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Fabian Negrin

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Rodari 100 / Dove finiscono le favole senza fine

A un bambino dei nostri giorni il titolo Favole al telefono deve sembrare qualcosa di incredibilmente inattuale, quasi quanto quello delle Favole al telefonino con cui Fabian Negrin ha omaggiato il capolavoro rodariano nel 2010, a quasi cinquant’anni dalla sua uscita (1962). Oggi il termine telefonino è sempre meno utilizzato, forse perché chiunque si è reso conto che gli oggetti che teniamo con noi la maggior parte del tempo sono solo accidentalmente dei piccoli telefoni, e nonostante le inesauribili possibilità di comunicazione sembrano incapaci di restituire la strana sensazione di prossimità caratteristica di una telefonata. D’altro canto, non deve trarre in inganno il fatto che il telefono di cui parla Rodari sia in realtà una molteplicità di apparecchi pubblici, adoperati da un venditore di medicinali in giro per l’Italia: come mostra il disegno di Bruno Munari in copertina, il telefono delle Favole è un modello fisso e coi numeri disposti a rotella, alla cui estetica pare connaturata una precisa idea di ritualità. «Ogni sera, dovunque si trovasse, alle nove in punto il ragionier Bianchi chiamava al telefono Varese e raccontava una storia alla sua bambina.» Ed è chiaro che...

Giorno 18 / Trasformazione

Cerva, cerva tu cambi se ti si osserva. Chi sei tu? Chi sono io? Sei della foresta un dio? Scocco una freccia nell’aria ma sei preda immaginaria e dall’arco delle tue corna la saetta mi ritorna. Sono l’animale ferito o un cacciatore pentito? D’acqua e di luna sembri fatta Tu sei donna o sei cerbiatta? Lo specchio dell’amore muta, mi mostra una figura irsuta. Sono un uomo o un animale? Posso vivere al plurale? Cerva, cerva nessuna forma si conserva.

I bambini e la paura / L'importanza di perdersi nel bosco

Dopo l'attentato di Manchester, nel quale al termine di un concerto di Ariana Grande sono rimasti uccisi numerosi ragazzi la maggior parte dei quali ancora minorenni, come dopo ogni atto di terrorismo su media e social network è circolata la domanda “Come spiegare gli attentati ai bambini”. Famiglia Punto Zero, social di promozione culturale della genitorialità e approfondimenti tematici sulla famiglia, ha girato la domanda a Nadia Terranova, scrittrice per adulti e ragazzi, che tiene una bella pagina dedicata alla letteratura per l'infanzia sull'inserto Robinson. «Il problema – ha risposto Terranova – non è svegliarsi ogni volta e chiedersi come spiegare gli attentati ai bambini, il problema è che bambini a cui le favole sono state edulcorate, a cui non si può più leggere niente perché “è troppo difficile”, che non hanno più un'elaborazione simbolica della paura perché i grandi hanno paura della loro paura, sono infinitamente più fragili. E il problema non è la cronaca o una soluzione-medicina all'indomani di ogni fatto di cronaca, ma un immaginario indebolito da rifortificare.»   Centra il punto Terranova. Dietro la fragilità dei bambini c'è quella di un mondo incapace di...

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