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Giovanni Pascoli

(21 risultati)

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Si! può! fare! (un nitrito per la poesia)

Se uno di loro è assente due, tre, cinque giorni e chiedo che ne è di lui nessuno ne sa niente. Ma come? Siete compagni e non volete neanche sapere se sta bene? Se è scappato di casa? Se è in ospedale. No. Nessuno si frequenta di pomeriggio o nel week-end, e solo qualche maschio ha il suo piccolo branco con cui fa la ronda al massimo per alcuni isolati del quartiere. «Professore, cosa ha fatto durante le vacanze di Natale?». Ve lo dico soltanto se poi dopo anche voi mi dite cosa avete fatto. Mariella è andata a Milano: bene, cosa hai visto? «Niente». Come niente? «Eh sono scesa alla stazione e ho cominciato a camminare». Hai visto negozi, musei? Sei andata a vedere le vetrine di via Montenapoleone? «No, giravo.» Aurelia è andata in montagna due o tre giorni: non c’era un fiocco di neve, tranne quelli sparati dai cannoni sulle piste da sci. «Ho fatto qualche camminata». La maggior parte di loro è stata a casa, andava a letto tardi, e crollava con lo smartphone sul naso nella cameretta. E la mattina dormiva ad libitum: «Io mi alzavo sempre a mezzogiorno!». Nessuno è tornato al paesello, né al Nord, né al Centro, né al Sud, né tanto meno in Romania, Moldavia o Egitto o Tunisia o...

Odette de Crécy / Crisantemi

Parigi di fine Ottocento. Siamo in casa di Odette de Crécy. La voce narrante della Recherche ci introduce nel suo salotto preceduto da uno stretto vestibolo, alla cui parete, rivestita di un graticcio da giardino, ma dorato, era addossata per tutta la sua lunghezza una cassa rettangolare nella quale, come in una serra, fioriva un filare di quei grossi crisantemi ancora rari in quegli anni, sebbene non paragonabili alle qualità che gli orticoltori riuscirono ad ottenere in seguito. Swann era infastidito dalla moda di cui erano oggetto dall’anno precedente, ma questa volta lo aveva colpito piacevolmente vedere la penombra della stanza screziarsi di rosa, arancione e bianco grazie ai raggi odorosi di quegli effimeri astri che s’accendono nelle giornate grigie. Odette l’aveva ricevuto in vestaglia di seta rosa, con il collo e le braccia nudi. (vol. I, Du côté de chez Swann, trad. di G. Raboni, «I Meridiani» Mondadori)     Brescia. Fine anni Settanta del Novecento, un giorno prossimo al 2 novembre. La ragazzetta che ero, invasata dalla lettura estiva della Recherche di Proust, non si capacitava che a un fiore dal nome così splendente (fiore d’oro recita l’etimo greco)...

La poesia del nostro tempo / L’italiano della canzone

Oltre alle più note come Arlecchino o Brighella, tra le maschere della commedia dell’arte ce n’è una apparentemente marginale ma altrettanto memorabile (almeno per me): il dottor Balanzone. Pingue e rubizzo, verboso, incappellato e paludato di nero alla maniera degli accademici, Balanzone incarna la figura del saccente, del pedante, del ciarlatano. All’occasione, è in grado di discettare su qualsiasi argomento; nel suo latinorum, anche i più terra-terra si sublimano, si gonfiano, si levano in volo sotto gli occhi stupiti dei villani. Di tortellini discute come si discuterebbe di teodicea o di macchie lunari.  Ecco: i libri sulla canzone – sempre più numerosi negli ultimi anni – mi sembrano caratterizzati da quello che chiamo “effetto Balanzone”.  Questo effetto – molto prevedibile, quasi inevitabile – nasce dal contrasto involontariamente comico tra la leggerezza (e a volte la futilità) dell’oggetto studiato e la gravità dei mezzi utilizzati per studiarlo. Sparare ai fringuelli col cannone. Lo studioso – che ha formato i suoi strumenti sulla tradizione letteraria più alta – si trova ad applicarli a “opere” che sembrano per loro natura estranee e anzi refrattarie a tanta...

Cannabis sativa / Maria in giardino?

Lo so, vi piace la Maria (Cannabis sativa) e vi piacerebbe tenerla in giardino, anche solo per ragioni ornamentali, per quelle foglie diventate iconiche del ribellismo anni sessanta e settanta. Ora si può, purché siano piante con innocui livelli di Thc (tetraidrocannabinolo) e acquistate da coltivatori in regola con le disposizioni di legge. Tuttavia è fenomeno di nicchia, potreste trovarla in quel di Mantova, nei vivai di Canneto sull’Oglio (e ci mancherebbe! nomen omen), ma non figura rubricata dai cataloghi dei vivaisti di erbacee più rinomati.     Destino singolare quello della canapa. Prima del proibizionismo, l’Italia era seconda solo alla Russia nella coltivazione, che alimentava le imprese tessili e aveva le sue capitali produttive in Napoli e Bologna (le famose tele di Romagna con le tradizionali stampe color ruggine). C’è chi, favolosamente, vi riconduce persino l’etimo del toponimo Canavese.     Certo è che anche in quest’area di Piemonte, tra la Serra d’Ivrea e la Dora, la canapa era coltura antica: sul castello di Masino ancora svetta lo stemma della potente famiglia Valperga, «fasciato di oro e di rosso, alla pianta di canapa d’argento sradicata...

Un verso, la poesia su doppiozero / Giovanni Pascoli. Come l’aratro in mezzo alla maggese

Ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono. Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. Un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che compongono un testo. Per questo da un verso, da un solo verso, possiamo muovere all’ascolto dell’intera poesia.   È l’ultimo verso di Lavandare, una poesia di Pascoli nota per essere tra le più antologizzate e studiate nelle scuole. Appartiene alla raccolta Myricae, alla sua terza edizione (1894; la prima edizione è del 1891). C’è subito da dire che questo verso molto bello non è di Pascoli, ma...

Oltre le palme e gli ulivi / Alberi della Passione

Palme e ulivi sono gli emblemi arborei della Pasqua. Eppure, la settimana della Passione ha come protagonisti altri esemplari clorofilliani. Tutti noi abbiamo negli occhi la corona di nude spine imposta al Cristo prima della crocefissione, e l’iconografia sacra sempre così la raffigura. Infatti, secondo la vulgata latina da cui dipende la maggior parte delle traduzioni italiane, i Vangeli di Marco Matteo e Giovanni (Luca sorvola sul dettaglio) parlano di spineam coronam (Mc) e di coronam de spinis (Mt. e Io.). Chi invece compulsa la versione greca, ad esempio nell’edizione dei Millenni Einaudi curata in modo magistrale da Giancarlo Gaeta, si stupirà nel leggere che la corona viene intrecciata dai soldati con foglie di acanto (Mc., akánthinon stéfanon; Mt. e Io., stéphanon ex ákanthon).   Acanthus mollis   È pur vero che akántha significa proprio «spina», tuttavia rimane legittimo il dubbio sul prevalere dell’etimo rispetto al nome della pianta. Forse perché troppo colto, benché usato anche da Virgilio e già consegnato alla gloria della stilizzazione estetica dai capitelli corinzi.    Acanthus Spinosus   Fatto sta che nel nostro immaginario le spine...

Inetto alla vita e diverso / Cosa cercano gli adulti nei bambini?

L’edizione Torino Spiritualità 2017 appena conclusasi ha avuto come titolo Piccolo me. Restare o diventare bambini. Quest’estate mi sono trovata a riflettere spesso sul tema del cosiddetto ‘bambino interiore’, e dunque tale scelta è stata per me una conferma: come mi capita di notare da qualche tempo, mai come oggi questa figura è diventata, oltre che oggetto di studio, una presenza che ricorre nel linguaggio comune, offrendosi come certezza, dato acquisito. Proprio su questo aspetto si è fissata la mia attenzione. Se la relazione simbolica del bambino con l’adulto, infatti, è da sempre oggetto di riflessione – basti ricordare le forme più note che ha assunto, dal fanciullino del Pascoli alle figure junghiane del puer e del senex, poi riprese e rielaborate da James Hillman, ma anche la rappresentazione dell’anima in forma di fanciullo in epoca classica e poi cristiana, o l’idea di creatività infantile che corre dal Novecento a oggi –, ciò che oggi di queste esperienze è entrato nell’opinione comune appare come il risultato di una contaminazione fra concetti che hanno acquisito popolarità perdendo per strada profondità e tridimensionalità (dimensioni...

La vita delle piante / Requiem per tre alberi

I giardinieri sono arrivati. Devono tagliare a pezzi due querce e un cedro lunghi trenta metri che, all’alba disgraziata del 31 luglio scorso, una bufera ha abbattuto al suolo come birilli.   _ Altri giorni di sofferenza al rumore rabbioso, snervante, delle motoseghe. Poi verrà la ruspa a ribaltare ceppi e radici per coprire le voragini. Si dovranno sezionare e sistemate i ciocchi, trinciare i rami più fini e le fronde. Nulla andrà buttato: ne verrà legna buona per il camino e pacciame di qualità per le aiuole. Ma il giardino non sarà più lo stesso.     So bene che i giardini non sono mai gli stessi, cambiano in continuazione, sempre mutevoli e diversi: il tasso barbasso, nuovo ospite, s’è allogato di sua iniziativa nei pressi della peonia rossa e ora la sovrasta con il suo candeliere; chissà quale compagnia sceglierà per la prossima stagione. Il Cornus kousa ha agonizzato tutta la torrida scorsa estate e in primavera ho dovuto registrarne la morte. Eventi lieti e no, che si mettono nel conto dell’ordinaria amministrazione. Ma questo schianto, benché nella natura delle cose, è devastante.     Di recente, un amico spagnolo in visita al giardino mi...

Corvi, gabbiani, pappagalli e altri volatili impertinenti / Animali parlanti

Poco prima che l’uomo imparasse a fare tweet, ovvero a cinguettare, il filosofo David Rothenberg si è posto una domanda: Perché gli uccelli cantano? Per rispondere ha seguito due piste, corrispondenti alle sue due vocazioni. Da filosofo, ha studiato l’etologia, a partire dalla teoria di Plinio il Vecchio sulle gazze, che canterebbero per imitazione di rumori diversi, fra cui la voce umana:  «Esse amano pronunciare certe parole e non soltanto le importano, ma si divertono ed esercitando la loro diligenza e la loro riflessione fra sé, non nascondono il loro impegno. Si sa che possono anche morire vinte dalla difficoltà di una parola!».  (Naturalis Historia, X 118)   Ma poi Rothenberg è anche musicista e ha portato il suo sassofono soprano in oasi naturalistiche australiane, per imitare e “rispondere” al canto di uccelli di specie rarissime. Perché il canto degli uccelli ci sembra quasi un parlato? La modulazione è tonale, e ritmica più che fonologica; l'aspetto di parlato penso sia dato soprattutto dal fatto che l’espressione degli uccelli è dialogica.Impiegando la sua tecnica musicale Rothenberg rende sistematico e quasi scientifico un analogo esperimento del signor...

L’alba Besser, la calcarata, la canina, la cornuta, la bosniaca / Violette

Alto il rischio di svenevolezze e romanticherie ma, nei pressi della festa di primavera, tale rischio è da affrontarsi con determinazione. Tutti i possibili discorsi intorno alla viola, alfiere della nuova stagione, sfiorano il lezioso, bordeggiano il patetico, cadono nello sdolcinato (bonbon parmense o tolosano che sia). Eppure, chi non si è sdilinquito al suono teso, struggente della Violetera in Luci della città?Timida, modesta è la Viola odorata secondo i manuali della simbologia floreale: mammola è popolarmente detta, e mammoletta si dice appunto della bimba ingenua e delicata, tenera e facile ad imporporar le gote per un nonnulla. È la violetta dei prati e dei boschi che, ai primi tepori – stolonifera – tappezza ampie porzioni di prode erbose, tingendole e profumandole di quel colore e di quella fragranza in altro modo indefinibili. L’uno, detestato dai teatranti ad eccezione – dicono – di Eleonora Duse, l’altra (al pari del mughetto) da evitare sulla pelle in purezza: fa tanto profumo di vecchia zia. Timida, dunque, la mammoletta, ma tenace e persistente. Un bel viatico cui, forse, si deve la recente fortuna anagrafica del nome, ma temo l’aggio dei bamboleggiamenti...

Vischio

Bello l’inverno quando contro i cieli chiari s’intrecciano neri i rameggi degli alberi. Tutto è terso, freddo, cristallino. Nel gelo, il vischio (Viscum album) sugge il verde che brilla nei sospesi grappoli e riluce di diafane bacche.   Cespuglio epifita ed emiparassita, nel regno vegetale il vischio è un doppio scroccone: approfitta della pianta ospite per allogarsi e, già che c’è, insinua nel legno gli austori per carpire un po’ di linfa.     L’inverno lo rivela alto sulle latifoglie, in genere rosacee (meli e peri), pioppi e robinie. Con più efficace camouflage colonizza anche conifere (abeti e pini) specializzandosi in funzione degli ospiti. Il genere viscum conta circa 70 specie a foglia persistente; nel bacino del Mediterraneo ve n’è persino a bacca rossa (Viscum cruciatum). Diversa è invece la famiglia del vischio della quercia (Loranthus europaeus Jacq.) dalle foglie caduche e bacche paglierine.   Dimentico del ramo d’oro che a Enea consente il colloquio con il padre defunto, Giovanni Pascoli dedica al vischio un poemetto ossessivo, vampiresco: «...

Campioni # 1. Gian Maria Annovi

La Signora # 1 me la mettono in casa per forza ad aspettare che muoia una non italiana una troia io che insegnavo il latino che traducevo il greco e ora una cosa che sbatte le ciglia che appena mugugna un sacco di ossa e respiro e lenzuola […] La Scolta # 2 mattina lava Signora con carozina. lava tutta. con saponetta. con spunia. lava capelli anche. lava là in fondo che Signora non vuole e mi grida. ma io volio profuma di buono non quello suo odore di donna che more.   da Id., La scolta (Roma, nottetempo, novembre 2013, pp. 33, € 4), p. 11 e p. 13   Già col primo dei nostri «Campioni» poetici tocca contravvenire a una delle regole che ci siamo dati per questo gioco: la scelta cioè – per ciascun libro a sua volta eletto a «campione» della «vera contemporanea poesia» – di un solo componimento che appunto faccia da «campione» della sua lingua e del suo immaginario. Il fatto è che sempre più, nella poesia di Gian Maria Annovi, si assiste al significativo passaggio da un «iniziale sperimentalismo astratto», nel quale i testi figuravano «...

Tavoli | Umberto Eco

In occasione dell'uscita del nuovo libro di Umberto Eco, Storie delle terre e dei luoghi leggendari, Bompiani (nelle librerie da mercoledì 9 ottobre) proponiamo una versione ampliata di Tavoli, sempre a cura di Giovanna Silva.     Ci sono almeno due modi di vivere la scrivania. Il primo è quello di usarla come piano di lavoro, alla stregua di un falegname o di un sarto con i rispettivi banconi per piallare o cucire. Sopra vengono distribuite le cose che servono per scrivere; non solo la penna e il calamaio, o del computer, ma anche i documenti che si stanno consultando: libri, articoli e quant’altro si tengono sott’occhio al momento della redazione della propria opera.     Il secondo è invece quello di frequentarla come una mappa, più o meno intenzionalmente progettata, dei lavori compresenti nel medesimo periodo e soprattutto prossimi futuri, suddivisa per colonnine o gruppi di vario tipo, comprese le stratificazioni geologiche più o meno in disordine. Ci sono leggende su chi possiede più scrivanie (Pascoli, poeta e professore al contempo e anche i tre tavoli di Calvino).   Ma...

Tavoli | Walter Siti

In uno dei suoi libri Walter Siti racconta di quando, giovane laureato di belle speranze, lo spedirono a fare una qualche ricerca sugli scartafacci del Pascoli. Una sera però, con la corriera che tarda e la pioggia che batte, a Walter viene un gran mal di pancia; suda, si agita, decide infine di liberarsi lì in una fratta. Passata l’emergenza si fruga nelle tasche, non sa con cosa pulirsi, s’imbatte in una di quelle sudate, preziose carte. E capisce in un istante, una volta per tutte, che la devozione del filologo non sarà mai la sua.   L’episodio, vero o con molto maggiore probabilità inventato (sulla falsariga di un’indimenticabile coprolalia a tema pascoliano di Alberto Arbasino), fa il paio con un’altra dichiarazione di Siti alla quale credo di aver avuto accesso, invece, solo in forma privata. Secondo la quale il suo vero tavolo di lavoro sarebbe in realtà il letto in cui dorme: ma dove pure legge, prende appunti e butta giù le primissime idee di quello che scrive.   Con questi presupposti era dato figurarsi, nello studio di Siti, un tavolo ingombro d’un caos di carte, maculato d...

Lacrime & Bestseller

Domenica 4 marzo, mentre Massimo Gramellini presentava a Che tempo che fa il suo ultimo romanzo Fai bei sogni (Longanesi), l’alacre e solitamente petulante accademia di taglio e cucito che è Twitter stranamente taceva. C’era nell'aria una certa perplessità, forse anche un po’ di sgomento. Gramellini stava spiegando di avere scritto un romanzo attorno alle reali circostanze della morte della madre, avvenuta quando lui aveva nove anni e che gli era stata spiegata come dovuta a un infarto. Queste circostanze non venivano specificate al pubblico televisivo, si è detto, per non svelare un “colpo di scena” del libro ma anche per evitare che l’intervistato fosse sopraffatto dalla commozione in diretta tv. Gramellini ha sostenuto di aver sempre evitato di fare e farsi domande al proposito, di avere ricevuto la rivelazione da un’amica di famiglia, a più di quarant’anni di distanza dai fatti, e di avere allora provato una forte rabbia postuma nei confronti della madre.   La verità non era proprio difficile da indovinare, per lo spettatore. Per controllarla avrebbe potuto consultare su Internet...

Giovanni Pascoli / Italy

Vetta dello sperimentalismo linguistico dell’autore di Mirycae, Italy, come e più degli altri Poemetti, ha il respiro di un vero e proprio racconto in versi (è del resto il più lungo delle raccolte). Ma questo dramma in miniatura dell’emigrazione cova anche gli aspetti più retrivi del “socialismo patriottico” di Pascoli (“un tentativo di rimozione delle paure piccolo-borghesi d’uno sconvolgimento radicale della società e insieme una risposta all’esigenza della piccola borghesia intellettuale di tornare a ricoprire un ruolo dirigente, negatole dallo sviluppo del capitalismo”, lo ha definito Giuseppe Nava. “Non a caso l’emigrazione è sentita dal Pascoli anche e soprattutto dal punto di vista linguistico, come perdita della lingua materna”). Quell’antica madre (patria) che richiamerà al nido i propri figli precorre di pochi anni la Grande proletaria, che si muove nella sciagurata (altro che sfolgorante!) impresa coloniale libica celebrata dal poeta.       ITALY   Sacro all’Italia raminga   CANTO PRIMO...

Patriottici arbusti

La dolcezza dell’autunno sta anche nella spigolatura, nel piacere di cogliere l’ultimo frutto dell’orto, l’ultimo fiore del roseto. Non più gustosi, né più profumati di quelli estivi, certo i più commoventi prima del lungo sonno invernale. Ma l’autunno inoltrato offre più ricchi regali. C’è un albero che quando il freddo è alle porte dà tutto di sé e tutto insieme: foglie verdi e lucide, piccoli fiori cerei, bianco-rosati in grappoli penduli, frutti color fiamma e commestibili. Un ben di dio quando ormai non ce lo si aspetta. In Toscana lo chiamano albatrello, nelle Marche cerasa marina, in Calabria ’mbriacheddi, in Campania sovera pilosa: è l’arbutus unedo, alias il corbezzolo, essenza principe della macchia mediterranea, ma ben acclimatato anche sulle coste atlantiche e, su su verso nord, fino in Irlanda.   I nomi regionali sono ispirati dai frutti tondi, prima verdi, poi gialli e, una volta maturi, rosso-aranciati, punteggiati da tubercoli piramidali che ricordano al tatto le fragole di bosco. Tant’è che la lingua inglese registra il corbezzolo come strawberry tree. Sono bacche edule con un discreto contenuto di alcool, dalla polpa gialla e gelatinosa, dal sapore non...

Il lutto del tutto

Amore e morte, per eccellenza, sono i temi della poesia. Uniti in un vincolo tenace, stabile proprio perché soggetto a tutte le metamorfosi, tutte le contraddizioni. Ed è così almeno da quando i fondatori della nostra lingua, nonché della poesia moderna, Dante e Petrarca, hanno avuto in sorte la “grazia ben formidabile” (così una volta, più tagliente che mai, Edoardo Sanguineti) del fatto – storico quanto mitobiografico – che “l’amata muore”.   Poeta per antonomasia petrarchesco si è mostrato, sin dagli esordi di Dietro il paesaggio (1951), Andrea Zanzotto. Così lo presentava infatti, nel ’54, il suo primo grande sponsor Ungaretti: di fronte al “segreto d’un panorama”, ogni giorno riscoperto e nondimeno sempre uguale, non si poteva che pensare al “Canzoniere del Petrarca dove da sonetto a sonetto appare sempre lo stesso fantasma, ma l’animo da sonetto a sonetto si modula a un grado diverso”. Esibitamente e quasi provocatoriamente Petrarca, dunque: nel tempo, il secondo Novecento, del massimo culto per Dante. Così fra l’...

Patria

“Patria”: non sarà inutile soffermarsi sul termine. Si colloca vistosamente fuori del linguaggio parlato: nessun italiano, se non per scherzo, dirà mai “prendo il treno e ritorno in patria”. È di conio recente, e non ha senso univoco; non ha equivalenti esatti in lingue diverse dall’italiano, non compare, che io sappia, in nessuno dei nostri dialetti (e questo è un segno della sua origine dotta e della sua intrinseca astrattezza), né in Italia ha avuto sempre lo stesso significato. Infatti, a seconda delle epoche, ha indicato entità geografiche di estensione diversa, dal villaggio dove si è nati e (etimologicamente) dove hanno vissuto i nostri padri, fino, dopo il Risorgimento, all'intera nazione. In altri paesi, equivale press'a poco al focolare, o al luogo natio; in Francia (e talora anche fra noi) il termine ha assunto una connotazione a un tempo drammatica, polemica e retorica: la Patrie è tale quando è minacciata o disconosciuta. Per chi si sposta, il concetto di patria diventa doloroso ed insieme tende ad impallidire; già il Pascoli, allontanatosi (non poi di molto...

Le patrie

Discrezione e sobrietà impongono a Levi la distanza da quel termine che nessun italiano userebbe mai nei dialoghi di tutti i giorni. La parola patria è eccessiva, intrisa di retorica, e, in particolare, è approssimativa. Villaggio, focolare, terra dei padri (e qui aiuta l’etimologia), nazione: molti sono i suoi sensi possibili, probabilmente troppi per l’esattezza leviana. E poi sul concetto che sottende sembra gravare un limite invalicabile, ovvero la sua volatilità. Basta andarsene dai luoghi natii, oppure è sufficiente essere appartenenti ad un popolo come quello americano o sovietico in pendolare movimento tra città diverse, e la patria non c’è più. Svanita, dissolta impalpabilmente nelle nebbioline della malinconia, come ribadisce il “patria... è dove si vive” di Pascoli. Eppure non è tutto. Levi sa di non aver esaurito lo scavo, sa che da qualche parte quella parola porta con sé anche altro, e non è un altro da poco, perché, a ben vedere, può essere una convincente spiegazione ad uno dei dilemmi della storia contemporanea. Si tratta della...

Nocciolo sposato alla Vitalba

Avete visto gli orecchini dei noccioli? Sui rami nudi, i pendenti d’un giallo paglierino ornano ogni frasca. Ondeggiano a coppie, i più vanitosi anche a tre o a quattro, allungandosi ben oltre i dieci centimetri d’ordinanza. Non possono passare inosservati nei giorni di fine inverno, quando alberi e cespugli intirizziscono agli ultimi freddi. Sono le infiorescenze maschili del corylus avellana, il nocciolo nostrano diffusissimo nei boschi e nei parchi cittadini. Allo sguardo frettoloso di chi non sa cogliere a terra, tra le foglie secche, i primi azzurri di pervinche e anemoni, annunciano il prossimo cambio di stagione. Sui filamenti centrali girano minuscoli petali con antère dal lieve profumo di miele. Spugnosi al tatto, nel giusto momento della maturità diffondono al vento nubi di polline dorato. Difficile invece soffermarsi sulle assai modeste infiorescenze femminili: simili a gemme, come unico sfoggio hanno in dote un ciuffetto rosso appena visibile. Ma da qui si sviluppanno i frutti golosi. Aerei, sospesi tra i gialli pendagli dei noccioli sorprendono lo sguardo i batuffoli grigio argentei della vitalba in livrea invernale. Sono i...