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Fridays for Future

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Le scuole vuote, la distanza delle istituzioni e il bisogno di stare insieme / La scuola in cortocircuito

In questi giorni, mentre si ipotizza che la riapertura delle scuole non avverrà prima del 2021 e si susseguono le dichiarazioni politiche sulla sua priorità, il lungo silenzio sui problemi della ripresa scolastica in presenza è stato rotto dalle notizie e dai commenti sulle proteste studentesche contro la Didattica a distanza che si stanno svolgendo un po' ovunque.  A Torino, un caso di cui si è parlato molto, nell'isolato pedonale dell'Università di Palazzo Nuovo, studenti e studentesse del liceo classico e linguistico “V. Gioberti” manifestano chiedendo di poter tornare alla didattica in presenza e sottolineando tutti i limiti della Didattica a distanza (Dad) nell'intero paese. Limiti che vanno dalla fruibilità dei contenuti per tutti alla diseguaglianza di opportunità legata agli strumenti digitali. È infatti cosa ben diversa potersi collegare, leggere documenti e comporre testi utilizzando un computer di ultima generazione con la fibra digitale oppure dover fare le stesse cose con un telefono cellulare e le offerte “sui giga”.   Le manifestazioni testimoniano il bisogno di luoghi di socialità e di stare insieme come condizione per un apprendimento efficace, una...

È troppo tardi per essere pessimisti / Ecologia non fa rima con questa economia

“Sono ormai cinquant’anni che gli scienziati ripetono che il cambiamento climatico rischia di stravolgere la faccia della terra, e che per evitare il disastro si deve smettere di bruciare petrolio, carbone e gas naturale. La diagnosi è unanime, ed è scritta nero su bianco nelle sintesi ufficiali... i rappresentanti dei vari stati li hanno ratificati eppure chi comanda non sta facendo niente. Perché?” Detto con le parole di Daniel Tanuro è una domanda che ci siamo posti tutti e che peraltro rappresenta la ragione essenziale all’origine del movimento Fridays for Future. Nel suo È troppo tardi per essere pessimisti, Edizioni Alegre, 2020 (nell’efficace traduzione di Riccardo Antoniucci) Tanuro ha una risposta chiara ed è una risposta sostanzialmente politica: “...Perché tutte e tutti sottostanno agli assurdi dettami dell’accumulazione capitalista, soprattutto quando si tratta delle multinazionali dei combustibili fossili, che hanno come obiettivo il profitto, non certo la transizione alle energie rinnovabili per i bene dell’umanità”. Ma a questa conclusione ci arriva attraverso un’analisi puntuale di tutti i dati scientifici a disposizione descrivendo e raccontando lo stato dei...

Cronaca di un’estinzione annunciata / Naomi Klein, Il mondo in fiamme

Fra tutti gli scenari possibili che ci aspettano da qui ai prossimi anni, il più improbabile, quello veramente fantascientifico, è che i pochi potenti della terra improvvisamente cambino atteggiamento e decidano di perdere potere e denaro in favore del resto dell’umanità. Nei fatti, questa è l’unica possibilità reale che la specie chiamata Homo Sapiens ha di evitare l’estinzione. Eppure è proprio questo lo scenario che spera di raggiungere chi da decenni si occupa e preoccupa delle magnifiche sorti e progressive dei Sapiens. Fra questi, una figura ben nota internazionalmente è Naomi Klein, autrice del best seller No logo che tanto scompiglio portò fra le agenzie di comunicazione nel 2000 e che ora esce con Il mondo in fiamme, contro il capitalismo per salvare il clima, uscito nel 2019 e prontamente pubblicato in Italia da Feltrinelli a settembre.    Che ci sia un rapporto diretto tra il metodo di produzione industriale e il deterioramento dell’ambiente in cui possiamo vivere, inscindibile dal deterioramento sociale e culturale, è ormai un dato dimostrato. Poi possiamo chiamarlo come vogliamo: capitalismo, neoliberismo, colonialismo, a ogni tempo la sua definizione....

Militanza etica / L'inizio della scuola

Come ogni anno, all'inizio della scuola si accompagna un senso di ripetizione delle stesse cose: come le stagioni, per usare un luogo comune. E infatti il nuovo ministro dell'istruzione, nella sua prima dichiarazione, ha evocato il luogo comune della contrapposizione vecchi/giovani. Come il suo predecessore, per il quale il problema delle scuole al sud sembra originato dagli insegnanti meridionali che non hanno voglia di lavorare. Prima di loro, un'insegnante consulente "di sinistra" del MIUR, barricadera a governi alterni, aveva parlato di insegnanti che lavorano solo 18 ore. Sembra impossibile parlare di scuola senza luoghi comuni; anche quando se ne vorrebbe parlare bene, si incorre in quello dell'istruzione che rende liberi: dimenticando che la scuola può sì rendere liberi, ma può anche incatenare, trasmettendo la cultura dominante all'interno dei soggetti che apprendono. I luoghi comuni sono conoscenze vaghe o superficiali, derivanti da percezioni inadeguate, dal sentito dire, da pregiudizi o passioni tristi (rancore, invidia, odio). Ma sono rassicuranti: confermano quello che già crediamo di sapere, ci fanno sentire in buona compagnia, esonerano dalla fatica del pensiero...