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Horst Bredekamp

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Per un pensiero della distanza / Warburg l’indiano

Una breve intervista sul San Francisco Call del 24 febbraio 1896 ci presenta “A Noted Florentine Investigator” in procinto di salpare per il Giappone (viaggio che non avrà luogo), vivamente sorpreso dall’arte degli indiani Pueblo per l’intimo legame che essa istituisce con la loro mitologia e per la elevata qualità degli artefatti, che – arriva a dichiarare l’intervistato – risultano persino più interessanti dell’arte rinascimentale italiana. Questo apparente ridimensionamento dell’assoluto primato artistico del Rinascimento italiano sembra provenire da un intelletto estravagante. In realtà l’affermazione, per nulla dissimulata, del superiore interesse di vasi e utensili di uso quotidiano prodotti da una cultura extraeuropea, pone la questione della natura e della dignità scientifica di questo «interesse». Che genere di ricerca poteva avere determinato simili convinzioni in uno studioso come Aby Warburg – poiché, lo si è già capito, di questi si tratta –, uno studioso fino a quel momento attivo come storico dell’arte, che aveva pubblicato, nel 1893, una dissertazione dottorale su Botticelli? A questo interrogativo si può trovare una risposta tanto persuasiva quanto suggestiva...

Icona

L’immagine viene solitamente considerata uno strumento che può essere utilizzato per riprodurre efficacemente la realtà. Ma può presentarsi anche come un’entità che è dotata di un’esistenza autonoma. Ha affermato infatti lo storico dell’arte tedesco Horst Bredekamp, nel volume Immagini che ci guardano: «Mentre la lingua parlata è propria dell’uomo, le immagini gli vengono incontro sotto il segno di una corporeità aliena» (pp. 9-10). Ne consegue che le immagini sembrano ricavare dal fatto di godere di un’apparente autonomia rispetto agli esseri umani una notevole capacità di suscitare sensazioni ed emozioni. Tutte le immagini devono essere considerate efficaci dal punto di vista espressivo, ma ciò appare particolarmente evidente in alcune di esse che riescono a imporsi nella cultura collettiva. Si tratta d’immagini che possono essere definite “iconiche”, in quanto sono particolarmente intense e in grado di entrare nella memoria di tutti, influenzando così fenomeni sociali, comportamenti e relazioni.  Già Marshall McLuhan aveva sviluppato ne Gli strumenti del comunicare il concetto di «icona», la quale, a suo avviso, doveva essere considerata non semplicemente un’immagine, ma...

Goethe Institut Torino / Horst Bredekamp, Immagini che ci guardano

Il 15/16 marzo a Torino due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un contributo di Roberto Gilodi per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.     «Non iscoprire se libertà t’è cara ché ’l volto mio è charciere d’amore.» L’autore di questa frase imperativa, annotata su un pezzetto di carta, è Leonardo da Vinci. L’allusione è alla consuetudine di velare le statue e di scoprirle nelle occasioni festive, a parlare – ed è questo l’aspetto singolare – è la statua stessa che si rivolge direttamente a colui che la guarda. Il monito che proviene dall’opera trasforma la sua condizione di oggetto, che si offre passivamente alla visione dello spettatore, in quella di un soggetto attivo: la visione diventa comunicazione.   Questa annotazione di Leonardo viene eletta da Horst Bredekamp a motto di quello che è...

Una mostra a Venaria / Steve McCurry

Le fotografie di Steve McCurry meritano di essere osservate più e più volte. Può  sembrare banale, ma invogliano al viaggio, alla scoperta di culture lontane, visi, espressioni, abitudini per noi incomprensibili. C’è un prezioso pezzo di mondo all’interno delle sue mostre e raccolte fotografiche. Un regalo, una concessione (a tratti quasi istruttiva), che permette di scaraventare a migliaia di chilometri anche chi non si potrà mai permettere (o a cui mancherà la voglia) di spingersi oltre la propria realtà. La mostra organizzata alla Reggia di Venaria (attiva dal 1 aprile al 25 settembre 2016) merita decisamente una visita. Ben congegnata, appaga il visitatore con una vastissima quantità di foto (oltre le duecentocinquanta per la precisione) organizzate senza un ordine rigido, cosa apprezzabile perché permette di scegliere un percorso proprio, libero e non influenzato da una gerarchia o da una ‘forzatura concettuale’.     Vanta inoltre due esposizioni inedite, la prima relativa all’esperienza giovanile in Afghanistan presso i guerriglieri-profughi del Nuristan (rigorosamente in bianco e nero) e la seconda legata al progetto di sostenibilità Lavazza ¡Tierra! di cui...

L’affaire Sidereus Nuncius

Nella primavera del 2012 arrivò sulle pagine dei giornali la notizia di un clamoroso saccheggio: da mesi il direttore della Biblioteca Nazionale dei Girolamini a Napoli stava sistematicamente appropriandosi di centinaia di volumi conservati nell’istituto. Tomaso Montanari ne scrisse per primo su Il Fatto Quotidiano descrivendo una scena che ricorda Curzio Malaparte: Vico, il pastore tedesco del direttore, razzolava nella sala centrale della biblioteca, “con un immenso osso di prosciutto tra le fauci” tra cinquecentine ammucchiate sul pavimento e lattine di Coca Cola abbandonate sui banconi seicenteschi (Tomaso Montanari ricostruisce la vicenda in Le pietre e il popolo, Roma, 2013, pp. 46 – 59). Grazie alla testimonianza di Maria Rosaria e Piergianni Berardi, due bibliotecari che avevano assistito sbigottiti a ripetuti saccheggi notturni, i Carabinieri misero la Biblioteca sotto sequestro e nel maggio 2012 la Procura di Napoli arrestò il direttore, Marino Massimo De Caro. De Caro ha confessato il furto dei Girolamini e altri compiuti in diverse biblioteche italiane, ed è stato condannato a sette anni. Attualmente è in attesa di un...