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Gesù

(13 risultati)

La differenza del cristianesimo / Resurrezione: mito o mistero?

Nel dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio Salita al Calvario del 1564, si scorge a fatica, al centro di una scena super affollata, Gesù salire al Calvario nell'indifferenza generale. Si fatica a vedere la sua piccola figura e la grande croce che trascina con sé. Tutt'intorno a lui brulica una folla indifferente, affaccendata nelle proprie attività. Il clima è festoso, non sembra profilarsi alcuna tragedia all'orizzonte. In primo piano, tre donne piangono, consolate da un giovane che sappiamo essere Giovanni, l'apostolo. Ma le quattro figure sembrano fuori posto, quasi fossero dovute perché non si dà la Passione senza le donne piangenti e Giovanni.  Inizia da qui l'itinerario che Gabriella Caramore e Maurizio Ciampa percorrono nel loro ultimo libro, Croce e Resurrezione (il Mulino), pubblicato nella collana 'Icone. Pensare per immagini' diretta da Massimo Cacciari. Come suggerisce il titolo, il libro è diviso in due parti. Nella prima, dedicata alla passione e crocefissione di Cristo, Maurizio Ciampa commenta la Salita al Calvario accostandola anche a diverse altre raffigurazioni dello stesso soggetto: da Hieronymus Bosch, col suo Cristo portacroce del 1515 – in cui il volto di...

Speciale Aqua / Il miracolo dell’acqua

L’acqua è sostanza indispensabile alla vita, inodore, incolore, insapore.  È più o meno questo che generazioni di maestre hanno insegnato a generazioni di scolari. A queste verità elementari tutti abbiamo poi sovrapposto le conoscenze sui passaggi di stato che fanno conoscere l’acqua come vapore, liquido e solido. Altri, per via dell’istruzione o perché nati in anni più recenti, avranno aggiunto conoscenze sul ph, sulle sue caratteristiche di dipolo dalle deboli cariche elettriche e sulla sua natura di solvente. Altri, ancora più fortunati, avranno infine studiato e compreso il suo ruolo nelle minute e infinite reazioni cellulari all’origine dei meccanismi della vita, avranno riflettuto che esiste una fame specifica per l’acqua, unica “fame selettiva” certa fra tutte le sostanze nutritive, unica fame per la quale esiste anche un nome, sete.   Nessuno probabilmente nel frattempo ci avrà detto che almeno in Occidente, per tutta la sua storia, l’acqua è sempre stata data per scontata.  Laddove c’era civiltà, e la storia dell’Occidente è storia di civiltà, l’acqua è stata presenza scontata perché abbondante. Cioè, così abbondante da diventare alla lunga “invisibile”, e...

Chiesa e storytelling / Il racconto di Papa Francesco

Chi ha orecchi per intendere, intenda. Detta così, ha l’aria un po’ losca, quasi intimidatoria. Eppure la frase in questione ha tutt’altro senso e tutt’altro valore. Si ricorderà che sta nel Vangelo di Marco (4, 9), e chiude la celebre parabola del Seminatore: una delle più note, e delle più complesse, nella pur variegata, ed estremamente efficace, predicazione di Gesù raccontata nel Secondo Testamento. Chi è il buon seminatore? È, diciamo, una figura al quadrato, un personaggio che rappresenta chi lo rappresenta, se si vuole una specie di meta-immagine, ossia la metafora di cosa significa predicare la Parola di Dio.   Come il buon seminatore deve sapere trovare il buon terreno dove gettare i suoi semi, analogamente un buon predicatore deve preventivamente selezionare il suo pubblico; e come il primo deve arare il terreno prima di seminarlo, allo stesso modo il secondo deve predisporre il suo uditorio a comprendere ciò che andrà a dirgli. Che è proprio quello che fa la parabola in quesitone. Se difatti Gesù, in un primo momento, racconta la storiella alla moltitudine raccolta sulle rive del lago per ascoltarlo, subito dopo spiega agli apostoli il modo di interpretare la...

Gesù e Giuda / La gloria di Giuseppe Berto e il trauma del tradimento

Nel suo romanzo più conosciuto e fortunato, titolato Il male oscuro, pubblicato nel 1964, Giuseppe Berto, scrittore scomodo e scontroso, pone al centro della scena della sua tormentata autobiografia psicoanalitica, come si legge sin dalle prime righe, la sua “lunga lotta con il padre”. Un padre esigente e padronale, espressione di una Legge sacrificale e inflessibile, schiaccia il figlio sotto il peso di una colpa antica: quella di non aver mai corrisposto alle sue attese, di essere stato una delusione cocente, un figlio deludente. Il corteo di sintomi che invade il corpo del soggetto traduce questa sentenza paterna in sofferenza: infiammazioni delle vertebre, disturbi gastrico-intestinali di ogni genere, nausea, angoscia, depressione, emicranie pervicaci. Questa colpa è destinata a dilatarsi smisuratamente quando il figlio, diventato ormai un uomo adulto, abbandona il padre ammalato di un tumore allo stomaco (“tremenda montagna di morte”) e in preda ad atroci dolori che lo condurranno presto alla morte.   Diversamente dal mito di Enea, qui il figlio non solo non soccorre il padre morente, ma latita, si rende assente, pensa solo a se stesso. Di fronte all’odore acre della...

Regalare storie / Fiaba di Natale

Caro Bubi, cara Schnuppi, da quando ho sentito che la mamma ha preso, di tanto in tanto, l’abitudine di restarsene seduta in mezzo ai vostri due lettini, dopo che vi siete coricati, a leggervi qualche storia, non ho più pace se non vi racconto anch’io qualcosa, e cioè quello che mi è capitato ieri, ultima domenica d’Avvento, alle quattro passate. Ero scesa in città, dalla nostra collina, a comperare candele per l’albero di Natale. Giù non v’era affatto tutto quel trambusto di vetture, cavalli e gente affannata che si nota, alla vigilia delle feste, da voi nella capitale. In cambio però, in queste stradine silenziose e nella tortuosa piazza del mercato, accanto al municipio, la cui fioca illuminazione viene ora solo scarsamente migliorata dalla luminaria dei tanti alberi di Natale che fanno capolino dietro le vetrine, ci si potrebbe immaginare più facilmente un prodigio: di veder sbucare di nascosto, tra i bambini presenti, un servo Ruprecht intento ad annotarsi i loro desideri, che riesca anche a sottrarre qua e là qualcosa dalle vetrine, per ficcarlo nel suo sacco capace e scomparire poi di nuovo, dietro le bancarelle di abeti, senza che nessuno, nemmeno stavolta, se ne accorga....

La radicalità di un pensiero semplice

Con questo articolo di Alessandro Zaccuri proseguiamo la discussione, avviata con l’articolo di Francesca Rigotti, sulla recente enciclica papale Laudato si’ con interventi di credenti e non credenti, filosofi, teologi e saggisti.     «Abbiamo suonato il flauto e non avete danzato, abbiamo cantato il lamento e non avete pianto»: riportato sia da Matteo (11,17) sia da Luca (7,32), questo detto di Gesù può tornare utile nella sua magistrale ironia – chi ironizza è infatti il Maestro – per valutare alcune delle reazioni che l’enciclica Laudato si’ sta suscitando. Troppo incline ad assumere le posizioni del movimento ecologista secondo una parte del mondo cattolico, troppo sospettosa nei confronti del «paradigma tecnocratico» (n. 106) secondo una parte della comunità scientifica. In una lettera aperta apparsa il 15 luglio sul quotidiano “Avvenire”, per esempio, un gruppo di accademici illustri – tra cui Giulio Giorello, Telmo Pievani ed Edoardo Boncinelli – si domandava se l’insistenza di papa Francesco sul predominio della «tecnoscienza» (n...

Jacques Derrida sulla pena di morte

Qualche tempo fa Norberto Bobbio ha definito il dibattito che ruota attorno alla questione della pena di morte come un “ozioso passatempo dei soliti dotti che non si rendono conto di come va il mondo”. A volte però alcuni fatti pongono davanti alla necessità di riesaminare il problema. È il caso di quanto è accaduto, a distanza di pochi giorni, prima in Iran e poi negli Stati Uniti.   In Iran, a inizio aprile, una donna perdona pubblicamente l’assassino del figlio, e gli evita così l’esecuzione della condanna a morte per impiccagione. Negli U.S.A, il 30 aprile, in Oklahoma, Clayton Lockett viene giustiziato e, a causa di un errore nella somministrazione dei farmaci letali, impiega ben quaranta minuti di agonia per morire. Due paesi differenti, per cultura e quindi esecuzione della pena, ma una stessa ed identica morte; e un caso davvero particolare, un’eccezione, un perdono, potremmo quasi dire una doppia eccezione, perché accade lì dove, secondo i nostri stereotipi, nessuno se lo sarebbe aspettato.   Questi due avvenimenti denunciano una lacuna: l’insufficienza di una pratica...

Essere giusti con Teresa

Nel Regno Unito, tre secoli dopo, sarebbe stato un caso d’isteria, oggetto di studio di Robert Fowler (1828-1886) o di qualche altro medico vittoriano. La marrana d’Avola, fondatrice delle Carmelitane scalze, si disloca presso un altro spazio/tempo. Isadora Duncan ante litteram. Entrambe, a piedi nudi, hanno scritto La mia vita. Riconosciuta dal più necessario tra i Papi del secolo scorso, Giovanni - che distingueva la mistica da comitato d’affari da quella autentica - Dottoressa della Chiesa.   Essere giusti con Teresa, cioè ricordare le condizioni in cui la marrana di Gesù predica, pratica, scrive; condizioni d’interdizione, imposte dalla ragion tomista, che le impedisce di parlare e le impone di scrivere, momento per momento, la sua vita in modo da poterla tenere sotto controllo. Intercettare, nei limiti della pura ragione dogmatica, l’estasi; ridurla a forma accettabile, assoggettarla, renderla docile, trasformarla in preghiera, silenzio, meditazione passiva.   Mi vida, Libro de la vida, non è l’opera più importante. Tuttavia nel Libro Teresa produce un genere discorsivo nuovo: la...

Oltre l’osceno. Intervista a Romeo Castellucci

Osceno è uno spettacolo che si interroga sul dolore umano, sui figli che si caricano sulla spalle la decadenza fisica dei padri? O osceno è il clamore fondamentalista che si scatena intorno a un lavoro teatrale senza averlo visto, presumendo, per sentito dire? E non è osceno il conseguente silenzio (o mezzo silenzio) complice di molti, che non fa chiarezza, che non denuncia la montatura? Questa riflessione sorge a seguito delle polemiche nate dalla rappresentazione dello spettacolo Sul concetto di volto del figlio di Dio di Romeo Castellucci / Socìetas Raffaello Sanzio, in programma al teatro Franco Parenti di Milano dal 24 gennaio.   Vari gruppi di integralisti cattolici hanno mobilitato i loro blog per boicottare la rappresentazione, definita “oscena”, “blasfema”. Si chiamano Gli ultimi tempi, Messa in latino, La voce di don Camillo, Pontifex Roma, Sudditi di Cristo, Medjublog, Gloria tv eccetera. Su YouTube il comitato san Carlo Borromeo del blog Basta cristianofobia ha prodotto un inquietante spot in cui sotto una musica marziale scritte incalzanti invitano all’azione contro lo spettacolo, concludendo con...

Donald Weber, Interrogations. Una non-fiction, una mostra e un libro

In una scena del Maestro e Margherita Bulgakov ripropone l’incontro fra Pilato e Gesù raccontato dai Vangeli, quello in cui l’uomo che rappresenta il potere di Roma nella terra di Galilea si confronta con una forma di verità altra da quella rappresentata da lui, una forma di verità che lo scrittore russo fa insinuare anche nella sua figura sotto forma di un insopportabile mal di testa. Nel suo personale interrogatorio, Pilato accusa Gesù di essere un bugiardo, di essere colpevole di ciò per cui è stato accusato e allude contro le sue ragioni al discorso della follia, in una visione simile a quella che ha spinto Lombroso alla fine dell’800 ad accomunare nel suo Atlante pazzi e criminali. D’un tratto anche Gesù sembra diventare uno di quei personaggi del popolo russo a cui ci hanno abituato Gogol’ e Dostoevskij. E mentre Gesù accusa Matteo di non trascrivere fedelmente le sue parole, anche Pilato pare iniziare a prendere le forme di un uomo della burocrazia russa. Tutta l’accusa nei confronti di Gesù si sarebbe basata su un fraintendimento: avrebbe istigato il popolo a...

Vedi alla voce Tradimento

Caduto (o quasi) martedì scorso il governo, il Presidente del Consiglio si è soffermato a lungo in Parlamento a individuare i nomi di coloro che gli hanno sfilato da sotto la poltrona: i traditori. I giornali vicini a Berlusconi hanno anticipato, rilanciato e amplificato la parola, corredandola di biografie esplicative. Ma che cosa indica precisamente il termine tradimento? L’etimologia, che copriva una variegata area di significati, si è poi ristretta, nel corso della storia, ad alcune accezioni negative derivanti dall’ambito scritturale e militare.   Il verbo latino trado spaziava infatti tra vendere, raccontare, comandare ed affidare, secondo molteplici accezioni, sempre contenendo l’idea di passaggio data dal prefisso trans. Ad imporsi fu poi il significato di consegna (di una città, di armi o amici) durante un conflitto e certamente attraverso il dolo, come nell’uso del verbo in questione nei Vangeli ad indicare la consegna di Gesù da parte di Giuda (Luca, 22, 4). Ciò segnala che il tradimento si dà quando viene violato un patto di fedeltà o di lealtà, esplicito o implicito (e di...

Il deserto

L'avvicinamento al deserto comincia a sud di Gafsa. Il lago salato è uno specchio d'acqua a perdita d'occhio, senza confini. Oggi, primo gennaio del nuovo anno, la strada sembra il ponte di una diga. Sfrecciano le Yamaha e le Bmw lanciate verso Tozeur. Qui i romani si fermarono, non procedettero oltre: se il Vallo di Adriano era la testa dell'impero, seminascosta nelle nebbie scozzesi, il limes tripolitanus fu i suoi piedi sprofondati nella sabbia.   Lo Chott El Jerid, in Tunisia, sta a Salt Lake City, nello Utah, come lo zingaro all'uomo d'affari, il serpente al cane, l'abisso alla solitudine. Douz è una postazione umana dentro il vuoto, alle soglie del nulla, dove un battaglione francese costruì un fortino sotto gli occhi enigmatici dei beduini: alla fine del diciannovesimo secolo doveva essere un luogo desolato, uno dei numerosi punti sparsi nel Maghreb in cui gli europei, saturi di pragmatismo, cercavano l'ebbrezza.   A Zafrane, verso il confine algerino, un passante al quale chiediamo dove sia il deserto ci dice andate laggiù e con la mano indica un mucchio di rottami tra palme divelte, abitazioni...

On the Beyond

Il volume On the Beyond raccoglie un’ampia conversazione tra due dei più noti artisti attivi a Los Angeles, Mike Kelley e Jim Shaw, e lo storico d’arte John C. Welchman. Passando in rassegna temi come la religione, i sogni, le droghe, le allucinazioni, gli UFO e altre forme di trascendenza empirica o speculativa, i tre interlocutori parlano del paesaggio americano, delle architetture sublimi, utopiche o memoriali e della straordinaria capacità dell’arte di “andare oltre”. Di volta in volta appassionato e umoristico, anticonformista e inconsueto, il dialogo non presuppone nessuna fede o speranza nell’“oltre” preso in sé. Elenca invece alcune delle straordinarie modalità in cui stati paranormali e “soprannaturali” vengono scoperti o inventati, desiderati o pervertiti in così tanti registri della cultura americana, come pure dei generi e delle forme di autorialità sociale in cui si trovano inscritti. Kelley va dritto al cuore del problema quando sottolinea il suo gusto per quanto Welchman descrive come “perversità, finzione, fantasia e proiezione"; “l...