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Édouard Glissant

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Otto autoritratti / In cattedra. Il docente universitario

Pochi secondi dopo l’accensione dello schermo, il doodle di Google – saluto mattutino per gli internauti di buona parte del globo – mi notifica che il 5 ottobre è la Giornata mondiale degli insegnanti. Di insegnamento l’Unesco si occupa da molto tempo, potremmo dire da sempre; la Recommendation concerning the Status of Teachers risale addirittura al 1966. Ma il tema sta acquistando una crescente attualità. La ragione è semplice. I progressi della tecnologia e le trasformazioni sociali che ne discendono sono più rapidi di qualunque previsione: nessuno può garantire quindi che fra qualche decennio, o qualche lustro, gli studenti universitari incontreranno in aula una persona in carne ed ossa – ammesso e non concesso che sarà sopravvissuta la prassi di recarsi in un’aula. In cattedra, o accanto alla cattedra, potrebbe comparire l’ologramma del massimo specialista della disciplina oggetto del corso, che terrà loro una lezione magistrale, fondata su una competenza inarrivabile per la maggior parte dei suoi colleghi. Fantascienza? Può darsi. Ma tante prassi che ormai ci sono divenute familiari sarebbero state considerate fantascienza fino a non molto tempo fa.   Tante operazioni...

La seconda rinascita a Dungeness / Il giardino di Jarman

È difficile raccontare quanto Derek Jarman amasse Dungeness, la più grande distesa di ciottoli d’Europa e unico deserto d’Inghilterra. Ogni tentativo diventerebbe una pallida approssimazione, perché l’amore per questa terra desolata e per Prospect Cottage possono essere compresi solo attraverso la sua opera. Un’opera totale che include diari (Modern Nature, Smiling in Slow Motion), saggi (Chroma), film (The Garden) e un giardino.    Decisi di fermarmi là; dopo tutto era proprio la sua desolazione ad avermi fatto innamorare di Prospect Cottage. [Tutte le traduzioni sono dell’autrice]   Derek si trasferisce a Dungeness nel 1986, l’anno della diagnosi dell’AIDS. Ci arriva in uno stato di “terminalità”, quando di fronte a lui non si prospettavano che la morte, lo smantellamento su larga scala delle politiche sociali iniziato da Margaret Thatcher e il disastro ecologico di Chernobyl.  Secondo quanto racconta nei diari, sarebbe stato una mattina in occasione di una spedizione a caccia di campanule, dopo un fish and chips al pub locale, guidando lungo la strada che costeggia la centrale nucleare che Tilda Swinton avrebbe gridato “quello è in vendita, fermiamoci!”,...

Pratiche teatrali per la cura della persona / Gabriele Vacis. Educare alla relazione

La scoperta dell’identità – ha scritto Édouard Glissant nel suo libro dal bel titolo Poetica della relazione – non può essere solo scoperta delle proprie radici, se si intendono le radici come uniche, come «ceppo che assume tutto su di sé e uccide quanto lo circonda» (Macerata, Quodlibet, 2007, p. 23), ma è anche scoperta della relazione. Nel mettere in discussione il luogo comune secondo il quale è l’immagine della radice a definire meglio di ogni altra il concetto di identità, Glissant vi oppone, con Deleuze e Guattari, quella del rizoma, «radice demoltiplicata che si estende in reticoli nella terra e nell’aria, senza che intervenga alcun irrimediabile ceppo predatore. […] Il pensiero rizomatico sarebbe all’origine di quella che io chiamo una poetica della relazione, secondo la quale ogni identità si estende in un rapporto con l’Altro» (p. 23). Strettamente connesso all’idea del rizoma, che non è mai esclusione ma inclusione e alleanza, è l’altro concetto portante del pensiero di Glissant, quello di «nomadismo circolare», contrapposto al «nomadismo a freccia». Se quest’ultimo è il «nomadismo invasore» di chi si sposta da un luogo a un altro per occuparlo e impossessarsene...

St. Lucia, Trinidad e Martinica / Dispacci dai Caraibi

Sulla strada per Gros Islet, a Saint Lucia, un abitante dell'isola indica allo scrittore in viaggio le alture boscose dell'entroterra. «Da queste parti ci sono le comunità che hanno conservato maggiormente le tradizioni dell'Africa, è stato fatto uno studio sui ritmi dei tamburi, sono più simili a quelli africani; è lì che si sono formate le prime comunità dei maroons». Lo scrittore chiosa: maroon «indica anche gli schiavi fuggiti dalle piantagioni, specialmente sulle alture, o i loro discendenti». Accadeva – era il tempo del lavoro in catene – che schiavi deportati dall'Africa riuscissero a svignarsela nelle foreste caraibiche e fondare irregolari comunità nascoste di fuggiaschi.    Lo scrittore dei Dispacci dai Caraibi sostiene che il termine «arriva dallo spagnolo americano, cimarrón (che è il carnero o borrego cimarrón, la pecora delle Montagne Rocciose), dove cima sta per sommità, come in italiano». Secondo altre fonti, la parola spagnola è un calco di simaran, che in taino – lingua caraibica ormai estinta – significa “selvaggio”. Édouard Glissant, l'autore di un Glossario caraibico citato a margine dei Dispacci, registra alla voce “maroon”: «in Guiana, i Boni e i...

Gli scrittori delle Antille

Inauguriamo la rubrica Babel su doppiozero con una presentazione del festival a cura del suo direttore artistico Vanni Bianconi. L’edizione 2014 di Babel si terrà a Bellinzona dall’11 al 14 settembre e ospiterà le lingue delle Antille.       Babel è un festival letterario nato per osservare e interrogare la transizione, il farsi e il divenire. Il suo punto focale è la traduzione: già solo invitando i traduttori a dialogare con gli autori tradotti si rinnova il confronto del testo italiano con l'originale, mettendo così in luce la qualità fluida, per quanto rigorosa, del lavoro di traduzione, che mette in dubbio e risolve all'infinito. Questo approccio, che indaga motivi e necessità delle soluzioni linguistiche, non è sconosciuto agli autori, che spesso accolgono il pubblico in quel laboratorio mentale in cui la scrittura prende e dà la forma, e continua a farlo, anche a anni dalla pubblicazione di un testo. Inoltre, Babel tende a invitare scrittori che, per scelta o costrizione, si muovono tra più lingue o più culture, e che quindi già in fase di...

Claudio Magris. Segreti e no

“Solo politica, sulla vita privata non rispondo”: così François Hollande ha dichiarato durante la prima conferenza stampa dopo le foto pubblicate da Closer in cui veniva indicato come amante dell’attrice Julie Gayat. Un appello alla vita privata, quando una volta si sarebbe detto che il privato è pubblico e quindi politico. Ed è proprio in questa dichiarazione che si misura la mediocrità di un leader che non è tale, perché pretende di separare la propria immagine agli occhi dei francesi: la distinzione tra vita privata e vita pubblica è propria delle star, non di un presidente che si voleva normale e che finisce suo malgrado con  l'evidenziare più ancora di Sarkozy la propria diversità di status che è prima di tutto diversità di classe.     Nelle pruriginose foto di Closer non c’è lo svelamento di un segreto, piuttosto quello di un ruolo che François Hollande non sembra mai stato in grado d’interpretare dal giorno della sua elezione. Come  ricorda Claudio Magris nel suo ultimo breve saggio, Segreti e no, il ruolo di un leader...

Claudio Magris ... e anche la logica non si sente troppo bene

Livelli di guardia (Garzanti) in uscita in questi giorni raccoglie una serie di riflessioni pubblicate sul Corriere della Sera da Claudio Magris tra il 2006 e il 2011. Sono pezzi dedicati alla Costituzione italiana e alla sua messa in discussione, alla laicità e al rapporto con la Chiesa cattolica, fino ai grandi fatti di cronaca che hanno diviso il paese come il caso Englaro e la vicenda di Welby. Un libro ricco e indignato che libera dagli stretti confini dell’attualità e aiuta a riflettere sul cambiamento di un mondo che oggi più che mai ha bisogno di profondità e di memoria per non perdere l’equilibrio. Claudio Magris prende così spunto dall’attualità per darle il respiro del tempo storico: una distanza necessaria per degli scritti che sono sì figli dell’indignazione, ma che non tradiscono il bisogno di una riflessione che vada oltre l’angusto terreno della contingenza. Obliquo ad un mondo spesso incomprensibile, il professore di Trieste ci racconta con lucidità le contradizioni di una società e di un tempo che con la memoria sembra aver smarrito anche l’ironia. Lo...