico», dichiarò in un'occasione, «mi domandò una volta che cosa fosse la comicità. Caddi dalle nuvole. Che cos'è la comicità? Io...

A Marta Baggiani / Il lume del sentimento e della ragione

In questo sito Marta Baggiani scrive:   “Oggi io mi sento di combattere una guerra: una lotta contro la paura, contro l’ignoranza, contro chi ci vuole spaventati e manipolabili. A tutti loro dico: NOI NON ABBIAMO PAURA. Ci siamo fatti in quattro per aprire le nostre menti, sui libri ma soprattutto in giro per il mondo, dove abbiamo raccolto il fiore della tolleranza e piantato il seme dell’amicizia, quella che non guarda alla religione e al colore della pelle. Non avremo paura di prendere i nostri aerei per vedere se quei semi crescono. Non avremo paura di continuare a viaggiare, vedere, toccare, sorridere, amare oltre ogni confine. Lo faremo per la nostra causa. La nostra lotta è senza bombe, ma noi non abbiamo paura. E se cadremo vorrà dire che, come i nostri bisnonni non troppi anni fa, avremo combattuto per il valore più bello che c’è: la nostra LIBERTÀ. Questa è la nostra resistenza”.   Marta rappresenta, in modo splendido, una minoranza attiva. Questa minoranza – non so che tipo di studi Marta svolga – si è piegata sui libri, ha girato il mondo per incontrare gente come lei, si è sforzata di capire, di comprendere. Ci sarà ben qualcosa dietro la...

Oltre i limiti del demenziale / Selfie con dirottatore

Qualche giorno fa, un amico mi ha fatto vedere l’immagine scattata sul volo MS181 della EgyptAir che ritrae il passeggero britannico Ben Innes accanto al dirottatore Seif Eildin Mustafa. Un oggetto frivolo e allo stesso tempo problematico, un impasto di mondanità e terrore come se ne incontrano tutti i giorni, dappertutto. Una di quelle immagini delle quali, a torto o a ragione, si finisce per parlare a lungo, come se nella loro stupidità recassero la traccia di qualcosa d’importante. Ma eravamo di corsa, in mezzo alla strada, e ci siamo salutati subito dopo, senza iniziare veramente a discuterne.     Arrivato a casa, ho cercato sul Web e ho saputo che il dirottamento si è concluso senza incidenti. Ho letto che l’aeroplano è atterrato a Cipro anziché ad Alessandria. Ho trovato un’immagine in formato verticale che ritrae due uomini di fronte a una porta dell’aeroplano. Entrambi accennano o sforzano un sorriso. Sopra la camicia e la maglia della salute del dirottatore si riconosce la cintura esplosiva, in seguito rivelatasi finta. Malgrado tutto, in ragione di tutto, il passeggero ammicca, incosciente e consapevole del potenziale virale della sua condizione di vita a...

Kafka nelle mani di Charlie Chaplin

Kafka e Chaplin, cos’hanno in comune? Un’intelligenza dei margini della vita, dove l’esclusione dal mondo, dalla storia squarcia il velo della dissimulazione e si apre alla cognizione del dolore come destino. Un paragone improbabile? Per Benjamin i mondi della rappresentazione hanno sottili fili che li legano; al di là delle differenze- tempi, luoghi, forme artistiche- esistono affinità misteriose che consentono accostamenti e prospettive ermeneutiche imprevedibili:    “la vera chiave per interpretare Kafka è nelle mani di Chaplin. Come Chaplin crea situazioni nelle quali il reietto e il diseredato, la sofferenza umana eterna, si incontrano in modo eccezionale con le circostanze più straordinarie del nostro esistere odierno, così anche in Kafka ogni circostanza è bifronte come Giano, del tutto immemorabile, senza storia, eppure della più recente attualità giornalistica”. Questo accostamento fulminante compare in una delle molte annotazioni  raccolte nel volume VIII delle Opere di Benjamin, uscito recentemente da Einaudi (W. Benjamin, Opere complete Vol.VIII,. Frammenti e...

Salinger o delle cause umane e artistiche

Ci sono voluti nove anni di lavoro al critico letterario David Shields e allo sceneggiatore cinematografico Shane Salerno per portare contemporaneamente in libreria e al cinema la mastodontica biografia di Jerome David Salinger la cui versione italiana è stata pubblicata pochi giorni fa da ISBN (Salinger. La guerra privata di uno scrittore, Traduzione: Lorenzo Bertolucci, Paolo Caredda € 49,00, pp. 750): nove anni di interviste a personaggi famosi e non, scrittori, attori, giornalisti, ex compagne ed ex commilitoni dello scrittore newyorkese diventato famoso in tutto il mondo con Il giovane Holden nel 1951 e morto a novantun anni nel 2008. Salinger è stato, com'è noto, il primo e forse il più famoso dei grandi reclusi della letteratura americana del Novecento, capace di isolarsi nel suo cottage-bunker di Cornish, nel New Hampshire, dalla metà degli anni Cinquanta fino al giorno della sua morte, rilasciando pochissime interviste e avvolgendo la sua esistenza nel mistero. Soprattutto, dopo lo straordinario successo del romanzo d'esordio e delle successive raccolte di racconti (Nove racconti, 1953; Franny e Zooey, 1961; Alzate l'...

Claudio Magris: l’Europa dei diritti

A pochi giorni dalle elezioni francesi che hanno visto l’avanzata del Front National di Marine Le Pen, abbiamo incontrato Claudio Magris. Le elezioni europee sono alle porte e l’ondata populista sta attraversando il continente. Una vittoria dei populismi potrebbe aprire inedite politiche conservatrici di matrice antieuropea. Abbiamo chiesto a Claudio Magris quali sono i segni su cui deve poggiare un’idea d’Europa aperta e condivisa.   Europa sembra sempre più un termine generico,capace solo di evocare restrizioni economiche e burocrazia. Qual è per lei il senso più profondo di questa parola? Cosa le evoca e cosa dovrebbe a suo parere rappresentare? Con l’Europa, succede quello che succedeva a S. Agostino col tempo: quando non si chiede cosa sia, si sa cos’è, ma quando lo si domanda, non lo si sa più. Se per Europa s’intende non solo un’espressione geografica o un progetto politico, bensì una civiltà, un modo di essere, un’appartenenza culturale, un’affinità tra i suoi abitanti aldilà delle frontiere, è difficile e forse pure retorico e...

Una conversazione con Francesco Ballo / Keaton: l'occhio che interroga

«Perché essere difficili quando con un minimo sforzo si può essere impossibili?», recitava un cartello appeso nello studio di Buster Keaton all'inizio degli anni Trenta. Si direbbe che lo stesso principio abbia guidato l'ultima impresa di Francesco Ballo: invece di limitarsi a confezionare una semplice, ennesima monografia sul grande autore-attore comico, ha realizzato un volume monstre (oltre settecento pagine, duecento delle quali di sola biblio-filmografia) in cui, muovendo dal film Sherlock Jr. (noto in Italia come La palla n.13), vengono passate al microscopio, con l'acribia del cinefilo e la precisione dello studioso, la carriera e l'opera del più moderno fra i cineasti statunitensi degli anni Venti. Ne abbiamo parlato con lui nella sua casa-studio di Milano, città dove vive e insegna storia del cinema e del video presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Frequenti il cinema di Keaton da più di trent'anni, dedicandogli libri, articoli, rassegne cinematografiche e ultimamente anche alcuni video. Che cosa ti ha spinto a scrivere un altro libro su di lui? Da qualche tempo pensavo che fosse necessario fare un po' il punto della situazione su Buster Keaton. Da una parte...

Portrait of the tramp as a young man / Charlie Chaplin 1914-2014

Quella di sfruttare un evento di richiamo (una parata militare, per esempio, o una manifestazione sportiva) come sfondo di qualche scena comica più o meno improvvisata, magari utilizzando gli spettatori come interpreti inconsapevoli, sembra fosse una pratica frequente nelle produzioni di Mack Sennett fin dagli esordi. D'altro canto, quando bisogna sfornare due comiche da un rullo ogni settimana, un simile espediente – sorta di ibrido fra le vues dei Lumière e le attuali candid camera – permette di ritrovarsi in mezza giornata con un film bell'e pronto per la distribuzione.   Fra il dieci e l'undici gennaio 1914, un gran numero di spettatori si reca a Venice, nei sobborghi di Los Angeles, per assistere alla Junior Vanderbilt Cup , versione in miniatura della celebre gara automobilistica – che quell'anno si corre non lontano, a Santa Monica – nella quale una quarantina di ragazzini gareggia, lungo un percorso di sette miglia, a bordo di automobiline costruite con materiali di recupero. I più spericolati hanno dotato la propria vettura di un motore a due o tre cilindri, magari ricavandolo da qualche motocicletta; gli altri debbono accontentarsi di farsi spingere giù da un'...

Bernardo Bertolucci. Io e te

Doppiozero dedica un piccolo speciale al nuovo film di Bernardo Bertolucci, Io e te, attraverso le recensioni di Pietro Barbetta e Margherita Chiti.       Potremmo inserirlo nella trilogia romana di taglio psicologico con La luna (1979) e L’assedio (1999). Due figli rifugiati in una cantina, nascosti sottoterra come accadeva a ebrei e dissidenti durante il nazismo, come ai sequestrati che s’innamorano dei sequestratori, come in un sogno: “ero nascosta nella grande casa del Padre, qualcuno mi stava braccando, mi cercava, sentivo il suo respiro; ma io ero in un luogo sicuro, sapevo che non mi poteva trovare”.   Così Lorenzo, figlio quattordicenne di una madre preoccupata, decide di marinare la gita sciistica della classe e rifugiarsi presso la cantina di casa.   Il ragazzo si presenta alla prima azione nello studio dello psicoanalista, un Pippo Delbono in sedia a rotelle. Che cos’è la normalità? Poi arriva a casa e trova la madre che parla al telefono di lui, di come abbia deciso da solo di andare dallo psicologo e di come lei sia contenta. Il figlio che va dallo psicologo per conto...

L’Esperimento richiede di continuare

  La lingua dei signori della guerra s’impose su quelle della vecchia Europa nel neolitico. L’archeologa Marija Gimbutas (1921-1994) identifica nei Kurgan e negli Indoeuropei i campioni nell’arte della guerra e della violenza. Sistema linguistico ordinato, dove l’esitazione è tradimento. Questa lingua si nasconde/mostra nell’intertestualità delle nostre espressioni più brutali, come nelle barzellette del capo, che esitano in un emispasmo glosso-labiale dei suoi adepti. Unica forma di esitazione concessa.   Felice ha diciassette anni. È sotto processo insieme a un gruppo di coetanei. Poca voglia di studiare, i suoi lo mandano in collegio, anche se oggi si chiama convitto, è moderno, con giardino e comodità. Dorme con un compagno.   Primo racconto. Il gruppo lo costringe a scegliere, con loro oppure vittima. Diventa un sensale di tortura. Apre la porta della camera e deve, dice, mostrare di essere il primo persecutore, invita gli altri a proseguire. Zona grigia. Quando gli altri se ne vanno cerca di lenire le ferite del compagno. Come nel film Garage Olimpo di Marco Bechis, dove il...

Ralph Steiner. Mechanical Principles

La data di realizzazione di Mechanical Principles (Ralph Steiner) oscilla tra il 1930 e il 1931. Il cofanetto dell’Anthology Film Archive “Unseen cinema”, di cui è parte, lo data 1930. Di certo è nel 1931 che il film viene mostrato, in una serata particolare intitolata “Music and Film”: ci riferiamo alla sera del 15 marzo 1931, a New York, dove Aaron Copeland e Roger Sessions portano a termine le loro serie con un concerto che prevede la proiezione dei tre film fino ad allora realizzati da Ralph Steiner: H2O (1929) e Surf and Seaweed (1929-30), oltre al nostro già citato.   È Colin Mc Phee ad aver scritto la partitura per l’accompagnamento dal vivo di H2O e Mechanical Principles. Partiture che sono andate perdute. Sembra che lo stesso McPhee le abbia distrutte. Come proiettare dunque oggi questo film? Senza accompagnamento, oseremmo dire. Il ritmo è già parte integrante del film stesso. Dieci minuti su bielle, pistoni, ingranaggi, rotelle dentellate che si incastrano, leve che si distendono verticalmente oppure orizzontalmente, fino alla loro mostruoso ingrandimento in dettaglio; a volte, gli...