Dissidenza / La vita (non ha) istruzioni per l'uso

15 Marzo 2022

Avere chiare istruzioni sull’uso dà una certa tranquillità: come montare un mobile Ikea, attaccare lo scarico di una lavatrice, le diverse funzioni di un’aspirapolvere o una sega da tavolo. Abbiamo acquistato quell’oggetto perché lo volevamo e attraverso le poche regole che sono descritte chiaramente nel manuale lo mettiamo in funzione. E speriamo che tutto vada bene, che le istruzioni siano chiare e che ci riesca di eseguirle adeguatamente, che non ci siano difetti di fabbricazione o altri accidenti che non avevamo previsto.

Questa passività di fronte a quel che ci viene chiesto di fare per realizzare uno scopo piuttosto preciso è consolante. Se iniziamo a fare domande, perché hanno messo questo attacco? A cosa serve questo coso che avanza? ecc.  ci mettiamo nei guai. E questa passività di fronte alle istruzioni la ritroviamo naturalmente anche nella sottomissione ad altre regole, che siano le leggi, le religioni o persino certe abitudini familiari. Per imparare una lingua ci rivolgiamo a un manuale scritto da qualcuno che quella lingua la conosce e via dicendo.

 

Questa obbedienza la mettiamo anche in pratica nell’obbedienza a leggi, che siano civili o religiose. 

Tra leggi e religioni il confine è piuttosto incerto: non bisogna rubare o ammazzare, e questi comportamenti sono sanciti in entrambe gli ambiti. Già sul desiderare la donna di un altro le sanzioni sono diverse, e nel santificare le feste, l’ambito della convivenza sociale oggi ha poco da dire. Quello che leggi e religioni hanno in comune con i manuali di istruzione di un qualunque aggeggio è la consolazione del seguire delle regole.

 

Se la mia anima urla nel dolore per il proprio essere umana, straziata da perdite inconsolabili, tradimenti, torti subiti o immaginati, lutti inspiegabili, l’ansia di essere nel mondo e non capire, avere o immaginare un interlocutore cui rivolgersi con preghiere non improvvisate, magari recitate ad ore precise per cadenzare la giornata, con un giorno settimanale in cui raccogliersi tra seguaci di quel culto, deve dare un senso di compimento anche superiore a quello che dà capire come funziona un’aspirapolvere. Così come immaginare che la fiducia che riponiamo nello stato, l’orgoglio di appartenere a una certa storia nella Repubblica Italiana, quella francese o nel Regno Unito, ha un simile effetto di consolazione, lenisce il dolore della differenza. Quanto sono davvero italiano, francese o inglese?

 

Opera di Molly Bounds.


I veri problemi nascono quando iniziamo a capire qualcosa di quello che ci serve e delle istruzioni che stiamo seguendo. Se per esempio capiamo qualcosa di aspirapolveri, di lavatrici o di seghe da tavolo. Perché a quel punto vogliamo qualcosa di più preciso. Possiamo ammirare certe innovazioni tecniche, ma le misuriamo su altri strumenti che abbiamo avuto in passato o su quello che in realtà vorremmo fare con quell’aggeggio. Magari nell’informarci prima di acquistarlo siamo stati incerti su una macchina piuttosto di un’altra. La pubblicità prometteva che avrebbe avuto una certa funzione che però, alla prova dei fatti, fa malamente.  Così con le leggi: se abbiamo vissuto in diversi paesi, inevitabilmente confrontiamo diversi sistemi legislativi e alcuni regolamenti possono apparire eccessivamente burocratici in un paese rispetto a un altro, oppure semplicemente troppo saturi dell’ideologia che li produsse. Quindi pensiamo che quelle leggi andrebbero cambiate. 

 

Anche per le religioni possiamo sentirci piuttosto scettici di fronte a pretese di assoluto tanto parallele, simili, eppure diverse. Digiuni, orari delle preghiere, i testi stessi delle preghiere. Lo smarrimento di fronte al dolore è lo stesso, come simile è la speranza di essere ascoltati da chi si invoca, o se non altro che ci sia qualcuno o qualcosa che ascolti, e quindi forse sostanzialmente sono vicine, ma divergono poi, spesso violentemente, le une dalle altre. Anche qui, la speranza che le istruzioni facciano tacere le domande, l’affidarsi all’obbedienza piuttosto che all’intelligenza, offre o tenta di offrire una guida ai nostri smarrimenti. 

 

Le relazioni umane non hanno del resto istruzioni. Non c’è scritto da nessuna parte come si debba essere amico, marito o moglie, padre o figlio. O piuttosto, chiunque si offenderebbe se all’essere presenti in queste relazioni, intelligenti emotivamente e con tutta la vita e la sapienza di cui siamo capaci, in grado di interpretare la loro continua evoluzione dell’altro, si opponessero delle regole, si richiedesse passività e obbedienza di fronte alle istruzioni. Guarda che sono tuo padre, tua moglie, tuo marito! Cosa significa di fronte a come si svolge in realtà la vita? Ognuno si irriterebbe a sentirsi trattato come un’aspirapolvere. Che sia la continua, dinamica trasformazione di una amicizia viva, le tante forme della vita erotica in un matrimonio, della complicità e amicizia che sono necessari per affidarsi all’intimità, o il passaggio dall’emulazione di un bambino alla contrapposizione e separazione di un adolescente nelle relazioni parentali… se all’esserci si oppone il manuale delle istruzioni ci si ritrova soli. Perché la vita non ha istruzioni. E per quanto la nostalgia di appartenenza a un culto, uno stato, a qualcuno ci faccia sentire l’impossibile consolazione di rientrare in qualche rango, la dissidenza è il sale sia della solitudine che della vita insieme ad altri.

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