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Yan Lianke

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Censura / Hong Kong e letteratura

Il primo autore cinese portato in Italia da Metropoli d’Asia fu Zhu Wen. Di lui negli ambienti letterari cinesi resta oggi una traccia flebile perché Zhu Wen, un paio di decenni fa, smise di scrivere: si era stufato. Si era stufato di consegnare racconti alle riviste o alle case editrici e vederli poi pubblicati monchi, pagine su pagine espunte dal testo, righe intere letteralmente riscritte: da un editor, da un burocrate censore, da un poliziotto? Non era dato saperlo. Zhu Wen mi mise in contatto con il gruppo dei suoi vecchi amici, tutti da Nanchino, la vecchia guardia che aveva orbitato intorno alla rivista “Tamen”, fanzine non autorizzata, tirata al ciclostile, che dopo l’89 di piazza Tian an Men riuscì a continuare le pubblicazioni per tutti gli anni novanta: chiuse per esaurimento del progetto, per stanchezza. Non è per la sua storia civile che pubblicai Zhu Wen, ma solo perché mi erano piaciuti i suoi racconti nella traduzione inglese di Penguin. Riusciva, a mio parere, a offrire uno spaccato della brutalità e del nonsense dei rapporti tra le persone nella Cina di quegli anni, forse proprio per la libertà che si concedeva nella scrittura. Non fu censurato a causa di un...

Generazioni, eredità letterarie, fatiche

Tempo di fare il punto, dunque. Molti gli scrittori incontrati nelle ultime settimane, qualche giornalista e critico. Lunghe conversazioni, ripetute poi a distanza di giorni per il necessario approfondimento. Voglia di capire e, con mio piacere, voglia di essere capiti espressa dalla maggior parte di questi uomini e donne, pochissimi tra loro mi sono apparsi restii, tutti invece aperti alla discussione. La voglia di parlare c’è, anche la voglia di confrontarsi con noi europei: diciamo che le curiosità erano reciproche, e il saluto che molti di loro mi hanno rivolto negli ultimi giorni - “ora siamo amici” - non è di maniera, non solo cortesia alla cinese, ma la presa d’atto che sì, il contatto c’è stato. Got it.   Credo, in questo, di essere stato favorito dalla difficoltà in Cina di dibattere a viso aperto. Il ruolo dello scrittore, la Cina che cambia, il mercato e il partito, l’editoria e le associazioni statalizzate degli scrittori, la libertà di espressione e la censura. La chiacchierata informale con me, che tutti sapevano non sarebbe mai stata trascritta in intervista vera e...

In cerca dei nuovi narratori cinesi

Molto si muove sotto i cieli della Cina. L’impressione è quella di essere alle soglie di una stagione foriera di sorprese. Eppure trovare i nuovi autori forti da proporre al pubblico europeo ancora non è facile. Gli editori occidentali se ne sono lamentati a lungo, in questi anni, a cavallo delle ospitate cinesi a Francoforte e, l’aprile scorso, a Londra. Non in pubblico, ma in privato, si dice: I cinesi non hanno qualità: quando nasceranno le nuove stelle del panorama letterario locale?   Il paese più grande del mondo, la lingua più parlata del globo: ma i nomi che sono arrivati sugli scaffali in questi tre decenni (diciamo dalla fioritura culturale della metà anni ‘80 in poi, cioè dalle prime timide aperture di Deng Tsiao Ping) sono molto spesso nomi di autori in esilio (il premio nobel Gao XinJian su tutti, o Ma Jian, o l’apprezzatissimo - in Italia - Qiu Xiao Long. Gli scrittori che hanno scelto di vivere in Cina, e quindi forzatamente di ammorbidire la propria proposta culturale per renderla digeribile alla censura, non hanno lasciato indelebile traccia nei cuori dei nostri lettori:  Mo...

Yan Lianke. Il sogno del Villaggio dei Ding

Negli anni ‘90 in Cina c’è stata una grande campagna per raccogliere sangue per gli ospedali che ha provocato danni infinitamente maggiori dei benefici auspicati. La raccolta, infatti, era spesso demandata all’iniziativa privata di persone senza scrupoli che, oltre a sottopagare i donatori, contadini poverissimi attratti dal guadagno apparentemente facile e inesauribile, non usavano la minima precauzione igienica, con il risultato che nella sola regione di Henan più di un milione di persone sono state contagiate dall’Aids. Yan Lianke, scrittore cinquantenne già tradotto da noi con il romanzo satirico Servire il popolo (Einaudi, 2006) fortemente osteggiato e poi proibito in patria, è originario di questa regione e ha voluto rendere testimonianza dello strazio e delle conseguenze che questa tragedia ha prodotto sul suo popolo.   Lo ha fatto in Il sogno del Villaggio dei Ding (trad. it. Lucia Regola, Nottetempo, 2011, p. 450, € 20), concentrando il proprio sguardo sulle vicende di un piccolo villaggio e della famiglia che di questo immondo mercato era stata la principale promotrice: dal patriarca, bidello della...