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Freud

(17 risultati)

Città di legami / Come un romanzo: artisti a Londra, 1945-1975

Londra è il centro dell’arte contemporanea. A Londra vivono o hanno vissuto David Hockney, Frank Auerbach, Damien Hirst, Tracey Emin, Chris Ofili e Bridget Riley, per citare solo alcuni dei nomi più iconici dell’arte contemporanea; a Londra mercanti e collezionisti s’incontrano in appuntamenti obbligatori come la London Art Fair e il Frieze; a Londra Sotheby’s (lì dal 1744) e Christie’s (dal 1766) continuano a offrire occasioni per i miliardari; a Londra la Tate Modern, la Royal Academy, la Saatchi Gallery, la Serpentine Gallery e la Whitechapel Gallery, fra mille altre, offrono gratuitamente le loro magnifiche collezioni permanenti e continuano a organizzare mostre con artisti da tutto il mondo. Ma non è stato sempre così.    Nel 1923 meno del 10% delle opere in mostra fu venduto, tanto che molte gallerie vennero convertite in cinema e discoteche. La Guggenheim Jeune, la galleria fondata da Peggy Guggenheim in Cork Street nel 1939, durò solo un anno. Dopo la seconda guerra mondiale l’autorità di riferimento nella pittura era Graham Sutherland, pittore di paesaggi e di guerra, mentre a Parigi imperavano Picasso e Matisse e a New York si affermavano Pollock e Rothko –...

Stranieri residenti / Migranti. L'estraneo siamo noi

“…Occorre una politica che prenda le mosse dallo straniero inteso come fondamento e criterio della comunità, dativo a cui rispondere liberandone il passaggio.” Questo enunciato è sufficientemente emblematico della traccia in cui si colloca il libro di Donatella Di Cesare Stranieri residenti. Una filosofia della migrazione (Bollati Boringhieri, 2017). Attraverso un percorso di decostruzione del concetto di sovranità e di ciò che gli ruota intorno, di analisi storica e genealogica, esso è effettivamente il tentativo di costruire un discorso filosofico che muova proprio dalla migrazione, che faccia dell’accoglienza il suo tema inaugurale e lasci entrare il migrante nella Città come straniero residente.   Questo topos biblico è il leit motiv del libro di Di Cesare che invita, partendo da qui, a ripensare, o forse cominciare a pensare, la migrazione non come un’emergenza a cui fare fronte con mezzi di eccezione o accordi inefficaci se non scellerati, ma come un fatto politico nell’ambito del quale la figura dello straniero assume importanza nucleare. Se il fenomeno migratorio è un fatto politico, afferma Di Cesare chiaro e forte, politici devono essere i mezzi per pensarlo e per...

Identità, sessualità, spiritualità / Erotico vs. sessuale. Una conversazione

Questa conversazione è un estratto dal nuovo numero della rivista aut aut Prove di spiritualità politica.   L'idea di questo fascicolo nasce dal desiderio di condividere una riflessione sul rapporto tra “io” e “noi”: esiste un nesso tra la dimensione soggettiva e quella collettiva? Tra i processi di trasformazione personale e quelli in cui ci si raccoglie e si avanza insieme per provare a cambiare il mondo? Si tratta senz’altro – in ogni caso è l’ipotesi da cui siamo partiti – di uno dei problemi più acuti e sensibili del nostro tempo. Se provassimo per esempio a chiederci se, per fare filosofia e fare politica, sia davvero sufficiente “parlare” o “scrivere” di filosofia e di politica? È così che abbiamo deciso di provarci, cercando di condividere il più possibile questo esercizio attraverso le pagine di “aut aut”. Le prove cui si fa riferimento nel titolo del fascicolo hanno il sapore impreciso, balbettante, precario degli esercizi che precedono l’andata in scena; ma sono anche l’esperienza stessa del provarci, di averci provato o di stare magari ancora lì a provarci. Pur rivisitando alcuni “luoghi” della ricerca foucaultiana, nel fascicolo la presenza di Foucault è una...

La stanza dell'analisi e la società psicotica / Il discorso interiore oggi

Dell’ultimo libro di Nicole Janigro, Psicoanalisi. Un’eredità al futuro (Mimesis 2017), colpisce innanzi tutto il titolo, che colloca la psicoanalisi tra due poli temporali: il passato, ciò che è arrivato a noi del pensiero e della pratica analitica, e il futuro, ciò che potrà rappresentare per una civiltà che dà segni allarmanti di crisi, sfiducia, insicurezza e disumanizzazione. In effetti, basta leggere le prime pagine per capire che il ponte mancante è un presente dominato da un “traumatismo diffuso” – la “società psicotica” –, da un “terrore senza nome”, da un “dolore estremo” che non sembra trovare altro significato che provocando la sofferenza estrema all’altro. Viene da pensare che sia per questa resa a una condizione di impotenza che l’importanza della dimensione psichica è “confutata” e l’ indagine del profondo ritenuta una “materia strana, che suscita perplessità e sospetto”.   La patologia, scrive Nicole Janigro, si annida oggi nel corpo: un discorso pubblico che volendo essere solo razionale finisce per farsi sopraffare dalle emozioni, pericolose per le nazioni e le famiglie; manifestazioni somatiche che riconoscono i limiti di ogni vita, la fragilità, l’...

Dalla "scoperta dell'infanzia" all'infanzia oggi / Pedofilia

Confesso di aver paura di scrivere o parlare di pedofilia – oggi, è come attraversare un campo minato. Il vespaio provocato dal romanzo di Walter Siti, Bruciare tutto, il cui protagonista è un prete che desidera i bambini ma casto, mostra bene che la pedofilia tocca certi nostri nervi scoperti. Siti in un’intervista (“Il caso Siti”, La Repubblica, 20 aprile 2017) si è sbagliato quando ha detto che desiderare i bambini senza farci nulla non è reato. Invece, si incrimina qualcuno anche solamente per aver visitato siti pedopornografici. Non solo gli atti pedofili, ma il desiderio pedofilo in sé oggi è criminalizzato. Come il decimo comandamento, il solo che proibisca un desiderio – dei beni altrui, compresa la donna altrui.   Anni fa una rivista di psicoanalisi mi chiese un intervento sulla pedofilia, e io scrissi un saggio in cui esaminavo alcuni casi di pedofilia presi dalla letteratura clinica. Con mia sorpresa il saggio fu rifiutato; il compianto amico Pietro Barcellona, membro della redazione, mi disse che quel mio scritto era apparso una lancia spezzata a favore dei pedofili. Caddi dalle nuvole. Il mio pezzo, almeno così credevo, era un’analisi scientifica, cioè distaccata...

Esce oggi la nuova edizione di Witold Gombrowicz, Cosmo / L’ordine della follia

«Gombrowicz è uno degli alleati più onesti che si possano avere nella vera rivoluzione contro il amore, la arte, gli immortali princìpi e tutte le fregnacce che sai», così scriveva Roberto Bazlen, il 16 dicembre del 1958, all’amico editor dell’Einaudi Luciano Foà, a proposito dell’ipotesi, da lui caldeggiata entusiasticamente, di pubblicare il primo romanzo dello scrittore polacco. La carica eversiva dei suoi straordinari libri, e in particolare di Cosmo, è talmente forte da autorizzarci a pensare che ancora oggi possano fare scandalo e aiutarci, divertendoci, ad aprire gli occhi sui nodi che aggrovigliano la nostra civiltà.    «Le cose sono le cose, e l’uomo non è che l’uomo» diceva Alain Robbe‑Grillet. Così si potrebbe sintetizzare il senso del romanzo filosoficamente più ambizioso di Witold Gombrowicz. Il critico Kot Jeleński, nel 1965, definì Cosmo: «Uno dei libri contemporanei più sensazionali e profondi. […] È la trasposizione artistica del problema del determinismo, delle fluttuazioni di tutta la scienza contemporanea. Ed è anche una delle prime incursioni in un regno trascurato da Freud: l’inconscio fisico. La parte che è legata al funzionamento dell’intero corpo...

Mi lamento, dunque sono / Il disagio nella società

Quando una tornata elettorale o referendaria punisce il governo o i partiti al governo, di solito lo si spiega con ragioni economiche: alta disoccupazione, ampie fasce di povertà, più tasse, ecc. Il voto sarebbe una protesta contro lo stato materiale del paese, secondo il detto clintoniano “è l’economia, stupido!”. Insomma, si vota sempre col portafoglio. Oggi si evoca come deus ex machina la globalizzazione, che avrebbe impoverito il ceto medio. La globalizzazione è un processo complesso, da cui alcuni traggono vantaggio e altri svantaggio. Chi lavora per l’esportazione, ad esempio, ne trae vantaggi. Non credo che un governo venga bocciato solo per il voto di quelli che hanno visto diminuire il loro reddito. Anche perché altri invece lo hanno visto aumentare. Negli ultimi decenni abbiamo avuto un ampliarsi delle diseguaglianze, non un impoverimento generale. In Italia dopo il 1994 – da quando c’è un sistema maggioritario – a ogni elezione vince l’opposizione. L’alternanza in Italia è perfetta. (Anche se spesso la sinistra vince per modo di dire, come nel 2006 e nel 2013, mentre quando vince la destra, lo fa in modo pieno.) A meno che non si torni al proporzionale, fatto apposta...

Porno. La morte della sessualità

I due volti della vergogna   La vergogna ha due volti. Da un lato è sentimento interno, che si prova di fronte a un gesto del soggetto, il soggetto si divide in due: la parte che ha commesso quel gesto, prima, la parte che giudica il gesto commesso come disonorevole, dopo. Il contrasto tra queste due istanze produce vergogna, come se il soggetto si svegliasse da un sogno. Per esempio, il sogno di essere nudi di fronte a persone di rispetto. Sogno d’inibizione. Freud ci ha insegnato cha accade a tutti, dunque la vergogna diminuisce.  La vergogna ha un lato interno e uno esterno, posso provare vergogna di fronte a me stesso, senza che altri conoscano le vicende che me la procurano. Per alleviare le pene della vergogna posso confidare le vicende che mi hanno condotto a vergognarmi. Ne parlo a persone di cui mi fido, ma mi metto a rischio. La persona che riceve le mie confidenze può custodirle, dirmi una parola di conforto, che serva a rendere la vergogna più lieve, ma può condannarmi oppure approfittare della mia confidenza, per render note queste vicende agli altri. Così si rompono le amicizie, così si creano le ferite familiari. Ma c’è di più, può accadere che il gesto...

Intervista a Alex Pagliardini / Il sintomo di Lacan. Dieci incontri con il reale

Di che si occupa la psicoanalisi? In particolare quella lacaniana? Si occupa del reale, è la risposta netta dello psicoanalista Alex Pagliardini, nel libro che ha da poco pubblicato con le edizioni Galaad (16 €): Il sintomo di Lacan. Dieci incontri con il reale. È una risposta non scontata, al contrario, perché il senso comune pensa che la psicoanalisi abbia a che fare soprattutto con parole e interpretazioni, con spiegazioni, con il senso “nascosto”; in sostanza con il linguaggio. No, la psicoanalisi si occupa invece del corpo. Ma di un corpo particolare, il corpo pulsionale. Lacan ci ha fatto comprendere che si diventa umani quando nel corpo di un piccolo mammifero entra il Simbolico. Fra simbolico e corpo comincia così una lotta all’ultimo sangue che non è sanabile, perché Homo sapiens coincide con questa lotta. Il reale del corpo, allora, è una condizione da conquistare, proprio perché il corpo umano, in quanto corpo simbolico/pulsionale, non è mai soltanto o esclusivamente corpo. Pagliardini segue questo movimento – dal simbolico verso il reale del corpo - attraverso dieci ricchi capitoli, che esplorano in dettaglio (talvolta anche nel dettaglio dell’analisi dell’autore) le...

Lubitz, Breivik, Mohamed Lahouij Bouhlel / La strage di Nizza e l'età psicotica

Siamo in epoca psicotica, non è la prima e non sarà l'ultima, nessuna apocalisse. Cos'è un'epoca psicotica? Come insegna Paul-Claude Racamier (1924-1996), la psicosi – tra gli altri sintomi familiari - è la negazione di qualsiasi tipo di conflitto. Nei sistemi psicotici “conflitto”, per definizione, significa “distruzione”. Bisogna far sempre finta che tutto vada bene. Nei momenti in cui il conflitto “si mostra” - come direbbe Wittgenstein - si mostra in termini distruttivi, unica sua possibilità, giacché il resto deve essere “dialogo”. Sintassi dei sistemi psicotici.   Non è questo ciò che i politici chiamano totalitarismo? Sembra che i sistemi psicotici e il totalitarismo siano un unico soggetto visto da dentro e da fuori. Quando, di fronte a un conflitto, anziché aprire una discussione, ci si rivolge a un'istanza superiore, preposta, nella mente di chi lo fa, ad annientare la parte “altra” del conflitto, allora siamo ai capi scala della Germania Democratica, alla buca delle delazioni. Questo soggetto collettivo esiste e non è quel soggetto collettivo romantico che libererà l'umanità da ogni male. È narcisista e sadico. Però, questo soggetto, non è struttura patologica...

René Girard: la voce inascoltata della realtà

Ci si può chiedere che senso abbia la discussione intellettuale di fronte all’atrocità di eventi come quelli occorsi a Parigi ieri notte. L’impotenza del pensiero di fronte all’atto conclusivo, definitivo e violento. Crediamo in realtà che l’imperativo in questi momenti drammatici sia proprio quella di capire quali siano gli strumenti per descrivere e capire la complessità delle forze in gioco. Le insidie che si nascono dietro all’angolo in un mondo che sta affrontando conflitti inediti. In questo senso, se c’è un pensatore che ci può aiutare a radiografare le metamorfosi della violenza, questo è proprio René Girard.      È sempre difficile ricostruire il profilo intellettuale di un pensatore. In modo particolare se si tratta di qualcuno che come René Girard ha seguito un percorso poco convenzionale, improntato a una libertà esistenziale e di riflessione non comuni, in bilico fra due continenti e fra diversi campi di discussione disciplinare, senza mai tentare di aderire a un profilo accademico propriamente definibile.   Nonostante i tributi...

Lo studio del mito nel Novecento

Per gentile concessione dell'editore pubblichiamo un estratto dall'introduzione e l'indice del volume collettivo Filosofie del mito del Novecento, Carocci 2015 (a cura di Giovanni Leghissa ed Enrico Manera): il volume si propone come strumento di sintesi e confronto delle principali linee di studio emerse nel Novecento, tra gli estremi segnati da Freud e Sloterdijk, e intende mostrare, attraverso gli studi di filosofi, psicologi, antropologi, sociologi, storici delle religioni e delle idee, il nesso tra il 'mito' e gli ambiti delle pratiche sociali con cui i vincoli collettivi trovano stabilità e fondamento.       Dall'introduzione dei curatori   Un’esposizione storico-critica delle principali linee teoriche di riflessione sul mito nel Novecento deve muovere dalla consapevolezza che il mito si manifesta tanto quale fantasma dell’origine quanto quale doppio della ragione; ambivalente in modo costitutivo, esso è pervaso dalla ripetizione e dalla modifica, pertanto sfugge alla presa quasi fosse una nave pirata che solca il vasto oceano inseguita faticosamente dalle flotte delle scienze umane. Più che...

Nel secolo di Alzheimer

Quando nel 1987 Rita Hayworth morì a sessantaquattro anni paralizzata e offuscata di mente nel suo appartamento di New York, i medici rivelarono che non si era trattato di un caso di alcolismo, come la stampa mondana aveva scritto per anni riguardo al suo stato di salute, ma che da oltre un decennio l’attrice era affetta dal morbo di Alzheimer.    La stessa dichiarazione la rilasciò sette anni dopo l’ex presidente americano Ronald Reagan, da tempo non più in grado di riconoscere le persone che gli facevano visita, né di ricordare gli otto anni della sua presidenza. A quel punto, fine anni Ottanta, l’opinione pubblica prese atto che di quel male dal nome impronunciabile soffrivano da 40 a 50 milioni di persone in tutto il mondo.  Oggi in Italia ne sono colpiti circa mezzo milione di individui, mentre a livello mondiale si reputa che nel 2050 ne soffrirà un individuo su 85.   Ma chi è e come è vissuto l’uomo che ha dato il suo nome a questa malattia? Alois Alzheimer è il discendente di una famiglia originaria della Germania centrale, lo Spessart. Figlio secondogenito di un notaio, nasce nel 1864. In quegli stessi anni il ginecologo ungherese Ignaz Semmelweis, di...

Le passioni di Artaud

“Il sole è una puttana!” Presidente Schreber citato da Freud   Diventare van Gogh   L’antro basso e buio dà accesso a una sala col soffitto a cupola, come se penetrassimo in una grotta piuttosto che nelle sale di Van Gogh/Artaud. Le suicidé de la société (al musée d’Orsay fino al 6 luglio). Sulle pareti e sul pavimento di questo interregno tra museo e mostra sono proiettate brevi concatenazioni di parole in cui riconosciamo presto il testo che Antonin Artaud scrisse su Van Gogh.   Forse un clin d’œil al visitatore: sì, siamo consapevoli che un’esposizione attorno a un solo testo è una trappola, che si rischia di riempire le pareti di citazioni, di rendere troppo letterali i richiami tra pittura e scrittura. Il testo di Artaud poi mal si presta a far da pannello esplicativo a una sala di quadri. Rompendo con il bellelettrisme della critica d’arte francese, è invece una scorribanda sciagurata, la reazione sclerata di un uomo che dai quadri di van Gogh si sente minacciato.   Pagine senza sviluppo narrativo che girano vorticosamente in tondo a un...

A cosa servono le monete complementari?

  Il denaro è una delle invenzioni umane più affascinanti: con la capacità seduttiva della sua inespugnabile ambiguità ci aiuta e ci esclude, realizza la nostra capacità di contare, di misurare, di accumulare, ci fa vedere senza essere visto. Sant’Agostino lo aveva già intuito: si tratta di un’amante volubile e implacabile: se vorrai comprare una villa per legare a te il denaro, “non avrai dunque la villa e la villa non avrà te”.   La Regina Pecunia di Orazio, che già con Giovenale assume le sembianze di una divinità, comanda altera su tutti noi, veglia sul nostro immaginario, sorride impercettibilmente alla nostra ostinazione al voler misurare tutto. Quanto sei caro? Che si tratti di affetto, fiducia o prezzo di un bene, non facciamo grandi distinzioni linguistiche.   Col denaro, lo sappiamo bene, abbiamo da tempo superato la distinzione tra mezzi e fini, anzi, essendo il denaro mezzo dei mezzi, non può che essere fine di ogni mezzo.   E quando diventa solo un fine, anche di questo ne abbiamo fatto atroce esperienza, assume le sembianze di un potentissimo...

Sesso postmoderno

Sarebbe Eros a doverci salvare dalla depressione, Eros a strapparci dall’inferno narcisistico, dal lento precipitare in noi stessi, prigionieri del sempre identico. Ma oggi dell’Altro non si fa più esperienza e, come scrive Byung-Chul Han, Eros agonizza (Eros in agonia, Nottetempo). Prestazione e risultato, lo si è ripetuto fino all’eccesso, sono i nuovi dèi ai cui altari ci sacrifichiamo, e l’Altro, in questa prospettiva che ci riguarda, si riduce a specchio: a lui il compito di confermare il nostro ego. Chiamiamo Altro quello che, in fin dei conti, Altro non è: siamo noi, con le nostre ripetizioni, i nostri fantasmi, i nostri ideali. «Io posso»: il soggetto si sottomette alla violenza della libertà, che lo conduce all’autosfruttamento. Bauman ne Gli usi postmoderni del sesso (il Mulino) sottolinea che alla «sana costituzione» richiesta dai poteri di controllo, si è sostituito il diktat della «forma fisica» dei nuovi poteri, che addestrano attraverso la seduzione e la creazione di bisogni. Non vi è un limite, alla forma fisica: non può essere misurata, né fatta oggetto di comparazioni; è il nome che si dà a un confine destinato a essere spostato indefinitamente, a...

Ama l’oggetto tuo come te stesso

Nel primo breve saggio che apre il volume L’altrui mestiere, intitolato La mia casa, Primo Levi racconta il suo appartamento in via Re Umberto a Torino. Da fuori a dentro. Elenca gli oggetti che vi si trovano, partendo dalla porta d’ingresso: il portaombrelli, dove il padre depositava il parapioggia o il bastone da passeggio; il ferro di cavallo trovato dallo zio Corrado; una grossa chiave appesa a un chiodo, di cui non si sa più l’origine; e via via altre cose, mobili o angoli dell’abitazione dove, salvo “involontarie interruzioni”, ha trascorso tutta la sua vita. Abitazione e abito hanno il medesimo etimo e origine, poiché la seconda pelle che possediamo è proprio il luogo in cui viviamo. Non a caso Hannah Arendt in Vita activa ha scritto che sono le cose del mondo a fungere da stabilizzatori della vita umana: “gli uomini, malgrado la loro natura sempre mutevole, possono ritrovare il loro sé, cioè la loro identità, riferendosi alla stessa sedia e allo stesso tavolo”. Detto da chi ha dovuto cambiar casa più e più volte, da Parigi a New York, per mettersi in salvo dalla bestia...