Alfabeto Pasolini

Categorie

Elenco articoli con tag:

Costume

(928 risultati)

Una migrazione controcorrente / Gretel Ehrlich: Il conforto della vastità

Il disgelo è appena iniziato quando Gretel Ehrlich arriva in Wyoming, la mitica terra dei cowboy. Ha 29 anni. È lì per le riprese di un documentario quando l'amato partner David muore. Se ne va, poi torna e decide di restare. È uno stacco brusco e carico di disperazione. Un cambio di passo drastico che lungo il ciclo delle stagioni si tradurrà in una rinascita inaspettata – la scoperta del proprio posto nel mondo e la rivelazione di una scrittrice.  È la traiettoria straordinaria al centro di Il conforto della vastità, da poco in libreria per Black Coffee (trad. Sara Reggiani, 137 pp.), un libro capace di spalancare orizzonti e riportarci al cuore aspro e potente della natura: l’antidoto perfetto alla claustrofobia e agli intimismi a cui ci hanno consegnato gli anni di questa pandemia.   Composto fra il 1979 e il 1984, il lavoro prende le mosse dal diario che l’autrice invia a un’amica cresciuta in Wyoming che a quel tempo vive alle Hawaii. È una collezione di saggi in cui la trama del personale s’intreccia al racconto dei luoghi e delle persone con una voce asciutta capace di affondi lirici che animano quegli scenari dell’afflato del mito e della scoperta. Quella di...

Dal rinascimento alla cancel culture / Immagini contese

Di quale storia abbiamo bisogno? Ne parlavo qualche tempo fa con un amico, illustre medievista attento ai nodi teorici e ai bisogni politici della cultura contemporanea. Quali storie, al plurale, rilanciava lui, convinto che fare storia (d’Italia, che era il tema della conversazione) non si possa più, perché la narrazione progressiva e orientata al presente che abbiamo ereditato dai maestri novecenteschi suona oggi sgangherata, se non ridicola, vista la conclamata fine della storia, l’apertura effettiva dell’orizzonte globale, la prevalenza del racconto sulla verifica e la compresenza di prospettive diverse. La discussione di allora mi riecheggia nella testa mentre leggo il libro di Germano Maifreda sul modo con cui le immagini svelano la storia, da poco uscito per le “Storie” di Feltrinelli (Immagini contese. Storia politica delle figure dal Rinascimento alla cancel culture). È un libro sull’importanza delle immagini nella formazione del giudizio storico, sulla triangolazione tra cancellazione, conservazione e manipolazione, sui processi di trasformazione, costruzione della memoria e anelito all’oblio, e soprattutto sul bisogno della parola a commento dell’immagine. Ma è anche un...

Capolavori per l’infanzia / Sendak: una collezione dispersa all’asta

Tra pezzi di ghiacciai millenari che cadono in acqua con un tonfo, atolli che scompaiono per sempre e città sotto le bombe, non ha fatto scalpore lo smembramento silenzioso di una collezione di libri per bambini in edizione rara avvenuto il 25 aprile su un’asta di Christie’s. La collezione apparteneva a uno dei più grandi autori e illustratori della storia del libro per ragazzi: Maurice Sendak.  L’illustratore, il cui libro più famoso, Nel paese dei mostri selvaggi fu portato in Italia negli anni ‘60 dalla visionaria Rosellina Archinto (oggi disponibile per Adelphi), era anche un raffinato studioso di letteratura per l’infanzia (Caldecott & Co. Note su libri e immagini, Junior, 2021), oltre che collezionista di libri e manoscritti rari.      Questa vicenda non può non evocare, nell’amante di libri, altri simili tesori in parte dispersi: la collezione di manoscritti autografi raccolta da Stefan Zweig prima della Seconda guerra mondiale, composta dai primi abbozzi, appunti, note musicali delle opere più famose dell’ingegno umano, il cui denominatore era “Il misterioso istante in cui un verso, una melodia, esce dall’invisibile, dalla visione e dall’intuizione...

Un dialogo / Mascolinità nera: un circolo vizioso di stereotipi

Angelo Boccato: Volendo cominciare la nostra conversazione, non posso non pensare ai fatti di Milano di Capodanno e al modo in cui sono stati riportati sui media diciamo generalisti. Il sindaco di Milano Beppe Sala ha sottolineato che gran parte del “branco” arrivava da fuori Milano, mentre i succitati media generalisti hanno ripreso quelle definizioni che conosciamo bene come “immigrati di seconda generazione”, definizioni che non hanno alcun senso di per sé, ma lo assumono nel rappresentare corpi estranei, corpi che alla fine non la meritano nemmeno la cittadinanza. Qui poi si aggancia l’elemento della classe sociale e del modo in cui si pensi ai giovani di seconda generazione in Italia, come a una serie di controfigure di L’odio di Matthieu Kassovitz, emarginati, estranei, violenti, senza mai un briciolo di riflessione, ma solo pregiudizi che potremmo definire borghesotti.    Su questo fronte torneremo spesso, ma credo sia importante centrare il fatto che ogni conversazione sui diritti, nel nostro Belpaese, viene sempre interrotta da un riferimento ai doveri. In Italia e non solo, la cittadinanza (il Regno Unito, tra lo scandalo Windrush, lo scandalo che ha visto...

Antropologia del presente / Lévi-Strauss e gli scoiattoli

Il resoconto di viaggio negli Stati Uniti è un affermato topos letterario del Novecento: scrittori, filosofi, scienziati, ma anche grafici e artisti, cineasti e sociologi hanno scritto dei loro viaggi in America, con toni variegati e interpretazioni assai diverse, gestendo non senza difficoltà una comune, curiosa mescolanza di meraviglia e ribrezzo, perversa fascinazione e critica feroce. La percezione di un mondo al tempo stesso occidentale e altro, modello da perseguire ma insieme da respingere, ha causato non pochi traumi alla veterana intellighenzia europea, scuotendola dalle millenarie sicumere di un razionalismo tanto raffinato quanto miope, tutto costruito sull’implicita certezza della supremazia antropologica del Vecchio Continente (e già chiamarlo così non è innocente) su tutti gli altri. L’intellettuale europeo a New York – e ancor di più quando si reca nel Tennessee o in California, a Salt Lake City come a Las Vegas – è una figura per certi versi stereotipa, sempre pronto ad alzare il sopracciglio dell’ironia dinnanzi alle patenti contraddizioni della società americana, ma subito dopo ad abbassarlo, quel borioso sopracciglio, grazie al mai sopito sospetto che la...

Piccolo trattato di consolazione / Vivere con i nostri morti

Chi vive a stretto contatto con la morte può abituarvisi? A lungo andare la prossimità al dolore degli altri ci rende più o meno sensibili ed empatici? O semplicemente ci deprime? Delphine Horvilleur, rabbino appartenente al Movimento Ebraico Liberale di Francia, racconta la sua esperienza di accompagnamento nel lutto in un libro, Piccolo trattato di consolazione. Vivere con i nostri morti, pubblicato recentemente da Einaudi, in cui attraverso la memoria personale, il racconto di sé, le leggende ebraiche, i testi della Torah e le interpretazioni talmudiche, introduce il lettore nella ricchissima e polifonica cultura ebraica sul tema della morte. Nell’edizione francese è in primo piano, nel titolo, quello che nell’edizione italiana è il sottotitolo, Vivere con i nostri morti, un cambiamento sottile che segnala, forse, la preoccupazione degli editori che, spesso, ritengono poco incoraggiante, per catturare il lettore, mettere in primo piano la parola morte. Nel caso di questo Piccolo trattato, tuttavia, è proprio il sottotitolo a evidenziare il cuore del libro, cioè l’invito che percorre tutta la sapienza ebraica a tenere aperta la soglia che separa e unisce, a un tempo, i vivi e i...

Paese che vai / Caratteri nazionali?

L’ora a cui mangiamo definisce la nostra appartenenza nazionale, perché, ci spiega ora Alessandro Barbero, gli italiani pranzano tra l’una e le due, i francesi all’una circa, gl’inglesi intorno a mezzogiorno e gli spagnoli oltre le due: paese che vai, usanza che trovi. Per gl’italiani il pranzo potrà anche essere una seconda colazione, per i francesi invece sarà spostato verso l’ora di cena (dîner), per gl’inglesi se sono workaholic si trattera di un brunch (breakfast+lunch) e se sono cafoni di una vera e propria cena (dinner): non è solo questione nazionale, allora, ma anche sociale, perché se l’ora del pranzo definisce l’appartenenza in termini di provenienza, il vocabolario con cui lo si designa è indice di una distinzione di classe. Glottolalico più che mai, Barbero si diverte e fa divertire, con quel pregio che gli è proprio che è la capacità di arricchire il banale di citazioni colte e riflessioni sofistiche, ma anche di rendere accessibile l’elitario grazie al contatto con curiosità popolari ed esperienze di vita. Campione del mid-cult, ma al tempo stesso coltissimo esponente dell’élite, Barbero ci chiede a che ora mangiamo e se per questo ci sentiamo italiani oppure no....

8 marzo / W la clitoride!

Intanto noi lo chiamavamo al maschile: il clitoride. E adesso che si sente dire al femminile, la clitoride, ci fa un certo effetto. Un misto di sconcerto ed entusiasmo. Sconcerto per il fatto, abbastanza umiliante, di non averci pensato noi prima: ce lo siamo tenute al maschile, come ci avevano insegnato e siamo andate avanti. Obbedienti come le brave ragazze che volevano che fossimo. Entusiasmo perché al femminile suona indubbiamente meglio.    W la clitoride, dunque. Organo tra i più misteriosi, non solo e non tanto nella storia della sessualità che lo ha ignorato per secoli, come se non esistesse o fosse pressoché invisibile: un minuscolo dettaglio di dubbio gusto e scarsa funzione. Dedicandosi a oggetti molto più ingombranti e soprattutto dominanti. Ma per l’anatomia vera e propria. Per la medicina e la fisiologia. Il clitoride era uno zero che non contava nulla. La clitoride avrà il compito di vendicarsi di tutta quella indifferenza, fino a dimostrare di essere il grande spauracchio di una cattiva coscienza secolare.    Siamo appena all’inizio. Varie questioni ci aspettano ai blocchi di partenza: il problema della sua grandezza. Quello della sia forma....

Architettura come paesaggio / Il Crematorio di Aalst

Uno dei paradossi dell’architettura del paesaggio sta nel fatto che i progetti di maggior successo sono anche quelli che saranno meno visibili. Laddove un sito accoglie le persone in modo apparentemente “naturale”, le difficoltà e gli interventi che hanno portato a questo risultato lasciano il posto a una realtà che viene accettata come tale. Mentre l’oggetto architettonico esibirà sempre l’artificialità del gesto a cui è dovuto (l’architettura porta con sé l’iscrizione: “I am a Monument”), ciò che si impone come risultato dell’architettura del paesaggio tenderà a far dimenticare l’intervento stesso. Una delle conseguenze di questa differenza (all’interno delle discipline di progetto) è proprio la non comprensione dell’architettura del paesaggio in quanto tale, l’idea che ciò che avviene intorno agli edifici, o negli interstizi, rappresenterebbe in definitiva soltanto il riempimento meccanico di spazi soprannumerari.     Il progetto del Crematorio di Aalst, in Belgio, inaugurato nel 2019, è particolarmente istruttivo a questo proposito. Senza minimizzare in alcun modo il ruolo fondamentale dell’architettura, cioè la struttura “dura” del suddetto Crematorio, progettata...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (19) / Il barachin

Ecco il “barachin”. Un mondo. Storia e vita. Il sentire di uomini e donne accumulato nel suo spazio angusto. Ora ricordi che vanno evaporando.  “Barachin” è parola piemontese, dall’andatura lieve, quasi infantile, contrariamente al corrispettivo italiano “gavetta”, dal suono più impettito, intriso di memoria militare. È il contenitore di latta per conservare il cibo cucinato. Roba d’altri tempi. Altri costumi. Nella sua forma più rudimentale, lo usavano le nostre truppe per i propri miseri pasti, la “sbobba”, sempre uguale a se stessa (farina, acqua, una traccia d’olio, e tre patate secondo regolamento, bucce comprese). Nelle trincee della prima guerra mondiale, la “sbobba” era insaporita dal fango e dalla paura, gli occhi rivolti al nemico imbucato a pochi passi.    Tre decenni dopo, il tempo di un’epoca, lungo la scia nera di un’altra guerra appena conclusa, il vecchio “barachin” torna sulla scena rielaborato e corretto. Nuova vita. Quasi un lusso rispetto alla versione bellica: articolato su due piani, sopra la pasta o la minestra, sotto la carne con un po' di verdura. Nel “barachin” tutto stava al suo posto. Era un piccolo auspicio per l’Italia del dopoguerra,...

Reportage di un flâneur / L'Arabia in taxi

Il primo pezzo d’Arabia che mi accoglie è la voce registrata che annuncia quanto siamo vicini a sorvolare la Mecca. Possa Allah accettare tutte le vostre buone azioni, in italiano. Vorrei risentirlo in inglese: accept? Per quel che ho sempre percepito io, profano, ateo, Allah è il vuoto, il pieno, l’infinito e il completo. Non è il Dio cristiano, umanizzato e che sento troneggiante. Mi cullo con l’idea che sia, l’Islam, più vicino alle filosofie orientali che non alle altre religioni del Libro. Forse per questo facile a scivolare nell’assolutismo, ma a me più comprensibile di ogni cristianesimo, quello protestante dell’etica e quello cattolico della morale. Se spazzassimo via gli imam e l’oscenità della costrizione delle donne, le geometrie intelligenti, gentili ed esatte dei mosaici nelle moschee potrebbero facilmente essere una mia patria: e i silenzi, gli spazi, i tappeti, le persone sedute sole nella penombra.   Abbiamo iniziato la discesa su Gedda, davanti a me una donna estrae dalla borsa una lunga tunica nera leggera, la indossa. Si raccoglie i capelli, immagino voglia legarli e farli contenere da un cappuccio, un velo, si trasforma prima dell’arrivo, poi non la vedo...

Una conversazione / Tocatì. Torniamo a giocare nelle nostre piazze

Valentina Lapiccirella Zingari (1962), consulente di Associazione Giochi Antichi, è un'antropologa con un dottorato dell'Università di Siena, Italia. Dal 2017 è facilitatore accreditato UNESCO e membro attivo della rete – strategia globale di capacity building della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. Dal 1997, sviluppa approcci etnografici, partecipativi e comunitari nel processo di heritage-making, nei campi della museografia, della storia orale, degli archivi audiovisivi e dell'ICH. Dal 2009, per la Società Italiana di Antropologia Museale e del Patrimonio – SIMBDEA, segue i processi relativi all'attuazione della Convenzione UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale in Italia e il dialogo internazionale tra le ONG accreditate, collaborando dal 2010 alle attività dell’ICH NGO Forum.    Come è nata l’avventura di Tocatì e la candidatura all’Unesco quali sono state le tappe?   I protagonisti di questa storia sono il presidente Giorgio Paolo Avigo, Giuseppe Giacon e gli altri membri del primo gruppo di fondatori: liberi giocatori di un gioco tradizionale che nel...

RuPaul’s Drag Race in chiaro / Lettera alla nazione drag

«Signori, accendete i motori e possa la migliore drag queen vincere»: come dai megafoni di una gara automobilistica, la voce di RuPaul Charles sprona le concorrenti del proprio show a mostrare la loro arte – e la versione migliore di loro stesse – davanti alle telecamere.  RuPaul’s Drag Race è un reality, nato nel 2009 e divenuto cult negli Stati Uniti, in cui diverse drag queen (cioè artiste che invertono e parodizzano l’idea di genere) si sfidano a colpi di recitazione, ballo e altre performance cucite nel tessuto della sottocultura drag.   Dopo dodici anni, anche l’Italia ha visto sbarcare la competizione drag più famosa al mondo sui propri schermi; prima in maniera esclusiva, solo per il fandom che era disposto ad abbonarsi a Discovery Plus, e, dal 9 gennaio, aperta al grande pubblico su Realtime: la vita del programma sembra quasi ripercorrere la storia della sottocultura drag, inizialmente amore proibito per pochi e lentamente fagocitato da una certa corrente mainstream progressista, ma pur sempre capitalista. Pensiamo anche solo all’idea di competizione: “vincente” e “perdente” sono parole vuote quando diventano timbri su delle performance come quelle drag, dalle...

Risposta a Francesca Serra / La crisi dell'autorità culturale

Se andate a una cena di farmacisti, vi sembrerà che le farmacie siano il problema dell’umanità. Ed è naturale: la lingua batte dove il dente duole. Analogamente se parlate con una femminista, tutti i problemi dell’umanità sembrano quelli delle donne. Perché, se lo si guarda attraverso delle lenti verdi, il mondo apparirà inevitabilmente verde. Anzi, in questo caso, rosa. Non che le donne – e i maschietti di conseguenza – di problemi non ne abbiano, ma vivaddio ci sono anche tante altre cose tra la terra e il cielo.  Recensendo il mio libro Abbiamo ancora bisogno degli intellettuali? La crisi dell’autorità culturale (Cortina), Francesca Serra mi rimprovera di non avere preso in considerazione le – come si dice? – «intellettualesse», insomma le intellettuali donne. Mi sono detto: ci risiamo con le questioni terminologiche. Il mio peccato sarebbe di essermi occupato solo degli intellettuali maschi. Faccio rispettosamente notare che ho parlato degli intellettuali usando il maschile come lo si userebbe dicendo homo sapiens. Che ci sia bisogno anche qui di qualche integrazione politically correct fa cascare le braccia? Non pensavo a uomini o donne in particolare, ma a una funzione...

I nostri auguri / Il Natale di Elvis

Mi chiamo Elvis. Sono un asino. Sì, un asino e allora? Veramente sul documento di nascita ero Ugo. E allora perché mi chiamano Elvis? Che ne so! Perché raglio forte e strampalato, tipo rockettaro? Che ne so! Qui fa un freddo biscia. Sto in un recinto da solo. Perché? Perché sono Elvis, sono cattivo. Hanno chiesto a me di raccontarvi una storia di Natale. Perché, voi lo sapete com’è il Natale di un asino? Il padrone viene più tardi, si dimentica di metterti l’acqua fresca, ti porta il fieno che magari è pomeriggio, dal sentiero non passa nessuno, manco un mezzo umano che ti venga a fare un saluto e ti porti un tozzo di panino secco. Si sentono campane, risate, battimani, si vedono fumare i comignoli. Qualche botto perfino. E io me ne sto qui a vagolare nel recinto, certe volte ficco la testa nei cespugli, dalla vergogna, mi nascondo al mondo.    Beh, la storia è questa: qui da queste parti c’è una specie di bambina con le rughe e una faccetta un po’ strana, un po’arrabbiata e un po’ disperata, cammina sempre da sola per i boschi e prima, ogni volta che passava di qui, mi veniva a trovare. Entrava proprio nel recinto, e mi portava cime di rapa, gambi di cavolfiore, buccia...

Vita e morte / Eppur si nasce

Forse l’approssimarsi del Natale, forse un paio di attese di persone a me vicine, forse l’aver partecipato da poco a un intenso convegno internazionale sul questo tema, fatto sta che la nascita, come evento e come oggetto di riflessione, ultimamente si è imposta alla mia attenzione con rinnovata intensità. Perché i bambini continuano a nascere: è nata Constance, è nata Emma, in breve tempo sono venuti al mondo Dylan, Eva e Edoardo. Nonostante la pandemia e le sue varianti giovani donne singole o in coppia trovano il coraggio di mettere al mondo bambini. E anche riflettendo non sulle gravidanze ma sulla filosofia, si nota subito che da alcuni decenni essa ha spostato il baricentro dall’interesse esclusivo per la morte a quello per la nascita.   Il pensiero della morte   Di fatto la filosofia è sempre stata un pensiero della e per la morte, al punto tale che il sillogismo, anzi l'esempio classico che spiega il meccanismo logico del sillogismo, è arrivato fino a noi con le parole della morte: Tutti gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo, Socrate è mortale. Il che vuol dire che Socrate è un uomo perché è mortale, e che la caratteristica più rilevante dell'uomo è la sua...

Secondo i Vangeli di Gianfranco Ravasi / Gesù sul crinale tra fede e ragione

L’ultimo libro di Gianfranco Ravasi, Biografia di Gesù (Raffaello Cortina Editore), inizia citando Ludwig Wittgenstein che nel Diario scriveva: «Il cristianesimo non è una dottrina, non è una teoria di ciò che è stato e di ciò che sarà nell’anima umana, ma è la descrizione di un evento reale nella vita dell’uomo». Subito dopo riporta un’altra dichiarazione, dello stesso tenore, di François Mauriac: «Il cristianesimo non è una filosofia, non è un sistema, o un rituale, non è altro che una storia». Enzo Bianchi, il fondatore della Comunità di Bose, un po’ provocatoriamente ma giustamente, ha spesso affermato che il cristianesimo non è neppure, propriamente, una religione, nonostante comprenda una professione di fede, dei riti, liturgie e indicazioni etiche. Esso è, piuttosto, come sostiene Marcel Gauchet a cui fa riferimento Bianchi stesso, «la religione dell’uscita dalla religione». Una religione che libera dai vincoli delle tradizioni umane e delle pratiche religiose per riportare il cuore delle persone e la loro intelligenza a Dio. Ma in che modo? Se ognuno pensa Dio a modo suo, non si finisce per crearsi da sé il proprio dio? Il Dio professato dal cristianesimo è una realtà-...

25 settembre 1952 - 15 dicembre 2021 / bell hooks: l’arte sottile di trasgredire

“Quando ho letto Cime tempestose, da ragazzina della classe operaia che lottava per trovare se stessa, da emarginata, ho sentito che Heathcliff ero io. Per me era il simbolo di una specie di razza nera: era un emarginato, non gli era permesso stare al centro delle cose. Ho trasposto il dramma di vivere nel Sud dell'apartheid nel mondo di Cime tempestose e mi sono sentita in armonia con quei personaggi.”   È bell hooks, mancata il 15 dicembre scorso, a raccontarlo in una conversazione del 1998 con la scrittrice africana-americana Maya Angelou, per poi aggiungere: “Sono così turbata quando le mie studentesse si comportano come se leggessero solo donne, o gli studenti neri come se potessero leggere solo neri, o gli studenti bianchi identificarsi solo con uno scrittore bianco. Sono convinta che la cosa peggiore che ci può capitare è perdere di vista il potere dell’empatia e della compassione”.   Per hooks questa indisponibilità a identificarsi con il presunto altro da sé senza chiedersi chi abbia stabilito quell’alterità, in base a quali interessi e con quali reciproche perdite, è un’enorme e pericolosa lacuna dell’immaginazione, una disfatta del pensiero critico, forse...

Il tribunale della Verità / Il politicamente corretto: arma, utopia e terrore

Il “politicamente corretto” (PC) e la cancel culture che pare derivarne suscita nei suoi critici reazioni scomposte, al limite dell’isteria. Ciò si deve al fatto che il PC è un discorso che nasce già “isterizzato”. Riflettendo sullo statuto e sulle trasformazioni del sapere, Jacques Lacan aveva battezzato come “discorso dell’isterica” quel particolare tipo di discorso che “smaschera la funzione del padrone cui resta per altro solidale, mettendo in risalto quanto nell’Uno con la U maiuscola vi sia del padrone, a cui si sottrae in quanto oggetto del desiderio”. “Isterica” non ha qui nessun valore negativo. Non rimanda ad una visione becera del femminile. Tutt’altro. Indica una modalità della parola che manda in cortocircuito i discorsi “padronali”, maschili e fallocentrici, del sapere e dell’”Uni-versità” (del discorso rivolto all’ Uno, il quale ha sempre una connotazione di genere: è maschio, eterosessuale, bianco...).   Il PC si presenta insomma nell’arena della comunicazione con un tratto sovversivo e produce, come ogni rivoluzione, una reazione la cui scompostezza è segno della sua potenza. Il PC è infatti in prima istanza un’arma. È un’arma immateriale in mano alle...

Mai dire Maid / Sarà mai felice una colf?

“Voglio un mondo in cui chiunque possa arrivare fin dove i suoi sforzi e il suo talento lo possono portare” ha detto il presidente Obama un centinaio di volte nei suoi discorsi al popolo americano. Non è il mondo in cui si muove Alex, la protagonista di Maid, una miniserie televisiva di Netflix tratta dal bestseller autobiografico di Stephanie Land (Maid: Hard Work, Low Pay, and a Mother's Will to Survive).  O forse sì. Forse il mondo che Obama si immagina non è così diverso dal mondo di Maid, perché tanto in questa storia, come nella visione di Obama (la sua vision), si combinano gli elementi fondamentali della narrazione del sogno americano e cioè il talento, il duro lavoro, un movimento verso l’alto (“fin dove”), più un quarto elemento che in genere è solo implicato o relegato nello sfondo, ma altrettanto fondativo: la condizione degli umili senza arte né parte da cui i meritevoli si affrancano e che resta, lì in basso, negletta e deprecata. Attorno a questo dubbio girano le riflessioni del presente articolo.   Alex è una giovane madre statunitense che per uscire dalla relazione malata e violenta con il marito è costretta a entrare nella povertà estrema. Fugge di casa...

Parole per il futuro / Incontro

Ora che è memoria, si può dire che l’“estate romana” fosse difficilmente prevedibile. In quell’inizio di 1977 comunque cupo, tra gli scontri di piazza all’inizio di marzo a Bologna e le manifestazioni dei primi di Maggio a Roma, immaginare un futuro come quello che si inaugurò solo qualche mese dopo, alla fine di agosto, alla Basilica di Massenzio, era a dir poco azzardato. Eppure le date sono quelle: 11 marzo l’uccisione di Francesco Lorusso nel capoluogo emiliano; 12 maggio quella di Giorgiana Masi nella capitale; il 25 di agosto, a due passi dal Foro Romano, si proietta Senso di Luchino Visconti: l’inizio di una stagione, impropriamente etichettata dell’effimero, che segnerà invece per lungo tempo il dibattito culturale e non solo di quello italiano. Ora che è memoria, molti ne sanno ricostruire la genealogia, ma la previsione di quel futuro (ancor più imprevedibile, se si pensa che meno di sette mesi dopo le BR rapiscono Aldo Moro) fu appannaggio di pochissimi e la visione, forse, solo di un giovane architetto, Renato Nicolini, che in qualità di assessore alla cultura del Comune di Roma aveva intuito che quel paese asfissiato dal grigio e dal piombo aveva bisogno di respirare...

Un libro di Carlotta Vagnoli / "Maledetta sfortuna". La violenza di genere

Negli ultimi anni i femminicidi sono stati: 132 nel 2017, 141 nel 2018, 111 nel 2019, 112 nel 2020 e nei primissimi mesi del 2021 erano già 38. Sono dati ufficiali riportati dall’interessantissimo libro di Carlotta Vagnoli, Maledetta sfortuna, Fabbri editori, [agosto] 2021, ma ristampato più volte, e ne ricavo che negli ultimi tre anni i femminicidi hanno avuto una leggera flessione. Eh, no! Le cronache riportano che, in coincidenza con l’epidemia di Covid 19, sono aumentate di molto le violenze domestiche, certamente a causa della maggiore durata della convivenza di coppia sotto lo stesso tetto. Una domanda che l’autrice si fa: e i maschicidi? E constata che la parola “maschicidio” non esiste. Perché? Esistono certamente, come riportano le cronache, degli omicidi compiuti da donne, ma certo alcuni sono per legittima difesa, e comunque il loro numero è di gran lunga inferiore al numero dei primi. Mi chiedo: ma nel numero dei femminicidi sono compresi gli omicidi-suicidi? Certamente no, e altrettanto certamente, qualunque ne siano le ragioni, in questi casi suppongo che sia maggiore il numero di quelli compiuti da uomini che non da donne.   Sono riflessioni queste che, come ho...

L'Altro Giappone - II parte / L'Arte e la Storia. Creatività umile

Tra la vita senza futuro di Ikeshima (I parte), abbandonata dal capitalismo, e la slow life armonica e indifferente al consumismo di Aogashima ci sono innumerevoli varianti, ma è stato comunque molto interessante ed efficace visualizzare i due esempi estremi della vasta gamma di scelte che abbiamo di fronte a noi.   Ma di fronte a questo ventaglio di scelte, chi ha le antenne per capire? Sono spesso gli artisti, quelli capaci di intuire, prima di altri, l’orientamento della Storia. Dipende dalle qualità personali, però anche dai momenti storici. In alcuni periodi gli artisti si chiudono maggiormente nelle loro ricerche estetiche allontanandosi dal mondo reale, mentre in altri la loro sensibilità artistica viene esercitata maggiormente per analizzare la realtà.   L’Arte e la Storia   THE WRITTEN FACE (di Daniel Schmid, 1995) è un docufilm dedicato a Tamasaburo Bando (n. 1950), un grande attore del Kabuki, teatro tradizionale nato nel periodo Edo (1603 – 1868). Tamasaburo Bando è un onnagata, cioè un attore specializzato in ruoli femminili, anzi per molti è l’onnagata per definizione: fin dalla sua giovane età è sempre stato considerato geniale in questo...

Food e Fotografia al Mast / A Bologna il cibo dà da pensare

A Bologna, la V Biennale di fotografia dell’industria e del lavoro è dedicata quest’anno al cibo o, per essere più precisi, all’industria e alla cultura alimentare. Anziché mostrarci piatti fotogenici che sollecitano illusoriamente il palato e lustrano gli occhi, ha scelto infatti di concentrarsi su come il nutrimento di più di 7 miliardi di persone che vivono sulla terra sia divenuto un problema e una sfida scientifico-tecnologica che tocca questioni complesse, ma anche imprescindibili aspetti culturali e politici. «Il cibo è un fondamentale indicatore per analizzare e comprendere intere civiltà. Le modalità attraverso cui gli alimenti vengono prodotti, distribuiti (venduti e acquistati) e consumati, ovvero i meccanismi alle spalle di questi tre passaggi cruciali, sono in costante cambiamento e racchiudono pertanto alcuni caratteri distintivi di un’epoca, un periodo storico o un ambito culturale e sociale» – sottolinea il curatore Francesco Zanot nel catalogo, arricchito con tanto di ricette in stile futurista (a cura dello chef e scrittore Tommaso Melilli), che accompagna le ben undici grandi mostre promosse e organizzate dalla Fondazione Mast, importante centro di ricerca e...