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Camera, Torino / Wo | Man Ray

Di mostre su Man Ray se ne sono viste molte, anche recentemente, quindi plaudiamo alla bella idea che rende originale e anche questa volta non ripetitiva l’esposizione, Wo | Man Ray, a Camera, Torino (fino al 19 gennaio 2020): l’Uomo Raggio e le sue Donne Raggio, il Fotografo e le sue Donne, non solo modelle ma soprattutto assistenti e allieve. L’idea non è scontata, non è pettegola o furba, come certe biografie in cui di un artista si raccontano solo le avventure e relazioni amorose come un brutto romanzo d’appendice, ma perché qui il rapporto è valorizzato nei suoi apporti all’arte, alla fotografia. Dell’uomo infatti, delle sue vicende si dice solo quel che serve e che non mortifica né lui né la donna, mentre al contrario ecco che proprio della donna viene ad emergere il ruolo attivo, interattivo, creativo. Anche della modella, aspetto a cui si pensa solitamente poco.     Così Kiki de Montarnasse, la prima in ordine cronologico, Man Ray appena sbarcato a Parigi dagli Stati Uniti nel 1921, diventa una cocreatrice con il Fotografo. Mettiamo l’iniziale maiuscola perché qui si vede bene che Man Ray si autoritrae sempre come fotografo, più che come individuo, insieme all’...

Marcello Marchesi/Cardillo – Teatro delle Ariette / Due pezzi sull’apparizione

Racconto due spettacoli diversi che hanno in comune il giocare con l’ambiguo, per portare alla luce qualcosa all’inizio celata nell’ombra, con la forza rivelatrice che dovrebbe avere il buon teatro.    Il sadico del villaggio   Maurizio Cardillo è un attore che se ne è stato sempre piuttosto appartato, a Bologna, coltivando un’attività di autore che lo ha portato a creare alcuni affilati spettacoli dedicati a testi come La passeggiata di Robert Walser o Il male oscuro di Giuseppe Berto e a scrittori come Canetti, Bernhard, Brancati, Palazzeschi. La sua cifra è un umorismo sulfureo, la ricerca dell’astrazione poetica, che tocca verità profonde partendo da un apparente distacco cinico, da una postura di uomo del secolo automatico che cerca vie di fuga dal disagio, dalla ripetizione.  Con ll sadico del villaggio – presentato al Festival della Letteratura di Mantova in settembre e di recente al teatro delle Moline di Bologna; una produzione dell’associazione Liberty ideata da Elena Di Gioia per la stagione di Agorà, creata con lo sguardo esterno di Paolo Nori e con gli interventi sonori e luministici di Alessandro Amato – affronta l’opera di Marcello Marchesi (1912...

La Giornata internazionale delle persone con disabilità / La violenza della parola pura

Ricorre, nel discorso dei Disability Studies, l’omologia tra la forma dell’affermatività disabile e ciò che viene chiamato minority model, la modalità di lotta iniziata negli anni Sessanta da gruppi minoritari, donne, afroamericani, LGBTQI+, e in qualche modo è così: una rivendicazione su base identitaria vincolata a un’interpellazione parziale determinata dal genere, dall’origine etnica, da condizioni esistentive particolari. Forse però il modello andrebbe predatato di quasi due secoli, per coglierne la matrice nella nascita e nell’affermazione della comunità Deaf. Non sto dicendo che vadano predatati i Disability Studies, e ciò per una ragione semplice e insindacabile: le persone Sorde non si considerano disabili, ma minoranza linguistica.   Lennard Davis, teorico dei Disability Studies, udente ma legato alla comunità Deaf, in Enforcing Normalcy: Disability, Deafness, and the Body (1995) sostiene la tesi “in qualche modo assurda che l’Europa sia diventata sorda nel Diciottesimo secolo”. La sordità, nel tempo dell’Illuminismo, viene ad assumere una valenza simbolica centrale in ragione di un evento, la codificazione del linguaggio dei segni da parte di Charles-Michel de L’...

Un lemma al giorno per trentuno giorni / Calendario dell'Avvento di Oz

Frank Lyman Baum, autore delle storie del Mago e di Dorothy, amava gli anniversari. A intervalli più o meno regolari nei suoi quattordici Libri di Oz (Einaudi) organizza per i suoi piccoli e grandi lettori feste di compleanno sontuosamente dettagliate. A essere celebrata di solito è Ozma, la principessa di Oz e ai suoi mirabolanti party lo scrittore invita sempre, nel suo bulimico amore per la promiscuità, schiere di personaggi affini o incompatibili, passati, presenti o futuri, tratti dai suoi libri e dalle sue storie, non solo quelle di Oz. A una delle feste fa il suo ingresso trionfale addirittura Babbo Natale. Ognuno di questi personaggi porta con sé un dono enigmatico, ma soprattutto l’alone esotico dell’unicità del suo mondo: la seduzione di origini inconsuete, l’ombra di un’ossessione sempre particolare, sempre irripetibile e agli altri sconosciuta. Il vero arcano di Oz è infatti che chiunque, perfino chi vi è nato, è destinato a restarvi per sempre straniero. Cento anni fa l’ostinato autore delle storie di Oz lasciava questo mondo. Si trovava nella sua casa, in California, a Hollywood: Ozcot, il “giaciglio di Oz”, così l’aveva chiamata. La casa aveva un rigoglioso giardino...

Giuliano Scabia per il teatro Olimpico di Vicenza / Le statue, i dinosauri, lo spazzino indiano

All’ora che volge il desio – mentre per gli Inglesi è quella del tè – a circa 45°33'29"52 di latitudine Nord e 11°32'30"84 di longitudine Est, tra l’Odeo di Palladio e il bar da Ciro; giù per le vie di Tebe, sempiterna CSI, dinoccola un Edipo dégagé accompagnato da un’Antigone sorella-figlia-badante (“di tragedie io e mio fratello, nonché padre, / abbiamo le scatole piene”). Non stupiamoci: Lui, l’Autore, l’Antefatto, ci racconta come appena nove anni fa gli ridiede la vista con l’apposizione del magico santino (“Vengo per te, Edipo, re del teatro, re della cecità / e della veggenza. / Vengo per provare a ridarti la vista / nel tuo teatro fatto per vedere”), fra gli squilli superni di un’angelica cornetta e gl’inferi borborigmi delle pompe che svuotavano l’Ade di una Vicenza alluvionata – era così semplice, immaginare che quei tri-ordinati stucchi, quelle erculee formelle, quelle sproporzionate prospettive fossero di Edipo, cioè proprio la sua casa un po’ esibizionistica e kitsch, bastava bussare, toc toc: sta qui il non vedente veggente?  Il giorno è l’otto novembre duemiladiciannove, segnatevelo.  Perché 158.768 giorni dopo la sua inaugurazione, bisesti compresi –...

Memoria del limite, di Luciano Manicardi / Vita lunga, vita immortale?

Nell'opera intitolata Morte e Vita del 1916, Gustav Klimt (1862-1918) dipinse la morte che osserva l’umanità raccolta davanti a lei in un groviglio di corpi – uomini, donne, giovani, vecchi, bambini – affettuosamente intrecciati l’uno all’altro. Anche se il suo sorriso è il ghigno di un teschio, nel quadro la morte non sembra maligna. Quasi intenerita, persino un po' dispiaciuta per il compito che deve svolgere, osserva i corpi abbracciati e sereni che fluttuano in un universo luminoso fatto di tessere dai colori vivaci. Più che aspettarli, li cova con gli occhi. Ha la testa leggermente inclinata e in mano tiene qualcosa: un bastone? una clessidra? una specie di campana per battere l’ora? Di sicuro, comunque, non una falce. Una striscia scura la separa nettamente dai viventi inconsapevoli della sua presenza. Non è cattiva, è soltanto brutta e triste; la sua immagine, così poco attraente, la condanna alla solitudine. Probabilmente l'orrore che suscita in noi riflette più i nostri sentimenti che non la sua vera realtà.    Il quadro di Klimt è riprodotto sulla copertina del saggio Memoria del limite (ed.Vita e Pensiero) di Luciano Manicardi, priore di Bose, in cui l'autore...

Una scrittura fotografica del Reale / Annie Ernaux rompe il tabù dell’aborto

Da oggi è possibile acquistare il nuovo ebook della collana starter di doppiozero, dedicato a Annie Ernaux: Alice Figini, Una scrittura fotografica del Reale.   Un libro sull’aborto pubblicato nel 2019 non dovrebbe più creare scandalo, o perlomeno non dovrebbe sollevare critiche, perplessità, dichiarazioni reticenti. Eppure l’argomento oggi viene ancora taciuto, oppure diluito in titoli melensi che pongono l’essere madri al primo posto trasformando opportunamente «un libro sull’aborto» in «un libro contro l’aborto». Privarsi della maternità viene tuttora percepito come un «errore», un «dramma», nel migliore dei casi «un sacrificio».  L’aborto in Italia oggi risulta ancora ammantato da un alone di vergogna, come dimostrano i titoli fuorvianti posti dalle principali testate giornalistiche nazionali alle recensioni dell’ultimo libro di Annie Ernaux pubblicato dall’Orma editore, L’evento. «Dopo l’aborto ho desiderato essere madre» si legge scritto a caratteri cubitali sopra una foto di Ernaux in bella mostra. Parole in realtà mai pronunciate dalla scrittrice, per la quale l’unico vero senso di colpa consiste piuttosto nel «non aver mai raccontato» la drammatica esperienza...

Antonio Latella per Ert / A Est dell’Eden di Steinbeck

Sette ore di spettacolo per scarnificare una saga romanzesca come East of Eden (in italiano La valle dell’Eden, 1952) del premio Nobel John Steinbeck. Due spettacoli più brevi, tre e quattro ore, riunibili in un’unica galoppata teatrale. In uno spazio dal taglio cinematografico che gioca sui piani ravvicinati o lunghi, e che condensa certi fatti o azioni nodali in simboli o in esplosioni estreme fino ai confini del melò, affidando alla parola il dipanarsi dell’anima degli avvenimenti. La valle dell’Eden, vista all’Arena del Sole di Bologna in una produzione Ert – Metastasio di Prato – Stabile dell’Umbria, è l’ultima creazione di Antonio Latella, che si è associato nel compito di traduzione drammaturgica dell’immenso romanzo la brava Linda Dalisi. E il testo risplende, asciugato ma non “ridotto”, portato alle sue ragioni essenziali, senza divagazioni e senza brani di colore, mantenendo intatti i sapori fondamentali dell’originale.      La sala rimane illuminata, come in un’indagine “scientifica” brechtiana, come in un’aula di anatomia o di entomologia. La scena nella prima parte si svolge essenzialmente intorno a un tavolo, con i personaggi seduti e con il...

Claudio Morganti a Prato / Un tribunale per Woyzeck

Sostiene Nicola Chiaromonte che tra i luoghi originari del teatro c’è il tribunale. Quello che Claudio Morganti ha allestito sul palcoscenico del Fabbricone di Prato per la messa in scena de Il caso W. di Rita Frongia è un tribunale con tutti i crismi: il tavolo dell’accusa di fronte a quello della difesa, paralleli sui due lati della scena, la cattedra del giudice più arretrata, e una sedia al centro, semplice e scomoda, il seggio periglioso destinato ai testimoni e, soprattutto, all’accusato. Una scena degna di un court drama movie americano, tipo Testimone d’accusa, dove però fin dalle prime battute, le frequenti crepe della ritualità giudiziaria lasciano intravedere uno sfondo che con la solennità della giustizia ha poco o nulla a che vedere e molto, invece, con l’irresponsabile noncuranza del suo esercizio burocratico, con il giudizio in quanto potere: a ben guardarli, questi attori che appena prendono la parola rivolgendosi all’assemblea dei giurati raccolta in platea incarnano con disinvoltura la prosopopea del ruolo (e della formula di rito), sono tutt’altro che irreprensibili, a cominciare dal loro primus inter pares, il Giudice interpretato dallo stesso Morganti che...

COMPLEX TV / Euphoria di adolescenti

Sam Levinson è figlio d’arte, e ha esordito come attore ragazzino in Toys, diretto dal padre Barry nel 1992. Come sceneggiatore e regista oggi trentacinquenne ha messo in gioco se stesso e la sua percezione del nuovo millennio, nato per gli americani l’11 settembre del 2001 con il crollo delle Torri Gemelle interiorizzato come fine del sogno americano. I suoi adolescenti crescono dentro due paesaggi con rovine emotive: quello dell’attentato islamista e quello ormai lungamente disgregato della famiglia della classe media americana. Dopo i suoi film Another Happy Day e Assassination Nation, Sam Levinson affronta ora la complex tv, scrivendo e dirigendo gran parte delle otto ore della prima stagione di Euphoria. Lo storytelling è affidato alla protagonista Rue, che comincia a narrarsi sin dalla vita intrauterina, con puntuali ritorni in orbita di flashback del suo passato di bambina, di ragazzina e infine di ragazza maniaco-depressiva che slitta consapevolmente dagli psicofarmaci ai farmaci usati come droghe.   Verso i diciassette anni è ormai una drogata che si umilia davanti alla squallida porta del pusher per un po’ di pasticche, e che sfiora la morte quando un bastardo boss...

#5 / Perché Freud è ancora necessario

Un sintomo che non guarisce Sergio Benvenuto   Foucault scrisse: "il marxismo sta nel pensiero del XIX secolo come un pesce sta nell’acqua; e cessa di respirare in qualsiasi altro luogo”. Anche Freud stava come un pesce nell’acqua del XX secolo, e non respira più nel XXI? Freud e psicoanalisi restano temi più che mai controversi nella nostra epoca: chi considera Freud un ciarlatano – “la psicoanalisi è spalmarsi miti greci sui genitali” (Nabokov) – e chi gli dedica un culto acritico di massimo genio della modernità. Credo che l’importante di Freud non siano le teorie “freudiane” – l’Edipo, l’eziologia sessuale, la scena primaria, ecc. – ma il setting analitico, una certa relazione tra due persone, uno speciale “gioco linguistico” che la nostra epoca ha inventato e di cui le è molto difficile disfarsi. Dopo Freud abbiamo avuto tante altre ‘chiavi’ psicoanalitiche, e non-psicoanalitiche, ma lui ha fatto il colpo gobbo: il “terzo orecchio” con cui si ascoltano le persone. Non importa che cosa si ascolti con il terzo orecchio – ogni scuola sente cose diverse – l’importante è che faccia capolino l’orecchio in più. Che ci sia un ascolto speciale. Fin quando esisterà il bisogno di...

aut aut / Sade o Masoch? La perversione e l’etica

Che cosa c’entra la perversione con la pratica e l’esercizio della filosofia? Questo volume monografico di aut aut, curato da Federico Leoni con il titolo “Sade e Masoch. Due etiche dell’immanenza”, si pone la domanda e ci offre una possibile risposta. In effetti, soprattutto in Francia a partire dalla seconda metà del Novecento, la filosofia non ha smesso di interrogare, leggere, setacciare i testi e le esperienze di questi due singolari pensatori. Che cosa andavano ricercando Deleuze, Foucault, Lacan, ma anche Barthes, Klossowski, Derrida, Bataille, in quelle che la psicoanalisi ha definito come le due principali figure della perversione: il sadismo e il masochismo? Il volume indaga la questione con un taglio etico, chiedendosi, almeno così Leoni propone agli altri autori invitati a corrispondere a questa provocazione, se e in che termini sia possibile ricavare un’etica dell’immanenza da Sade e Masoch.   Perché in fondo, al di là di quello che le perversioni rappresentano per la clinica analitica e non soltanto, si tratta di figure che il soggetto può assumere nell’incontro con l’altro, con il proprio godimento, con la propria vita e così via. Sicché la domanda può...

Collezione Maramotti Reggio Emilia / Papaioannou: le trasformazioni di Sisifo

Un uomo in completo nero percorre lo spazio lungo il suo perimetro sostenendo tra le braccia una pila irregolare di pietre. Nello sfilare lentamente di fronte a noi, mentre assistiamo ai primi minuti di Sisyphus/Trans/Form del regista, coreografo e performer greco Dimitris Papaioannou, sentiamo il respiro di questo primo Sisifo affannato dal peso, intento a raccogliere la forza necessaria alla tenuta dell’equilibrio, concentrato nel resistere a una caduta che è tanto probabile quanto necessaria affinché possa liberarsi proprio di quel fardello. Pochi istanti dopo, nello spazio ampio del secondo piano della Collezione Maramotti a Reggio Emilia, un altro uomo procede curvo, trasportando sulle proprie spalle uno spesso muro grigio che va, passo dopo passo, sgretolandosi. Il suo errare magnetico, che ha per effetto quello di orientare il movimento dei membri del pubblico nello spazio, è anticipato di qualche metro appena da Dimitris Papaioannou in persona anch’egli in completo nero così come gli altri performer di sesso maschile: Christos Strinopoulos, Drossos Skotis, Costas Chrysafidis. Tenendo tra le mani un microfono che amplifica i suoni prodotti dal movimento dei materiali...

#4 / Perché Freud è ancora necessario

Ciò che resta di Freud Davide Radice   Nel corso della sua vita Freud è riuscito a proporre due pratiche che hanno fornito all’umanità uno strumento per la conoscenza di se stessi e che non credo possano essere sostituite da alcunché: l’interpretazione del sogno e la situazione analitica. La risposta di Freud alla domanda su come si diventasse analista è stata: “analizzando i propri sogni”. Si può certo mettere l’accento su “sogni”, la via regia verso la conoscenza di ciò che è inconscio nella vita psichica, ma anche su “propri”, ovvero sul fatto che l’analista, il quale lavora sulle manifestazioni del proprio inconscio, in modo da abbassare il rischio che i suoi complessi possano diventare macchia cieca nel suo sguardo sul paziente. Questa risposta contiene però qualcos’altro di rivoluzionario e di permanente: il sogno è il materiale per eccellenza su cui esercitarsi ad “analizzare” nel senso etimologico di sciogliere, scomporre. L’inizio dell’interpretazione consiste nell’abbandonare l’interezza del sogno e concentrarsi sui singoli elementi: una parola, un nome, un luogo, una persona. Da ciascun elemento si dipanano connessioni che non sono possibili in un modo ordinario di...

Thomas Ostermeier al Piccolo Teatro / Eribon, tra gender e avanzate delle destre

“Durante la mia infanzia, tutta la mia famiglia era 'comunista', nel senso che far riferimento al Partito comunista costituiva l'orizzonte incontestato del rapporto con la politica, il suo principio organizzatore. Come ha potuto diventare una famiglia a cui è sembrato possibile, a volte perfino quasi naturale, votare l'estrema destra o la destra? […] Quale pesantissima responsabilità ha la sinistra in questo processo?” (Didier Eribon, Ritorno a Reims, Bompiani, 2017, pag. 107)   La morte del padre è per Didier Eribon, sociologo francese, professore di filosofia alla facoltà di Amiens e intellettuale impegnato nella questione gender (Riflessioni sulla questione gay, Ariele Editore, 2015, è uno dei punti di riferimento per i gender studies), la scusa per ripercorrere a ritroso il percorso della sua vita, il momento per superare la “vergogna sociale” che lo attanaglia fin dall'adolescenza. Ritorno a Reims, seppur nell'uso della prima persona, diventa strumento di una riflessione sociale sulla deriva delle destre in Europa, acclamate e appoggiate soprattutto da una classe operaia che fino a pochi anni prima trovava nel fronte opposto il proprio punto di riferimento. ...

#3 / Perché Freud è ancora necessario

La Legge del desiderio  Massimo Recalcati   La concezione freudiana dell’inconscio resta per un verso vittima dell’ontologia. L’inconscio freudiano è il luogo dell’archè, dell’archeologico, dell’archivio, del passato inestinguibile. L’indistruttibilità del desiderio che troviamo in chiusura della Traumdeutung sembra avallare questa concezione dell’inconscio come traccia già scritta, iscrizione infantile. Dall’altra parte il testo di Freud ci consegna una eredità che squarta questa configurazione ontologica dell’inconscio. Lo stesso concetto di indistruttibilità del desiderio può essere letto in un modo eccentrico rispetto alla figura del passato che ritorna e si ripete. Freud parla anche di una “voce” del desiderio, di un Wunsch che diviene vocazione. In questo caso il desiderio coincide con la Legge; con una Legge alternativa a quella sadica e patibolare del Super-io.  È la Legge del desiderio come luogo dove l’Io è tenuto ad avvenire. Non nel senso dell’archeologia ma della ripresa in avanti, del non ancora avvenuto. L’ostacolo maggiore all’accesso di questo inaudito “sollen” che coincide con il proprio Es (Wo es war soll Ich werden) è costituito dalla pulsione di...

Intervista a Giorgio Samorini / Sostanze, e terapie, psichedeliche

Le cosiddette droghe psichedeliche hanno conosciuto, nell’arco del novecento, fortune alterne. Dopo un primo periodo di grande sperimentazione medica e, poi, di largo consumo si è passati alla loro stigmatizzazione da parte dell’opinione pubblica e alla loro messa fuori legge da parte della classe politica. Per quasi trent’anni, dai primi anni settanta fino alla fine degli anni novanta, sono quasi scomparse dal dibattito pubblico. Da quasi un ventennio, invece, stanno conoscendo una nuova fortuna, soprattutto, nel settore della ricerca scientifica e terapeutica. Giorgio Samorini, nato nel 1957, è un ricercatore specializzato sui funghi e le piante psicoattive, di cui è uno dei massimi esperti mondiali, fondatore e presidente della Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza e autore di numerosi saggi e volumi, come Droghe tribali (Milano, Shake Edizioni, 2012), Animali che si drogano, edizione aggiornata e riveduta (Milano, Shake Edizioni, 2013) e Mitologia delle piante inebrianti (Roma, Edizioni Studio Tesi, 2016). Recentemente, cofirmati con Adriana d’Arienzo, medico anestesista specializzata nella neurofarmacologia degli psichedelici, ha pubblicato due volumi sulle...

Coscienza / Noi siamo, tu sei, io sono

  “Chi sono io e chi sei tu se non ci comprendiamo”, scrive Lou Andreas Salomé a Rainer Maria Rilke. Come facciamo a comprendere l’altro e a comprenderci con gli altri? e come facciamo ad avere coscienza di noi stessi, degli altri, del mondo?: sono per molti aspetti domande della vita di ogni giorno a cui tendiamo a dare risposte di senso comune, e allo stesso tempo si propongono come le questioni delle questioni. Sembrano, infatti, a prima vista, domande banali e scontate, salvo scoprirne la profondità appena siamo toccati direttamente nell’esperienza della nostra vita. In buona misura, dalle più grandi tradizioni poetiche, letterarie e filosofiche, fino alle domande che oggi si pongono le neuroscienze cognitive e affettive, non abbiamo mai smesso di interrogarci sulla nostra esperienza intersoggettiva e sul rapporto tra quell’esperienza e la nostra individuazione. L’altro lo comprendiamo e allo stesso tempo siamo spesso incagliati nell’incomprensione, nell’incomunicabilità e nell’indifferenza. Quando ci sembra di avere tutto chiaro, si affacciano dubbi ed esperienze sconcertanti e inspiegabili. Così come sappiamo di esserci e abbiamo coscienza di...

Una storia naturale / Telmo Pievani, Imperfezione

  “Il tutto è precario perché non è perfetto, perché non è necessario e compiuto in sé, perché avrebbe potuto essere diversamente […], congiunzioni storiche… imprevedibili rispetto a quanto le precede… e decisive per quanto accade dopo. Dentro l’imperfezione…, il nostro piccolo quartiere non ha proprio nulla di speciale. Siamo a 27000 anni luce dal centro di una normale galassia a spirale, la Via Lattea, in mezzo a uno dei suoi bracci periferici, lo sperone di Orione. Con i suoi almeno 100 miliardi di stelle, la nostra galassia fa parte di un ammasso modesto di 50 galassie noto come Gruppo Locale, a sua volta uno dei cento che compongono il superammasso Vergine, ed entrerà in collisione con la galassia di Andromeda tra circa 400 milioni di anni.” Un testo, quello di Telmo Pievani, per comprendere al meglio la teoria dell'evoluzione naturale alla luce delle nuove scoperte scientifiche. Il soggetto principale sono le leggi dell'imperfezione come ingrediente fondamentale dell'evoluzione: il cervello e il genoma, due tra i sistemi più complessi, sono anche l’evidenza evolutiva di combinazioni antiche e nuove imperfette: “sono reticolari, ridondanti, palesemente imperfetti,...

#2 / Perché Freud è ancora necessario

Freud necessario Claudia Baracchi   Freud, o del creare raccordi: tra visibile e invisibile, veglia e sonno, passato remoto e possibilità future, principio di realtà e sogno, individuo e tessitura della vita. Freud, o della forza di unire, tracciando corrispondenze tra mondi all’apparenza lontanissimi, eppure risonanti nel pathos della discontinuità. Molte sue intuizioni restano imprescindibili, tra cui il nesso disagio e disturbi della memoria, l’attenzione al piccolo e trascurabile, la dimensione terapeutica dell’espressione, della parola che dà voce, del ricordo, della ripetizione. Non meno necessari sono certi suoi modi: la libertà di avventurarsi (anche errando) da non specialista in ambiti di ricerca diversi, il movimento fuori da ogni disciplina nota, l’audacia immaginativa, la capacità di cogliere l’arte e la letteratura come vie conoscitive non meno della scienza. Ma quello che, particolarmente oggi, mi sembra del tutto necessario, è l’esercizio consapevole di sopportare in sé elementi divergenti, di comporre conflitti di improbabile risoluzione. Non solo la teorizzazione dell’ambivalenza, dell’Unheimlichkeit che inquieta l’interiorità, ma lo sforzo di sostenere l’...

Fit - Festival di Lugano / Violenza, potere, realtà

Attaccare la belva   “Il drammaturgo vi ricorda, cari spettatori, che nella sua carriera non ha attaccato gente qualunque. Ma con coraggio ha assalito mostri enormi e si è scagliato contro il cinghiale dai denti aguzzi”. È Aristofane che parla, nella Parabasi delle sue Vespe. Il cinghiale è Cleone, l’uomo politico più importante della sua Atene: è seduto in prima fila, mentre gli attori parlano di lui. Ma il cinghiale è anche, in senso più ampio, il potere contro cui il teatro scaglia parole e pensiero critico.  Anche il Fit Festival di Lugano ha scelto una bestia selvatica come immagine simbolo per l’ultima edizione, dedicata al tema della rappresentazione del potere: un lupo solitario che si aggira tra le macerie (l’autrice è Rubidori Manshaft).   Rabi Mroué, Sand in the Eyes. Ma come si racconta oggi il potere? E qual è il ruolo del teatro nel portarlo sulla scena? La performance riesce a produrre dissenso, o finisce per offrire intrattenimento e autoassoluzione? Tra queste domande si è articolata la programmazione del festival, come sempre attenta agli artisti di punta della scena internazionale (la direzione artistica è di Paola Tripoli, in collaborazione...

Perché ne stiamo parlando? / Cinque idee su “Joker”

Uno dei trailer del Joker interpretato da Joaquin Phoenix e diretto da Todd Phillips presenta il film come un classico già consacrato: un instant classic. Molti dei trailer riempiono lo schermo con le cinque stelle e giudizi sfolgoranti assegnati dalle tante, entusiastiche recensioni ottenute. In realtà, la ricezione complessiva del film è stata più contraddittoria. Alle entusiastiche anticipazioni e recensioni degli invitati al Festival di Venezia, dove Joker ha vinto un Leone d’Oro, sono seguiti giudizi più critici e non poche stroncature, raccolte intorno a una duplice tesi di fondo: che il film fosse un vacuo esercizio di marketing e, implicitamente, che i primi giudizi entusiastici fossero l’esito di un abbaglio.  Joker è diventato un “caso” ancora prima ancora che spettatori e critici l’avessero visto. Sin dai primi trailer, il film è riuscito a dividerli in due fazioni significativamente polarizzate. La prima rimarcava le promesse artisticamente esaltanti dell’opera e la sua riflessione sui nessi tra alienazione, disagio sociale e rivoluzione. La seconda poneva enfasi sui possibili rischi di un’estetizzazione della violenza e di un messaggio dal potenziale...

#1 / Perché Freud è ancora necessario

Introduzione Nicole Janigro   Di Freud oggi sappiamo tantissimo, ogni suo oggetto, lettera, testo, incontro è stato studiato e interpretato. Alla Biblioteca del Congresso, sono ora consultabili tutte le sue carte: ci sono le opere, l’elenco e gli appunti dei libri letti, l’enorme epistolario. Durante la sua esistenza Freud conserva un senso ben preciso di quanto fosse possibile mostrare in pubblico e quanto si dovesse mantenere privato. È forte la sua preoccupazione che gli aspetti intimi, i “tristi segreti”, potessero esser utilizzati contro di lui. Nella sua Autobiografia, malato, convinto di essere prossimo alla fine, dopo la diagnosi di cancro alla mandibola, nel 1924, Freud propone «una nuova combinazione di elementi oggettivi e soggettivi», anche se, scrive, «il pubblico non ha diritto di saperne di più», «né dei miei rapporti personali, né delle mie battaglie, né delle mie delusioni, né dei miei successi». Quello che prevale è il Freud che distrugge le lettere alla fidanzata, che dice «ho parlato di me stesso più del consueto o più del necessario», perché «tutte le mie personali esperienze non hanno alcun interesse se paragonate ai miei rapporti con questa scienza». Il...

Albe/Ariette / Non di solo pane e petrolio

«Pane o petrolio?», è la domanda che Stefano Pasquini del Teatro delle Ariette pone al pubblico raccolto attorno a un tavolo imbandito di tortelli, frutta, formaggio, vino e immancabilmente pane verso la fine dello spettacolo Pane e petrolio, co-prodotto con il contributo del Teatro delle Albe/Ravenna Teatro. Si tratta dell’unico momento del lavoro in cui l’attore e regista esce dalla partitura scritta per entrare in modalità improvvisativa pura, cercando di coinvolgere gli spettatori a prendere posizione in merito a questi beni. Albe/Ariette si espongono dunque all’ignoto e sottopongono il teatro alla prova del presente. In base alle reazioni del pubblico che è in quel momento coinvolto da una domanda diretta, fondamentale, si capirà dove una parte sia pur piccola ma viva dell’umanità individua il suo bene di riferimento: quello che risulta più rilevante per condurre la sua esistenza e, se possibile, per renderla anche felice.   Il dilemma morale e poetico del lavoro di Albe/Ariette sta dunque tutto qui, nella scelta di uno di tre possibili connettori tra le parole “pane” e “petrolio”. Potremmo avere un aut aut, quindi una presa di posizione esclusiva e decisa per uno solo...