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Karl Jaspers

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L’ultimo libro di Ermanno Bencivenga: un omaggio a Hannah Arendt / Il male si espande nel mondo come un fungo

In una lettera scritta al maestro e amico Karl Jaspers, nel 1947, Hannah Arendt riassunse l’insegnamento principale che riteneva di aver tratto dalle lezioni universitarie e dagli esempi di vita del grande filosofo tedesco così: “Ciò che ho imparato da Lei e che negli anni seguenti mi ha aiutato a orientarmi nella realtà senza dover vendere la mia anima a essa, come in tempi passati la gente vendeva la propria anima al diavolo, è che la sola cosa che abbia davvero importanza non sono le diverse visioni del mondo, ma la verità, quella verità che si deve pensare e vivere apertamente e non nel proprio piccolo guscio, per quanto confortevole; ho imparato inoltre che la necessità, in qualsiasi forma, è solo un fuoco fatuo che cerca di indurci a recitare una parte invece di tentare di essere uomini”. Non poteva immaginare in quel momento, che, circa un quindicennio dopo, si sarebbe materializzata, di fronte a lei, l’incarnazione più opaca e grottesca, indecifrabile e tragica, dell’aderenza a quella “necessità”, nella figura di un rappresentante ragguardevole del nazismo e uomo chiave dell’Olocausto: Adolf Eichmann. La tesi sulla banalità del male, che Hannah Arendt forgiò sulla scorta...

Un nuovo libro su Primo Levi / I tedeschi e la colpa

Quando nel ’46 il filosofo Karl Jaspers riprese l’insegnamento in Germania, che era stato costretto ad abbandonare per aver sposato un’ebrea, dedicò il suo corso alla questione della colpa, soffermandosi sulla colpa ‘metafisica’, quella che investe chi non fa nulla per impedire il male inflitto a un proprio simile. È questa la dimensione a cui si pone il confronto che Levi aspira ad avere con i tedeschi. «La mancata diffusione della verità sui lager costituisce una delle maggiori colpe collettive del popolo tedesco, e la più aperta dimostrazione della viltà a cui il terrore hitleriano lo aveva ridotto» (SeS). Le pagine del suo primo libro Levi le aveva scritte senza pensare a un destinatario specifico, come chi sente il bisogno di gridarle sui tetti, ma quando Se questo è un uomo viene tradotto in lingua tedesca nella Germania Federale, dice nella prefazione che ha trovato compimento lo scopo della sua vita, «di portare testimonianza, di fare udire la mia voce al popolo tedesco, di ‘rispondere’ al kapo che si è pulito la mano sulla mia spalla, al dottor Pannwitz, a quelli che impiccarono l’Ultimo, ed ai loro eredi».   In I sommersi e i salvati, dice che, all’annuncio del...

Pulire le sedie

Il gesto che più colpisce nella trasmissione di Santoro, “Servizio pubblico”, è quando Silvio Berlusconi torna a sedersi sulla sedia poco prima occupata da Marco Travaglio – la sua sedia – trono nella trasmissione, qui priva dei suoi soliti cuscini di rialzo. Prima passa e ripassa i fogli ripiegati che tiene in mano (usati come un’arma intellettuale in molte delle trasmissioni precedenti, ma anche come un ampliamento dei gesti delle mani), a mo’ di spolverino avanti e indietro, quindi estrae a colpo sicuro dalla tasca destra il fazzoletto e lo agita come uno straccetto sulla seduta. Un gesto rituale di purificazione, ma anche un segnale insultante, stando alle definizioni date di questi comportamenti da Desmond Morris in L’uomo e i suoi gesti. Berlusconi ha da sempre l’ossessione del pulito, come dimostrano le istruzioni fornite ai suoi candidati nelle precedenti elezioni (abito pulito, alito profumato, toelette, controllo del sudore, visi glabri e capelli cortissimi, sino alla pulizia dei bagni dopo l’uso).   Una serie di ritualità che mostrano l’attenzione posta sul corpo e sulle sue...