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Michele Guerra

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La Grande guerra di Peter Jackson / Per sempre giovani: la trincea e l’archivio

La Prima guerra mondiale è stata per molti versi un vero e proprio laboratorio della modernità. Limitandoci a considerare gli aspetti che più da vicino riguardano la sfera visiva – e seguendo il percorso tracciato da Gabriele D’Autilia in un suo acuto volume (La guerra cieca. Esperienze ottiche e cultura visuale nella Grande guerra, Meltemi 2018) – è possibile verificare come questo evento abbia prima di tutto cambiato radicalmente le condizioni di immaginabilità e i metodi di visualizzazione della guerra.  È in questa occasione, in altre parole, che sembra venire a maturazione quel rapporto strettissimo fra media visivi e armi da fuoco su cui Virilio ha scritto pagine ancora oggi fondamentali. I conflitti armati, da questo punto di vista, sarebbero prima di tutto una questione visiva, che ha a che vedere con la capacità di vedere l’Altro e ucciderlo prima che lo faccia lui.    Non è un caso che questo processo trovi terreno fertile proprio fra le trincee della Prima guerra mondiale, proprio perché la nuova forma tattica della guerra di logoramento sembra esigere nuove modalità di visione. Il cambiamento del punto di vista porta così alla verticalizzazione dello...

Le neuroscienze possono dirci qualcosa dei film? / Cinema empatico

Neuro-mania / Neurofobia. Sono due titoli (il primo, a firma dello psicologo Paolo Legrenzi e del neuropsicologo Carlo Umiltà, apparso per i tipi del Mulino nel 2009; il secondo, pubblicato da Cortina nel 2013 dai neuroscienziati Salvatore Aglioti e Giovanni Berlucchi) che fissano gli estremi di un variegato spettro di reazioni che in questi ultimi anni hanno caratterizzato la risposta a una imponente messe di indagini sperimentali e di ipotesi epistemologiche rivolte in misura sempre maggiore ad ambiti non tradizionalmente esplorati dalle neuroscienze: l’estetica, l’etica, la teologia, l’economia… Tutto si può, in ultima analisi, spiegare col cervello. Nulla di quel che davvero conta in quel che siamo e facciamo può essere ricondotto al cervello. Ogni disciplina, se davvero vuole discendere ai fondamenti ultimi dei propri oggetti, deve attrezzarsi a comprenderne i correlati neurali e dotarsi del prefisso “neuro”. Nessuna disciplina che voglia appiccicarsi questo prefisso può sperare di sfuggire alla moda passeggera di un riduzionismo naturalistico che verrà presto smascherato come chimera neo-positivistica. Le ingenuità e i rischi connessi a questi due massimalismi di segno...