Categorie

Elenco articoli con tag:

Ivana Pais

(6 risultati)

3x3 = cheFare

«Per doppiozero è naturale interrogarsi sullo stato della cultura in Italia. Sin dall’inizio della nostra attività abbiamo ospitato molti interventi su questo tema, offrendo prospettive diverse intorno a un dibattito che è diventato sempre più intenso negli ultimi due anni. Siamo convinti che l’uscita dall’attuale crisi non sia solo un problema economico. È anche, e soprattutto, un problema culturale…»   Si apriva con queste parole l’articolo di doppiozero dedicato alla prima edizione del premio cheFare. Era il 24 settembre 2012. In due anni e mezzo, attraverso due edizioni successive, cheFare ha sostenuto progetti di innovazione culturale di forte impatto sociale e la costruzione di una rete di soggetti convinti che la cultura sia uno strumento fondamentale per rispondere alla crisi economica e sociale del nostro paese. Per questo oggi doppiozero è felice di annunciare la terza edizione del premio cheFare.   Diventata una realtà autonoma e indipendente da doppiozero, questa nuova edizione di cheFare si presenta con altre novità, prima tra tutte l’aumento della...

Di Casa in Casa vince cheFare

Oggi si conclude ufficialmente il percorso di cheFare, iniziato lo scorso 28 ottobre con l'apertura del bando e protrattosi per cinque mesi molto intensi. Questa seconda edizione ha visto il consolidarsi dei rapporti di partnership con chi ci affianca nell'organizzazione del premio e ha riscosso un notevole successo per quanto riguarda i numerosi soggetti coinvolti. Il bando conferma quanto già sperimentato lo scorso anno: rigore progettuale, capacità di innovare e costruzione di relazioni con le comunità sono elementi oggi imprescindibili per chi è attivo nel mondo della produzione culturale. Il valore aggiunto di quest'anno è dato dalla formazione di rapporti e connessioni che si sono venuti a creare tra i progetti in gara, segno che cheFare non viene vissuto come una semplice competizione ma come un momento di elaborazione collettiva di pratiche culturali. Il nostro impegno da oggi sarà dedicato a sviluppare le relazioni che si sono venute a creare nel corso di questi mesi e a valorizzare tutti i progetti che hanno partecipato a questa edizione. L'obiettivo sarà quello di approfondire il dibattito in corso...

Le 9 muse delle finali di cheFare

71.000. Un numero impressionante. È quello delle persone che nel corso di due mesi hanno votato per la fase di selezione on-line della seconda edizione del bando per l'innovazione culturale cheFare, conclusasi lo scorso 13 Marzo, che ha portato da 40 a 9 i candidati al premio di 100.000 euro. In questi mesi densissimi i partecipanti hanno fatto ricorso ad ogni strumento di comunicazione immaginabile per raccontare le nuove forme di produzione culturale. Hanno attraversato l'Italia, riscoprendo vecchie amicizie e trovandone di nuove. Hanno popolato feste di paese ed eventi istituzionali; hanno visitato scuole, teatri, musei, gallerie d'arte, cinema, biblioteche, librerie, sale da concerto, spazi di coworking, fablab, piazze, bar, club, discoteche, sagre e centri sociali. Hanno volantinato, intessuto migliaia di conversazioni sui blog e sui social network, imparando a raccontarsi e parlando incessantemente con i giornalisti dei più oscuri fogli locali come dei principali media nazionali. Sulla piattaforma di storytelling partecipativo Timu sono stati caricati oltre 1400 contenuti prodotti dalle comunità dei votanti, tra filmati, fotografie, grafiche...

Lavoro, le reti “giuste”

Sul tema dell'accesso al lavoro, questione cruciale in tempi di crisi dell'occupazione, le risorse digitali e in particolare i 'social' rappresentano sempre più un luogo privilegiato di incontro fra domanda e offerta. I motivi e gli aspetti di riflessione su questo tema sono molteplici e ben rappresentano la varietà di dimensioni correlate alla 'transizione al digitale' in corso in numerosi ambiti. La ricerca di lavoro non fa eccezione, e se pensiamo al social recruiting e a tutte quelle pratiche legate al lavoro nella Rete, queste ci dicono chiaramente una cosa: le modalità di ricerca e accesso al lavoro stanno cambiando.   L'utilizzo più standardizzato delle risorse digitali in tema di ricerca di lavoro è quello che consiste di fatto in un adattamento delle tradizionali modalità 'offline' all'interno delle piattaforme digitali. Soprattutto tra le fasce d'età che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro, viene 'naturale' guardare alla rete come il luogo privilegiato della ricerca, in sostanziale analogia con il ruolo che fu dei giornali di annunci e delle...

I marosi di Bauman sono finiti

“Insomma, dovete considerare il fatto che siamo fatti di sola polvere. Non è granché per andare avanti, lo ammetto, e non dovremmo mai dimenticarcene. Ma anche considerando questo, cioè questa specie di brutto inizio, non ce la stiamo cavando malissimo. Quindi, da parte mia, sono convinto che, nonostante la pessima situazione attuale, possiamo farcela. Mi sono spiegato?” Ph. K. Dick, Le tre stimmate di Palmer Eldricht.       I marosi di Bauman sono finiti. Dietro questa battuta c’è l’idea che il cosiddetto “pensiero liquido”, per il quale è diventato noto il sociologo polacco, cominci a segnare il passo. L’elemento liquido, cui fa riferimento in tanti suoi lavori, è sempre meno in grado di dare senso alle evoluzioni in atto e occorre quindi trovare nuove parole e nuove metafore in grado di esprimere i cambiamenti.   A sentire Ivana Pais, autrice de La Rete Che Lavora, sembra che una delle caratteristiche peculiari delle professioni postindustriali sia un’attitudine alla polidimensionalità: saper interagire in situazioni differenti, con codici appropriati, in...

La rete che lavora

Si chiama La Rete Che Lavora ed è un libro (edito da Egea) scritto da Ivana Pais, sociologa economica dell’Università Cattolica di Milano, studiosa di lavoro e reti sociali. È un contributo importante per comprendere le dinamiche di quell’oggetto ormai quasi intangibile, il lavoro, la cui ricerca e le cui pratiche sempre più passano attraverso la rete – e ritorno, come scrive l’autrice.   La premessa cruciale è che in questo libro si parla di rete in senso ampio: c’è il Web, certamente, ma c’è anche e soprattutto la rete come entità organizzativa, in quanto è nella forma della rete che i “nuovi lavoratori” costruiscono le proprie identità lavorative. Su questa linea l’autrice discute e argomenta, attraverso un nutrito numero di esempi, la tesi secondo cui per capire a fondo il lavoro postindustriale sfuggente ed “in frantumi” che caratterizza la contemporaneità è necessario descrivere e raccontare le storie e le esperienze del lavoro che cambia, e quindi sviscerare a fondo le narrative delle nuove forme di lavoro che...