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Cucina

(165 risultati)

Dieta mediterranea ipocrisia e capitalismo / Misfatti e pregi dell’olio di palma

È una costante. Periodicamente, le nostre abitudini vengono messe in discussione o talvolta travolte da qualche allarme alimentare; una ricorrenza che è certezza, basta solo saperla aspettare... L'ultimo alert riguarda l'olio di palma, presente come ingrediente più o meno "occulto" in un' infinità di prodotti alimentari industriali. Ma chi per sorte, per professione o semplice interesse, ha alle spalle qualche studio di alimentazione, sa che l'olio di palma, l'olio di cocco e l'olio di palmisto (semi della palma) sono eccezioni nei grassi alimentari di origine vegetale. Non sono liquidi infatti, ma grassi solidi o semi solidi a temperatura ambiente perché ricchi di acidi grassi saturi. Da decenni poi è noto che il consumo eccessivo di quest'ultimi favorisce l'aterosclerosi (ictus e infarti).   Da decenni... dunque perché questo "revival" dell'olio di palma, perché una campagna mediatica (anche con "comparse" più o meno prezzolate) favorevole sui principali giornali? Perché quest'offensiva sul piano della comunicazione come nella quotidiana concreta diffusione nell'industria alimentare? Poco importa che uno dei responsabili sia il regolamento UE n. 1169/2011 approvato dal...

Immaginare il domani / Future ways of living

“Come fare perché la tecnologia ci aiuti a creare il modo con cui vivere nei prossimi dieci anni?”. Questa la domanda a cui cercano di dare riposta i sei progetti raccolti in Future ways of living (24Ore Cultura, 304 pagine, 30 euro) cercano di dare una risposta. Il volume, pubblicato in inglese, racconta l’evento organizzato durante Expo Milano2015 da Meet the Media Guru, guidato da Maria Grazia Mattei, e Institute without Boundaries del George Brown College di Toronto, diretto da Luigi Ferrara. Le due organizzazioni hanno infatti riunito esperti internazionali – guru della computer science e dell’arte, dell’architettura e del design – e personalità accademiche e professionali per immaginare sei possibili scenari per la vita umana del futuro. Dopo due giorni di lezioni ispiratrici dei guru, i partecipanti sono stati divisi in sei team e – seguendo il metodo della charrette elaborato dall’Institute Without Boundaries – sono messi al lavoro per elaborare sei idee. Sei ipotesi basate sull’utilizzo attivo della tecnologia, “arma a disposizione” da utilizzare in modo sostenibile e umano, senza essere spettatori passivi dei trend tecnologici, per realizzare quel “Villaggio Globale”...

Note non ortodosse di Carmine Cimmino / Baccalà, stocafisso, bagnacauda

Che legame può esserci tra un saggio che esamina la diffusione e la tradizione del baccalà sulle pendici vesuviane – Note di storia del baccalà nella dieta vesuviana e napoletana di Carmine Cimmino (Dante & Descartes) – e un piccolo grande libro come Il Salto dell'acciuga di Nico Orengo (Einaudi), ormai quasi un classico della letteratura a sfondo gastronomico ?   La comune vulgata televisiva, così come il giornalismo enogastronomico  più superficiale e parte dell'immenso arcipelago internettiano, vogliono la "dieta mediterranea" costituita da alimenti quasi totalmente vegetali, dove pasta e pomodoro predominano insieme all'olio di oliva, al vino (preferibilmente rosso) con l'eccezione del pesce in quantità. Poco indietro le carni bianche, le lattughine e la rucola, i broccoli e poi in genere frutta e verdura colorata di rosso-blu, ovvero i colori degli antiossidanti, della dietetica versione 2.0, delle mode alimentari... Una dieta mediterranea appunto "alla moda", rivisitata si potrebbe dire se si trattasse solo di una ricetta del territorio, in realtà ampiamente ricca di imposture, eppure largamente accredita e ortodossa, almeno rispetto ai gusti e alle convinzioni...

Museo Guatelli, MAST e trattorie emiliane / Mai perdere di vista il ragù!

È da tempo che volevo visitare il Museo Guatelli. Me ne aveva parlato l'amica Marta Sironi, che ha un gusto infallibile per il bello e non vedevo l'ora di andarci. Tra una cosa e l'altra sono passati un po' di mesi e una mattinata piovosa di questo inverno mite non scoraggia il nostro equipaggio a far rotta verso Ozzano di Taro, prima tappa di una giornata intensamente emiliana. Tra la pianura e l'Appennino, appena prima di Fornovo, una vecchia casa di mezzadri, con stalla ed edifici annessi, ospita il Museo Guatelli. Ad accoglierci è Lino che, con amicizia e gentilezza, risponde alle nostre domande e ci fa notare le cose più curiose di questa gigantesca e compressa raccolta della civiltà contadina e, più in generale, del mondo di ieri. Ma non è solo un museo dell'uso e del riuso della vita quotidiana, è di più, e se ne sono accorti, tra gli altri, Federico Zeri, Christian Boltanski, l'onnivoro Sgarbi.       Ettore Guatelli, maestro elementare, frequentatore di Attilio Bertolucci, uomo socievole e solitario al tempo stesso, comincia a raccogliere dagli anni Sessanta tutte le tracce di un mondo che sta scomparendo. Qualcuno ha definito il Novecento il secolo del...

Divagazioni su packaging e design / Munari, le arance e i fichi secchi

In un negozio Waitrose, a Londra, mi imbatto nei prodotti Urban Fruit. Stavo curiosando tra gli scaffali degli snack e sono stato attratto dai colori vivaci e ben abbinati delle confezioni e dalla grafica fresca e semplice che mette di buon umore. È una linea di frutta disidratata da mangiare al volo, on the go, come fuori pasto. Solo frutta, senza aggiunta di zucchero, conservanti o altre sostanze bandite dagli stili di vita virtuosi. Ogni sacchetto, a dar retta a quanto riportato sotto la tabella nutrizionale, fornisce il fabbisogno giornaliero di frutta di una persona. È un aspetto importante in un paese dove si mangia poca frutta e per me è la conferma che posso farmi fuori tutto il contenuto (circa 100g) senza sensi di colpa.  Mangio nell’underground, sentendomi in armonia coi tempi, grazie a una scelta allo stesso tempo sana, gratificante e cool. Una pizzetta non mi darebbe la stessa soddisfazione. Poi razionalizzo: frutta secca. Mi capita di mangiarne in Italia, soprattutto durante le feste, ma non ho mai pensato che fosse una cosa cool. Non mi è mai venuto in mente di portarmi dietro un sacchetto di fichisecchi per uno spuntino on...

E la bellezza? - Oltre il Buono pulito giusto

L'adagio di Slow food recita buono pulito giusto. Tre parole per indicare altrettante qualità. Un cibo buono ma anche portatore delle necessarie stigmate legate al rispetto dell'ambiente e del lavoro dell'uomo. Una dichiarazione che rimanda a come le esigenze dei consumatori debbano essere l'altra faccia di una realtà fatta di ecologia, tradizioni, equilibrio economico e sociale in attesa di una di là da venire alleanza tra consumatori e produttori...Un equilibrio difficile, auspicabile ma ancora troppo spesso perdente, almeno a guardare il contenuto di tanti carrelli alle casse dei supermercati.Eppure... eppure le contraddizioni hanno la capacità di imporre delle domande. In un pomeriggio invernale lungo una stretta valle ligure del ponente ero alla ricerca di un frantoio per le poche olive che con improvvisazione avevo raccolto senza prenotarne la frangitura. Trovato il frantoio, entrato nello scagno polveroso attiguo alla sala della macina, qualcosa colpisce l'attenzione. Insieme alla bellezza delle forme e delle proporzioni, è la bellezza di un manufatto integro che, non da un museo o da una chiesa, ma da un’anonima costruzione intonacata arrivava diritto dal Seicento....

Fatta l'Italia facciamo gli italiani / Cannavacciuolo e l’Unità d’Italia

L’altra settimana, nel programma del sabato di Fabio Fazio, Antonino Cannavacciuolo non ha fatto un gran figura. Era impacciato, faticava a inserirsi nel dialogo collettivo, non rispondeva a tono. Sembrava un pesce fuor d’acqua. Qualcuno, per esempio, gli ha chiesto perché, nel suo ultimo libro, ha scritto che gli alimenti ci parlano. Affermazione che i fenomenologi della percezione, da Merleau-Ponty a Sartre e forse anche Husserl, avrebbero trovato plausibile. Ma che lui non è stato in grado, su due piedi, di motivare. Suscitando generali risolini di perplessità. Il che non va a suo demerito. Segnala semmai, se ce ne fosse bisogno, il fatto che gli eroi per un giorno non sono tutti uguali, non sono tutti televisivi allo stesso modo, quantitativamente e qualitativamente. C’è chi manifesta nonchalance, parlantina sciolta, disinvoltura davanti alle telecamere. E c’è chi, all’opposto, fa della goffaggine la propria arma vincente, attirando comunque l’empatia di quella che solo Umberto Eco riusciva a chiamare, con sublime traduzione, udienza. E lui è tra questi altri. Quarantenne gigantesco e chef bistellato, Antonino Cannavacciuolo è già da tempo divenuto un celebre...

Cerco un centro di verità permanente

Talvolta le notizie arrivano con un peso specifico particolare, differente dal consueto: sono quelle in cui insieme alle informazioni vengono veicolati messaggi che tendono a rimuovere le certezze alle quali la nostra vita si era radicata. In questo caso la risposta alle notizie può essere quella di resistergli, di negarle per non perdere le proprie certezze, le proprie abitudini. Ci si abitua del resto alla vita... (Moravia diceva che "con un po’ di attenzione si può anche non morire") così come le comunità e le società tendono ad adagiarsi all'interno dei propri valori, convinzioni, regole, consumi.   La notizia che lo Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, emanazione dell'Organizzazione mondiale della Sanità) aveva inserito le carni rosse lavorate in classe 1 tra i fattori cancerogeni è arrivata lunedì 26 Ottobre insieme al caffè e come uno schiaffo per i distratti lettori delle home page dei giornali on line e dei portali. Alla sera e nei giorni successivi la notizia era su tutti i telegiornali e sulle prime pagine dei quotidiani. Decine di trasmissioni ed esperti...

Mangiare da cristiani

Nel 1929 gli storici March Bloch e Lucien Febvre fondarono una rivista, Les Annales d'Histoire Economique et Sociale, che cambiò radicalmente lo studio della storia e ne ampliò gli orizzonti rivoluzionandone la metodologia. Essa diede il via a una nuova storiografia, nota come scuola delle Annales, che ha avuto, e ha tuttora, il proprio laboratorio nell'École des Hautes Études in Science Sociales di Parigi. La storia, che fino allora era intesa come una ricostruzione degli eventi del passato, soprattutto politici e militari (histoire evenementielle), fu concepita piuttosto come proposta di problemi e interpretazione del passato (histoire conceptuel), e le sue fonti si estesero fino a comprendere anche tutte le componenti della vita materiale della gente comune. Nacquero così discipline nuove e fertili, come la storia economica e sociale, l'antropologia, la storia delle mentalità, la storia culturale, la demografia, e così via. Dagli studi di Fernand Braudel sull'economia del Mediterraneo nell'età moderna, di Emmanuel Le Roy Ladurie sul clima e la società contadina, di Alberto Tenenti sul senso della...

Non solo food. La semiosfera di EXPO 2015

Per lunghi mesi, l’EXPO 2015 di Milano è stato nei media soprattutto una specie di genere discorsivo, sinonimo di malversazioni, corruzione, loschi progetti di palazzinari a spese dei contribuenti, disastro ambientale, incapacità organizzativa. Dopo l’inaugurazione, fa molto meno scalpore l’indiscutibile successo di un evento che dovrebbe invece attrarre potentemente la riflessione critica, dato che si tratta di uno di quei fenomeni densi, capaci di offrire un precipitato e uno spaccato dello stato delle cose del mondo a livello locale e globale, in cui davvero esercitare uno sguardo semiotico di largo respiro – sui concept, gli spazi, gli allestimenti, gli spettacoli, le identità, i comportamenti, la comunicazione e quant’altro, insomma la “cultura” che esso esprime. Per giunta una Milano accogliente e risanata in questa occasione ci mette del suo, ad esempio con la bellissima mostra alla Triennale, curata da Germano Celant, Arts & Food. Rituali dal 1851, il cui ingresso è compreso nel biglietto. Sospesa la lettura ideologica contraria per principio al genere grande evento, è dunque possibile tentare...

Un sabato italiano

Era un sabato la prima volta che sono stata a Expo. Ho approfittato dell’ingresso serale, quello che costa 5 euro. 5 euro e: trenta minuti di metropolitana; una volata in un fiume umano anestetizzato dall’eccitazione; un’ora e venti di attesa tra l’arrivo in stazione Rho Fiera, l’acquisto del biglietto e l’entrata in Expo.   Finalmente sono dentro. Non prima di essere passata sotto lo sguardo del metal detector e di aver infilato la borsa nello scanner. Esattamente come in aeroporto. Improvvisamente ricordo che porto sempre con me un piccolo coltellino da borsa. Non si sa mai, potrei dover sbucciare una mela, tagliare del nastro adesivo, girare una vite. Sempre meglio averne uno. Ben nascosto s’intende. Tanto nascosto che gli apparati di sicurezza non lo vedono neanche e mi lasciano serenamente entrare.   Una volta dentro e stordita dal rumoroso sciame di persone, mi trovo davanti alla grottesca armata di statue che, come le Teste composte di Arcimboldo a cui si ispirano, sono corpi allegorici, non però delle stagioni ma dei simboli base della nostra tavola: il vino, il pane, la pasta. Questi giganti gargantueschi e...

Notti bianche a Stoccolma

Dopo la fine della guerra si partiva per la Svezia alla ricerca di un esemplare nuovo di umanità, prodotto da una civiltà che aveva assorbito la modernità nelle sue tradizioni. Si tornava in Italia con pezzi di design, esempi di urbanistica e di uno stato sociale modello. Erano gli anni Cinquanta e sulle nostre riviste apparivano articoli ammirati in cui erano, per una volta tanto, soppresse le note di costume e si indicavano esempi di crescita armonica della società, nella speranza che potessero essere seguiti anche da noi. Già negli anni Sessanta le cose cambiarono: i rapporti senza complessi tra i sessi vennero tradotti dalle nostre parti in libertà sessuale, le applicazioni della socialdemocrazia come indizi di totalitarismo. I film di Bergman continuavano a essere ammirati e discussi, ma i giudizi sul paese si formavano su Il diavolo (1963), film scritto da Rodolfo Sonego con un Alberto Sordi d'annata, che rivela questo mondo nuovo attraverso i tic italioti, oppure con un reportage di Mario Soldati, I disperati del benessere, che, a fine decennio, faceva i conti con la fine di un modello.   Nel secolo scorso (ebbene...

Pensare golosamente, mangiare ponderando

Già da un bel po’ mi si accumulano intorno innumerevoli saggi sul cibo, la cucina, il gusto, la tavola. Non faccio in tempo a compulsarne uno, ed ecco che ne scopro un altro in arrivo, poi ancora uno, e così via fino, speriamo, a quando questa benedetta storia dell’Expo non sarà terminata, e anche quello del cibo tornerà a essere un argomento come tanti, una faccenda direi normale di cui occuparsi, intellettualmente come esistenzialmente. La crisi di sovrapproduzione – di libri come di cibo – rende difficile selezionare e valutare, soppesare e scegliere i libri sul cibo. Provo a ordinarli per argomento, questi volumetti e volumesse, o forse per disciplina, facendo finta che le discipline, oltre che per i concorsi universitari e i progetti europei, abbiamo ancora un senso quanto meno classificatorio, un timido valore tassonomico.   Atelier Food, Still life 2, Art Direction and photography done by Petter Johansson Art Direction And Design (PJADAD)   Prendiamo per esempio i saggi filosofici. Sono sicuro che quando terminerò questo articolo, lo invierò in redazione e verrà pubblicato molti altri...

Paddy 100

Mentre sono in treno verso Verona leggo qualche pagina di Mani, considerato il capolavoro di Patrick Leigh Fermor, viaggiatore inglese, maestro di Chatwin e di molti altri travel writers inglesi del XX secolo. Luigi Licci, bravo libraio romano-veronese, ha organizzato una serata per celebrare il centenario della nascita di Leigh Fermor. A parlarne ha invitato Matteo Nucci, legato a PLF dal filo ellenismo, e William Blacker, ultimo rappresentante della grande tradizione odeporica britannica e autore di Lungo la via dorata, bellissimo resoconto di un'esperienza di vita nelle campagne rumene dopo la fine del comunismo e amico di Leigh Fermor. Paddy, come veniva chiamato dai numerosi intimi, ė noto per un leggendario viaggio a piedi dall’Olanda a Istanbul negli anni Trenta, ricreato artisticamente molti anni più tardi in una trilogia di cui ora esce in italiano l’ultima parte.   Arrivati a Verona ci dirigiamo verso il verde smeraldo della val Pantena (l'accento cade sulla e) in una serata di primavera col cielo che minaccia temporale. Ma prima dell'incontro bisogna mettere qualcosa sotto i denti, anche se gli orari sono quasi svizzeri. La mia...

Expo: una serata anni Ottanta

Mentre in città ci si lamenta che ancora non sono arrivate le folle previste per EXPO, il sito è affollato dalle scolaresche e dalla più liquida categoria dei baby pensionati dell’Europa del welfare. Per me la prima occasione di visitare EXPO è un invito della Regione Basilicata, tramite Roberto Linzalone, il cantastorie di Matera, per parlare di Olivetti e il sud. È un pomeriggio che minaccia pioggia e in giro non c’è troppa gente. L’impatto col decumano, la lunga allée di oltre un chilometro, è di grande effetto, una promenade architecturale che non sempre tiene conto degli insegnamenti del movimento Moderno (e pensare che proprio qui Le Corbusier aveva progettato la grande fabbrica dell’elettronica Olivetti).   La prima cosa che mi colpisce è come i padiglioni abbiano tutti la stessa dignità: non si distingue tra Nutella e Turkmenistan, tra Coca Cola e Polonia. Mi abbandono a una fantasia in cui le milizie private di Samsung dichiarano guerra all’Uruguay che si allea con Ferrero e risponde annientando l’Irpinia. Si potrebbe ragionare a lungo sul senso di appartenenza...

Mangiare con gli occhi

Nel corso del diciottesimo secolo nacque l’estetica, si diffuse il concetto di gusto attraverso cui giudicare bella un’opera d’arte. Fu il principio dell’estetizzazione dell’arte da cui ancora oggi non ci liberiamo, quello per cui l’arte, differenziandosi da qualsiasi valore funzionale, da qualsiasi funzione religiosa o profana a cui si legava e in cui aveva senso (Gadamer), divenne sostanzialmente autonoma dal mondo, qualcosa che riguarda solo le sfere dell’emotività e della sensibilità degli esseri umani. Da allora a oggi non esiste oggetto d’uso quotidiano, dal cavatappi al rubinetto dell’acqua, dagli occhiali fino al computer, che non abbia subito una pervasiva, inarrestabile estetizzazione a scapito della funzione; per non dire degli aspetti sociali, la politica, svuotata degli ismi ideologici e riempita di sensazionalismi per emozionare l’elettore anziché convincerlo, oppure la guerra, estetizzata (o anestetizzata) in un dolore schermato dalla sua spettacolarizzazione. E naturalmente il cibo, oggetto privilegiato del gusto, bello prima che buono o nutriente; d'altronde lo dice la saggezza...

Il diabete è un selfie

Il diabete era conosciuto fin dall'antichità, il suo nome deriva dal greco e significa "passare", alludendo alla continua necessità dell'ammalato di urinare. Il diabete è una malattia del benessere. È favorito dall'obesità come da un'alimentazione ricca di calorie e di zuccheri. È una sorta di epidemia nei paesi occidentali ed è in aumento vertiginoso pressoché in tutti i paesi a economia avanzata. È quasi sconosciuto nei paesi africani purché ancora fortemente rurali. È un fattore di rischio per gravi patologie come ipertensione e arteriosclerosi. Aumenta la sua incidenza nella popolazione con l'aumentare dell'età e colpisce maggiormente le classi socioeconomiche meno avvantaggiate. Il diabete... molte definizioni per una stessa malattia, eppure c'è qualcosa che non soddisfa: frammenti di verità che si accavallano come parziali fotografie e che non consentono di arrivare a nessuna immagine definita. Anzi, queste immagini tendono ad assomigliare quasi a dei "selfie", punti di vista soggettivi e autoreferenziali di noi stessi e...

Arts and Foods

In città la primavera trionfa: un bel sole scalda l’aria durante il giorno, per poi rinfrescare verso sera. Ne approfitto per andare in Triennale a vedere Arts and Foods, la mostra che è “il padiglione di EXPO in città”, fonte di polemiche per i costi (oltre 5 milioni di euro, ma Sgarbi dice sette) e per il compenso al curatore Germano Celant. Attraverso il Parco Sempione con i prati pieni di margherite e i fidanzati che si baciano sulle panchine mentre ripenso alle notizie più surreali delle ultime settimane: l'offerta del PD milanese di biglietti EXPO superscontati per i neo iscritti, oppure la lite sui ritardi di messa in opera tra Dante Ferretti, scenografo premio Oscar che ha per ora creato orrendi pupazzi arcimboldeschi, e gli organizzatori, risolta con la mediazione dell'ex presidente Napolitano (!). Polemiche più serie riguardano i bandi di gara creati ad hoc, ad esempio sulle affissioni che servono per nascondere i cantieri. Per non parlare di Farinetti che, con Eataly, ha in gestione i ristoranti dell’area senza regolare bando, ma lui se ne infischia degli agguati e contrattacca pubblicando un libro sul...

Meravigliosamente

Non conosco altra parte d'Italia che condensi in così pochi chilometri tracce di civiltà tanto illustri come la Sicilia orientale. Di qui una chiesa barocca, di là un teatro greco, un mosaico romano, una tonnara, o semplicemente una graziosa villetta liberty. Il freddo intenso non impediva al nostro gruppo di lombardi al 37simo parallelo di seguire i dettami delle guide e di soppesare con cautela (come se ci trovassimo in una spedizione etnografica nell'Africa coloniale) i consigli degli indigeni. Eravamo ospiti (paganti) di un barone di illustre casata che ogni sera ci offriva un aperitivo davanti a un bel fuoco scoppiettante e ci deliziava con aneddoti, il più fresco dei quali risaliva a Franceschiello, ma era un ottimo conteur e non chiedevamo di meglio. Quanto al cibo, eravamo ostaggio della signora La Greca che ci preparava il meglio della cucina siciliana in modalità casalinga (la più efficace, ça va sans dire): pasta alla Norma, trancio di pesce spada con salmoriglio, insalata di cedri, delicatissimi spaghetti con alici e pangrattato, un robusto brasato al Nero d'Avola e, nec plus ultra, una zuppa di cozze al...

La staffetta di Nanni Moretti

I. Danke per Danco   Sono le 14,15 di lunedì 13 aprile. Tra poche ore, al cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti, verra presentato alla stampa l’ultimo film del regista: Mia madre. Perché, allora, scrivere queste righe prima ancora di vederlo? Il motivo è semplice: ritengo importante segnalare adesso, alla vigilia della nuova pellicola, ciò che per me costituisce un piccolo, significativo evento. Proprio ieri sera, alle 22 30, sono difatti andato al Nuovo Sacher per vedere N-capace, opera prima di Eleonora Danco, prodotta dalla Bibi Film di Angelo Barbagallo in collaborazione con Rai Cinema e insignita della menzione speciale giuria al recente Torino Film Festival. Ebbene, Moretti ha talmente apprezzato la pellicola (visibile in contemporanea anche alla Cineteca di Bologna e presso il gruppo Anteo di Milano), che ha deciso di programmarla per ben due volte al giorno, da giovedì 19 aprile fino a oggi stesso, con ultima visione alle ore 16,30. Dunque, se ho pensato di parlare di N-capace appena poche ore prima del film che il regista romano proietterà nella medesima sala, è perché questa curiosa contiguità spazio-temporale mi sembra rappresenti il segno più evidente di quanto...

Expo e dintorni: Nutrire il pianeta

Andare in giro in città a piedi e usando i mezzi pubblici, con la macchina fotografica appresso. Una reflex digitale che mi hanno prestato. Un obiettivo cui ho tolto il filtro di protezione e il tappo, la uso così, pronta per scattare, ho accettato di lasciare montata la tracolla. Non mi servivo di una reflex da anni (anche se questa è digitale). La sua caratteristica più importante è che guardi attraverso l’obiettivo, per farlo devi mettere la macchina a contatto con il volto, per indirizzare l’occhio nel mirino. Ne segue che ti nascondi la faccia. Per anni ho usato una 6x6 a pozzetto, vuol dire che guardi l’inquadratura dall’alto verso il basso, a una certa distanza. Quando fotografi le persone, sono loro che osservano il volto del fotografo che ha lo sguardo rivolto verso il basso.   Comunque, anche scattare con la reflex può essere piacevole. Il contatto con la strada è importante, pure parlare con le persone, però difficilmente le fotografo. A volte torno in luoghi che ho visto in giorni che non avevo la macchina fotografica con me. Quando ho incontrato questi SUV parcheggiati su un’...

Sfide ai fornelli e piaceri televisivi

Lo sappiamo: l’uomo è ciò che mangia. Ma che cosa mangia? come lo mangia? quando? con chi? E, così facendo, che tipo di uomo diventa? Ecco una serie di domande a cui “Buono da pensare”, volume collettivo curato da Gianfranco Marrone per Carocci, prova a fornire delle risposte. Nella convinzione che, per poter fare una buona comunicazione sul cibo, la cucina, l’enogastronomia, occorra innanzitutto conoscerne gli aspetti culturali e storici, filosofici e semiotici. Da qui l’esigenza di costruire un ponte fra gli antichi aspetti antropologici del cibo e le attuali tendenze dei media vecchi e nuovi, di raccontarlo, discuterlo, interpretarlo. I ricettari e le guide gastronomiche, la pubblicità alimentare, le trasmissioni televisive sulla cucina, i film sul cibo, i blog culinari, ma anche le tendenze della dietetica, la forma spaziale dei ristoranti, il food design: otto originali capitoli per progettare tale ponte, intravedendone le fattezze.   I vari capitoli del libro sono di Alice Giannitrapani, Dario Mangano, Francesco Mangiapane, Gianfranco Marrone, Ilaria Ventura. Pubblichiamo qui un estratto del saggio di...

Mortara o morte: in Lomellina

Approfittando degli ultimi tepori dell'autunno e senza tanto tempo a disposizione, ho puntato verso la Lomellina. Per strada mi son tolto la curiosità di una breve visita ad Abbiategrasso, con un centro ricco di chiese, palazzotti ed ex conventi, e che ha il respiro della Lombardia bianca e operosa, un luogo perfetto per l’happy ending dei Promessi sposi, se Renzo non avesse dovuto varcare il Ticino. Qui è chiamato “il fiume” per antonomasia e bisogna superarne le infide correnti per giungere finalmente in Lomellina. Cosa ha di speciale questa terra? Direi niente. Il suo fascino è nell'assenza di dramma. Non ho sostato a Vigevano, città in forma di piazza, preferendo raggiungere Mortara che, secondo l’Ariosto, prende il nome da un eccidio di Longobardi. Sono anni che voglio venirci, anche se non so bene il perché: direi forse per la mancanza di obblighi turistici che in Italia impongono sempre il present’arm. La cittadina non delude la mancanza di aspettative: è mezzogiorno e non c'è in giro quasi nessuno. Un compito, a dire il vero, c’è: qui si viene a comprare il salame d...

Perché sono vegana

Alla Pinacoteca di Brera mi soffermo davanti a due quadri di Vincenzo Campi. Cucina, una sala piena di rumore e di confusione, di mani intente a squartare, sviscerare, infilzare polli su uno spiedo, altre mani che tagliano un bue appeso in fondo alla stanza, una vecchia seduta per terra, un gatto e un cane che litigano per un pezzo di carne, donne che discutono vivacemente mentre stendono la pasta. Un tavolo in lontananza assomiglia a un letto di defunto. La smorfia nei visi degli uomini, nervosi e arrabbiati, tutto è cupo, chiuso, nero di fuliggine. Il quadro successivo emana tutt’altro, rapisce per la luce e per i colori, per il suo silenzio gentile. La fruttivendola dallo sguardo sereno mostra la sua raccolta varia e abbondante, di tutte le stagioni: ciliege, zucca, asparagi, pere, uva, fichi, carciofi, e rose tra i fagioli. Il ruscello dietro di lei porta a una mattina appena nata; in mezzo alle nuvole, il sole, gli alberi, le colline e una chiesetta. Al museo, vi sono altre due sue nature morte e sono anch'esse molto scure rispetto al quadro delle verdure. Non è casuale la scelta cromatica per le scene all'interno della cucina, e per tutte quelle...