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Déborah Danowski

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Carnet geoanarchico 14 / Ars cosmographica

«Il mondo pareva ricondotto al silenzio di ere lontanissime». Non è il finale di un romanzo distopico, è il secondo libro della Storia dei Longobardi di Paolo Diacono nel punto in cui racconta la pandemia di peste bubbonica che infuriò in Europa tra il 541 e il 542 d.C. e che a Costantinopoli, come riporta Procopio di Cesarea, arrivò a uccidere tra le 5000 e le 10.000 persone al giorno. Nell’agosto del 2013 una carota glaciale estratta sul Colle Gnifetti nel massiccio del Monte Rosa è stata analizzata con sistemi ad alta definizione e ha permesso di datare con grande esattezza alcuni eventi vulcanici di vaste proporzioni. Le particelle di tephra ritrovate nel ghiaccio, risalenti al 535-536 d.C. e riferibili alla catastrofica eruzione di un vulcano islandese (altri parlano invece del Krakatoa), ci raccontano un’anomalia climatica che coincide con svariate notizie contenute nelle cronache alto-medievali. Il 536 fu un anno freddissimo, caratterizzato da abbondanti nevicate estive che distrussero i raccolti e generarono enormi carestie, dalla Cina all’America Latina. Come un inverno nucleare di proporzioni planetarie, le polveri dell’eruzione schermarono i raggi solari e abbassarono...

Infestati dal modello ideale di un sapere razionale / Ora che Dio è morto, che ne è del Mondo?

Inizio a leggere alle sette del mattino, mentre attendo, in una corsia d'ospedale, la visita medica di una persona cara. Il testo è soffocante, soprattutto se ti sei alzato alle 5 e non hai trovato neppure un caffè aperto. Immediatamente ricordo la stessa sensazione di fronte a Diario di Hiroshima, di Michihiko Hachiya, il medico che racconta lo scenario post-apocalittico della bomba atomica; forse per associazione con la squallida corsia d'ospedale.  La lettura si fa pesante, pure devo rimanere là, incollato al testo, finché la persona che ho accompagnato non esce dall'ambulatorio, ho bisogno di sentire quel senso di oppressione. Si tratta di un libro sulla fine del mondo, provo a trovare respiro nel ricordo dei miei studi giovanili.    Nel 1977 esce La fine del Mondo, libro postumo dell'antropologo italiano Ernesto De Martino. Il libro è pubblicato a sette anni dalla morte dell'autore, quando, per l'antropologo napoletano, la fine del mondo era già da tempo accaduta. Il sottotitolo di quegli appunti, che avrebbero dovuto costituire l'impalcatura di un lavoro futuro, è Contributo all'analisi delle apocalissi culturali. Un anno prima di morire De Martino aveva già...