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Jean-Bertrand Pontalis

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Sotto la protezione il frutto / Didier Anzieu. Io-pelle

È uscita per Raffaello Cortina una nuova edizione dell’Io-pelle, l’opera più nota di Didier Anzieu (1923-1999). È un libro di necessaria lettura per ogni psicologo, psichiatra, psicoanalista o psicoterapeuta. Un libro altrettanto importante per antropologi, neurologi e biologi. In quel testo la psicoanalisi si intreccia con la teoria della complessità e con le neuroscienze. Non le neuroscienze contemporanee, che si concentrano essenzialmente sul sistema nervoso centrale, trascurando il corpo, bensì quelle classiche, che danno altrettanta importanza alle periferie sensitive e percettive. Anzieu è autore conosciuto, più che tra gli psicoanalisti, nel campo gruppo-analitico, in quello dei terapeuti della Gestalt, nello psicodramma e in altre correnti della psicoterapia in cui l’uso del corpo e del teatro è preponderante. L’Io-pelle rientra infatti nel registro di quelle opere che hanno dissentito dall’idea del “corpo ostacolo”. Il “corpo ostacolo” è quella versione della psicoanalisi che considera appunto il corpo come ostacolo alla relazione, anziché come suo veicolo. Le teorie che vedono, dietro al corpo, il fantasma dell’incesto, anziché quello di una madre ancestrale...

Elvio Fachinelli: il clinico che ridefinì l'osceno

Tempo fa William Buckley rimproverava Allen Ginsberg di comporre opere oscene per via del suo linguaggio; invitato a una trasmissione televisiva gestita dallo stesso Buckley, Ginsberg rispose che oscene non sono le parole, ma le morti durante l'allora guerra del Viet-Nam.   La biografia culturale di Elvio Fachinelli (1928-1989) sembra una genealogia Biblica. Il suo analista fu Cesare Musatti (1897-1989), il quale – considerato uno dei Padri della psicoanalisi italiana – si formò con Edoardo Weiss (1889-1970), il primo psicoanalista  italiano. Weiss era, a sua volta, in supervisione dallo stesso Sigmund Freud. Nonostante le sue origini nobili e ortodosse, Fachinelli fu tra gli psicoanalisti che più cambiarono la psicoterapia in Italia.   In primo luogo rifiutò l'idea di “resistenza del paziente” a favore dell'accoglienza della “persona che frequenta l'analisi”, spostando la responsabilità della terapia sull'"esperto”. Negli anni Settanta nacque e si diffuse la strana idea che se c'è fallimento nella relazione tra il professionista e il suo utente, la...

Scrittura e follia di Louis Wolfson

«I libri veri, i libri profondi, sono forse e unicamente quelli che ci permettono di avvicinarci alla coscienza pura. (…) Ogni volta che uno di questi libri appare, così nuovo e così straordinariamente se stesso – uno di quei libri che non si leggono veramente, ma che si vivono – sembra allora che la letteratura nel suo insieme venga rimessa in dubbio. Il libro diventa in qualche modo un vendicatore implacabile e solitario che distrugge d’un tratto anni d’abitudini e di comfort letterario».   Il premio Nobel Jean-Marie Gustave Le Clézio presenta così uno di questi libri rari che spesso appartengono a una letteratura meno, quella «dei distrutti, dei vinti», che turba e inquieta, Le Schizo et les langues di Louis Wolfson. L’autore, nato a New York nel 1931, diagnosticato come schizofrenico, costretto dalla madre a molti ricoveri e infiniti elettroshock, è un ebreo americano che non tollera la propria lingua, «il famoso idioma inglese». Il rifiuto della madre si esprime nel rigetto della lingua materna, quel sistema lessicale usato da chi lo circonda, e dalla quale,...

Autobiografia del dolore

Georges Perec, sdraiato sul divano dello psicoanalista Jean-Bertrand Pontalis, ritrova il suo ricordo più doloroso. Un ricordo d’infanzia, riguardante la deportazione della madre. In W ou le souvenir d’enfance, sua opera autobiografica pubblicata nel 1975, consegna il compito di dire quel dolore straziante a una casella vuota. Non un capitolo, ma un taglio tra un capitolo e l’altro: tre puntini di sospensione che interrompono una struttura che intreccia un racconto di finzione a una collezione di ricordi. La lacerazione più grande si consegna in un vuoto che toglie l’aria.Primo Levi nella prefazione di Se questo è un uomo scrive il suo passo indietro rispetto al dolore: testimoniare e cercare di comprendere per restituire «uno studio pacato dell’animo umano».Ma la poesia che precede, soglia ulteriore, ordina al lettore di considerare, meditare, ripetere.La comprensione è impossibile, e insostenibile il ricordo come esperienza individuale. Per ricordare è necessario pensare all’esperienza come zona di irrealtà.Simonetta Fiori e Massimo Recalcati sono intervenuti sulle pagine di Repubblica in questi giorni rinnovando un dibattito cui avevano preso parte l’anno scorso, sul...